1,720,964 research outputs found
Neoliberalismo come concetto polemico. Governo della crisi e riabilitazione della critica
L’ipotesi che guida questa ricerca è che il concetto di neoliberalismo sia una “invenzione recente”, costruita nell’ambito di una serie di discorsi, analisi e riflessioni, svolte nel campo della critica contemporanea, nel tentativo di oggettivare e comprendere la geometria del potere che si è affermata, prima in Occidente poi globalmente, a partire dagli anni Ottanta, con la fine dell’ordine keynesiano postbellico. Si tratta di una geometria del potere che ha messo in crisi le condizioni di possibilità della critica stessa, dal momento che si configura come governo delle crisi capace di neutralizzare il potenziale trasformativo della critica; esso, per dirla in termini koselleckiani, ha sganciato la critica dalla crisi. Secondo alcuni intellettuali, la critica è perciò finita, per altri essa si è trasformata in una forma dadaista di variazione a-direzionale dell’esistente, cioè la post-critica. La mia tesi è, all’opposto, che, pur se sconnessa dalla crisi e pur se in gran parte ineffettuale, la critica esista e costituisca una formazione concettuale peculiare di cui ricostruisco la storia, indagandone la semantica-politica, la struttura, le forme, e le funzioni euristiche, politiche e polemiche. La critica del neoliberalismo costituisce una “riabilitazione” della cultura critica precedente, ereditandone e risignificandone problemi, orizzonti d’aspettativa e spazi di esperienza, tentando di riattualizzarli in un’epoca nuova, in base alla quale ripensare i propri soggetti, le proprie prospettive e le proprie temporalità, nonché il proprio rapporto problematico con la trasformazione sociale, con la rivoluzione e con la crisi, in un contesto in cui si trova “senza garanzie”, perché sganciata dalle filosofie della storia, che ne illuminano e direzionano definitamente il percorso, e dai fondamenti ultimi, che ne ancorano le proposte su eterne ontologie. La critica senza crisi, senza garanzie e post-fondazionale, è una critica ineffettuale, ma non impotente; essa ha una debole forza.
L’indagine si svolge attingendo alla metodologia della storia dei concetti koselleckiana; è a partire da quest’ultima (senza presumere di interpretarla alla lettera) che si sostiene la tesi secondo cui il neoliberalismo è una “invenzione” concettuale del discorso che la critica. Prima di tale invenzione, infatti, il concetto di neoliberalismo non è diffuso nel dibattito politico e, stando alle sue rare occorrenze, la parola ha significati molto vaghi, che hanno poco o nulla a che vedere l’uno con l’altro (dall’economia sociale di mercato tedesca, al keynesismo, all’esistenzialismo sartriano). Esso ha goduto di una limitata notorietà quando dagli anni Trenta agli anni Sessanta del Novecento, diventa il “concetto di movimento” per un gruppo molto eterogeneo di teorici intenzionati a rinnovare il liberalismo; quando i contenuti concettuali di queste eterogenee teorie iniziano a guadagnare popolarità non portano più tale nome comune, ma differenti etichette, che non restituiscono l'unitarietà di un medesimo indirizzo politico. È dunque mettendo consapevolmente l'accento su tale contingenza che sostengo che il neoliberalismo è un’invenzione della critica, la quale non solo ricostruisce l’unitarietà andata perduta di quel cosmo dottrinario, ma soprattutto individua con tale concetto le segmentazioni del potere dell’ordine a cui è immanente, riconducendone le premesse ‒ in parte ma non sempre ‒ a quell’apparato teorico. Per meglio comprendere la novità e l’originalità dell’invenzione critica del neoliberalismo, dedico una prima parte della tesi alla ricostruzione di tale apparato teorico, mostrandone la semantica-politica nei suoi tratti essenziali: in questo ambito mi soffermo sulla logica polemica delle eterogenee dottrine che formano il movimento neoliberale, mostrando che quest’ultimo nasce a partire da un’intesa