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La Grotta del Colombo: indagini geoarcheologiche, palinologiche e sull’industria litica.
Contestualizzazione climatico-ambientale delle industrie litiche del Pleistocene medio della Grotta del Colombo presso Toirano
GROTTA SAN BIAGIO (OSTUNI - BRINDISI)
La Grotta di San Biagio si trova a pochi chilometri da Ostuni (quota di 292 m s.l.m.), nei pressi del santuario di San Biagio da cui prende il nome. Si tratta di una larga cavità di natura carsica, ricca di formazioni stalattitiche e stalagmitiche, attualmente collegata con l’esterno attraverso un breve cunicolo, allargato artificialmente dopo la scoperta della grotta avvenuta negli anni ’50.
I saggi di scavo hanno messo in luce una frequentazione della Grotta San Biagio, tra la fine del neolitico e le fasi iniziali dell’eneolitico, in un periodo in cui l’accesso alla grotta non doveva essere dissimile rispetto alla situazione attuale, ossia un accesso difficoltoso in base al quale non è possibile ipotizzare una frequentazione della grotta per scopi abitativi.
E’ ipotizzabile, pertanto, una frequentazione della grotta soprattutto a scopi cultuali e funerari, così come testimoniato dalla presenza di resti umani decontestualizzati; su tale base è probabile che le importanti strutture individuate siano da ricondurre a sistemazioni cultuali in cui si praticavano riti articolati che prevedevano l'accensione di fuochi, il consumo di cibi e la deposizione di oggetti di culto quali idoletti, strumenti litici e ossei appositamente realizzati oltre a contenitori ceramici
Nuovi dati sul Paleolitico superiore del territorio di Erice : la Grotta S.Francesco e la Grotta del Maltese.
Vengono descritti i risultati di nuove indagini archeologiche nella Grotta S.Francesco e nella Grotta del Maltese.This paper presents the findings of recent investigations at two Upper Palaeolithic cave sites in the territory of Erice (Tp). The most conspicuous deposit was excavated at Grotta del Maltese and it contained lithic and faunal remains, typical of the final stages of the Upper Palaeolithic (Late Epigravettian). An AMS radiocarbon date (9300±40bp) on a shell of a marine mollusc confirms this chronological attribution
La Grotta della Ghiacciaia
Si presentano i risultati degli studi condotti sul giacimento musteriano di Grotta della Ghiacciaia
La posizione degli inumati e la contemporaneità della deposizione nella sepoltura paleolitica della grotta delle Veneri (Parabita, LE).
L'analisi della documentazione inedita sulla scoperta della sepoltura paleolitica bisoma della grotta delle Veneri ha permesso di dimostrare la contemporaneità delle inumazioni e di precisarne la posizione di giacitur
Grotta Bella (Avigliano Umbro - TR). La fauna
Si presenta all'interno della Guida del Museo Archeologico Nazionale di Perugia una breve scheda relativa agli studi faunistici effettuati nel sito di Grotta Bella
Nuove analisi archeozoologiche a Grotta Bella (Terni): considerazioni economiche e paleoambientali
Grotta Bella, localizzata nella provincia di Terni, ad una altitudine di 530 m s.l.m. è stata oggetto di scavi archeologici nei primi anni ’70 da parte di G. Guerreschi. Il sito fu frequentato per un lungo arco di tempo che va dal Neolitico antico fino all’età del Bronzo finale (con successive frequentazioni nel corso dell’età del Ferro, in età romano-repubblicana ed imperiale). Parte della fauna proveniente dagli scavi è stata già oggetto di studio da parte di P. Catalani. La ripresa degli studi dei materiali archeologici provenienti dalla Grotta è stata l’occasione per una revisione anche del materiale osseo faunistico. E’ stato messo in evidenza come, dai livelli del Neolitico antico, fino a quelli del Bronzo Medio, l’economia di sussistenza era incentrata in prevalenza sull’allevamento del maiale.
Per quanto riguarda l’utilizzo della grotta, è stato ipotizzato un uso abitativo di tale cavità nel periodo neolitico, sia nel suo momento più antico in cui è attestata la presenza della cultura della Ceramica Lineare, sia nella successiva occupazione della fase Ripoli. A partire dall’età del Bronzo antico invece l’ipotesi più plausibile sembrerebbe quella di una frequentazione stagionale del sito. Da notare come anche per i periodi di frequentazione più tarda i dati paleoeconomici desumibili dalla fauna escludano di fatto un’economia pastorale
La necropoli di Grotta Gramiccia
Sintesi delle conoscenze e analisi della necropoli di Grotta Gramiccia (Atti Giornata di studio in onore di Massimo Pallottino, 9 novembre 1995, a cura di G. Bartoloni). L'autrice si è occupata in particolare di dati e riflessioni sui caratteri della necropoli nell'VIII secolo a.C. in relazione alla definizione della cultura materiale, dell'ideologia funeraria e delle relazioni di Veio con le altre comunità della penisola e quelle allogene in tale cruciale periodo
Il ciclo pittorico della grotta
Per la prima volta, dopo i recenti restauri, è stato analizzato in maniera organica l’articolato ciclo pittorico che decora la Grotta del Peccato originale nei pressi di Matera. Il ciclo, che oggi occupa due pareti della struttura, prende le mosse sulla parete meridionale dagli episodi della Genesi che si concludono con scene relative al Peccato dei Progenitori; propone sulla zona alta della parete orientale episodi della vita di san Pietro, tratti dalla Passio Sanctorum Apostolorum Petri et Pauli, e nelle tre absidiole sottostanti gruppi di santi e sante, della Vergine, in abiti da basilissa, con il Bambino. Anche sulla parete occidentale dovevano essere presenti affreschi in continuità con quelli della Genesi, come è stato possibile chiarire. L’esame condotto ha portato, per un verso, a individuare nel riferimento petrino stretti legami con la Chiesa di Roma, ribaditi anche dalla presenza dell’Agnus Dei al di sopra dell’abside centrale; per l’altro a evidenziare l’originalità dei modelli utilizzati nelle scene della Genesi. In effetti chi ideò il ciclo propose per i primi episodi soluzioni iconografiche che non discendono dagli archetipi conosciuti (Codice Cotton) ma che sono improntate a una originalità compositiva del tutto nuova. Stilisticamente il ciclo, in cui si distinguono gli interventi di varie mani, l’utilizzazione di sagome per accelerare i tempi di lavoro, una breve interruzione nella stesura degli affreschi e il conseguente cambio di maestranze, presenta soluzioni che permettono di trovare agganci con gli affreschi di San Vincenzo al Volturno dell’epoca dell’abate Epifanio (824-842); di conseguenza la testimonianza materana può essere ascritta in modo convincente alla seconda metà del IX secolo, proprio sulla scia delle esperienze volturnensi. Meno definibili sono le funzioni della struttura, probabilmente di origine funeraria, sulla committenza, da riferire a un personaggio di alta levatura intellettuale, e sulla fruizione, inserita come è la grotta all’interno di una gravina, in parte occupata da un ridotto insediamento in rupe, certamente collegato con un casale sviluppatosi nel soprassuolo
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