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ELECTRIC HERITAGE: FROM TECHNOSCAPES TO NEW URBAN COMMONS
The geopolitical use of natural resources in connection with the Ukraine war has shown the fragility of the energy supply system, becoming the new European emergency. As Ivan Illich underlines in his seminal contributions though, the discourse on energy has always been caught between scarcity and abundance, making “energy” a word charged with hidden implications.
The energy landscapes describe highly contradictory territories where collective needs all too often clash with toxic environmental impacts. Health and work issues intersect living needs and, therefore, raise uncomfortable questions about contemporary lifestyles and their consequences in terms of spatial justice.
Although indispensable to the functioning of urban settlements, energy infrastructures are mainly located in marginal areas of the city, creating a distance – physical, civic and cultural – from such operational landscapes to people; a detachment also increased by processes of financialisation that tend to dematerialise the territorial presence of energy companies.
Under the pressure of necessary changing conditions, can heritage processes support the humanisation of energy landscapes, generating new commons, cultural identities and lifestyles out of them? Exploring such ‘technoscapes’ from the cultural heritage viewpoint, the paper aims to reduce the mentioned distance by discovering values and histories attached to them. It thus explores two energy infrastructures located on opposite poles of Rome (Italy): the Farfa 1 hydroelectric power station, at North, which realisation produced a cultural landscape protected by law; and the ex-nuclear power plant of Borgo Sabotino, at South, currently going from a disassembly project to the reuse and renaturalisation the extant
Le culture per il progetto di Città
1. L’essenza della disciplina urbanistica è stata identificata con una equilibrata redistribuzione delle risorse e con un uso specifico e fun- zionale dello spazio mettendo in essere gerarchie e sequenze ordinate, regolari e con certezza di limiti e confini. La finalizzazione era nel ri- scatto dello status quo giudicato insoddisfacente e nel costruire il mondo che ancora non c’era. Un riscatto che era orientato politica- mente verso quelle masse collettive di inurbati che dall’ordinata co- struzione dello spazio e dalla produzione di beni pubblici ne ricavano benefici e dotazioni necessarie alla vita in comune. La discontinuità con tutto quello che c’era era considerato il compito stesso dell’urba- nistica, la tabula rasa era assunta come il territorio della costruzione del mondo nuovo (Salzano 2007). La città era pensata come un foglio bianco sul quale scrivere e, con l’eccezione della questione del centro storico posta dalla Carta di Gubbio, solo di recente questa visione è entrata in crisi
Il Corridoio tirrenico meridionale
I casi del Corridoio Tirrenico Nord (CTN), sviluppato da Giovanni Caudo nel
capitolo 9, e del Corridoio Tirrenico Meridionale (CTM), sviluppato da Giovanni
Caudo e Alessandro Calabrò nel capitolo 10, sono esemplari per almeno
due ragioni: la totale indifferenza al network istituzionale e sociale e la
pervicace subordinazione degli interessi pubblici rispetto a quelli privati. Le
sorti di questi due interventi si dipanano nel corso di molti anni. Il loro inserimento
nella Legge Obiettivo doveva servire a rimuovere i fattori di inerzia e
avviare i cantieri. La storia è andata in modo diverso e anzi, nel caso del CTN,
si può addirittura parlare di un effetto di rallentamento prodotto dalla Legge
Obiettivo. Nel 2001 si è messo nel cassetto un progetto condiviso e già oggetto
di VIA da parte del Ministero dell’Ambiente per, dopo quattro anni, trovarsi
allo stesso punto (un progetto sottoposto a VIA) con in più una diffusa opposizione
al nuovo progetto di amministrazioni, associazioni ambientaliste e cittadini
Introduzione
