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    L'eterogeneità clinica del disturbo depressivo maggiore: implicazioni per il trattamento

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    La depressione maggiore rappresenta una categoria diagnostica molto eterogenea, in cui convergono quadri clinici che possono essere molto diversi tra loro. Questa eterogeneità rappresenta una sfida per il clinico (che di fronte alla diagnosi di disturbo depressivo maggiore necessita di ulteriori sottotipizzazioni per poter correttamente identificare la strategia terapeutica più efficace), ma rappresenta anche un grave impedimento per il ricercatore, nel momento in cui si cercano di identificare fattori di rischio (genetici e ambientali), fattori scatenanti e fattori protettivi per lo sviluppo di tale disturbo. Questa mancanza di specificità della diagnosi deriva in parte dalla storia della nosografia del concetto di depressione unipolare (creato in antitesi a quello del disturbo bipolare, DB), e ha determinato la spinta a ricercare aspetti clinici e/o di decorso che potessero indirizzare la scelta tra gli antidepressivi. Sono così stati recuperati indicatori clinici (ad esempio la presenza di quadri sintomatologici intraepisodici specifici), che il DSM-5 chiama specificatori, con la speranza di identificare sottogruppi più omogenei di pazienti responsivi a specifici trattamenti antidepressivi e/o caratterizzati da una prognosi diversa (ad esempio ad aumentato rischio suicidario). Molti dei sottotipi di depressione proposti derivano da un’ampia e storica letteratura (vedasi la depressione con caratteristiche melanconiche o atipiche); per alcuni dei sottotipi vi è maggiore consenso circa l’opportunità di indirizzi terapeutici specifici (ad esempio associazione tra antidepressivo e antipsicotico per la depressione maggiore con caratteristiche psicotiche) così come per altri vi è un consenso generale sul significato clinico prognostico (ad esempio depressione maggiore con ansia associata ad aumentato rischio suicidario; depressione maggiore con caratteristiche miste associata ad aumentato rischio suicidario e di conversione a DB franco nel follow-up). La ricerca di sottotipi e/o di caratteristiche specifiche che possano indirizzare la scelta dell’antidepressivo e/o portare luce sui meccanismi patogenetici della depressione prosegue, con alcune recenti acquisizioni che non sono ancora recepite dai sistemi classificatori attualmente in uso: ad esempio, la recente attenzione posta alla depressione con sintomi cognitivi rilevanti rappresenta un progresso per il clinico nel momento in cui indirizza la scelta di antidepressivi con azione specifica su tale componente sintomatologica. La vortioxetina, antidepressivo ad azione multimodale, si è rivelata estremamente efficace, in particolar modo su tale sottotipo di depressione

    Elementi di Psichiatria

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    Parlare di psichiatria, cioè di cura della psiche, nell’ambito del modello medico presuppone una serie di opzioni. Innanzitutto applicare il concetto di malattia, che solitamente si riferisce al corpo, a un’entità come la psiche che comprende fenomeni quali idee, affetti, motivazioni, comportamenti; in altre parole credere nell’esistenza delle malattie mentali intese secondo i criteri della medicina. Questo comporta considerare la psiche una serie di funzioni delle quali si possono studiare i correlati biologici, in particolare cerebrali, e individuarne le idonee terapie, quando necessari

    Interventi psicoeducazionali per familiari di pazienti con disturbo ossessivo-compulsivo.

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    Il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) comporta un grave livello di disabilità non solo per chi ne è affetto ma anche per i familiari: l’enorme impatto negativo che la malattia esercita sul funzionamento sociale e lavorativo dell’individuo1 ha, infatti, importanti riflessi sulla qualità della vita familiare e sulle relazioni tra i suoi membri. I familiari dei pazienti DOC sono implicati nel disturbo a vari livelli: oltre a dover sostenere il carico emotivo e la compromissione della quotidianità legati a una patologia con caratteristiche di cronicità, essi sono specificamente coinvolti nella sintomatologia ossessivo-compulsiva. Una serie di studi ha dimostrato che maggiore è tale coinvolgimento minore sarà la risposta ai trattamenti2,3. La riflessione sul ruolo centrale giocato dalla famiglia nel disturbo, e sulle importanti conseguenze di questo coinvolgimento sia sulla risposta del paziente al trattamento sia sul funzionamento dell’intero nucleo familiare, ha attivato negli ultimi anni lo sviluppo di interventi diretti ai familiari a sostegno e rinforzo del trattamento individuale del paziente. Scopo di questo articolo è quello di presentare la psicoeducazione quale strumento potenzialmente elettivo nel trattamento dei familiari del paziente con DOC. L’approccio psicoeducazionale, sia esso rivolto ai pazienti o ai familiari, è infatti un aspetto del trattamento dei disturbi psichiatrici che sta ricevendo grande considerazione; spesso considerato come una parte minore del processo terapeutico, solo di recente la ricerca ha iniziato a interessarsi in modo sistematico agli effetti dell’istruire i pazienti o i loro familiari circa un disturbo mentale, soprattutto in disturbi diversi dal DOC come il disturbo bipolare. Nel DOC i gruppi psicoeducazionali (misti con pazienti e familiari o di soli familiari) sono stati proposti come metodo per ridurre il coinvolgimento diretto nei sintomi che, secondo un’ottica cognitivo-comportamentale, contribuirebbe al mantenimento della sintomatologia ossessivo-compulsiva
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