103 research outputs found

    Openness, Financial Markets, and Policies: Cross-Country and Dynamic Patterns

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    We document significant and robust empirical relationships in cross-country panel data between government size or social expenditure on the one hand, and trade and financial development indicators on the other. Across countries, deeper economic integration is associated with more intense government redistribution, but more developed financial markets weaken that relationship. Over time, controlling for country-specific effects, public social expenditure appears to be eroded by globalization trends where financial market development can more easily substitute for it.Financial markets, economic integration, government redistribution, panel data, globalization.

    Le situazioni contabili infrannuali per il monitoraggio degli indici di allerta della crisi d’impresa

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    Il D.L. 8 aprile 2020, n. 23 (c.d. Decreto Liquidità) dispone il rinvio dell’entrata in vigore del Codice della Crisi (CCII) al 1° settembre 2021, ivi compreso il nuovo sistema di allerta. Il maggior lasso temporale consente alle imprese ed ai professionisti coinvolti di ponderare alcuni riflessi correlati all’impianto contabile per la rilevazione degli indici. L’art. 24, comma 1, lett. c), del CCII sembrerebbe imporre alle società un assetto organizzativo, amministrativo e contabile in grado di elaborare trimestralmente delle situazioni infrannuali affinché possano essere riconosciute le misure premiali di cui all’art. 25 CCII. Di contro, la produzione di situazioni trimestrali perfettamente in linea con il dettato dell’OIC 30 sembrerebbe essere un onere eccessivo per la maggior parte delle imprese che costituiscono il tessuto economico nazionale e, peraltro, non rispetterebbe il principio della gradualità dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile con riferimento alla “natura e alle dimensioni dell’impresa”, ex art. 2086, comma 2, c.c. Attraverso l’analisi della normativa e dei principi e dei documenti contabili di riferimento è possibile proporre un approccio alla tematica che renda compatibile il sistema degli indicatori con un sostenibile adeguamento delle procedure contabili già in essere in tutte le imprese

    Gli indici di allerta della crisi al vaglio delle scelte in materia di bilancio

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    Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza è intervenuto in maniera innovativa nella disciplina della gestione dell’impresa e nelle attività di verifica degli organi di controllo, del revisore e della società di revisione. Con l’obiettivo di far emergere il più prontamente possibile i sintomi della crisi, si impongono nuovi obblighi di monitoraggio, che operano sia sul piano economico, sia su quello patrimoniale-finanziario. In questo ambito, le scelte degli amministratori in materia contabile assumono particolare rilievo, considerati i riflessi che possono derivarne sugli indicatori di allerta previsti dalla nuova disciplina

    Il Giuseppe Salvatore, pastorale : rappresentata li 17 maggio dell' anno 1761 nel Collegio de' preti cavaleri di Parabiago da' signori convittori del medesimo, alla presenza dell' Eminentissimo e Reverendissino sig. cardinale Giuseppe Pozzobonelli, arcivescovo di Milano ....

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    Signatures: A-D⁸ E¹⁰."In occasione, che facendo l'E.S. la visita pastorale di detto luogo, si è degnata onorare, felicitare, e benedire col suo ingresso e dimora il mentovato Collegio, nel quale dal prete Claudio Cavalero, direttore attuale dello stesso, fu disposto, con piena relazione e conformità alla visita pastorale, ed alla drammatica idea, il sacro-letterario apparato d'accoglimento, di cui se ne premette la descrizione coll' aggiunta, in fine d'altra descrizione dell' apparato, componimenti, ed altri segnali d'omaggio e festevoli dimostrazioni d'accoglimento disposte da Parabiago per la venuta, ingresso, e dimora dell' E.S.; alle quali anche fuori del Collegio ha unite le proprie lo stesso di lui direttore."Mode of access: Internet

    Un missionario siciliano in Barberia: vita, conti e scontri di don Giuseppe Giannola

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    L’attività missionaria di don Giuseppe Giannola, prete siciliano che fu vicario apostolico di Algeri dal 1689, è al centro di questo saggio, in quanto caso di studio originale per ricostruire un contesto mediterraneo fatto di connessioni, mediazioni e scontri; non solo tra due fedi nemiche, la cristiana e la musulmana, ma soprattutto tra le varie propaggini della Chiesa di Roma attive in terra berbera, afferenti a compagnie religiose distinte e attraversate da contrapposizioni tra gruppi nazionali rivali

    Antonio Morassi, Federizo Zeri e un falsario di disegni guardeschi: Giuseppe Latini alias "il prete romano" alias il Maestro del Ricciolo

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    L’archivio e fototeca Antonio Morassi presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università Ca’ Foscari di Venezia conserva alcuni fascicoli con fotografie e appunti riguardanti la falsificazione di opere guardesche. Al loro interno si trova un ampio dossier di immagini con disegni del Maestro del Ricciolo, oggi riconosciuto in Giuseppe Latini. Antonio Morassi, il massimo esperto dei Guardi nel XX secolo, conosceva il nome di Latini come falsario di dipinti, ma non lo aveva collegato ai disegni con le caratteristiche iscrizioni per lo più illeggibili che erano attestati anche nel suo archivio fotografico. Una informazione ricevuta da Federico Zeri, che attribuiva i disegni connotati dalle tipiche scritte con riccioli a un prete attivo a Roma, certifica le testimonianze raccolte in seguito da Lino Moretti, che ricorda come i disegni di Latini fossero anche definiti nell’ambiente antiquario “Canaletto del prete”. Morassi utilizzò nei suoi appunti l’alias “prete romano” ma diffidando dell’informazione avuta da Zeri, che doveva conoscere il falsario, restauratore in via Margutta a Roma, rubricò i suoi fogli riconoscendoli come generiche falsificazioni moderne. Questo avveniva mentre altri studiosi, musei e istituzioni commisero spesso l’errore di considerarli – e acquisirli – come opere di Francesco Guardi o di un artista settecentesco veneziano

