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Il canto alle anime sante
Il testo analizza il culto dei defunti connesso alla pratica del cantastorie ambulante
Introduzione
Il volume propone una riflessione sul rapporto tra immagini e ricerca sociale adottando un'originale prospettiva interdisciplinare basata sul dialogo tra sociologia e antropologia, da tempo coinvolte nella sperimentazione di metodi visuali. Il dialogo ha assunto un respiro internazionale attraverso un Convegno, svoltosi presso l'Università degli Studi di Teramo nel 2019, al quale hanno partecipato studiosi di diversi Atenei, non solo italiani, Autori dei saggi raccolti nel volume. In che senso le immagini sono fonti e strumenti della ricerca sociale? Come sono state usate dalla sociologia e dall'antropologia? Come vengono usate oggi, in un contesto profondamente modificato dall'innovazione tecnologica? Questi sono alcuni degli interrogativi ai quali risponde il volume, che si rivolge non solo agli addetti ai lavori, ma anche a tutti coloro che sono interessati alle potenzialità euristico-interpretative delle immagini
Immagini e ricerca sociale. Un dialogo tra sociologia e antropologia
Il volume propone una riflessione sul rapporto tra immagini e ricerca sociale adottando un’originale prospettiva interdisciplinare basata sul dialogo tra sociologia e antropologia, da tempo coinvolte nella sperimentazione di metodi visuali. Il dialogo ha assunto un respiro internazionale attraverso un Convegno, svoltosi presso l’Università degli Studi di Teramo nel 2019, al quale hanno partecipato studiosi di diversi Atenei, non solo italiani, Autori dei saggi raccolti nel volume.
In che senso le immagini sono fonti e strumenti della ricerca sociale? Come sono state usate dalla sociologia e dall’antropologia? Come vengono usate oggi, in un contesto profondamente modificato dall’innovazione tecnologica? Questi sono alcuni degli interrogativi ai quali risponde il volume, che si rivolge non solo agli addetti ai lavori, ma anche a tutti coloro che sono interessati alle potenzialità euristico-interpretative delle immagini
Diritto d'autore e tutela delle immagini fotografiche tra ordinamento nazionale e diritto comunitario
Leggendo il saggio, il lettore capirà anche che non si può parlare di im- magini in generale, ma occorre distinguere tra “opere fotografiche”, intese quali opere dell’ingegno umano dotate di carattere creativo, e “semplici foto- grafie” relative alla rappresentazione di persone o elementi della vita naturale e sociale, incluse le immagini ottenute con processo analogo, come i foto- grammi delle pellicole cinematografiche, o altri tipi di riproduzione fotogra- fica di carattere documentale.
Uno specifico approfondimento è dedicato alle fotografie autoprodotte con tecnologie digitali e direttamente immesse in Internet, così come ven- gono analizzate le pratiche di download di immagini fotografiche, in rela- zione alla connessa problematica della tutela del diritto d’autore, conside- rando i più recenti aggiornamenti legislativi, gli orientamenti giurispruden- ziali che definiscono le condizioni di condivisione di contenuti fotografici attraverso i Social Network, nonché le innovazioni introdotte dalla Direttiva Copyright del 2019 rivolta a stabilire un quadro globale di riferimento ade- guato all’era digitale, che possa armonizzare l’interesse di tutti: autori, edi- tori, fornitori di servizi, utenti
Musei in ComunicAzione. Nuove sfide per i musei demoetnoantropologici
Il volume raccoglie i contributi presentati in occasione del Convegno organizzato dall'associazione SIMBDEA (Società Italiana per la Museografia e i Beni Demoetnoantropologici) a Chieti il 22 e 23 novembre 2019 sul tema dei musei demoetnoantropologici. Scritti di Pietro Clemente, Lia Giancristofaro, Alessandra Broccolini, Gianfranco Molteni, Vincenzo Padiglione, Emanuela Rossi, Omerita Ranalli, Gianfranco Spitilli, Mario Turci, etc
“India italiana” ed Europa cristiana nell’Appennino del XX secolo: il viaggio etnografico di Don Nicola Jobbi
A due anni dall’ordinazione sacerdotale Don Nicola Jobbi svela la sua vocazione etnografica nel contatto con la comunità di Cerqueto di Fano Adriano, un piccolo paese di pastori e cardatori della lana dell’Appennino centrale. È un viaggio compiuto verso una periferia prossima, alla scoperta dell’alterità “domestica” che vi risiede; un’impresa conoscitiva fondata sull’azione e l’osservazione, la partecipazione con lo sguardo e l’ascolto, che trasforma il prete in figura civilizzatrice, in eroe culturale. Le attività di Don Nicola Jobbi, come quelle dei parroci e del clero rurale europeo dall’epoca della Controriforma, dei missionari impegnati nei paesi extra-europei e nelle aree marginali d’Europa, si iscrivono appieno nell’ambito della lunga storia dei rapporti di