polemica. Non vi è alcun neoliberalismo dottrinario che non sia un “neoliberalismo contro”. Nella seconda parte della tesi, la parte principale dell’elaborato, ricostruisco invece la ri-semantizzazione del lemma da parte della critica, processo che installa il concetto di neoliberalismo al centro del dibattito politico e lo rende un oggetto di conoscenza, discussione, esperienza ‒ cosa che prima non era. Le due parti della tesi non sono legate solo da una contingenza nominale, ma da una tensione polemica fondamentale: schematicamente, se la prima analizza come, nell’ottica delle dottrine neoliberali, occorra produrre un ordine in cui governare le crisi, per neutralizzare la trasformazione sociale innescata dalla critica; la seconda indaga come, nell’ottica della critica, occorra ripensare la trasformazione sociale in un ordine in cui la crisi è un dispositivo di governo e perciò, in quanto tale, è costantemente rinviata e governata. La ricerca riguarda dunque la costellazione concettuale di critica e crisi nell’ordine neoliberale, ripercorrendo, chiarendo e indagando, i principali conflitti semantico-polemici condensati nel concetto polemico di “neoliberalismo”
Pólemos. Materiali di filosofia e critica sociale. N.S. (2016). Vol. 2: Che cos'è la teologia politica?
La nuova serie della rivista monografica «Pólemos» continua a proporre la complessità delle più rilevanti linee del pensiero filosofico-politico occidentale, interrogandone la presenza all’interno del dibattito critico contemporaneo. Questo numero offre uno sguardo sulla riflessione contemporanea dedicata al tema della teologia politica, avvalendosi di importanti contributi, tra cui saggi di approfondimento e di critica, conversazioni con rinomati studiosi e recensioni che intendono allargare l’orizzonte dell’indagine sul tema.The journal "Pólemos. Materials of philosophy and social criticism" fosters discussions and analysis on contemporary issues as well as the historical heritage of philosophical tradition. Each issue includes unpublished contributions, translations of original texts and new editions of relevant philosophical essays. The 2016 issue on Political Theology brings together renowned scholars and young researchers, providing an original outlook at the intersection of Political Theory, Economic Theology, Theory of State and Society, and Biopolitics
Le invenzioni del globo neoliberale. Semantica-politica di un concetto contestato
l'articolo ricostruisce la storia del concetto di globalizzazione neoliberale nei principali campi filosofico-politici in cui è stato condotta e conclusa la sua analisi; concetto polisemico, confuso e polemico, la tesi del saggio è che sia un'astrazione utile, benché approssimativa per direzionare oggi le teorie critich
La rivoluzione neoliberale in Europa: un nuovo oggetto della critica dopo il 1989. Note a margine di Pierre Bourdieu
Il crollo del Muro di Berlino è il simbolo di una nuova epoca. In particolare, per la cultura di sinistra – categoria ripresa da Enzo Traverso – rappresenta una sconfitta, che le impone il ripensamento del repertorio concettuale sulla cui base muove la critica all’ordine vigente. La messa a fuoco della dimensione specificatamente neoliberale del capitalismo politico, dopo il 1989, costituisce, a mio avviso, una delle principali espressioni del rinnovamento della critica di sinistra. Pierre Bourdieu è stato fra i primi intellettuali a tematizzarla, indagandone il funzionamento a livello europeo. Nel quadro del ripensamento della critica di sinistra dopo il 1989, la sua analisi rappresenta una tappa importante, la cui interrogazione consente di problematizzare, ancora oggi, due questioni fondamentali: il profilo dell’Europa dopo il 1989 e le condizioni di possibilità, in essa, per una nuova critica di sinistra
Recensione a "Ragione, desiderio, artificio: Hegel e Hobbes a confronto", saggio di Guido Frilli
