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    Abolitionism and the Persistence of Slavery in Italian States, 1750–1850

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    This volume offers a pioneering study of slavery in the Italian states. Documenting previously unstudied cases of slavery in six Italian cities - Naples, Caserta, Rome, Palermo, Livorno and Genoa - Giulia Bonazza investigates why slavery survived into the middle of the nineteenth century, even as the abolitionist debate raged internationally and most states had abolished it. She contextualizes these cases of residual slavery from 1750-1850, focusing on two juridical and political watersheds: after the Napoleonic period, when the Italian states (with the exception of the Papal States) adopted constitutions outlawing slavery; and after the Congress of Vienna, when diplomatic relations between the Italian states, France and Great Britain intensified and slavery was condemned in terms that covered only the Atlantic slave trade. By excavating the lives of men and women who remained in slavery after abolition, this book sheds new light on the broader Mediterranean and transatlantic dimensions of slavery in the Italian states

    S. Bono, Schiavitù mediterranea moderna. Dalla tratta portoghese al 1830

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    L’ultimo libro di Salvatore Bono, Schiavitù mediterranea moderna, si differenzia rispetto alle sue opere fondamentali di ricerca sulla Schia- vitù Mediterranea – solo per citarne alcune recenti Schiavi. Una storia mediterranea, XVI-XIX secolo (2016) e Guerre corsare nel Mediterraneo. Una storia di incursioni, arrembaggi e razzie (2019) – per lo scopo divul- gativo e didattico. Un volumetto sin- tetico, piacevole alla lettura e che allo stesso tempo è in grado di for- nire una panoramica davvero esau- stiva dei suoi lavori precedenti e delle feconde tendenze storiografi- che degli ultimi vent’anni e che co- munque restano debitrici dei suoi lavori a partire da I Corsari Barba- reschi del 1964

    G. Marcocci, Indios, cinesi, falsari. Le storie del mondo nel Rinascimento

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    Il volume di Giuseppe Marcocci, Professore di Storia Iberica (Europea e Extra-europea 1450–1800) dell’Università di Oxford, porta un contributo fondamentale alla storiogra-fia sul rinascimento e una riflessione profonda sulla storia globale, dimostrando come le storie del mondo scritte in diverse aree del globo dalla prima metà del XVI secolo agli inizi del XVII secolo avessero davvero un respiro mondiale, togliendo ogni pre-sunta eccezionalità alla storiografia europea rinascimentale. Le storie del mondo che presenta Marcocci si inseriscono perfettamente nel dibattito contemporaneo sulla storia globale e alle domande, sfide e limiti che gli storici di oggi, come i pensatori del XVI secolo, si pongono nello scrivere di popoli e spazi „altri“. Le storie del mondo redatte nell’età delle esplorazioni, rappresentano un momento di totale „riorienta-mento culturale“, poiché né la Bibbia, né gli autori greci e latini, principali punti di riferimento teorico del rinascimento, riuscivano a rispondere alle domande sul passato di popolazioni come gli Indios delle Americhe, di cui gli europei non avevano mai sentito parlare

    Enslaved Labour and Im/Mobility in the Mediterranean: The Italian Case (1752-1885)

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    The objective of this article is to illustrate the tension between mobility and immobility that existed in the slave labour market in the Mediterranean during the 18th and 19th centuries, focusing mainly on the Italian case, but it also considers the issue in a wider European sense. The skin colour, age, physical appearance, and ethnic origin (as described by the sources) of captives, enslaved people and formerly enslaved people affected their mobility before and after the legal abolition of slavery between 1752 and 1885. I will analyse the correlation between the legal end of slavery and the im/mobility of enslaved and ex-enslaved based on the characteristics and qualities assigned to them. The juridical abolitions of slavery in the 19th century did not change this correlation in geographical spaces characterised by accelerating mobility of persons of colour with different juridical statuses. My case studies are based in Florence, Venice, Livorno, Rome and Civitavecchia

    Schiavi a Roma tra non libertà e libertà

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    La problematica della schiavitù a Roma e Civitavecchia, dunque nello Stato pontificio, alla fine del xviii secolo si situa nel quadro più generale della schiavitù mediterranea, ed è intimamente legata alla questione religiosa in riferimento al fenomeno della conversione di schiavi mediante il battesimo