    Incontenibili : nuove avanguardie e gallerie d'arte nel panorama italiano e francese degli anni Sessanta

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    La presente ricerca propone un’analisi del contesto artistico italiano e francese degli anni Sessanta in cui si sono sviluppate le correnti neoavanguardia (dal Nouveau Réalisme alla Pop Art, dalle ricerche cinetiche e programmate agli sviluppi concettuali, dall’Arte Povera alle esperienze multimediali e alla pratica dell’happening), con particolare riferimento all’attività espositiva delle gallerie private che in questo decennio si dimostrano i luoghi più adatti per accogliere le sperimentazioni e dare voce all’aspetto performativo delle nuove operazioni artistiche. L'analisi è strutturata in tre parti fondamentali: la prima è dedicata all’attività espositiva degli spazi privati nei maggiori centri italiani (Venezia, Roma, Milano, Torino, Genova, Bologna) e alle iniziative legate alla produzione delle neoavanguardie; la seconda riguarda la vicenda del Nouveau Réalisme e i rapporti che si instaurano tra la scena artistica francese e quella italiana, ricostruiti attraverso il profilo delle gallerie parigine maggiormente impegnate nel sostegno e nella promozione dei membri del gruppo; la terza riflette infine sulla trasformazione della tradizionale idea di “oggetto” artistico, che nel corso del decennio modifica in modo significativo tanto le modalità di percezione da parte del pubblico quanto il rapporto dell'opera con lo spazio, portando ad una crisi della stessa sede espositiva.The following research offers an analysis of the artistic context in Italy and France during the sixties, when important neo-avant-garde trends developed (from Nouveau Réalisme to Pop Art, from Kinetic to Conceptual Art, from Poor Art to multimedia experiences and Happening). In this decade, the private galleries turn out to be the most appropriate and suitable places to host the new artistic experimentations and performances. The research is divided into three parts: the first one is about the private exhibition spaces of some of the most important Italian cities (Venice, Rome, Milan, Turin, Genoa, Bologna) and all the initiatives related to the production of the neo-avant-garde; the second part concerns the history of the Nouveau Réalisme and the relationships developed between France and Italy, recreated throughout the profile of the Parisian galleries more committed for supporting and promoting the members of the group; the third part is focused on the transformation of the traditional idea of artistic "object" in the course of the decade, that significantly changes both the way the public perceives the artwork and the relation between the artwork and the space, leading to a crisis of the gallery and the exposition space

    La “singolare amicizia” tra la beghina e il prete Inversione di ruoli tra Romana Guarnieri e Giuseppe De Luca

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    La recensione concentra il proprio focus sulla figura di Giuseppe De Luca, alla luce di due contributi. Il primo «Tra le stelle e il profondo». Carteggio tra Giuseppe De Luca e Romana Guarnieri 1938- 1945, a cura di V. Roghi (Morcelliana, 2010); il secondo, a cura di Luisa Mangoni, "In partibus infidelium". Don Giuseppe De Luca: il mondo cattolico e la cultura italiana del Novecento, (Einaudi, 1989). La pubblicazione di una parte del carteggio tra De Luca e la Guarnieri evidenzia i caratteri di una figura complessa e ricca di sfaccettature, emblema di un periodo storico e di una profonda e articolata sensibilità cristiana. Lo scambio tra loro, fatto di affondi teologici, esistenziali e psicologici e progetti comuni, produrrà molti frutti intellettuali, teologici e pratici, come la fondazione delle edizioni di «Storia e Letteratura», concepita non solo come una vera impresa spirituale e culturale

    Don Giuseppe De Luca tra Croce e Papini. A proposito di un recente carteggio

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    La pubblicazione del carteggio tra don Giuseppe De Luca e Benedetto Croce per le delucane Edizioni di Storia e Letteratura ha fornito un importante contributo alla riflessione storica relativa ai rapporti tra mondo laico e mondo cattolico in Italia tra anni Venti e Quaranta del Novecento. Quella che emerge è soprattutto la lettura che ne diede il «prete romano», per intendere la quale occorre però fare anche ricorso, oltre che ai suoi scritti, agli epistolari coevi del sacerdote e in particolare allo scambio intrattenuto per circa trent’anni con lo scrittore Giovanni Papini. Emergono così le ragioni per le quali De Luca considerò complementari due protagonisti della cultura italiana antitetici e in profondo dissidio tra loro. Dietro questo atteggiamento stava l’ammirazione del sacerdote per entrambi, ma anche il suo duplice progetto di emulare l’azione culturale di Croce per elevare il livello degli studi religiosi e avviare un dialogo costruttivo tra cultura laica e cattolica. Il carteggio dimostra quanto in realtà questo dialogo fosse difficile, anche quando condotto sul piano elevato degli studi eruditi.The publication of the correspondence between Rev. Giuseppe De Luca and the philosopher Benedetto Croce has contributed significantly to the historical appraisal of the relationship between secular and catholic circles in Italy from the '20s to the '40s. The main thread lies in the views of the "roman priest", that can be fully understood by making reference not only to his writings but also to the parallel correspondence entertained for about thirty years with author Giovanni Papini. Thus the reasons emerge why De Luca could consider as complementary two figures in the Italian culture of the time that were otherwise incompatible and deeply opposed to one another. Not only did De Luca admire both but he aimed at the twin goals of emulating Croce's cultural action in order to raise the standards of religious studies and launching a constructive dialogue between catholic and secular cultures. The correspondence shows however how difficult such a dialogue would be, even when limited to scholarly studies
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