271 research outputs found

    A' l'ombre de Pouillon

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    Edition francaise du livre italien publié avec meme titre chez "letteraventidue" Editeur Syracuse 2016 Une analyse du travail de Fernand Pouillon (1912-1986) mettant en avant son rôle dans l'architecture contemporaine et l'évolution du métier depuis les années 1980. A l'ombre de Pouillon propose un voyage dans l'oeuvre française et algérienne de Fernand Pouillon et "tente de résumer le destin de son oeuvre de 1986 à nos jours, et son rôle dans l'architecture contemporaine". Ainsi G. Barazzetta, architecte italien praticien et enseignant, éclaircit le retentissement que l'architecture romaine de la Provence a pu exercer sur l'art de F. Pouillon. Il met en évidence que cette influence est de plusieurs natures : le caractère monumental certes mais aussi l'exemple d'Arles où ce sont l'habitat et la ville qui ont exercé leur emprise sur le monument ; également le lien indéfectible de cette architecture entre ses matériaux, ses formes et ses méthodes de construction, un credo de F. Pouillon. G. Barazzetta rappelle les livres du XVIe au XVIIIe siècle qui ont prolongé l'influence monumentale romaine - des livres familiers pour F. Pouillon - jusque pour lui-même le rôle d'Aldo Rossi dans cette prise de conscience. Sans s'y attarder, l'auteur situe les réalisations plus qu'il ne les décrit. Il questionne la réussite exceptionnelle et durable de l'oeuvre et sa capacité à créer la ville, qu'il attribue à la synthèse de l'unité essentielle des trois esprits : urbaniste, architecte et constructeur. Est-ce le fait de sa culture italienne ? Tout comme la Biennale de Venise l'avait fait en 1982, Giulio Barazzetta attribue à l'oeuvre algérienne de la seconde période les qualités qu'elle mérite, en restituant une part des choix intellectuels et culturels de F. Pouillon pour réaliser une oeuvre qui reste de premier plan. En commentant ses recueils de relevés, l'auteur met le doigt sur la principale activité didactique de F. Pouillon, trop ignorée jusqu'à ce jour. Le petit ouvrage s'achève sur le chapitre "ce que j'ai appris" en quatre points que F. Pouillon n'aurait certainement pas renié

    Bruno Morassutti 1920-2008. Opere e progetti

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    Il volume pubblicato alla fine del 2009, curato da Giulio Barazzetta e Roberto Dulio raccoglie diversi studi su aspetti dell'opera di Morassutti di Giulio Barazzetta, R.Dulio, N.Agazzi, C.Camponogara, E.Demartini, F.Ferrari, A.Filieri, R.Martinis, S.Poli, A.Rossari, F.Scullica raccolti durante l’ordinamento dell’archivio dei testi, immagini e disegni delle sue architetture. I saggi interpretativi forniscono per la prima volta un profilo completo di Bruno Morassutti, della sua attività di architetto e della sua personalità, inquadrandone l’opera all’interno della cultura architettonica italiana della seconda metà del novecento. Un ricco apparato iconografico, in larga parte inedito, assieme al regesto delle opere e la bibliografia ne illustrano l’opera architettonica, dalla formazione fino agli ultimi lavori portati a compimento. La figura e l'opera di Morassutti ha acquisito negli ultimi anni un meritato rilievo critico, imponendosi all'attenzione della cultura architettonica contemporanea. Nato a Padova (1920), Morassutti si laurea all'Istituto Universitario di Architettura di Venezia (1946), recandosi per un anno nella comunità studio organizzata da Frank Lloyd Wright a Taliesin (1949-50). Di ritorno dall'esperienza americana, dopo una breve collaborazione con Carlo Scarpa, l'architetto padovano tempera le influenze wrightiane in un autonomo percorso di ricerca. Si trasferisce a Milano per lavorare allo studio Bbpr, dove conosce Angelo Mangiarotti, col quale si associa per alcuni anni (1954-63). Prendono corpo in questo periodo alcuni degli edifici più noti, come la chiesa di Baranzate, l'edificio per appartamenti in via Gavirate e quello in via Quadronno a Milano, tutti con lo strutturista Aldo Favini. Nel 1967 si associa agli architetti Giovanna Gussoni, Mario Memoli e Maria Gabriella Benevento, coi quali mette a punto lo straordinario complesso Ibm a Novedrate (1970-74), oltre a numerosi progetti sull'utilizzo di sistemi costruttivi prefabbricati e infine progetti di concorso a scala urbana e di sistemazione di spazi pubblici, come la Darsena di porta Ticinese a Milano (2004

    la Diocesi di Milano e le nuove chiese 1954_2014, atti del convegno, 4 novembre 2014