    La memoria della schiavitù in Europa e il caso italiano

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    The aim of the article is to investigate the role played by the memory of slavery in Italy, both from a historiographical point of view and in the public debate, in comparison with other European countries. The countries with which the Italian case is compared are those which had colonial empires in the Early Modern and Modern period – Spain, Portugal, France, the Nether­ lands and Great Britain – and Germany, which had a late colonial Empire as Italy. From the point of view of history and historiography, the Italian case seems not to be an exception in comparison to the other European countries, but it is an exception concerning the public memory of slavery

    Storia della schiavitù e storia del lavoro non libero: intrecci e problematiche dal dopoguerra a oggi

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    L’articolo presenta una riflessione storiografica e metodologica sulla storia della schiavitù e il suo rapporto con la storia del lavoro dal dopoguerra ai giorni nostri, in particolare sul lavoro non libero. Negli ultimi vent’anni la storia della schiavitù e la storia del lavoro sono entrate in dialogo in modo costruttivo e dal punto di vista metodologico un nuovo terreno comune esiste sulle forme di dipendenza lavorativa e sulle pratiche di lavoro non libero. La storia della schiavitù è stata inglobata nella nuova storia del lavoro proprio grazie alla pluralizzazione di definizioni e alle ridefinizioni che si sono date sia alla parola “schiavo” che al concetto stesso di “lavoro”. Dopo une breve introduzione, nel secondo paragrafo, l’articolo presenta una storia della storiografia della schiavitù principalmente dell’area atlantico-mediterranea. Nel terzo paragrafo vengono esposte le nuove tendenze della storia della schiavitù in relazione alla nuova storia del lavoro, alla storia globale e alla New History of Capitalism. Nel quarto e ultimo paragrafo viene posto l’accento sul fatto che l’interazione tra storia del lavoro e della schiavitù non sia solo un fenomeno recente ma risalente agli anni Ottanta del XX secolo

    Roma e il mondo coloniale: conversioni di schiavi ed ex schiavi nel XVIII secolo

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    The article aims to investigate the interconnections between slaves, former slaves, conversion and skin colour in Rome and the colonial world in the 18th century. It relies on sources produced by the House of Catechumens of Rome, the Soldatesche e Galere fund in the State Archives of Rome, and records of doubtful cases (dubia) of baptism held in the Holy Office. Specifically, the article will present and compare some doubtful cases of baptism imparted to slaves in the Atlantic colonial world and to other Muslim slaves, or former slaves from the Ottoman Empire and its satellite states, in Europe. For the Curia, the characteristics and qualities associated with slaves or free people of colour acquired a meaning according to their presumed socio-cultural and geographical origins. There were great differences in the characteristics and qualities prescribed to those coming from the Mediterranean as opposed to the colonial world

    LOREDANA FOTI, Rita: Giudici e Corsari nel Mediterraneo. Il Tribunale delle prede di Sicilia 1808-1813 , Palermo, Istituto Poligrafo Europeo, 2016, 320 págs.

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    Il recente contributo di Rita Loredana Foti, ricercatrice di Storia Moderna dell’Università di Palermo, ha il merito di analizzare il complesso fenomeno della guerra di corsa partendo dal caso siciliano, in una periodizzazione poco battuta dalla storiografia – gli inizi del XIX se- colo – e nel contesto storico del blocco continentale voluto dagli inglesi in funzione anti-na- poleonica. L’autrice mette in luce non solo il ruolo della magistratura, il Tribunale delle pre- de di Sicilia (1808-1813), incaricato di decidere sulla legittimità delle prede fatte dai corsari sotto bandiera del regno delle Due Sicilie, ma soprattutto l’intrico e le dialettiche conflittuali tra giurisdizioni marittime. A partire dall’esame delle interazioni tra corsari, tribunali, governo e polizia, l’autrice da un lato fornisce una nuova chiave di lettura sulle trasformazioni istitu- zionali della Sicilia borbonica, momento in cui essa era base commerciale e militare britannica, dall’altro fa emergere un quadro complesso a livello internazionale, in cui principi giuridico- normativi sulla “giusta preda”, accordi diplomatici e interessi commerciali si intrecciano e diventano aspetti cruciali della guerra di corsa tra Stati alla vigilia dell’abolizione di quest’ul- tima
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