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    Fatti stilizzati e metodi econometrici «moderni»: Una rivisitazione della curva di phillips per l'italia (1951-1996)

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    Il lavoro propone un riesame della tradizionale curva di Phillips per l'Italia. Nel fare questo. i metodi moderni di analisi di integrazione e cointegrazione sono applicati a serie per l'Italia su un ampio periodo temporale di dati annuali

    Exchange rate, inflation and unemployment in East European economies: The case of Poland and Hungary

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    The aim of the paper is to model the impact of exchange rate on both inflation and unemployment variables in economies which are characterized by important structural changes, i.e. a transition phase moving from centralized economies towards market economies. This phenomenon, which is common to the East European countries, stressed different effects both for what concerns the behaviour of economic agents and for what concerns fiscal and monetary measures adopted by governments and aiming to keep under control the inflation-unemployment trade off. Time series relationships between these variables are investigated within an econometric model. Economic theory and the available data on the hypothetically relevant variables, along with the consideration of the main facts occurred in the period under study, characterize our information set. It is found that single equation analysis yields inefficient inference relative to the whole system analysis, and important structural changes are detected which reflect possible breaks in the structure of the economic system along with a change in economic policy. © 1998 Kluwer Academic Publishers

    Price-wage dynamics in a transition economy: The case of Poland

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    In this paper we analyse the wage-price relationship of an economy in transition characterized by important structural changes. It is known (see Perron, 1989) that structural breaks in stationary time series can induce apparent unit roots. The stationarity analysis of the series employed in the present model is conducted jointly with the assumption that the breakpoint location is unknown. We follow a testing procedure recently proposed by Zivot and Andrews (1992). Cointegration analysis of wages and prices in the presence of structural breaks finds empirical evidence in favour of two cointegrating vectors involving prices and wages. Our analysis focuses on the different structural behaviour of the price-wage dynamic relationship in the short and long term; we also demonstrate the relative importance of import prices as a source of wage-price fluctuations. © 1994 Kluwer Academic Publishers

    Testing for structural change in cointegrated relationships: Analysis of price-wages models for Poland and Hungary

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    In previous studies concerning short- and long-run relationships for price-wage models, the cointegration analysis has been developed assuming the existence of a unique cointegration parametrisation. These empirical results reveal the presence of significant relationships, both in the short and in the long run, among prices, wages, labour productivity and exchange rate. In this paper we intend to develop the possibility of a more general type of cointegration, allowing for a change at an unknown time period in the sample. At this end we will consider mainly the long-run relationship among these variables using the testing procedure suggested by Gregory and Hansen (1996a,b). This permits us to consider a multivariate extension of the endogenous break univariate approach and, in the meantime, this enables us to test for cointegration in the presence of possible structural breaking cointegrated relationships under the alternative. The empirical analysis of a multivariate model for price-wage relationship both for Poland and Hungary, over the period 1970-1996, is presented and discussed. © 2000 Kluwer Academic Publishers

    Painless disinflation?: Monetary policy rules in Hungary, 1991-99

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    We estimate a small structural model for inflation, the output gap, the domestic interest rate and the exchange rate for Hungary during the period of the transition (1991-99). The transmission of monetary policy impulses to macro variables is characterized in a similar fashion to that of advanced open industrial countries. In particular, in the context of our rational expectations, forward-looking model, the interest rate channel on aggregate demand and the exchange rate channel work together as parts of the same disinflation policy. We draw several conclusions on understanding and modeling the effects of monetary policy, and also on the desirable design of policy rules during the process of disinflation

    Effetti macroeconomici delle tecnologie dell'informazione e dinamica dell'occupazione: un esercizio di simulazione al 2005 mediante il modello HERMES

