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Per la configurazione del greco nella Calabria medievale: le due redazioni della Vita di S. Giovanni Terista
L'indagine tende a dimostrare la differenziazione stilistica e linguistica caratterizzante le due redazioni (A e B) della Vita di S. Giovanni Terista, sostanzialmente identiche per quanto riguarda il contenuto della narrazione agiografica. All'interno dello stesso stile umile, al quale ambedue le redazioni appartengono per la forma letteraria scelta dall'anonimo autore, le due redazioni si distinguono per l'appartenenza l'una (A) ad una forma linguistica più popolare, l'altra (B) per una maggiore tendenza ad aderire ad uno stile medio
Per l’esegesi di Giovanni Lido, de magistratibus 1, 3
La mimesi di auctores canonici, ellenistici e/o quasi contemporanei non ha negli autori tardoantichi e bizantini un esclusivo fine esornativo ma cela anche un intendimento ideologico; attraverso la imitatio il μιμητής vuole esprimersi ed affrontare tèmi e concetti, che spetta al suo interprete decrittare e intendere. È questo il caso occorrente nel de magistratibus 1, 3 di Giovanni Lido, nel quale l’autore affronta un argomento decisivo nell’elaborazione dell’ideologia imperiale bizantina in una fase particolarmente delicata della sua formazione, quale fu l’età giustinianea: la denominazione della nuova figura imperiale, il cui ruolo ed i cui poteri avevano subìto una lunga trasformazione. Il discorso di Giovanni Lido, nel quale egli definisce il βασιλεύς e precisa il ruolo del sovrano ed i limiti dei suoi poteri, è incastonato tra due citazioni; la prima è tratta da uno degli auctores canonici, Sofocle, l’altra da un quasi contemporaneo, Sinesio di Cirene. I riferimenti a questi autori, costituiscono per l’autore la chiave interpretativa della sua definizione del sovrano, nella quale è delineata la motivazione principale della differenza tra l’antico rex ed il nuovo basileus. La citazione del verso 135 dell’Aiace sofocleo, con la modifica di di βάθρον in βάθρα ha il fine di corroborare il concetto principale del capitolo 3: i caratteri distintivi del nuovo sovrano bizantino. Il fondamento dell’impero è il basileus, il quale per volontà di Dio è il primo dei cittadini, che lo hanno eletto; l’unico, che, avendo ricevuto l’investitura dall’alto, può rendere il regno terreno somigliante a quello celeste, portare ordine ed armonia alla basileia. Sofocle e Sinesio sono stati chiamati a conferire il sigillo della loro autorevolezza alla nuova figura di imperatore, quale da Giustiniano in poi si affermerà in maniera chiara e definitiv
Una consolatoria inedita di Costantino Niceno
Introduzione, edizione critica, traduzione e breve commento linguistico di un opuscolo retorico di argomento consolatorio scritto dal 'filosofo' Costantino Niceno e diretto al grande eteriarca Giovanni Duca in occasione della morte della moglie
Imaging of the Unstable Shoulder
Unstable shoulder can occur in different clinical scenarios with a broad spectrum of symptoms and presentations: first-time (or recurrent) traumatic acute shoulder anterior dislocation or chronic anterior instability after repeated dislocations.Imaging in unstable shoulder is fundamental for choosing the right treatment preventing recurrence.The goal of imaging depends on clinical scenario and patient characteristics
Letteratura e diritto: la retorica, la legge, l'impero
Il ruolo della retorica nella paideia postclassica è fondamentale per comprendere la contemporanea letteratura. I topoi diventano clichés utilizzabili non solo nella letteratura d’arte ma anche in quella strumentale, in quella d’intrattenimento e nella cosiddetta Trivialliteratur. La grammatica e la retorica erano, infatti, i cardini dell’insegnamento impartito alla classe dirigente medio-alta verso la fine del IV secolo, dopo il rinnovamento intervenuto nei ranghi dell’esercito e della burocrazia ad opera di Costantino e di Costanzo II e dopo l’assorbimento di schiere di homines novi nel tessuto della società conservatrice dei secoli II e III. La retorica influenza anche la produzione letteraria giuridica e contribuisce, soprattutto a partire da Giustiniano, a trasformare le leggi in un creativo prodotto letterario di una nuova organizzazione sociale.Nel Corpus iuris civilis, in particolare nelle Novelle, Giustiniano sostiene e diffonde i caratteri fondamentali della contemporanea teorizzazione sulla funzione e sui tratti distintivi del basileus, assorbendo e stilizzando topoi, che si erano venuti affermando a partire dell’età classica. La sua opera legislativa può quindi essere considerata una delle principali fonti per la conoscenza dell’ideologia imperiale tardoantica e bizantina quale si venne formando a partire da Costantino, fondendo ed amalgamando elementi già attestati nella trattatistica Sulla regalità di autori per noi perduti, Ecfanto, Diotogene e Stenida, in Plutarco, Dione Crisostomo, Elio Aristide. I presupposti filosofici delle teorie politiche tardoantiche e bizantine si riscontrano in Platone, Aristotele e nella filosofia ellenistica attraverso il Cristianesimo e la lezione di Eusebio di Cesarea.