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Quando il territorio si fa ostile. La territorialità etica e le barriere locali al suo riconoscimento
During the last decades, the devolution of many political powers from the state to the local governments has strengthened the role of the Italian municipalities in the provision of rights both for citizens and non citizens. As a consequence of this decentralization process, many rights recognized by the national laws can be concretely exercised only at the local level. The bond between the individuals and the territory, thus, has become increasingly important. This bond is formally embodied by the legal institute of "residency" - that is the enrolment into the registry office of a municipality -, given that, according to the Italian laws, the actual access to many rights is restricted to whom is enrolled. It is not a surprising fact, therefore, that, during the last years, many Mayors have tried to restrict the access to residency by means of administrative provisions as well as through informal practices. Migrants are the main target of these exclusionary strategies. For this reason, the local control on the enrolment increases the level of "civic stratification": besides the legal status, also the ownership of residency fragments the local population in different strata. Against the local exclusion provoked by the Mayors' strategies, the idea of "ethical territoriality" suggested by Lynda Bosniak could work as a critical tool. More specifically, this idea could be invoked as a normative principle to claim rights and recognition at the local level. At the same time, a local perspective could make this principle more operational: starting from the local territories, the claim for rights and recognition can become more concrete and be extended to the national level
‘Crowds are mad and criminal’: The notion of public order in Italian manuals for police mobile units, 2000–2008
The article, moving from a sociological perspective, aims at stressing the ambiguity
of the process of democratization of the Italian Republican police by focusing on the
notion of public order in Republican Italy and within a Republican model of policing.
Towards this end, it focuses not on police practices but on police knowledge in its
relationship with concrete police work on the field. In particular, this article analyses
the manuals designed for and, between 2000 and 2008, employed in the training of
Italian police officers and operators, especially of the mobile units that operate in
policing activities dedicated to keeping the public order. By resorting to the tools
provided by the critical discourse analysis, special attention is paid to how these
texts describe and depict crowds, and how such representations become a device
for legitimizing preventive yet repressive interventions. Such interventions take
place before potential violent behaviours from demonstrators occur and therefore
are not reactive. However, they are not based on mediation and dialogue but rather
are coercive, and hinge on a strong use of forc
Integrazione o esclusione? I meccanismi di selezione degli immigrati tra livello statale e livello locale
Negli ultimi anni, l’integrazione dei non cittadini è diventata un tema
centrale nell’ambito delle politiche migratorie italiane. L’introduzione
dell’Accordo di integrazione, a riguardo, costituisce uno spartiacque fondamentale,
sancendo il passaggio da una fase in cui le misure di inclusione
erano considerate un diritto per gli immigrati - almeno per quelli in regola
con il titolo di soggiorno -, a una fase in cui quelle stesse misure diventano
un dovere per i nuovi arrivati. L’Accordo, infatti, è una sorta di “contratto”
1 tra lo straniero e lo Stato che si articola per crediti e vincola obbligatoriamente
il sottoscrivente al soddisfacimento di alcuni requisiti, pena la revoca
del permesso di soggiorno.
Nello stesso periodo in cui si andava articolando il dibattito politico che
ha portato poi all’istituzione dell’Accordo, numerosi sindaci - di Comuni
situati prevalentemente nel nord Italia - hanno messo in atto specifiche e
variegate strategie di esclusione nei confronti dei non cittadini, guadagnando
visibilità tanto a livello istituzionale quanto a livello mediatico. Tra strategie figurano alcune iniziative - che hanno assunto spesso la veste
giuridica dell’ordinanza sindacale - finalizzate a restringere i criteri per
l’iscrizione anagrafica. La scelta di fare ricorso a strategie del genere è stata
quasi sempre motivata dagli amministratori locali adducendo come pretesto
la necessità di tutelare la sicurezza della popolazione comunale, minacciata
da una presunta emergenza migratoria.
L’Accordo di integrazione e le iniziative finalizzate all’esclusione dalla
residenza, sebbene siano “oggetti” differenti e operino a livelli di governo
diversi (statale in un caso, locale nell’altro), condividono, come si cercherà
di mostrare nelle prossime pagine, la medesima natura, consentendo di operare
una selezione all’interno della popolazione migrante. Per questa ragione,
tanto il primo quanto le seconde si configurano come meccanismi
selettivi: possono essere azionati da soggetti che occupano determinate posizioni
politiche e amministrative per ottenere specifici effetti di regolazione
sociale.
L’articolo qui proposto, dunque, muovendo da una prospettiva sociologica,
2 intende analizzare i due differenti meccanismi giuridico-istituzionali
sopra menzionati, illustrandone il funzionamento, svelandone gli obiettivi
(dichiarati e nascosti) e mostrandone gli effetti (potenziali e, in alcuni casi,
reali).3 Allo scopo di rendere possibile tale analisi, l’attenzione verrà posta
sui meccanismi e sulle loro caratteristiche più che sulle differenze tecniche
tra i diversi strumenti giuridici che li compongono. Di conseguenza, “oggetti”
piuttosto eterogenei da un punto di vista strettamente formale - ad
esempio, regolamenti attuativi, circolari ministeriali, ordinanze comunali e
prassi amministrative - saranno accomunati in virtù del fatto che contribuiscono
a realizzare, con modalità affini da un punto di vista sostanziale, obiettivi
fortemente congruenti.
