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    M. Grigoli, L'assicurazione obbligatoria dei passaggeri

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    M. Grigoli, L'assicurazione obbligatoria dei passaggeri. In: Revue internationale de droit comparé. Vol. 24 N°1, Janvier-mars 1972. p. 224

    M. Grigoli, L'assicurazione obbligatoria dei passaggeri

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    M. Grigoli, L'assicurazione obbligatoria dei passaggeri. In: Revue internationale de droit comparé. Vol. 24 N°1, Janvier-mars 1972. p. 224

    Le proprietà nutrizionali e salutistiche del formaggio in funzione della stagione di pascolamento

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    Il consumo alimentare si è notevolmente modificato negli ultimi anni. L’alimento, oltre a rappresentare una fonte di nutrienti, è diventato anche espressione dello stile di vita ed un mezzo di interazione e distinzione tra le persone. Il consumatore moderno, in risposta ai modelli alimentari che nei paesi industrializzati hanno generato gravi problemi di salute (obesità, malattie cardiovascolari, tumori), tende ad essere più informato, critico ed esigente sotto il profilo salutistico. Inoltre, cresce nel consumatore l'interesse per il cibo sostenibile proveniente da sistemi che, contribuendo alla mitigazione delle emissioni di CO2 e limitando lo sfruttamento delle risorse naturali, producono con un basso impatto sull’ambiente. Cresce anche l'attenzione dei consumatori per i prodotti animali ottenuti in allevamenti condotti al pascolo dove ciò che si persegue non è la massimizzazione della produzione, come avviene nei sistemi intensivi, ma l'ottenimento di prodotti di qualità, sani e genuini, nel massimo rispetto del benessere degli animali e dell'ambiente, che soddisfino la ricerca di autenticità e sicurezza. In questi contesti produttivi, spesso marginali, le razze bovine autoctone, caratterizzate dalla capacità di sfruttare i pascoli naturali, contribuiscono al mantenimento dell'attività zootecnica e svolgono, pertanto, un ruolo importante nell'utilizzo di risorse non direttamente utilizzabili dall’uomo, nel sostegno economico delle comunità rurali locali e nella salvaguardia del territorio dai danni ambientali; tali prerogative rendono necessaria la salvaguardia delle razze autoctone attraverso il miglioramento della redditività dei loro allevamenti che, nei paesi mediterranei, si basa spesso sulla valorizzazione dei prodotti caseari. La produttività dei pascoli, tuttavia, è caratterizzata da ampie oscillazioni quantitative e qualitative durante le diverse stagioni dell'anno. Nelle aree del sud Italia, ad esempio, la produzione di biomassa vegetale è massima in primavera quando le condizioni termo-pluviometriche sono ottimali, si interrompe in estate quando le temperature aumentano, per poi riprendere per un breve periodo in autunno e fermarsi nuovamente con l’arrivo del freddo invernale. Di conseguenza, gli allevatori che operano nei sistemi pascolivi modulano empiricamente l'integrazione alimentare, somministrandola in base alla disponibilità al pascolo, allo stadio fisiologico degli animali ed al loro livello produttivo. Come ben noto, l'alimentazione dei ruminanti al pascolo gioca un ruolo fondamentale nel miglioramento delle proprietà nutritive e salutistiche dei prodotti lattiero-caseari. Infatti, l’ingestione di foraggio fresco comporta la presenza nel latte di molecole in grado di svolgere azioni benefiche per la salute umana (antiaterogene, antitumorali, antidiabetiche, ecc.) come alcune vitamine, i composti appartenenti alla classe dei polifenoli, nonché acidi grassi polinsaturi (PUFA), tra cui quelli della serie C18 (linoleico e α-linolenico), gli omega-3 e l'acido rumenico (CLA), e gli acidi grassi a catena dispari e ramificata (OBCFA) (Di Grigoli et al., 2019; Vlaeminck et al., 2006). Risulta quindi evidente come nei sistemi di allevamento estensivo il pascolamento degli animali possa essere determinante per valorizzare la produzione casearia. La conoscenza delle proprietà che il pascolo è in grado di conferire contribuirebbe a ridimensionare la percezione negativa di un’ampia fascia di consumatori nei confronti