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Architectural turn. Il filosofo e le sfide del progetto
I rapporti diretti tra il filosofo e l’architetto sono storicamente molto più rari di quanto le tendenze contemporanee possano far credere. A differenza dell’interesse destatogli dal principe, si pensi ai burrascosi trascorsi tra Platone e Dionisio tiranno di Siracusa, il filosofo ha sempre avuto difficoltà a interloquire con l’architetto, sia per ragioni storiche – com’è noto il prestigio intellettuale dell’architetto varia con le epoche e inizia ad assumere i caratteri sociali e professionali che oggi lo caratterizzano a partire dal XV secolo con la riscoperta del De architectura di Vitruvio e la fiorente stagione della trattatistica – sia per ragioni strettamente legate al suo metodo e ai suoi obiettivi
La forma delle forme. Il progetto dell’architettura tra necessità e possibilità
Nowadays, design theories often understate the relevance of aesthetic, as it could be reduced to a stylistic feature. Conversely, the paper investigates the aesthetic nature of architecture: both by inquiring into its ontological heteronomy from the point of view of design, and by looking at the work of art according to the theory of systems. Thus, the paper defines a theory of design which is a theory of architecture too, as it elevates the aesthetic to a most prominent role - consistent with its historical relevance, indeed: that is, to be the genuine criteria for evaluating the formative success of the project. For such a goal, both an architectural glance, to relate this perspective to actual design, and a philosophical one, to understand premises and consequence of such hypothesis, are mandatory. That’s why the paper proposes a side-by-side reading: on the one hand, an architectural thought about aesthetic, on the other, a philosophical one. The reader will have the chance, and the power, to build bridges between the two parts, so that the punctual inspiration of one part could serve also for the other: and in the belief that in those thresholds, theory may be changed in practices.
The text is jointly conceived by the two authors, who completely share its approach, concepts and contents. For the purposes of comparative evaluations, the paragraphs named with the letter "A" are attributable to Carlo Deregibus, and those named with the letter "B" to Alberto Giustiniano
Tempo, forma, azione. Il senso del progetto nel dialogo tra Enzo Paci e Ernesto Nathan Rogers
L’obiettivo di questo intervento consiste nell’esplorare alcuni snodi chiave del rapporto intellettuale, a cavallo tra architettura e filosofia, che ha visto protagonisti Enzo Paci e Ernesto Nathan Rogers tra gli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso. In particolare proveremo a mettere in evidenza in che modo alcune nozioni del linguaggio fenomenologico siano divenute terreno condiviso di scambio tra i due, al punto da poter sviluppare un linguaggio comune a partire dalle loro differenti esperienze di filosofo e di architetto
Dal sistema al diastema. Il postumanesimo secondo Cary Wolfe
This article examines American philosopher Cary Wolfe’s considerations on the need to redefine the notion of ‘posthuman’. The analysis is focused on the reflection over the difference between humanitas and animalitas and, in the general theoretical framework, its epistemological effects related to the study of life. Moving from some paradigmatic positions emerged in the recent American debate concerning the possibility of delineating a political perspective for the posthuman, the author points out how the reformulation of the term ‘posthuman’ in ‘posthumanism’ may represent an alternative way to the opposition between normative essentialism and aporetical critic
Martha Nussbaum e la giustizia interspecifica. Proposta per una politica dei diritti animali
Can we think of an interspecies relationship based on justice? Is it possible to imagine the interaction between lions and gazelles regulated by justice rules? If this kind of questions could appear unreasonable, or even crazy, why do we consider normal, not to say necessary, that homo sapiens acknowledges animal rights and protects endangered species, encouraging individual and collective complex actions? Furthermore, why do we define as immoral and cruel practises like pet abandonments or industrial animal slaughter? This paper tries to answer these questions by considering the issue of nonhuman animal rights as part of the posthuman perspective. The purpose of this work is to make a comparison between some traditional theories and Martha Nussbaum’s capabilities approach
