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Studio comparativo fra bufali e bovini sulla qualità della carne. VII. Caratteristiche mioreologiche all'età di 36 settimane
Lo studio è stato condotto su 13 muscoli prelevati dalla mezzena destra di 10 bufali e di 10 bovini Frisoni italiani allevati in identiche condizioni microambientali e macellati all'età di 36 settimane. I risultati piú importanti possono essere così sintetizzati:
(a) il muscolo, sia indipendentemente che entro la specie, risulta una importante fonte di variazione per quasi tutte le caratteristiche tessurometriche considerate;
(b) l'interazione ‘specie x muscolo’ non risulta statisticamente significativa;
(c) in ambedue le specie i muscoli tendono a conservare la stessa posizione ordinale per quasi tutti i parametri (W di Kendall);
(d) la carne bufalina tende ad essere qualitativamente superiore a quella bovina: piú tenera (12 per cento), richiedente un minor lavoro di masticazione (14 per cento) e con un maggior potere di ritenzione dell’acqua (6 per cento)
Studio comparativo fra bufali e bovini alimentati con fieno e mangime concentrato composto. XIII. Caratteristiche mioreologiche all'età di 52 settimane
L'indagine è stata condotta su 13 muscoli prelevati da 10 bufali e 10 bovini Frisoni italiani mattati all'età di 52 settimane.
I risultati hanno evidenziato che:
(a) il muscolo e la specie sono importanti (P<0,05÷0,001) nel determinismo di quasi tutti i parametri considerati;
(b) la carne fornita dal bufalo risulta superiore a quella bovina: piú tenera, richiedente un minor lavoro di masticazione e con un maggior potere di ritenzione dell'acqua (piú succosa);
(c) l'interazione ‘specie x muscolo’ non risulta significativa
Confronto fra capre di razza Tibetana e derivate dall'incrocio Tibetana x Maltese. II. Influenza dell'elettrostimolazione su alcune caratteristiche mioreologiche
E' stato studiato l'effetto dell’elettrostimolazione della mezzena sulle caratteristiche reologiche di 6 muscoli di 10 capre di razza Tibetana e di 10 derivate dall'incrocio Tibetana x Maltese, raggruppate in classi di età (4-5, 5-6 e 7-8 anni). I risultati piú importanti possono essere cosí sintetizzati:
(a) il tipo genetico influenza il valore della coesione e della resilienza elastica: nella Tibetana la prima è piú bassa (6 per cento) e la seconda piú elevata (3 per cento);
(b) l'età alla mattazione è un fattore importante per adesione e masticabilità;
(c) l'elettrostimolazione non influenza le caratteristiche reologiche della carne;
(d) fra i muscoli presi in esame, il Semitendinosus è risultato il piú duro, quello che richiede il maggior lavoro di masticazione e che ha il piú elevato potere di ritenzione dell'acqua; viceversa il Rectus femoris per le prime due caratteristiche e il Semimembranosus per la terza
Iniziative per la conservazione e l’allevamento dei tipi genetici mediterranei
Le strategie per la conservazione delle risorse genetiche animali sono condizionate dagli obbiettivi che si intendono perseguire. La fase preliminare per la realizzazione di qualsiasi programma consiste nell'acquisizione delle informazioni sul numero, sulla distribuzione e sulle caratteristiche riproduttive e produttive dei tipi genetici ai quali si è interessati. Al termine del rilevamento dei dati si avrà la possibilità di prevedere il possibile impiego futuro e di identificare l'utilizzazione più vantaggiosa del tipo genetico. Grazie alla caratterizzazione qualitativa dei prodotti, si potrà realizzare un processo di valorizzazione di un tipo genetico in una prospettiva di uno sviluppo rurale nel rispetto dell'ambiente. In effetti, è necessario tener conto dell'attuale rivoluzione culturale sulla visione e sulla gestione del territorio. Particolare attenzione dovrà essere rivolta alla riduzione della variabilità genetica al fine di evitare la diminuzione della capacità omeostatica del sistema biologico
Alcuni fattori influenzanti la galattopoiesi in caprini autoctoni allevati in un'azienda del Salernitano
La ricerca è stata condotta su 113 capre allevate in provincia di Salerno, suddivise per ordine di lattazione (1.-6. e oltre) e per periodo di parto (gennaio, febbraio, marzo-aprile, maggio-giugno e novembre-dicembre) al fine di studiare l'andamento della curva di lattazione, stimata mediante il metodo proposto da Wood.
I risultati piú salienti possono essere così sintetizzati:
(a) la quantità di latte prodotto a 120, 150 e 180 giorni dal parto varia significativamente in relazione all'ordine di lattazione e al periodo di parto; nell'intervallo 30÷60 giorni dal parto si osserva un effetto interativo fra questi due fattori;
(b) le funzioni rappresentanti l'andamento della produzione lattea in relazione all'ordine di lattazione e al periodo di parto risultano significative;
(c) la quantità di latte prodotto in relazione alla distanza dal parto decresce dalla 1. alla 2. lattazione, aumenta dalla 2. alla 5., subendo una lieve flessione alla 6.; pertanto, la piú elevata quantità di latte viene prodotta dalle capre di 5. parto;
(d) circa il 55 per cento del latte ottenibile in una lattazione viene prodotto nei primi 90 giorni;
(e) fino a 150 giorni di lattazione, la piú elevata produzione si osserva nelle capre che hanno partorito nel periodo marzo-aprile, con differenze significative solamente rispetto a quella dei soggetti che hanno partorito in novembre-dicembre e in febbraio;
(f) esiste una relazione significativa tra produzione lattea a 150 e a 180 giorni di lattazione e modello di pigmentazione, nel senso che i soggetti con mantello feomelaninico producono, rispettivamente, circa 36 (13%) e circa 40 kg (12%) in piú rispetto a quelli caratterizzati da altri modelli di pigmentazione
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