conoscenza e di predominio che l’Occidente moderno ha intrattenuto con le altre culture. Il saggio proposto mira ad ampliare l’analisi sull’insorgenza di fenomeni culturali scaturiti da rapporti di forza, di dominazione simbolica e di reciproco adattamento, dall’articolazione fra dislivelli di cultura, fra un centro di propulsione religiosa e una periferia a sua volta produttrice di interpretazioni, di innesti, di molteplici mediazioni in cui il locale, in permanente tensione con il sistema, sia pertanto da intendersi, secondo quanto afferma lo storico William Christian, come “parte integrante del sistema”.Two years subsequent to his sacerdotal ordination, Don Nicola Jobbi reveals his ethnographic vocation in his contact with the community of Cerqueto di Fano Adriano, a small village of shepherds and wool carders in the central Appennines. It is a journey carried out towards a nearby outskirts, to the discovery of the “domestic” otherness that resides there; a cognitive endeavor based on observation and participation by means of looking and listening which transforms the priest into a civilizing figure, into a cultural hero. The activities of Don Nicola Jobbi, like those of the rural European parish priests and clergy of the Counter-Reformation era as well as those of the missionaries active in non-European countries and in the fringe areas of Europe, are fully inscribed in the setting of the long history of the correlations between knowledge and supremacy that the modern Western world maintained with other cultures. The proposed paper aims to expand on the analysis of the insurgence of cultural phenomena arising from correlations of force, symbolic dominance and reciprocal adaptation and from the articulation of differences in culture between a center of religious propulsion and a periphery; in turn a producer of interpretations, graftings, and multiple mediations in which the local in permanent tension with the system is meant to be, as affirmed by historian William Christian, an “integral part of the system”
Premio European Heritage Awards / Europa Nostra Awards, sezione Ricerca (Grand Prix)
Rete Tramontana III (www.re-tramontana.org) è uno studio approfondito sul patrimonio immateriale delle comunità rurali e montane in Europa che mira a salvaguardare e rivitalizzare tale patrimonio attraverso la sua documentazione e una sua più ampia diffusione. Il progetto Rete Tramontana III si basa sul lavoro completato durante i progetti Rete Tramontana I (2012-2013) e Rete Tramontana II (2014-2015), e ne espande le prospettive. In queste precedenti fasi, la rete Tramontana ha condotto oltre 1.200 indagini sul campo nell’ambito, tra gli altri, della linguistica, dell’antropologia, dei paesaggi sonori e dell’etnomusicologia
Roberta Tucci 2018, Le voci, le opere e le cose. La catalogazione dei beni culturali demoetnoantropologici
Recensione alla pubblicazione di Roberta Tucci dedicata alla catalogazione dei beni culturali demoetnoantropologic
Des animaux exemplaires. L’importance des bovins dans l’Europe chrétienne
L’attenzione che le società europee e mediterranee hanno manifestato per il bovino sin dalla preistoria, destinandolo ad
una posizione privilegiata nella sfera religiosa e qualificandolo come animale preferenziale nella speculazione
mitologica e nella costruzione rituale, è testimoniata nell’Europa moderna e contemporanea dalla capillare diffusione di
forme festive ed usi cerimoniali, anche laddove l’impiego degli animali nel lavoro agricolo e nel trasporto sia venuto
meno nel corso XX secolo. Il Cristianesimo ha creato o modellato molti di questi cerimoniali nel corso dei secoli; il
legame tra santi e bovini nelle feste, dove riscontrabile, si esprime attraverso costanti che non è possibile ignorare. Il
tipo di proiezione e di vincolo instaurato tra il bovino e il santo definisce, nella costruzione dei rituali, la posizione
dell’animale e il ruolo ad esso assegnato, in un rinvio costante alla leggenda di istituzione del culto e dell’evento
festivo. Il riconoscimento di una dimensione pienamente cristiana, almeno di una parte di questi insiemi cerimoniali,
ribalta la squalificazione “pagana” regolarmente attribuita dalle élite clericali ai rituali, e troppo spesso adottata come
categoria analitica anche dall’osservazione colta. Ciò che emerge, in questa chiave di lettura, è piuttosto una circolarità
dei soggetti e delle pratiche, un influsso reciproco fra i vari livelli culturali, la partecipazione ad un medesimo sistema di
significati in una densità di rimandi e di contraddizioni interna alla stessa costruzione ideologica cristiana
‘Ndonemë lo vatocco la cambane
La scheda descrive un canto a vatocco della località di Cerqueto di Fano Adriano, visitata da Roberto Leydi nel 1966
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