dei formaggi che, per la loro dotazione in acidi grassi saturi e trans, sono accusati ingiustamente di essere dannosi per la salute. Partendo da questi presupposti, è stata condotta una recente indagine per caratterizzare il Caciocavallo Palermitano, formaggio a pasta filata prodotto in Sicilia con metodi artigianali utilizzando principalmente il latte crudo di bovine autoctone di razza Cinisara. Nell’indagine, le caratteristiche qualitative del formaggio sono state valutate in relazione alle diverse stagioni dell'anno e, di conseguenza, ai diversi regimi alimentari messi in atto nei sistemi di allevamento estensivo. A tale scopo, i formaggi sono stati campionati in 11 aziende, ripetendo i campionamenti in 3 diversi periodi dell'anno (estate, autunno-inverno e primavera) in cui variano le condizioni produttive dei pascoli e, conseguentemente, le integrazioni alimentari somministrate dagli allevatori. In primavera, alcune aziende oggetto dell’indagine hanno interrotto ogni forma di integrazione alimentare alimentando gli animali esclusivamente al pascolo. I formaggi sono stati valutati determinando le principali caratteristiche fisico-chimiche e la composizione in acidi grassi, con particolare riferimento a quelli di interesse nutrizionale che svolgono un ruolo importante nel rischio o nella prevenzione delle malattie cardiovascolari e dei tumori. Quali risultati si possono evidenziare? La stagione di produzione ha influenzato il colore dei formaggi, che ha presentato tonalità più intense di rosso e giallo in primavera, quando gli animali assumevano una maggiore quota di foraggio verde che, come è noto, risulta ricco in carotenoidi (Coppa et al, 2011). Anche la composizione acidica del formaggio è stata fortemente influenzata dalla stagione di produzione. I formaggi prodotti nel periodo primaverile, quando le bovine ingerivano una maggiore quantità di foraggio al pascolo, hanno mostrato un maggior contenuto dei principali acidi grassi a cui è riconosciuto un effetto favorevole sulla salute umana, come l’α-linolenico, il trans-vaccenico, il CLA e, tra gli omega-3 a lunga catena, l’acido docosapentaenoico (DPA) e il docosaesaenoico (DHA). Inoltre, i formaggi primaverili ottenuti dalle bovine che usufruivano esclusivamente del pascolo hanno mostrato, rispetto a quelle che ricevevano le integrazioni, un ulteriore e marcato incremento di acido trans-vaccenico e CLA, dovuto al noto effetto di sostituzione che si verifica negli animali che ricevono le integrazioni alimentari al pascolo. Anche gli OBCFA, la cui variazione nel latte e nei formaggi riflette la composizione e l’attività della popolazione microbica ruminale, sono stati riscontrati in maggior quantità nei formaggi primaverili ed estivi, mentre sono risultati in minore quantità in inverno, quando la razione alimentare era più ricca in concentrati e più povera in fibra. La stagione di produzione ha, quindi, influenzato il contenuto di acidi grassi polinsaturi e omega-3, ed il valore di alcuni indicatori nutrizionali come i rapporti omega-6/omega-3 e polinsaturi/saturi, l’indice di trombogenicità, l’indice di prevenzione dei tumori ed il relativo rapporto rischio/prevenzione dei tumori, che sono risultati più idonei nei formaggi ottenuti nel periodo primaverile. Quali conclusioni si possono trarre? Questa indagine ha evidenziato gli effetti positivi indotti dalla stagione primaverile sul profilo in acidi grassi dei formaggi, da attribuire all'alimentazione delle bovine autoctone che si basa principalmente sui foraggi freschi dei pascoli naturali. I risultati ottenuti confermano, quindi, i benefici dell’utilizzo del pascolo che, oltre ad essere una valida strategia per mantenere un'adeguata sostenibilità degli allevamenti e garantire importanti servizi ecosistemici, è in grado di assicurare la produzione di alimenti che rispondano alle esigenze di quella fascia di consumatori attenti agli aspetti salutistici ed ambientali. I risultati di questa ricerca rappresentano un contributo per valorizzare i formaggi tipici tradizionali affinché acquisiscano sul mercato la giusta remunerazione e per incentivare gli allevatori a mantenere la pratica del pascolamento degli animali, anche in forma part-time

