556 research outputs found

    Il riallestimento della manica sinistra e delle sale cinquecentesche del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia

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    Progetto redatto in virtù’ dell’accordo di collaborazione tra il DiAP - Dipartimento di Architettura e Progetto dell’Universita’ degli Studi di Roma ‘Sapienza’ ed il MNETRU - Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia di Roma. Responsabile Scientifico DIAP prof. Andrea Grimaldi; Responsabile Scientificio MENTRU Direttore dott. Valentino Nizzo. Il progetto fa parte degli approfondimenti progettuali condotti nell’ambito della Ricerca di Ateneo Sapienza “ll museo che cambia. Il ruolo dell'istituzione culturale quale luogo di conoscenze esperite, tra spazio fisico e spazio virtuale. Il caso del Museo Nazionale di Villa Giulia” e prefigura un nuovo scenario spaziale per l'allestimento museografico della manica sinistra e delle sale cinquecentesche del Museo, coniugando il dato qualitativo dello spazio fisico con i contributi comunicativi che possono essere raggiunti dai nuovi sistemi di realtà aumentata, sempre più presenti all'interno dei musei contemporanei

    Introduzione al volume. Il museo che cambia. Il caso studio del Museo Nazionale Etrusco di VILLA GIULIA

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    Lo scritto presenta il lungo lavoro di ricerca scientifica e progettuale condotto dal gruppo del prof. Grimaldi nel periodo di direzione del Museo nazionale etrusco di VILLA GIULIA del prof. Valentino Nizzo che ha portato a sviluppare una serie di scenari innovativi per gli spazi facenti parte del museo

    Nuovi musei in vecchi contenitori. Trasformazione della Conceria Riganti - Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia - Villa Poniatowski

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    L'intervento presenta le ipotesi meta-progettuali in progress e gli approfondimenti teorico-metodologici sviluppati nell'ambito del progetto di ricerca finanziato con il supporto del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, relativo alla rifunzionalizzazione delle ex Concerie Riganti, spazio annesso alla Villa Poniatowski, secondo polo museale della struttura. Il progetto di ricerca è sviluppato all'interno del Dipartimento di Architettura e Progetto di "Sapienza" dal team di lavoro guidato dal responsabile scientifico prof.Andrea Grimaldi. L'intervento è stato presentato nell'ambito della prima giornata di Convegno, nella Sezione 2 "Architettura e allestimenti"

    Per una idea di museo multipolare: la "grande" Villa Giulia

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    Nella storia dell’architettura europea, e italiana in particolare, l’approccio al tema del riuso del patrimonio edilizio esistente è sempre stato oggetto di esiti progettuali significativi. Se per secoli la questione della modificazione dell’esistente è stata al centro dell’evoluzione urbana delle nostre città, nel corso dell’ultimo secolo l’accelerazione indotta dalle nuove tecniche di costruzione ha spinto verso una sorta di radicalizzazione delle modalità di risoluzione delle questioni, con, da un lato, l’emergere di un approccio totalmente conservativo, quando all’organismo edilizio si riconosceva un significativo portato valoriale, e, dall’altro, quello sostitutivo quando non si riscontravano evidenti attributi qualitativi. Oggi la cultura architettonica internazionale guarda con maggiore attenzione a tutto il costruito, recuperando la vecchia via della trasformazione – in alcuni casi anche radicale – degli organismi edilizi, ma in una logica di riciclo non soltanto materiale delle strutture, quanto soprattutto spaziale. Quello che architetti come i francesi Lacaton & Vassal o Flores & Pratz ci mostrano con il loro lavoro è che occorre tornare a prestare attenzione a quello che già c’è, per cercare di cogliere nell’esistente quelle che potremmo definire come le potenzialità intrinseche ai manufatti edilizi. In quest’ottica il progetto di architettura viene a caricarsi di valenze significanti che traguardano il mero dato della pura percezione della forma esteriore, sostanziandosi come quel processo che pone in equilibrio forme antiche e nuove esigenze d’uso attraverso la capacità del progettista di attribuire nuovi significati e nuovi valori a ciò che già esiste e che non deve essere considerato uno scarto ma può invece fungere da innesco per processi di risignificazione sia di materiali sia di spazi, in una logica di riciclo proattivo adattivo. È quella che abbiamo definito come la “terza via” del progetto di riuso. Il saggio presenta con grafici viste e testi di commento a queste ultime il progetto di recupero delle ex concerie Riganti facenti parte del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia proposto quale esempio di “riuso adattivo”

    La “macchina del tempio”. Allestimento multimediale del tempio di Alatri nei giardini del Museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma