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    La costruzione di nuove chiese è tema forte e operazione delicata allo stesso tempo. Questo libro raccoglie alcune esperienze compiute nella diocesi di Milano dal secondo dopoguerra a oggi. La prima parte contiene saggi storico-critici che vanno a indagare gli aspetti della riforma introdotta dal Concilio Vaticano II, il non sempre facile o immediato rapporto arte-artisti-Chiesa, la vorticosa attività di costruzione di nuove chiese negli anni Sessanta, guidata dalla visione chiara e decisa di figure quali Giovanni Battista Montini ed Enrico Mattei. La seconda parte fa emergere le esperienze professionali di alcuni architetti contemporanei che si sono confrontati con la costruzione di una chiesa negli ultimi dieci anni nel territorio diocesano. Percorsi a confronto su cui riflettere. Testi di Giulio Barazzetta, Goffredo Boselli, Valeria Bottelli, Luca Bressan, Marco Contini, Maria Antonietta Crippa, Mauro Galantino, Piero Marini, Michele Reginaldi, Francesco Tedeschi. http://www.itl-libri.com/rassegna-stampa/la-diocesi-di-milano-e-le-nuove-chiese

    Fernand Pouillon. Costruzione, città, paesaggio. Viaggio in Italia

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    Questo volume raccoglie gli esiti del primo “tour” della mostra Fernand Pouillon. Costruzione, città, paesaggio, inaugurata a Napoli nell’aprile del 2018. L’obiettivo è rendere conto dei successivi sviluppi e arricchimenti che hanno caratterizzato l’iter della mostra attraverso le differenti tappe che si sono susseguite in questo anno. I contributi iniziali dei promotori e i materiali che costituiscono la prima edizione della mostra sono riproposti qui insieme agli interventi di coloro che ne hanno curato l’allestimento e la presentazione nelle tappe successive: Bari, Firenze, Milano, Venezia, Cesena, Roma. Fin dalle prime discussioni che hanno segnato l’inizio di questo percorso, l’idea di rendere la mostra itinerante si è affermata subito come strumento essenziale di dialogo e interazione, innanzitutto tra le due sedi universitarie di Napoli e Milano e l’“Association Les Pierres Sauvages de Belcastel” di Tolosa. La presentazione del volume All’ombra di Pouillon, di Giulio Barazzetta, all’Istitut français di Napoli, alla presenza di Catherine Sayen – che l’ha pubblicato e tradotto in francese con Francesca Patrono – è stata l’occasione dell’incontro decisivo con Renato Capozzi e Federica Visconti. Il libro di Giulio Barazzetta fissa le premesse del punto di osservazione scelto. I documenti di archivio dell’associazione Les Pierres Sauvages de Belcastel, hanno costituito il supporto fondamentale per il corpus stesso della mostra, sia per quanto riguarda l’apparato fotografico – foto d’epoca dei progetti appena terminati, foto di cantiere – sia per quanto riguarda i documenti planimetrici provenienti essenzialmente dalle differenti autorizzazioni urbanistiche (permessi di costruire), di volta in volta messi a confronto per la descrizione grafica più opportuna. La realizzazione di un “kit” da far viaggiare con la mostra per conferire un linguaggio comune ai differenti approfondimenti operati nelle varie sedi, ha dimostrato pienamente la sua efficacia incrementando il materiale di studio (due nuovi progetti importanti sono stati analizzati: il Vieux Port di Marsiglia e quello di Bastia) con nuovi pannelli e nuovi modelli. Così come in un progetto di architettura non c’è soddisfazione più grande che la constatazione dell’appropriazione degli utilizzatori cui il progetto è rivolto, allo stesso modo, la speranza di questa mostra è che possa essere incrementata attraverso l’adesione di nuove sedi che vorranno cimentarsi nello studio e nell’approfondimento di quella che resta ancora una straordinaria opera da riscoprire