    Teorizzare la mascolinità tra passato e presente. Uno sguardo al posizionamento disciplinare degli Studi Critici sulle Mascolinità e prospettive future per la pedagogia

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    Negli ultimi quarant’anni si è assistito alla diffusione di un settore significativo degli studi di genere, quello relativo agli Studi Critici sulle Mascolinità (CSMM). Questo sottogruppo di ricerche si è posto la finalità di problematizzare la “presenza assente” degli uomini e della maschilità nel panorama sociale e culturale in un’ottica di genere. I CSMM hanno raccolto i contributi interdisciplinari nei quali hanno confluito gli apporti delle scienze sociali e delle scienze umane, che si interrogavano sui pro-cessi di una rilettura sulla “natura” della maschilità e sulla decostruzione del modello patriarcale. Se sono nate delle riflessioni provenienti da altri settori disciplinari sull’educazione di genere, con un focus sulla maschilità, ancora oggi stenta un coinvolgimento costante della pedagogia di genere sui paradigmi e sui significati della maschilità. Il presente contributo si pone il duplice obiettivo sia di riportare il percorso storico-teorico che ha condotto alle teorizzazioni critiche sulla maschilità che di ridefinire, in chiave queer, lo statuto epistemologico della pedagogia di genere

    Il Gender Affirmative Model e i contesti educativi zerosei non cisnormativi. Una riflessione pedagogica per bambine e bambini gender variant

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    La prima infanzia è un periodo di peculiare importanza per lo sviluppo sociale, emotivo e cognitivo delle/dei bambine/i (UNICEF, 2018-2021). La dimensione di genere ha oggigiorno una determinata influenza nel momento in cui si redigono i testi normativi inerenti alla progettazione curriculare del sistema integrato zerosei, sebbene il modello di riferimento continui ad essere di carattere essenzialmente cisnormativo. Il presente contributo intende offrire la prospettiva del Gender Affirmative Model per supportare lɜ bambinɜ nell’esplorare l’ampio ventaglio dei generi che loro ritengono più confortevoli per loro. In conclusione, il lavoro propone l’implementazione di tale modello per la progettazione pedagogica e educativa a partire dalla formazione del personale educativo, affinché si possa lavorare sulla co-costruzione di strategie educative inclusive per tutti i generi

    Essays on development economics.

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    This thesis consists of four essays in empirical development economics. The first three essays focus on macroeconomic topics, examining issues related to the business cycle, fiscal and monetary policy, whereas the last one is focusing on a microeconomic topic, namely the relationship between schooling and child labor. The first contribution investigates the effectiveness of macroeconomic policies in the recoveries periods in the Middle East, North Africa and Pakistan (MENAP). It is found that fiscal policy played a key role during the recoveries to potential output, although with weaker effects for the countries in the region that are more open to trade; monetary policy is found to have been less effective. The second essay explores the effects of the Medium-Term Expenditure Framework (MTEF) adoption on the main fiscal performance indicators, finding a positive and encouraging impact on fiscal discipline, allocative efficiency and technical efficiency, although the last one is not always robust. The third essay aims at identify the nexus between the excess of liquidity and commodity prices; in particular, it assesses whether the commodity prices react more powerfully than the consumer goods’ prices to changes in real money balances. The results show a positive relationship between real money and real commodity prices and provide empirical evidence for a stronger response of commodity prices with respect to consumer goods’ prices. The last essay investigates the determinants of primary school enrollment, attendance and child labor in Bolivia, with a special attention at identifying the substitution and complementary relationships between schooling and working. The empirical findings reveal that the increase in enrollment is led by indigenous children and those living in urban areas. Moreover, contrary to common belief, being extremely poor and indigenous are the main determinants of school attendance; while extremely poor children increased their school attendance, they were not able to reduce child labor. On the other hand, indigenous children made them substitutes increasing schooling and reducing child labor. Different econometric techniques have been used, among which Ordinary Least Squares, Fixed Effects, Instrumental Variables, Generalized Methods of Moments estimations, Stochastic Frontier Analysis, Cointegrated Vector Autoregression and Multivariate Probit models