La giustizia a partire da un nuovo modello di razionalità
Nel presente articolo si tenterà di esplorare possibili definizioni dell'idea di giustizia per mezzo dell’analisi di tre aspetti fondamentali della riflessione politica: la struttura della scelta, il ruolo che in essa ha la ragione e dunque la natura della verità. Si procederà attraverso l'analisi delle argomentazioni di Jacques Derrida in relazione al rapporto tra legge e violenza, di Hilary Putnam sull'intreccio tra fatti e valori e in conclusione analizzando l'esperimento mentale di Chaim Perelman proposto nell'opera "La giustizia"
Ecologia del non-potere. Note sul rapporto tra geopolitica e contingenza
L'articolo si propone di indagare alcune criticità metodologiche del sapere geopolitico, in particolare in riferimento al rapporto tra costruzione analitica di scenari futuri e trattamento della contingenza. Dopo il passaggio in rassegna di alcuni snodi centrali della storia della geopolitica (F. Ratzel, H. Mackinder, K. Haushofer, G.F. Kennan, H. Kissinger), si procederà prendendo in considerazione la concezione di equilibrio associata all'attore politico statuale e la sua evoluzione nella letteratura di riferimento servendosi della concettualità della cibernetica e della teoria dei sistemi (W.R. Ashby, N. Luhmann). L'intento è quello di mostrare alcuni limiti del discorso geopolitico nel trattamento della contingenza che conduce a un uso paradossale dell'anticipazione del futuro, il cui effetto è l'impossibilità della falsificazione dei suoi risultati. Questa condizione è dovuta all'impiego dei concetti di ordine e caos inadeguato in relazione alla nozione di equilibrio maturata. Tuttavia ciò apre alla possibilità di un trattamento più complesso delle nozioni di governo, controllo e obiettivo e suggerisce la necessità della loro risemantizzazione. L'articolo si conclude suggerendo alcune linee di ricerca in questa direzione
La macchina del senso. Niklas Luhmann e la chiusura della metafisica
La teoria dei sistemi sociali di Niklas Luhmann è interamente costruita sulla nozione di distinzione concepita come l’operazione caratteristica di tutti i sistemi compresi i processi di cognizione. Ciò significa che, contrariamente a quanto possa suggerire una lettura superficiale, alla base dell’intera architettura concettuale non sono posti elementi concepibili come sostanze o atomi stabili e indivisibili ma relazioni dinamiche, ovvero connessioni di relazioni. Il concetto di sistema, che di tali connessioni è il risultato, viene così direttamente problematizzato dalla teoria poiché trattato a partire dalle condizioni della sua apertura all’ambiente. In principio non vi è un’identità ma una differenza, nello specifico una differenza tra identità e differenza. Il sistema, in quanto unità, per conservarsi deve mantenere proprio questa differenza tra sé e altro e dunque rappresenta solo un lato della distinzione presa in considerazione dalla teoria. Queste precisazioni consentono di descrivere il funzionamento del paradigma sistemico evitando fraintendimenti e considerandolo un momento del più generale sviluppo della disputa tra sistemi chiusi e sistemi aperti che ha impegnato differenti discipline in un appassionante dibattito che ha attraversato il Novecento. Ripercorrerlo brevemente può aiutarci a comprendere che le ragioni della sua estensione all’ambito sociologico da parte di Luhmann nascondono in verità un più ampio progetto di critica alla modernità. La teoria dei sistemi sembra suggerire un itinerario alternativo alle attuali tendenze del dibattito filosofico, diviso tra il tentativo di tenere viva la vocazione critica del pensiero illuminista e l’impegno a divincolarsi dalle sabbie mobili della circolarità della fondazione attraverso la ricerca di antichi punti d’appoggio un tempo ritenuti affidabili. Più che ad avvalorare un corno dell’alternativa il paradigma sistemico si interessa all’alternativa stessa: per quali ragioni essa si dà, per noi ora, nella forma del paradosso
Dalla cognizione alla comunicazione. Epistemologia degli algoritmi secondo la teoria dei sistemi
