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    Alcune osservazioni sulla lingua di Giannone: dagli "intermessi studi" allo "spruzzo delle spezzate nebbie"

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    Parlare della lingua di Giannone significa ribadire che la lingua non è per lo scrittore del racconto della sua vita un puro strumento o supporto. La lingua è già la scrittura, è lo stile. Il saggio si sofferma sulla "Vita" di Giannone, in cui l'autore abbonda di rifermenti alla sua formazione culturale, oltre che professionale, e, in particolare, dà conto delle sue letture di poeti, scrittori, classici e italiani moderni e a lui contemporanei. Giannone non cita il riscontro letterario, in prevalenza poetico, per far sfoggio di erudizione, per compiacimento intellettualistico, bensì per necessità irrefrenabile di garantire la validità dlle sue scelte attraverso l'auctoritas degli scrittori maggiori. Si tratta, perciò, di una particoalre forma di imitazione, non riducibile alla tendenza manieristica e, poi, barocca, bensì ricollegata alla conoscnza diretta dei maggiori scrittori orginari della tradizione letteraria italiana. La citazione è spesso eplicita ma, altrettanto frequentemente, è inserita nel corpo vivo dell'esposizione di Giannone e diventa parte integrante della sua lingua e del suo stile

    Liceo Pietro Giannone. Benevento, L. Piccinato, 1936

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    Il Liceo Pietro Giannone a Benevento, progettato da Luigi Piccinato nel 1936, viene sinteticamente descritto dal punto di vista della composizione architettonica e del suo ruolo urbano. A Benevento, la Piazza Risorgimento, con il liceo e le altre architetture scolastiche, è disegnata da Luigi Piccinato a margine del centro antico nell’ambito dell’ampliamento previsto dal PRG

    La versione italiana dell’intervista CECA (Childhood Experience of Care and Abuse): caratteristiche psicometriche su campioni non clinici e clinici.

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    La CECA (Childhood Experience of Care and Abuse: Bifulco et al. 1994) è un’intervista retrospettiva semistrutturata, utilizzabile con soggetti giovani e adulti, che esplora le esperienze vissute con i genitori e con altre figure significative nell’infanzia e nell’adolescenza. L’intervista CECA permette di ottenere misurazioni affidabili e utili, in termini clinici e di ricerca, sui contesti di sviluppo, le cure affettive e materiali ricevute e le eventuali esperienze di maltrattamento e abuso. L’uso dell’intervista CECA risponde all’esigenza di valutare aspetti oggettivi piuttosto che percezioni soggettive dell’esperienza precoce, avendo a disposizione un formato ampio di eventi su cui è possibile effettuare una valutazione (Bifulco, Moran, 1998). Un simile strumento appare in linea con la letteratura che sottolinea l’importanza dei contesti relazionali e delle esperienze infantili nonché il loro ruolo nella strutturazione del Sé, sia in relazione ad uno sviluppo sano che come premesse per un’eventuale psicopatologia (Bifulco, Moran, 1998; Caretti, Craparo, 2008; Fonagy et al. 2002; Giannone, Lo Verso 1994, 1996, Giannone et al., in press, Schimmenti, Bifulco, 2010). In questo contributo vengono sintetizzate le proprietà psicometriche della versione italiana dell’intervista CECA: essa mostra adeguate caratteristiche di affidabilità e di validità fattoriale e convergente su popolazione non referred (Giannone, Schimmenti, et al, submitted), e i dati preliminari ricavati da campioni clinici adulti evidenziano adeguate caratteristiche di validità concorrente e discriminante

    La differenziazione del Sé all’interno dei contesti familiari.

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    La famiglia costituisce lo spazio psichico in cui il bambino inizia a costruire i primi modelli di Sé e del mondo esterno. Questi si organizzano prevalentemente al di fuori della coscienza, intorno a schemi prototipici derivanti dall’incessante esposizione e partecipazione dell’individuo alle modalità di “pensiero familiare” quale unità minima transpersonale (Lo Verso, 1994, Giannone, Lo Verso, 1996, Giannone, Ferraro, Lo Verso, in press). A fronte di una vasta letteratura teorica, carente è il contributo empirico in grado di dar conto del ruolo che le relazioni familiari giocano nel processo di differenziazione del Sé. Osservare tali dinamiche e studiarle empiricamente può contribuire a comprenderne più profondamente il funzionamento e le possibilità d’intervento. Oggetto di studio sono 36 famiglie (125 soggetti) - 18 in trattamento psicoterapeutico e 18 che non hanno mai fatto richiesta di psicoterapia. Sono analizzate: a) le variabili familiari coesione, adattabilità e differenziazione del Sé, in ciascuno e tra i gruppi; b) le variabili individuali coesione, adattabilità, differenziazione del Sé, stile di attaccamento adulto e sintomi, in ciascuno e tra i gruppi; c) l’associazione tra le diverse variabili familiari; tra le diverse variabili individuali e tra variabili familiari e individuali in entrambi i gruppi. Gli strumenti utilizzati: FACES III (Galimberti, Farina, 1990; Olson, Portner, Lavee, 1985); DSI (Skowron, Schitt, 2003); ASQ (Fossati et al., 2003; Feeney, Noller, Hanrahan, 1994); SCL-90 (Derogatis, 1992). L’analisi dei dati, mostra che il livello di differenziazione del Sé delle famiglie e degli individui che hanno fatto richiesta d’intervento terapeutico risulta significativamente inferiore rispetto all’altro gruppo
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