    Optimal reorientation of geophysical sensors: A quaternion-based analytical solution

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    One of the most critical problems affecting geophysical data acquisition procedures is related to the misorientation of multicomponent sensors with respect to a common reference system (e.g., geographic north). In many applications, misoriented sensors affect data analysis procedures, leading to errors in results and interpretations. These problems generally occur in applications where the orientation of the sensor cannot be actively controlled and is not known a priori, e.g., geophysical sensors deployed in borehole installations or on the seafloor. We have developed a quaternion-based method for the optimal reorientation of multicomponent geophysical sensors. In contrast to other approaches, we took into account the full time-series record from all sensor components. Therefore, our method could be applied to all time-series data and was not restricted to a certain type of geophysical sensor. Our method allows the robust calculation of relative reorientations between two-component or three-component sensors. By using a reference sensor in an iterative process, this result can be extended to the estimation of absolute sensor orientations. In addition to finding an optimal solution for a full 3D sensor rotation, we have established a rigorous scheme for the estimation of uncertainties of the resulting orientation parameters. We tested the feasibility and applicability of our method using synthetic data examples for a vertical seismic profile and an ocean bottom seismometer array. We noted that the quaternion-based reorientation method is superior to the standard approach of a single- parameter estimation of rotation angles

    Decolonizzare l’educazione a partire dalla pop culture. Un inquadramento teorico

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    In un mondo globalizzato non si può rinunciare al concetto di diversità e inclusività per rendere l’educazione una “pratica della libertà” (hooks, 2020). Una visione che contrappone la logica del colonialismo pedagogico a quella della “decolonizzazione”, finanche psicologica (Fanon 2020), di una pedagogia critica aperta all’ascolto e alla mediazione (Giroux, 2023; Farahi, 2022). La psicologia decoloniale, infatti, si concentra sulla contestazione delle rappresentazioni culturali dominanti per trasformare i processi educativi in “strumenti di libertà” (Freire, 2002). A favorire tale presa di consapevolezza nei discenti sono soprattutto la mediazione interculturale e l’insegnante inclusivo (Szpunar, 2022). Il presente articolo vuole analizzare, dunque, il ruolo svolto da questi fattori nel favorire la gestione dei conflitti e la ricostruzione decoloniale del sapere educativo (Muraca, 2021). Con lo scopo di creare uno “spazio d’incontro” (Cambi, 2016; Galli, 1996), presente e futuro, nonché favorire, tra i discenti, dialogo, ascolto, conoscenza e comprensione (Baldacci, 2018; Elamé, 2011). In a globalized world, the concepts of diversity and inclusivity are indispensable to transform education into a “practice of freedom” (hooks, 2020)

    L'irriducibilità dei disturbi alimentari maschili. Uno sguardo sull'intersezione genere e cultura

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    Per diverso tempo, lo stereotipo della perfezione fisica è stato associato all’universo femminile, sebbene oggi sia sempre più evidente quanto l’attrazione verso un modello corporeo esemplare costituisca una vera e propria ossessione anche per la popolazione maschile, non meno interessata, rispetto alla controparte femminile, nei disagi causati dai principali disturbi alimentari. Il DSM-V classica la vigoressia nella sfera dei “Disturbi Evitanti/Restrittivi dell’assunzione di cibo” e la riconosce, pertanto, tra i disturbi dismorfofobici che spingono i ragazzi e i giovani uomini a condurre uno stile di vita basato sul costante esercizio fisico, con l’obiettivo di aumentare la propria massa muscolare. Ciò trova la sua origine soprattutto nel nostro sistema socioculturale che per secoli ha privilegiato un modello di mascolinità binario, fondato essenzialmente su una concezione iper-virile della realtà maschile. Il lavoro propone, quindi, una messa a fuoco della rappresentazione dei corpi degli adolescenti maschi e della loro immagine corporea vincolata alle norme sociali della mascolinità, con un’attenzione specifica rivolta ai DCA, letti con la lente della pedagogia di genere. L’obiettivo è di motivare una riflessione sul rapporto che intercorre tra le norme di genere e il corpo maschile, proponendo inoltre la promozione di un empowerment degli adolescenti volto alla riscoperta di un sé libero dagli stereotipi
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