È a quest'ultimo che si deve la teorizzazione dell’unione di religione cristiana e impero romano. Il vescovo di Cesarea è il fondatore della struttura politica dell’impero bizantino; Temistio nelle sue orazioni ne è il teorizzatore; egli si assunse «l’incarico di dare al programma politico degli eredi di Costantino una forma letteraria adeguata e favorirne la divulgazione presso l’opinione pubblica orientale». Da Dione Crisostomo e da Temistio Sinesio di Cirene deriva la concezione dell’impero come dono elargito dalla divinità al βασιλεύς, espressa nel λόγος στεφανωτικός per l'imperatore Arcadio, De regno. Documenti importanti dell’evoluzione dell’ideologia imperiale nel suo sviluppo verso una concezione politica della sovranità con contorni ben definiti, quale si afferma in età giustinianea e si rispecchia nella produzione legislativa imperiale, sono il Panegirico per l’imperatore Anastasio di Procopio di Gaza e il trattato Sulle magistrature di Giovanni Lido. Contemporaneamente a queste opere ed alla promulgazione delle prime Novelle giustinianee ha inizio una più precisa formulazione di carattere teorico delle idee politiche bizantine nella Scheda Regia di Agapeto Diacono e nel primo trattato politico Sulla scienza politica. Passi scelti dalle opere degli autori indicati sono esaminati al fine di mettere in evidenza le linee fondamentali dell'ideologia politica bizantina nel corso della sua formazione e realizzazione fino all'età giustinianea
La chiesa e la parrocchia di San Polo. Spazio religioso e spazio pubblico
Per tradizione, la chiesa di San Polo fu fondata nell’837 dal doge Pietro Tradonico e dal figlio Giovanni. L’area che nacque attorno alla chiesa e al suo campo seppe attirare una popolazione variegata ma caratterizzata da un elevato numero di patrizi che giocarono quindi un ruolo sostanziale nella definizione della chiesa e degli spazi limitrofi.
Luogo di raccolta della sua comunità, nel corso dei secoli la chiesa di San Polo fu oggetto di donazioni, commissarie e committenze artistiche che si spinsero ben oltre la caduta della Repubblica e che concorsero alla trasformazione, ridefinizione e rinnovamento sia degli spazi interni dell’edificio che del suo aspetto esterno.
È alla luce dei segni lasciati nei secoli dai parrocchiani e dal clero che questo volume intende esplorare il contesto socio-culturale, religioso e devozionale nel quale fu fondata e si trovò per secoli la chiesa di San Polo: dalla rilevanza urbana del campo quale centro ludico-aggregativo (cacce dei tori e spettacoli teatrali), commerciale (mercati e fiere) e religioso (processioni), fino alla centralità della chiesa quale perno della devozione confraternale (scuole del Santissimo Sacramento e di San Paolo), del culto della croce (Oratorio della Croce) e di quello lauretano
Una celebrazione di Napoli e dei suoi sovrani nella compagine di un canzoniere di Giovanni Pontano: l'ode VI della Lyra
The essay focuses on a poem of Pontano's Lyra. It presents the complex editorial genesis of Lyra and relations wint other works of Pontano; then shifts the focus about Lyra VI and analyzes it under the rhetorical aspect of Laus urbis, highlighting the originality compared to the classic precepts, but also defining its role in building the Myth of Naples. The dating of poem in the age following the recapture of Otranto by Aragonese army also allows to grasp the ideological aspects related to the celebration of Alfonso duke of Calabria, the leader who led the campaign against Turks. The comparison with Literature developed near the historical event (especially wint Marco Probo da Sulmona's Triumphus Hydruntinus, Giovanni Albino Lucano's De bello Hydruntino, and Pontano's De fortitudine) allows to outline the propaganda in favor of the Prince that are renewed in some verses of Lyra VI (especially vv. 18-19)
Nuove funzioni dell’erudizione classica e comunicazione letteraria nel mondo poetico di Giovanni Pontano: gli esempi di Hendec. II 24 e Urania I 970-1023
L’autore analizza un epigramma degli Hendecasyllaborum libri di Giovanni Pontano (II 24) ed un brano del suo poema astrologico Urania (I 970-1023) per chiarire quanta originalità e freschezza d’ispirazione possa celarsi dietro la rievocazione dell’erudizione e della mitologia antiche nelle composizioni poetiche umanistiche, a dispetto di certa critica che ha visto nella poesia umanistica scarsa originalità e freddezza emozionale.