Questo libro raccoglie gli atti del convegno internazionale dal titolo “Compresenze. Corpi, azioni e spazi ibridi della città contemporanea” (Università Roma tre, Dipartimento di Architettura, 23 giugno 2017). Le compresenze sono le forme di abitare la città e costruire gli spazi urbani che si realizzano attraverso l’ibridazione, la contaminazione, l’innesto, la stratificazione di espressioni e attività eterogenee, persino incoerenti, capaci di generare insiemi abitati inediti, talvolta imprevisti, sensibili e ricchi di senso. Questo libro indaga le molteplici manifestazioni con cui le compresenze – spontanee, predisposte o suggerite – si compiono nei luoghi delle città contemporanee. La città è da sempre il luogo della coesistenza, spesso non affatto armonica, ciò non di meno vitale e proattiva, proprio perché pugnace. Eppure, si è a lungo fatto ricorso alla separazione, enucleazione, specializzazione per tipi e per temi (morfologici, sociali, funzionali), per normalizzare la città, sedare i conflitti, costipare la forza detonatrice delle differenze, passando attraverso la distorsione del concetto di controllo, costruendo luoghi rassicurati e rassicuranti, per comportamenti ovvi, programmati e obbligati. Al contrario, le compresenze ci parlano di intensità; della concentrazione di opportunità di esperienze che possono avere luogo nello spazio urbano; della densità di significati che risiedono nel dominio dell’abitare; della vitalità e dell’effervescenza che scaturiscono dalle interferenze e dalle dissonanze; delle ambiguità, contraddizioni e complessità che danno senso e valore ai luoghi abitati. Le compresenze chiedono di ripensare il ruolo, il significato e gli strumenti del progetto, perché ne accolga e assecondi le manifestazioni, mediante l’induzione non autoritaria a un’attitudine inventiva di abitare gli spazi urbani della condivisione. Il libro raccoglie 60 contributi – selezionati tramite call aperta e in modalità double blind peer review – che offrono un panorama ricco e vibrante di idee, ricerche e progetti sui temi sollevati dalla call. Raccoglie, inoltre, saggi dei membri del comitato scientifico del convegno: Rohit Aggarwala, Francesco Careri, Matilde Cassani, Alessia De Biase, Fabio Di Carlo, Giulio Giovannoni, Jacopo Leveratto, Giovanni Longobardi, Gabriele Rossi, Tatjiana Schneider
URBANISTICA E AZIONE PUBBLICA
IL volume intende esaminare le
molte variazioni e i numerosi cambiamenti entro cui prende vita
l’azione pubblica che interessa direttamente e indirettamente l’urbanistica,
il governo del territorio, la pianificazione urbana territoriale,
la trasformazione delle città e dei luoghi del vivere e dell’abitare.
Abbiamo provato a riportare all’attenzione – della comunità scientifica,
degli urbanisti e del dibattito nazionale – il senso e le diverse
possibili forme di relazione che l’urbanistica intrattiene con l’azione
pubblica entro una prospettiva pragmatica che chiama in gioco il
ruolo che gli urbanisti possono concretamente svolgere.
il significato e le possibili interpretazioni – per noi niente affatto
scontati – del rapporto tra urbanistica e azione pubblica sono stati
sintetizzati proprio nella compresenza di congiunzione e verbo nel
titolo dell’evento, volendo così enfatizzare ambiguità e diversità degli
approcci e dei punti di vista che si volevano considerare e mettere
a confronto, proprio a partire dal valore e significato del diverso accento
che è possibile attribuire a questo titolo
Compresenze. Corpi, azioni e spazi ibridi nella città contemporanea
Questo libro raccoglie l’esito di una call, lanciata nell’autunno del 2016, promossa da un gruppo di ricercatori del Dottorato in Paesaggi della Città Contemporanea. Politiche, tecniche e studi visuali, afferenti al Dipartimento di Architettura dell’Università Roma Tre. L’invito, rivolto a studiosi, progettisti, fotografi e artisti in diversi ambiti, è di indagare i caratteri delle molteplici manifestazioni con cui le compresenze – le forme di abitare la città e costruire gli spazi urbani che includono differenti e plurali intenzionalità, spontanee, predisposte o suggerite – si compiono nei luoghi delle città contemporanee e sollecitano l’incontro tra corpi, comportamenti, spazi, tempi e culture differenti. Il libro contiene i contributi selezionati, con una ricca varietà di casi e di riflessioni, rivolti sia a pratiche informali sia a progetti autoriali, a edifici e spazi aperti, esperienze didattiche, di ricerca teorica o applicata, in grado di offrire spunti di riflessione per rispondere ad alcune domande di cui proponiamo l’urgenza: quali sono le dinamiche spaziali in corso nelle nostre città capaci di accogliere ed esprimere forme di compresenza? Quali cronologie richiedono o descrivono? Quali gli strumenti, le attitudini e le competenze necessarie per progettare ambiti di compresenza? Quali sono i luoghi privilegiati per sperimentare azioni, pratiche e progetti di compresenza? Il volume contiene inoltre saggi di: Federica Andreoni, Francesco Careri, Matilde Cassani, Fabio Di Carlo, Giulio Giovannoni, Jacopo Leveratto, Giovanni Longobardi, Gabriele Rossi
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