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    Negli anni recenti si è registrata una forte ripresa di interesse nei confronti dell'impatto macro-economico della diffusione di nuove tecnologie risparmiatrici di lavoro. Il confronto si è sviluppato congiuntamente sia sul piano teorico che su quello empirico mediante analisi di tipo multisettoriale oppure di tipo aggregato; si pensi, ad esempio - per citarne solo alcuni tra i più noti - ai lavori di Leontief - Duchin (1986) o alle ricerche condotte nell'ambito del progetto svolto dall'Universita' di Brema (Kalmbach - Kurz , 1990), per la prima tipologia, ed agli studi di Freeman - Soete (a cura di) (1987) o a quelli di Sylos Labini (1989, 1990), per la seconda tipologia. In generale, tali analisi si sono concentrate sugli effetti dell'adozione di nuove tecnologie informatiche su produzione, domanda, prezzi e occupazione a livello settoriale ed aggregato. In questo ambito, con il termine information technologies (IT) si Š spesso fatto riferimento ad un insieme di innovazioni interdipendenti al contempo sia di tipo organizzativo che tecnico realizzate nell'ambito dell'elettronica, degli elaboratori elettronici, dei sistemi di controllo, dei circuiti integrati, delle telecomunicazioni che hanno consentito un trattamento e gestione delle informazioni in vasti settori del sistema economico (Freeman - Soete, 1990). Le loro applicazioni sia nei settori dei servizi sia in quelli industriali sono contraddistinte da un lato da processi di risparmio di lavoro e dall'altro da processi di risparmio di altri fattori di produzione, materie prime, energia, capitale fisico, contestualmente allo sviluppo di nuovi prodotti e nuovi servizi associati a tali tecnologie. Tali applicazioni hanno segnato la convergenza di un ampio spettro di innovazioni nell'ambito delle tecnologie elettroniche e delle telecomunicazioni . I modelli teorici sviluppati, anche con finalita' applicative, per l'analisi degli effetti di risparmio di lavoro di tali tecnologie hanno pero' spesso mostrato seri limiti nella trattazione endogena dei differenti meccanismi di riassorbimento della disoccupazione tecnologica, cio' dei cosiddetti effetti di compensazione. In diversi casi, l'impiego di modelli retrospettivi o previsivi puo' aver condotto a risultati eccessivamente pessimistici circa gli effetti occupazionali del cambiamento tecnologico, nella misura in cui è stato trascurato l'operare di importanti effetti endogeni di compensazione. In questo lavoro si svolge un tentativo di analizzare l'impatto macro-economico di differenti scenari di diffusione delle information technologies (IT), concentrando particolare attenzione agli effetti occupazionali ed ai meccanismi di riassorbimento della eventuale disoccupazione tecnologica determinata dall'adozione di tecnologie risparmiatrici di lavoro. A questo scopo abbiamo privilegiato l'impiego di un modello di tipo macro-settoriale integrato che incorpora caratteristiche sia di modelli multisettoriali dinamici sia di modelli aggregati di derivazione keynesiana. Questo è costituito dal modello HERMES-Link nella versione estesa ai quattro principali Paesi europei, Francia, Italia, Regno Unito e Repubblica Federale di Germania. Tale modello, secondo noi, consente di superare alcune delle limitazioni che caratterizzano modelli multisettoriali e modelli aggregati, in quanto esso permette di estendere la gamma dei meccanismi di compensazione considerati, mediante la specificazione di relazioni macro-economiche e settoriali che ne consentono una trattazione endogena. La metodologia impiegata è rappresentata dal confronto tra scenari alternativi, differenti tra loro quanto a ritmo di diffusione delle tecnologie dell'informazione, a tassi di crescita settoriali della produttivit... del lavoro e degli investimenti richiesti per realizzare tale crescita. Le simulazioni condotte si estendono su un orizzonte temporale che va da 1991 al 2005, un orizzonte di medio-lungo periodo che dovrebbe quindi dimostrarsi sufficiente a cogliere gli effetti del cambiamento tecnologico non limitati al breve periodo. Il presente lavoro è strutturato come segue. Nel primo paragrafo vengono discussi l'operare dei meccanismi di compensazione della disoccupazione tecnologica suggeriti dalla teoria e le modalità con le quali essi vengono incorporati in modelli applicati per l'analisi degli effetti occupazionali delle nuove tecnologie. Il secondo paragrafo Š dedicato ad una presentazione sintetica del modello macro-settoriale HERMES, al fine di enfatizzarne gli elementi rilevanti che permettono di trattare endogenamente importanti meccanismi di riassorbimento della disoccupazione tecnologica; inoltre vengono illustrate le modalità adottate per introdurre le information technologies nel modello ed esplicitato l'operare dei meccanismi di compensazione. Nel terzo paragrafo vengono presentati gli esercizi di simulazione condotti. L'impatto macroeconomico di diverse ipotesi di diffusione delle IT è evidenziato dal confronto tra scenari alternativi; quattro distinti scenari di diffusione delle information technologies sono comparati con uno scenario di riferimento (simulazione di controllo), per evidenziarne gli scostamenti di lungo periodo (al 2005). Una attenzione particolare viene posta agli effetti su occupazione, valore aggiunto e produttività settoriali nei diversi scenari, sempre al 2005. Infine, nel paragrafo conclusivo vengono ripresi i principali risultati del lavoro ed evidenziati alcuni limiti dell'analisi

    Le determinanti del leverage delle imprese: una applicazione empirica ai settori industriali dell'economia italiana

