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Il dovere di riservatezza dei dipendenti delle organizzazioni internazionali
Nonostante le differenze strutturali e normative che caratterizzano le singole organizzazioni internazionali, la dottrina odierna è unanime nell’affermare la capacità di ciascuna di creare un proprio ordinamento giuridico interno. Il rapporto di impiego nell’ambito di tali organizzazioni replica in modo evidente molte caratteristiche tipiche del rapporto di impiego nell’ambito statale e, sebbene manchi una disciplina uniforme dell’impiego internazionale e ciascuna organizzazione internazionale vanti assoluta autonomia giuridica ed amministrativa, è tuttavia possibile individuare alcuni obblighi e diritti dei funzionari presenti, in modo sostanzialmente omogeneo, nella maggior parte delle organizzazioni. Il paper analizza brevemente, in termini generali, i diritti e i doveri dei funzionari nazionali e internazionali, facendo riferimento agli “Standards of Conducts for the International Civil Service” ed esaminando le normative interne dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (acronimo ILO in inglese) e del World Bank Group (WBG), mettendo in evidenza, in particolare, l’evoluzione che ha caratterizzato il dovere di riservatezza gravante sui dipendenti pubblici, sia a livello nazionale che internazionale. Infatti, a fronte della drastica inversione di tendenza che ha caratterizzato gli ordinamenti degli Stati democratici, il dovere di riservatezza è stato sicuramente riformulato in termini più restrittivi, ma sopravvive e continua a giocare un ruolo importante. Non sembra, perciò, irragionevole affermare che, da un lato, in ragione della sostanziale affinità tra le previsioni normative in tema di dovere di riservatezza, questo possa essere qualificato come un principio generale. Ciò che, invece, rappresenta un importante punto di distinzione tra gli ordinamenti nazionali e internazionali è la ratio che muove i vari legislatori nel disciplinare tale dovere
Il difficile equilibrio tra attività economica e tutela dell’ambiente salubre: suggerimenti per sciogliere un nodo gordiano
Lo sviluppo sostenibile, concepito come l’equilibrio tra esigenze economiche, protezione ambientale e giustizia sociale, può essere considerato un autentico "nodo gordiano" nel contesto giuridico e politico attuale. Questo modello di sviluppo implica non solo l’esigenza di soddisfare i bisogni del presente senza compromettere le risorse delle generazioni future, ma anche quella di gestire in modo equilibrato tre dimensioni interconnesse: crescita economica, tutela ambientale e benessere sociale. La sfida cruciale per le politiche pubbliche, dunque, è quella di armonizzare questi elementi complessi.
La recente sentenza della Corte di Giustizia del 25 giugno 2024 sulla causa C-626/22, riguardante l'Ilva, affronta tre questioni fondamentali che illustrano chiaramente le difficoltà nel bilanciare questi interessi e segna un passaggio significativo per l’evoluzione del diritto ambientale sia in Italia sia in tutta l’Unione Europea
L'iniziativa "Capitali Europee della Cultura": aspetti sostanziali e profili critici
The paper analyzes the substantial aspects and critical profiles of the “European Capitals of Culture” initiative, examining the theme of promoting culture at European level and the problems connected with the management and organization of the event-year at national level. The reflection on the theme is developed through an analytical path that postulates the assimilation of the “European Capitals of Culture” initiative to the “Major Events” [legislation]. Noting the absence of a discipline, the paper attempts to highlight the pros and cons associated with the introduction into the Italian regulatory system of any special discipline on the subject, intended to offset a European and national regulatory landscape that is severely lacking
L’interesse pubblico tra politica e amministrazione: il caso dell’obbligo vaccinale durante la pandemia
This paper analyses two rulings, one – sentenza no. 7045/2021 – pronounced by the Consiglio di Stato (the highest Administrative Court in Italy) and one – ordinanza no. 38/2022 – pronounced by the Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana (the Administrative Justice Court for the Sicilian Region), comparing the argumentative technique used by the two courts in the context of the rapidly evolving regulatory framework of the vaccination mandate. The starting point of the investigation is the reconstruction of the vaccination mandate as an expression of the principle of solidarity, intimately connected to a vision of the rule of law as an essential legal ideal to guarantee human dignity. Subsequently, the focus shifts to the centrality of the role of administrative judges in the protection of public interests and the need to move from a lucid and impartial identification of the legally relevant characteristics of a factual situation in order to properly exercise the judicial function. These considerations are key in analysing the two rulings: the sentenza no. 7045/2021 of the Consiglio di Stato, in fact, aligns with the precedents of the Corte Costituzionale (Constitutional Court) and follows a reasoning strongly based on the scientific reality of the pandemic, recognising the need for flexibility in public action when prioritizing the protection of public health; conversely, the ordinanza no. 38/2022 of the Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana appears to evaluate the facts in a partisan way, even going as far as extending its reach beyond its judicial authority on a matter that should instead be under the jurisdiction of the Corte Costituzionale
Partecipazione pubblica e promozione dello sviluppo sostenibile: il caso emblematico della disciplina delle materie prime critiche