The present contribution aims at questioning the reasons why the level reached by the processes of digitization of information stimulates interpreters to hypothesize that a radically new way of making sense of data is inherent in this trend. The thesis we propose to investigate here, echoing Elena Esposito’s recent work, is that of considering these programs not as reproducers of intelligence or thought but as tools aimed at acting adequately as partners of communication. Our analysis will proceed by providing an interpretation of the phenomenon mediated by Niklas Luhmann’s systems theory. According to Esposito’s analysis, the goal of algorithms would be to produce a lack of control in a controlled way, to leave open the possibility of ‘informational surprise’ to the user, allowing the construction of meaning in a new way. This paradoxical programming of unpredictability, if interpreted as a phenomenon about the sphere of communicative interaction described by Luhmann’s theory, and not about intelligence, would help to make it more comprehensible how interaction with algorithms allows the societies that use them to process unpredictable information that cannot be ascribed to any cognitive process as a self-induced instrument of reflection. This would make it possible to anticipate the dysfunctional effects that such an increase in information complexity might produce
Intrasparenze. Conoscenza e razionalità nella teoria generale dei sistemi di Niklas Luhmann
La dissertazione si propone di fornire una lettura inedita del lavoro di Niklas Luhmann attraverso un’indagine volta a ricostruirne le fonti, la struttura concettuale e gli orientamenti metodologici al fine di: a) isolare l’impianto generale della teoria dei sistemi sotteso, e solo in parte esplicitato, alla sua teoria della società; b) ricostruire i legami che questa struttura teorica conserva con i temi propri della filosofia trascendentale e della dialettica e le differenze sul piano epistemologico che essa rivendica rispetto a questa tradizione e alle teorie della complessità sviluppate soprattutto negli anni Ottanta del secolo scorso; c) esaminare la teoria dei sistemi in quanto formulazione ultima di un più vasto e radicale programma di ricerca concernente la teoria della conoscenza e l’elaborazione di un modello di razionalità evolutivo. Il filo conduttore dello sviluppo di questi tre punti è consistito nell’analisi della nozione di teoria universalistica come teoria autologica. La dissertazione è composta di tre parti a loro volta suddivise in svariati capitoli e nel suo andamento rispecchia lo sviluppo della ricerca appena delineata. La prima parte è dedicata all’analisi della struttura concettuale della teoria generale dei sistemi nella versione luhmanniana ricompresa all’interno della storia della cibernetica intesa come programma scientifico e al contempo epistemologico. Qui vengono illustrate le nozioni chiave sistema, ambiente, autopoiesi e autoreferenza, ricostruita la loro genealogia e analizzata la ricezione del paradigma sistemico soprattutto nell’ambito delle scienze umane, in particolare nel contesto filosofico. La seconda parte è dedicata alle conseguenze dell’estensione dell’impianto sistemico ai sistemi di senso in vista di una teoria della conoscenza e dell’ontologia che ne deriva. Le analisi si concentrano sulle nozioni di senso, complessità, osservazione che caratterizzano la fase matura della produzione luhmanniana. Nella terza parte l’obiettivo sarà quello di fornire un’analisi della teoria dell’osservazione affrontando i temi del paradosso, del re-entry, dell’autosservazione e della macchia cieca (blind spot). Seguendo questo itinerario sarà possibile mettere in evidenza alcune sostanziali differenze tra l’approccio sistemico e la tradizione filosofica di stampo kantiano in riferimento al problema della fondazione trascendentale della conoscenza e, inoltre, esaminare alcuni elementi di interesse in relazione alla tradizione fenomenologica. Queste analisi ci permetteranno di introdurre la nozione di osservazione di secondo ordine e le questioni connesse all’osservazione di osservatori. Da qui seguirà la trattazione dei concetti di razionalità e policontesturalità mettendone in evidenza il carattere dinamico-evolutivo. In conclusione si tireranno le fila del discorso mettendo in relazione il problema della fondazione autologica con la nozione di razionalità, sullo sfondo di alcune aree di interesse per il dibattito contemporaneo come l’ecologia, il rischio e la tecnica
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