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    Il progetto è l’esito dell’approfondimento esecutivo di uno dei casi studio individuati all’interno di una ricerca universitaria dal titolo “Il museo che cambia. Il ruolo dell'istituzione culturale quale luogo di conoscenze esperite, tra spazio fisico e spazio virtuale. Il caso del Museo Nazionale di Villa Giulia”. Affronta il recupero e la messa in valore di un vecchio dispositivo museografico, uno dei primi esempi di archeologia ricostruttiva in Italia, il cosiddetto tempio di Alatri, edificio edificato nei giardini di Villa Giulia sulla base degli studi dell’archeologo Felice Barnabei, fondatore alla fine del XIX° secolo del Museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, che giaceva in uno stato di semi abbandono all’interno degli spazi aperti del museo. Su ideazione museologica del direttore del Museo, Valentino Nizzo, il gruppo di ricerca ha tradotto in termini museografici l’idea di recuperare e valorizzare la struttura ripensandone l’interno come “macchina del tempo”, che in un gioco di parole diviene “macchina del tempio”, sorta di dispositivo spazio-temporale capace di riavvolgere il nastro della storia e portare i visitatori a vivere la sensazione di volare sulle antiche città dell’Etruria di cui il sistema di comunicazione multimediale di tipo “immersivo” racconterà la storia. Il progetto ha sviluppato tutto il sistema museografico-allestitivo riconfigurando la fodera interna dello spazio e il sistema di accesso all’ambiente, coordinando gli interventi architettonici con quelli impiantistici, così importanti per questo tipo di progettazione

    Lampedusa. Una storia mediterranea. Racconto radiofonico

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    Azione pilota di drammaturgia radiofonica basata sulla traduzione italiana del romanzo di Rafael Argullol Lampedusa. Una storia mediterranea (Lantana, 2012), così articolata: -Traduzione: Giulia Pasini, neolaureata in Traduzione specializzata (Laurea Magistrale), presso la stessa Facoltà. Tale traduzione si è inserita in un progetto di ricerca per la stesura di una tesi di Laurea magistrale in «Traduzione specializzata» della Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori dell’Università di Bologna, sede di Forlì, ed è stata presentata nell’ambito della rassegna “Incontri con l’autore 2012, XVII edizione” della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì. Il progetto è stato ideato e coordinato dal Centro di Studi Teatrali dell’ex Dipartimento SITLeC. -Drammaturgia: Yvonne Grimaldi, María Isabel Fernández García, Giulia Pasini con la supervisione del prof. Rafael Argullol (Universidad Pompeu Fabra, Barcelona). -Realizzazione tecnica: maestro Roberto Costa, fonico, bassista, arrangiatore, compositore, direttore artistico del concorso per band emergenti Forlì Music First. Alla realizzazione tecnica ha collaborato Luciano Baldan, giovane laureato in Scienze e Tecnologie Informatiche (Università di Bologna, sede di Cesena) e in Traduzione e Interpretazione di Trattativa (Università di Bologna, sede di Forlì). Il file con il racconto radiofonico realizzato e presentato in diverse sedi non può essere inserito come allegato dato che la dimensione del file supera la soglia pernessa del sistema di questo sito

    I problematici confini applicativi del regime “impatriati” nelle fattispecie di rientro post-distacco

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    Le condizioni di applicabilità del regime c.d. "impatriati" ai lavoratori che rientrano a seguito di distacco si presentano, ancora, come molto incerte. Dopo aver mostrato alcune aperture, l’Agenzia delle entrate, con la circolare n. 33/E/2020, pare essere tornata sui propri passi, volgendo nuovamente ad un approccio rigido. L'articolo si propone di analizzare gli interventi di prassi in materia, soffermandosi sui numerosi profili di criticità che essi presentano, nonché sui dubbi applicativi, di non poco conto, ingenerati dagli stessi

    Motivazione apparente dei provvedimenti del giudice tributario: riflessioni sulle problematiche sottese all'ambito applicativo dell'Art. 360, C. 1, N. 4 C.P.C. (Nota a Corte di Cassazione, 8 settembre 2022, n. 26477)

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    La pronuncia in commento, in relazione ad un caso di recupero ai fini IVA di un’imposta indebitamente detratta poiché afferente a operazioni ritenute soggettivamente inesistenti, torna sul tema dell’onere motivazionale gravante sul giudice tributario. Il presente contributo, partendo dalla decisione assunta dalla Corte di Cassazione - che ha qui ritenuto meramente apparente e, dunque, nulla, la motivazione del giudice che abbia omesso di raffrontarsi con le risultanze istruttorie -, si propone di sviluppare gli interessanti spunti offerti in tema di limiti vigenti per il sindacato, in sede di legittimità, del vizio di motivazione ex art. 360 comma 1 n. 4 c.p.c., e sul complesso ma inestricabile rapporto che deve insistere tra sindacato motivazionale e concrete risultanze del giudizio

    Progetto di riuso delle Concerie Riganti, parte del Museo nazionale Etrusco di Villa Giulia in Roma.