In questo testo recensisco il saggio “Ragione, Desiderio, Artificio: Hegel e Hobbes a confronto” del filosofo Guido Frilli, pubblicato nel 2017 dalla casa editrice dell’Università di Firenze. L’intuizione che guida la dotta ricerca di Frilli è che il nesso concettuale fra desiderio, ragione e artificio teorizzato nitidamente da Hobbes nelle sue opere, abbia influenzato in modo determinante il pensiero moderno, compreso quello di Hegel. In particolare, secondo Frilli l’intera filosofia hegeliana è concepibile come un tentativo di riarticolare quel nesso, in modo da risolvere la tensione fra “datità” e “costruzione” in esso implicato. Per sviluppare e sciogliere quest’intuizione, Frilli elabora un confronto storico-teorico fra Hobbes e Hegel, articolato in quadri tematici approfonditi nel dettaglio, riguardanti rispettivamente i concetti di ragione, desiderio, riconoscimento, cultura, diritto e sovranità. Nella mia recensione mi sono soffermata soprattutto sulla prima tematica e sull'ultima, mostrando come esse siano strettamente connesse entro l'orizzonte argomentativo di Frilli. Attraverso il confronto storico-teorico fra Hobbes e Hegel, è possibile infatti riconoscere un interrogativo di fondo, che Frilli si pone, riguardante l'ambiguità irrisolvibile della sovranità, al tempo stesso mitica e razionale
Recensione a B. Vecchi 'Il Capitalismo delle Piattaforme'
recensione al testo di Benedetto Vecchi 'Il capitalismo delle piattaforme'
Recensione a "The Faith of the Faithless" di Simon Critchley
In questo testo recensisco il saggio intitolato "The Faith of the Faithless: Experiments in Political Theology" del filosofo britannico Simon Critchley, pubblicato nel 2012 per la casa editrice Verso Books. L’ipotesi di Critchley è che la politica non sia praticabile in assenza di un elemento religioso di trascendenza, capace di unificare gli individui in una comunità. La secolarizzazione è interpretata pertanto come sacralizzazione del politico. In quest’orizzonte teorico Critichley sostiene che l’unica possibilità per far fronte al nichilismo dominante nella contemporaneità, debba essere un’etica della responsabilità illimitata nei confronti dell’Altro. Essa può essere incarnata soltanto da una soggettività mossa e attraversata dalla fede nei confronti della giustezza del proprio agire etico e che, tuttavia, è pienamente consapevole della fallibilità, parzialità e precarietà del suo operare. Agire eticamente significa pertanto credere in una giustizia metafisica, irrealizzabile e “indecostruibile”, senza essere metafisici: si tratta della “fede dei senza fede”, idea cardine del saggio di Critichley, fortemente vicina al concetto di “messianico senza messianismo” di Jacques Derrida, uno dei maestri di Critichley. Nella mia recensione illustro l’impianto teorico teologico-politico di Critichley ripercorrendo brevemente le argomentazioni principali di tutti i capitoli del saggio; questi ultimi possono essere intesi come variazioni, assai colte e acute, sul tema della “fede dei senza fede”
Un'ampia concezione della critica. Nancy Fraser e la questione neoliberale
The article reconstructs and investigates Nancy Fraser’s analysis of “neoliberal” capitalism, interpreting it as an attempt to rehabilitate Marxist critique in the face of the historical novelty that emerged in the 1980s, which undermined its conditions of possibility. In particular, the essay shows how the tension between neoliberalism and critique is at the core of Fraser’s reflection, leading the philosopher, over the years, to rethink her conception of critique itself. This marks a shift from a demo-cratic theory of “participatory parity” to what can be called a theory of “class justice”, where the class subject, analysed by Fraser, far from being thought of from an economicist perspective, challenges, and brings to light, the co-dependence between economic and extra-economic realities that defines its condition
Recensione a Luca Basile "Saggi sul Marxismo italiano"
recensione al testo di Luca Basile 'Saggi sul marxismo italiano
- …