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    A partire dall'inizio degli anni Ottanta l'industria manifatturiera italiana ha iniziato una fase di ristrutturazione dei propri processi produttivi allo scopo di tenere conto delle indicazioni provenienti dalle intense modificazioni dei prezzi relativi durante gli anni Settanta e dagli associati shock tecnologici. Allo stesso tempo, però, si è compiuto un altrettanto importante cambiamento: durante il corso degli anni Ottanta, le imprese manifatturiere hanno proceduto ad una ristrutturazione finanziaria che le ha spinte verso una drastica riduzione del proprio indebitamento a lungo termine. Infatti, in quota rispetto al fatturato, il debito a lungo termine delle imprese manifatturiere si è ridotto con regolarità dal 17% del 1982 a poco più del 10% nel 1991. Il tentativo di studiare i fattori esplicativi di questo mutamento, cercando di quantificarne gli aspetti principali, ci ha spinto ad un'analisi di tipo panel basata sui dati settoriali delle imprese manifatturiere di fonte Centrale dei Bilanci. Lo studio di una relazione dinamica, che permettesse contemporaneamente analisi di lungo e di breve periodo, ha messo in luce l'importanza dei ritardi di aggiustamento per un esame del rapporto di indebitamento a lungo termine. Infatti, dal nostro lavoro, emerge che le imprese necessitano di un periodo di tempo di circa due anni prima di poter attuare il 90% di un cambiamento desiderato nel livello di indebitamento. Le variabili che paiono spiegare il livello di leverage "desiderato" dalle imprese possono essere sintetizzate nel costo del capitale di debito, nella presenza di fonti alternative di riduzione del reddito imponibile, nella disponibilità di autofinanziamento, nel grado di solvibilità e nel livello di investimenti effettuati. La ricordata importanza del tasso di interesse reale (ovviamente al netto dell'imposizione sul reddito delle società allo scopo di tener conto dell'importante effetto distorsivo esercitato dalla legislazione fiscale a favore del debito), associata ad un processo di aggiustamento piuttosto viscoso verso i livelli desiderati di indebitamento, tende a ribadire la necessità, peraltro nota, che le autorità di politica fiscale e monetaria tengano conto del notevole ruolo che rivestono nell'influenzare le scelte finanziare delle imprese. Ad un secondo stadio del lavoro, si è cercato di modellare le diversità strutturali per ciò che riguarda il rapporto di leverage dei diversi settori industriali. Dallo studio emerge, al riguardo, la rilevanza che il debito riveste nelle imprese tradizionali e caratterizzate da forti economie di scala, che operano in mercati maturi producendo beni a largo consumo. Sono, viceversa, le imprese ad alta intensità tecnologica o caratterizzate da prodotti specializzati e da maggiori opportunità di crescita a dover ricorrere maggiormente all'autofinanziamento. Pur avendo presenti le suddette considerazioni a livello macroeconomico, questo lavoro ha cercato anche di trarre qualche indicazione di tipo microeconomico, dal punto di vista delle imprese. Allo scopo, si è cercato, quindi, di verificare se sia possibile interpretare le scelte finanziarie delle società italiane alla luce dei modelli teorici presentati e discussi in letteratura, modelli molto attenti a fattori, quali le asimmetrie informative, responsabili di dare origine ad ulteriori tipi di discriminazioni tra fonti finanziarie in aggiunta a quelle di natura istituzionale

    The financial behaviour of Italian firms: does poolability matter? An investigation with panel unit root tests

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    The analysis of firms financial decisions still continue to be a relevant issue in the literature because it allows to improve knowledge about firms behaviour, and it has relevant policy effects. In this paper we introduce an econometric model that embodies both trade-off and pecking order theoretical predictions, although the low number of parameters to be estimated. In this way, we can assess the contribution of each of the two theories to explain the effective debt ratio patterns by firm over the 1982-2003 period without assuming companies’ parameter poolability. Results show that the behaviour of Italian enterprises is largely heterogeneous in both the theory driving the historical data and, more relevantly, in the model parameters. For this reason, we further investigate the pure time series outcomes by using both homogeneous and heterogeneous panel unit-root/stationarity tests. Results confirm that heterogeneity may lead to a false rejection of the pecking order theory in panel unit root tests

    Unit Root Tests and the classification of corporate financial behaviour

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    The empirical analysis of corporate financial behaviour show the relevance of an approach able to nest both Trade-Off and Pecking-Order theoretical considerations. While we believe that the good empirical performance of the nested model is due to companies genuinely opting for a mixed behaviour, we also think that the parameters homogeneity implied by dynamic panel estimation techniques applied to longitudinal data (large N, small T) may hide the presence of companies following a specific behaviour, i.e. the pure TO or the pure PO model. Disentangling these pure behaviours and the characteristics of companies following them is important for the implementation of fiscal and/or monetary policies. We thus suggest a parsimonious and reliable approach for assessing the contribution of each of the two theories in explaining the effective debt-ratio patterns. This approach is based on single-company and panel unit root tests. Results show that the behaviour of enterprises is largely heterogeneous in both the theory driving the historical data and, more relevantly, in the model parameters. The single-company unit root test response seems to indicate that 70% of debt-ratios analysed are non-stationary, denoting a Pecking-Order behaviour. Given the surprising result, we try to go further, linking unit root tests response to companies characteristics and operative conditions, and checking how estimates of the nested-mixed model change in the sub-samples of stationary and non-stationary debt-ratios (pure financial behaviours)
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