Nell’attuale contesto giuridico, caratterizzato da una grande attenzione alle questioni di tutela ambientale e di corretta gestione del territorio e delle risorse naturali, la partecipazione pubblica attiva è cruciale non solo per legittimare le decisioni pianificatorie, ma anche per garantire che queste siano orientate verso il benessere collettivo. Il nuovo regolamento europeo UE 2024/1252, c.d. Critical Raw Materials Act si distingue, tra le normative di recente adozione che si inseriscono nell’ambito della disciplina sullo sviluppo sostenibile in Europa, per il suo potenziale impatto sul futuro dell’economia e, per alcuni aspetti, sulla tutela ambientale. L’analisi di questo regolamento si ricollega, dunque, in una più ampia riflessione sul ruolo della pianificazione e programmazione amministrativa come strumenti chiave per attuare concretamente la visione strategica del Green Deal europeo.In the current legal framework, characterized by a strong focus on environmental protection and the proper management of land and natural resources, active public participation is crucial not only to legitimize planning decisions but also to ensure that they are directed toward the collective well-being. Among the recent regulations adopted in Europe, the new European Regulation (EU) 2024/1252, also known as the “Critical Raw Materials Act”, stands out due to its potential impact on the future of the economy and, in some respects, on environmental protection. The analysis of this contributes to the broader discussion on the role of planning and administrative programming as essential tools for implementing the strategic vision of the European Green Deal
Il delicato equilibrio tra la tutela dell'ambiente e la promozione delle attività economiche nella pianificazione dello spazio marino
L’ambiente marino è costantemente esposto a molteplici pressioni per effetto delle attività umane in mare e a terra, dunque, è senza dubbio uno degli esempi più evidenti della complessità insita nella ricerca di un equilibrio tra le istanze della tutela dell’ambiente e quelle della pianificazione territoriale. La tutela dell’ambiente marino, infatti, richiede una gestione accurata dello spazio marittimo e costiero per garantire che l’utilizzo delle risorse disponibili sia compatibile con la preservazione degli ecosistemi e con le esigenze delle future generazioni. La strategia normativa posta in essere dal legislatore negli ultimi decenni non è riuscita, tuttavia, a migliorare concretamente la situazione del delicatissimo ambiente costiero, che risulta anzi peggiorata per effetto delle logiche di sfruttamento economico. Come emerge dalla pratica, infatti, a fronte di un’affermazione formale dell’esigenza di effettuare un bilanciamento ponderato delle contrapposte esigenze di sfruttamento e di protezione, e di un continuo richiamo al principio dello sviluppo sostenibile, la disciplina appare evidentemente sbilanciata nel favorire prioritariamente le istanze economiche. In questo contesto, la recente riforma costituzionale degli articoli 9 e 41 può rappresentare l’occasione per riequilibrare effettivamente il rapporto tra i contrapposti interessi e fare in modo che, nella strategia di pianificazione e programmazione legislativa ed amministrativa, la tutela dell’ambiente abbia il giusto autonomo rilievo.The marine environment is constantly subjected to multiple strain factors due to human activities at sea and on land, therefore, it is undoubtedly one of the clearest examples of the complexities linked to finding a balance between the needs of environmental protection and those of territorial planning. Indeed, the protection of the marine environment requires careful management of the maritime and coastal space to ensure that the use of available resources is compatible with the preservation of the ecosystems and with the needs of future generations. However, the regulatory strategy of the Italian legislator in recent decades has failed to concretely improve the situation of the extremely delicate coastal environment, which has worsened due to economic exploitation. Moreover, an analysis of the actual practices shows that despite the formal affirmation of the need to carry out a careful balancing of the opposing needs of exploitation and protection, and a continuous reference to the principle of sustainable development, the current discipline appears evidently unbalanced, favouring primarily economic actors. In this context, the recent constitutional reform of articles 9 and 41 may represent an opportunity to effectively rebalance the relationship between such opposing interests and ensure that environmental protection has a proper prominence in the legislative and administrative planning and programming strategy
Amaya, A., Michelon, C. (eds.) (2020), The faces of virtue in law. Routledge
The book, edited by Amalia Amaya and Claudio Michelon, brings together the most significant voices of the Aretaic theory to operate an interesting reconstruction of new topics in the field of philosophy of law which are typically overlooked by traditional legal theory. This approach allows the exploration of new interpretative lines that may suggest further developments for the theory of virtue. Reading this book could therefore be a valid and interesting tool for all those who study the legal decision-making process from a philosophical perspective, but also for all jurists who deal, in a broader sense, with the legal practice
La pubblica amministrazione e l’etica delle istituzioni pubbliche: la questione dei codici di comportamento
Public employees are bound to comply with specific duties and rules of conduct that broaden their sphere of esponsibility compared to that of ordinary citizens. The ethics of public institutions is crucial for the development and interpretation of the duties and behaviours established by the code of conduct. Accordingly, it is interesting to explore the possibility of enhancing the moral characteristics of the subjects called to perform a public function considering the Aretaic theory. In the Italian context this theory appears decidedly in line with both the constitutional provision that identifies law as a social practice and the ideal of the rule of law. A key element of the Aretaic theory is the willingness of the individual to comply with the ethical standards, however that is not always the case, and this refusal cannot be tolerated by the legal system. Therefore, the challenge of applying the Aretaic theory lies in reconciling this approach with the necessity to sanction employees’ violations. The nudge regulation could be the right tool to prod citizens towards implementing behaviour aimed at increasing their own well-being and that of the community without imposing sanctions. Nevertheless, many doubts have been raised about this solution too
I sistemi di giustizia interna delle Organizzazioni Internazionali: profili amministrativi
Gli ordinamenti interni delle Organizzazioni Internazionali, che ne regolano la struttura ed il funzionamento in modo autonomo ed indipendente, sono certamente meno completi rispetto agli ordinamenti interni nazionali, ma sono caratterizzati anch’essi da istituzioni ed apparati burocratici complessi votati al perseguimento dei fini pubblici individuati dal trattato costitutivo.