Nel primo caso, alla luce del riuso e della rifunzionalizzazione del mondo mitologico-erudito classico, l’autore ricostruisce un raffinato ed unitario gioco di comunicazione fra letterati, nel quale il componimento poetico del Pontano sembra configurarsi come il corrispettivo in versi di un’epistola amichevole. Nel secondo caso dimostra che l’umanista attraverso la rifunzionalizzazione della memoria erudita classica ha realizzato un impegno programmatico: cioè un processo di trasfigurazione e nobilitazione letteraria di tutti quei luoghi che avevano rappresentato lo scenario della sua vita pratica e del suo mondo emotivo ed immaginario.
Questi due esercizi di lettura intendono chiarire quale debba essere la nostra attitudine critica nei confronti di una gran parte della letteratura umanistica, perché essa non attinge ai complessi apparati della mitologia e dell’erudizione classiche per ragioni meramente estrinseche, ma piuttosto per elaborare una raffinata modalità di comunicazione fra pari e per intessere un fruttuoso dialogo col passato.
The author analyzes an epigram of I. I. Pontanus’ Hendecasyllaborum libri (II 24) and a piece of his astrological poem Urania (I 970-1023) to clarify how much originality, freshness and inspiration can be hidden behind the cult of the ancient scholarship and classical mythology in the humanistic poems, in spite of those who saw emotional coldness and lack of originality in the humanistic poetry.
In the first case, in light of the reuse and renovation of the classical erudition and mythology, the author reconstructs a refined and unitary communication game between men of letters, in which Pontanus’ poem seems to be the equivalent in verse of a prose epistle between friends. In the second case he shows that the humanist through a kind of reutilization of the classical-erudite memory has accomplished one of his programmatic commitments: that is, a process of literary transfiguration and ennoblement of all those places that had represented the scenario of his practical life and his emotional and imaginary world.
These two interpretation exercises aim to clarify what should be our critical attitude towards a large part of the humanistic literature, because it does not employ the complex apparatus of classical mythology and erudition for purely extrinsic reasons, but rather to develop a refined communication code among peers and to enter into a fruitful dialogue with the past
Venetian istorie: re-evaluating Giovanni Mansueti's narrative painting (1500-30's)
This thesis challenges existing studies on Giovanni Mansueti (active 1485-1526/27) that have generally tended to undervalue his contribution to Venetian narrative painting. Rather, drawing on extensive primary research my work demonstrates how Mansueti was one of the major interpreters of the “eyewitness style”, in fact a master able to picture the unique requirements and expectations of his various patrons.
Chapter 1 analyses Mansueti’s little-known cycle in the church of San Martino, Burano (The Betrothal of the Virgin, The Adoration of the Shepherds and The Flight into Egypt, c. 1510), with reference to practices of private devotion in Renaissance Venice. I investigate the paintings by drawing on textual sources that were commonly used in private devotional practices, showing how the paintings projected an ideology built on specifically Venetian interpretations of the Apocrypha.
Chapter 2 is a contextual analysis of the Scuola Grande di San Marco. Using original archival findings, it firstly reassesses the Scuola’s art patronage system and bureaucratic procedure; then it investigates the identity of the individual Scuola’s members responsible for commissioning the St Mark Cycle originally decorating the walls of the Sala dell’Albergo.
Chapter 3 provides an analysis of Giovanni Mansueti’s three paintings for the Scuola (The Baptism of Anianus and The Healing of Anianus, 1518; Three Episodes from the Life of St. Mark, 1525) in respect to the Sala dell’Albergo narrative cycle. The study focuses on the paintings as visual projections of the Scuola’s ideological understanding of the Muslim ‛others’. It investigates the contextual motives that prompted the Scuola’s merchant brothers to represent their commercial associate as the very tormentors of St Mark