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    Questo progetto è l’esito del lavoro di ricerca condotto sul complesso denominato “Concerie Riganti” svolto nell’ambito del contratto stipulato dal Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia (MNETRU) con il Dipartimento di Architettura e Progetto (DiAP), di cui è stato responsabile scientifico il prof. Andrea Grimaldi. Da questa prima collaborazione è scaturito il progetto, poi finanziato dal Ministero della cultura. Quale operazione preliminare alla fase progettuale, una estesa ricerca documentaria - di cui in allegato si presentano alcuni documenti salienti - ha consentito di ricostruire il succedersi delle trasformazioni dei luoghi, dalla nascita ed evoluzione della Villa Cesi in Villa Poniatowski sino alla realizzazione delle concerie ed alla successiva dismissione delle attività produttive che vi si erano insediate. Nel 2017, il complesso edilizio delle concerie appariva come una sorta di “rovina multipla” in cui, alle tracce stratificate delle precedenti funzioni, si erano aggiunte quelle di un recupero avviato per il giubileo degli anni Duemila non completamente concluso. Nel riuso, conoscere lo stato dei luoghi è l’operazione preliminare essenziale al corretto svolgimento del processo progettuale. Misurare e restituire attraverso il disegno la consistenza fisica dei manufatti è passaggio ineludibile. Grazie al coinvolgimento di un nucleo di Docenti e Dottorandi del Dipartimento di Storia, Disegno e Restauro dell’Architettura della Sapienza è stato acquisito un rilievo digitale delle ex concerie, dal quale sono stati estrapolati i disegni bidimensionali fondamentali per la corretta comprensione dell’edificio dal punto di vista geometrico. Sulla base di questi si è realizzato un plastico di studio con il quale si sono sperimentate soluzioni spaziali per l’ottimizzazione degli ambienti a disposizione seguendo il programma funzionale messo a punto nel corso della ricerca, di concerto con la direzione e i tecnici del museo. Il progetto ha preso le mosse da un assunto che potremmo definire di natura metodologica: cercare di mettere a sistema la domanda di spazi preposti a un determinato utilizzo di tipo culturale con i caratteri degli ambienti già dati, senza cercare facili scorciatoie banalmente funzionaliste o, al contrario, puramente formaliste. Come per qualsiasi tipo di progetto, anche in questo caso è stato fondamentale il confronto con la committenza, rappresentata qui dall’allora direttore, Valentino Nizzo, con il quale si è lungamente discusso della sua idea di museo. Museologia e museografia sono le discipline su cui si fonda il processo progettuale che porta alla forma-spazio del museo contemporaneo. L’idea museologica si fa spazio fisico attraverso il sapere museografico, che ne interpreta la dimensione teorica attraverso una prassi operativa. Il progetto ha voluto dare risposta a una delle principali criticità dell’attuale Museo, che nel momento dell’avvio della ricerca soffriva della mancanza di spazi per l’allestimento di mostre temporanee e di spazi per eventi. Il progetto persegue la strategie dell’“attrezzare” l’architettura esistente operando in senso multiscalare al fine di rendere coerenti tutte le stratificazioni esistenti, da quelle testimoni dell’origine del luogo fino alle peculiarità spaziali degli interventi più recenti. La ricerca-azione rappresentata dal progetto che qui si presenta, si può identificare come caso concreto di sperimentazione di una “terza via” di intervento sull’esistente, in cui il portato etico sotteso al concetto di riciclo si confronta con l’attitudine alla conservazione. L’ipotesi di lavoro che questo progetto ha sperimentato ha infatti voluto recuperare e reinterpretare le memorie rinascimentali e valadieriane ancora presenti sul luogo, ma, ancor di più, ha cercato di rendere riconoscibili le qualità spaziali delle aggiunte e delle trasformazioni che nel corso del tempo si sono succedute nell’area, modificandone la consistenza. La più recente rappresenta, del resto, la maggiore presenza fisica sino a noi pervenuta, che, insieme agli interventi incompiuti degli anni Duemila, viene a essere integrata nella nuova visione progettuale, a ribadire l’approccio ecologico e di riciclo di spazi e materia che la “terza via” esplicita, in affinità con il concetto di “riuso adattivo”, operazione “biunivoca” dove l’esistente si adatta al nuovo uso, ma anche il nuovo si plasma sulle molteplici e “multi-cronologiche” peculiarità dell’esistente
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