Gli ordinamenti delle Organizzazioni Internazionali hanno caratteristiche particolari che, per essere interpretate, richiedono metodologie e strumenti di analisi specifici, nonché categorie giuridiche nuove (o reinterpretate alla luce delle peculiarità del contesto internazionale), e ciò indubbiamente rende difficile operare una piena assimilazione tra questi ordinamenti e gli ordinamenti interni degli Stati; tuttavia, è altrettanto vero che le Organizzazioni Internazionali sono quotidianamente chiamate ad affrontare anche sfide del tutto analoghe a quelle che tipicamente caratterizzano le pubbliche amministrazioni statali, ad esempio per quanto riguarda la gestione delle risorse umane e la risoluzione delle relative controversie.
Sotto questo profilo, infatti, proprio come avviene negli ordinamenti statali, le amministrazioni interne delle Organizzazioni Internazionali esercitano un potere propriamente autoritativo e dunque adottano atti che hanno un effetto diretto e unilaterale nella sfera giuridica dei soggetti che prestano la propria attività lavorativa per le Organizzazioni Internazionali. A fronte di questo potere, dunque, le Organizzazioni Internazionali sono tenute ad offrire adeguata garanzia alle posizioni giuridiche degli staff member, i quali sono indubbiamente la parte più debole nella relazione giuridica che regola l’impiego pubblico internazionale; le Organizzazioni Internazionali, in altri termini, sono obbligate (pena la perdita della propria immunità in sede giurisdizionale nazionale), a predisporre meccanismi in grado di salvaguardare tutti quei diritti che sono generalmente riconosciuti ai singoli per difendersi dall’uso improprio del potere autoritativo da parte delle amministrazioni secondo le tradizioni giuridiche statali.
Delineato in questi termini, il diritto interno delle Organizzazioni Internazionali si presenta come uno spazio giuridico nuovo che, attraverso gli strumenti concettuali del diritto amministrativo, può essere compreso in modo più nitido rispetto a quanto non si possa ottenere utilizzando esclusivamente le categorie del diritto internazionale. I principi e le categorie del diritto amministrativo, invero, sono caratterizzati da un grado di universalità che li rende adattabili anche a contesti diversi da quelli statali, persino se fortemente differenziati dal punto di vista strutturale e funzionale.
Ebbene, ciò che questo studio ha cercato di evidenziare è, appunto, la rilevanza dei principi e delle categorie del diritto amministrativo, individuati in una prospettiva sia de iure condito sia de iure condendo, nell’analisi della realtà pratica del contesto internazionale, del complesso panorama normativo interno delle Organizzazioni Internazionali, del loro assetto organizzativo interno e dei rapporti che si possono instaurare tra le Organizzazioni Internazionali e i funzionari internazionali
Spunti critici sull’aggiornamento della normativa europea in tema di qualità dell’aria
This paper aims at presenting an argument in favour of the need for a prompt update of the European legislation on air quality, by taking its cue from the current situation in Italy.
The paper starts by providing a definition of outdoor air pollution and by referring to the most influential Italian scientific studies on the main health risks connected.
The perspective then shifts to the analysis of the relevant legislation at both European and national level in an attempt to systematically recompose the complex framework of plans and regulations adopted for the containment and prevention of outdoor pollution.
In this framework, the analysis of the three infringement procedures opened against Italy by the European Commission, two of which have already resulted in a condemnation for Italy by the European Court of Justice, is used to further argue the pressing need for a revision of European and national policies.
Accordingly, the final considerations remark on the need to adopt innovative legislation, which allows the Union to promote a radical change of approach to environmental protection, especially in light of the recent positions expressed through the relevant soft law documents including: the new 2021 WHO guidelines on air quality, the recommendations of the European Parliament for updating the air quality directives of 2008 and 2004, and the plans and programs of the European Union developed as part of the European Green Deal and the 2030 Agenda
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