    Aldo Favini. Architettura e ingegneria in opera

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    Il volume, con la presentazione di Giulio Ballio, raccoglie i contributi sui temi di architettura, costruzione e ingegneria di Massimo Fortis, Angelo Torricelli, Chiara Molina, e un saggio dello stesso autore dal titolo “per Aldo Favini”. Seguono nelle pagine di teso disegni e fotografie, 30 schede delle opere compilate dallo stesso Barazzetta, infine un regesto e una bibliografia di Sara Biffi. “Aldo Favini, architettura e ingegneria in opera” accompagna il primo ordinamento dell’archivio, ora presso il Politecnico, e ha aperto gli studi sulla figura di questo ingegnere, allievo di Gustavo Colonnetti fra i pionieri del precompresso nell’Italia del dopoguerra Italia, che ha operato a Milano fino agli anni novanta, come professionista e tecnico d’impresa, autore di brevetti famosi e numerose opere, anche in collaborazione con architetti di vaglia come Muzio, Romano, Rosselli, Mangiarotti e Morassutti, Portoghesi e altri. Il volume ha accompagnato la mostra itinerante che nel 2004-2005 è stata anche nei luoghi della scuola italiana in Svizzera durante il triennio 1943-1945, a Losanna e Winterthur, dove Favini ha insegnato e condotto ricerche sulla struttura e la costruzione

    Medaglia d’Oro all’Architettura Italiana – VI Edizione - Menzione d'Onore sezione Riconversione e Restauro conferita a Giulio Barazzetta e SBG Architetti per progetto, direzione lavori e direzione artistica del Restauro della Chiesa di Nostra Signora della Misericordia, Baranzate, Milano, 2006-2015.

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    Il restauro della chiesa di Nostra Signora della Misericordia di Baranzate si è proposto di ristabilirne l’aspetto originale, adeguandolo a esigenze e comfort richiesti, in riferimento l’edificio inaugurato nel 1958. Questo progetto è la riscrittura della stessa opera da parte degli autori affiancati da progettisti da loro stessi scelti: una condizione molto particolare del restauro che propone una ridefinizione del termine stesso. Ciò che resta della materia dell’edificio originario oggi, costituisce il filo imprescindibile da ripercorrere in questo lavoro, con la sua iconografia testimoniata dagli archivi di Mangiarotti, Morassutti e Favini, straordinariamente documentata da Giorgio Casali. Presiede questo dialogo il diaframma fra interno ed esterno. La facciata, gli strati interposti fra pavimentazioni e struttura preesistente o terreno, sono gli unici luoghi possibili di nuovi elementi costruttivi e installazioni. Nello spazio ricavato nel limite, negli strati della materia, si situa lo scarto fra vecchio e nuovo. Al di fuori della materia si è ri-proposta la percezione di questa architettura il più possibile simile a quella originaria. È questa un’interpretazione del restauro che investiga la differenza fra vero e verosimile, che risiede nella materia della costruzione.The renovation of the Church of Our Mother of Mercy in Baranzate, Milan, aimed to restore its original aspect, adjusting it to the current comfort requirements of the building inaugurated in 1958. This project is the rewriting of the same work, carried out by authors assisted by designers they selected themselves: a very peculiar aspect of the renovations, which sets forth a redefinition of the very term. What remains of the original building material now represents the fundamental path to be followed, with its iconography testified by the archives of Mangiarotti, Morassutti and Favini, extraordinarily documented by Giorgio Casali. This dialogue is overseen by a diaphragm between indoors and outdoors. The facade and the strata lying between the floor and the pre-existing structure or the ground are the only spots where to fit new constructive elements and installations. In the space obtained in the bounds, amid the strata of matter, lies the gap between old and new. Aside from the matter, the goal here was for the public to perceive this piece of architecture almost as if it were the original one. This interpretation of renovation focuses on the difference between real and plausible, which is to be seen in the construction material
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