I meccanismi qui analizzati, infatti, introducono requisiti molto rigidi nei
confronti dei non cittadini allo scopo di ostacolarne il soggiorno nel territorio italiano e di negare loro l’accesso a numerosi diritti. A questo scopo,
essi si avvalgono di argomentazioni di ordine socio-culturale - relative cioè
alle (presunte) caratteristiche attitudinali e comportamentali delle categorie
di soggetti a cui sono riferite - e socio-economico in buona parte analoghe.
Da questo punto di vista, tali meccanismi evidenziano al loro interno la
presenza di una relazione molto stretta tra il potere di compiere certe azioni,
facendo anche ricorso a determinate misure, e i saperi (in materia di integrazione
così come di dinamiche migratorie e di sicurezza urbana) chiamati
in causa per giustificare tali azioni e tali misure. I meccanismi selettivi
oggetto di attenzione in questo contributo, dunque, assomigliano molto ai
dispositivi4 descritti da Foucault: rivestono una funzione strategica nel governare
determinati fenomeni disponendoli in un certo ordine e classificandoli in
una maniera ritenuta legittima
Dare forma alla popolazione. L’anagrafe e le sue performatività
Population registers are statistical and administrative devices aimed
at providing an accurate and dynamic picture of the population, and
thereby allowing authorities to acquire information on its composition
and the ways people are located and move within the territory. Even
though these devices are theoretically expected to merely register social
reality without affecting it, population registers do have performative
effects, which differ from those of other demographic devices such as
censuses and are more explicitly political. First, population registers
turn the material relations between people and space into a formal act
called registration, and produce a legal status called residency, which
is the precondition for exercising many rights. Moreover, despite their
apparent inclusivity, population registers are structurally restricted to
certain components of the population. Only some ways of dwelling
and living in the space are considered legitimate, and only these are
accepted legally and permit registration. In analysing the performative
power of population registers in Italy and how it changes over time, this
article seeks to contribute to the debate on performativity by shifting
the focus from the socio-technical dimension, typical of Science and
Technology Studies (STS), to the socio-legal one, less explored within
the scholarship on demographic devices
La residenza come campo di tensioni. I conflitti sull’iscrizione anagrafica e la loro rilevanza per lo studio delle migrazioni interne.
Negli ultimi decenni, numerose amministrazioni comunali hanno attuato un vasto insieme di strategie, piuttosto diversificate sul piano degli strumenti giuridici e delle prassi amministrative, finalizzate a restringere i requisiti per l’iscrizione anagrafica Queste strategie, a volte, si sono scontrate con la resistenza di alcune organizzazioni e/o di alcune istituzioni: lo scontro, in questi casi, ha avuto come oggetto specifici provvedimenti e decisioni municipali ma anche, più in generale, lo stesso significato giuridico e socio-politico della residenza.
Attorno a questo istituto, dunque, si è andato rapidamente strutturando quello che, mutuando un concetto di Bourdieu, può essere considerato un vero e proprio campo di tensione e conflitto, (alimentato anche da alcune scelte normative compiute dai governi centrali, tra cui il Decreto Lupi del marzo 2014 – diventato poi legge nel maggio successivo –, il cui articolo 5 vieta l’iscrizione anagrafica alle persone che dimorano in alloggi occupati abusivamente). Gli attori che si “contendono” la residenza, infatti, cercano, ognuno dalla sua prospettiva e perseguendo i propri obiettivi, di esplicitare principi pratici di visione e divisione del mondo e di imporre tali principi come categorie legittime di costruzione della realtà sociale.
Gli attori che compongono il campo della residenza sono piuttosto eterogenei: tra loro troviamo sindaci, operatori e dirigenti comunali, il Ministero dell’interno, l’Istat, l’Unar, l’Anusca, la polizia locale, prefetti, politici – a volte di livello statale, più spesso di livello regionale e locale –, organizzazioni che tutelano i diritti dei migranti e delle persone vulnerabili, sindacati, giornalisti, magistrati – ordinari e amministrativi –, avvocati e giuristi.
Il conflitto tra gli attori qui indicati, sostanzialmente, può assumere tre forme differenti – nettamente distinguibili in via analitica ma spesso tra loro concretamente intrecciate –, configurandosi come: una disputa giuridica sul significato della residenza; una controversia giudiziaria su casi specifici di rifiuto dell’iscrizione; uno scontro politico sul controllo della popolazione locale. Più in dettaglio, il primo tipo di conflitto verte su confini giuridico-teorici, e gli attori che lo animano provano a imporre una specifica visione della residenza e delle procedure che portano al suo riconoscimento, tracciando una linea che, sul piano della teoria, sia in grado di escludere dal campo le altre visioni. Il secondo tipo di conflitto, invece, è incentrato su confini giuridico-pratici: la linea oggetto di contesa, qui, non è tracciata sul piano teorico ma al livello delle procedure concrete; la controversia, di conseguenza, è successiva a queste procedure, e l’arena in cui prende forma è costituita dai tribunali, amministrativi e civili. Il terzo tipo di conflitto, infine, è imperniato su confini politico-sociali: in questo caso, la demarcazione che alcuni attori provano a imporre, e che altri attori si impegnano a contestare, è quella tra cittadini locali legittimi e “illegittimi”, e la disputa può avere luogo parallelamente alla contesa giuridica o indipendentemente da questa.
L’esistenza di un campo così “denso” e di un conflitto così articolato è un fatto di assoluto rilievo per lo studio dell’iscrizione anagrafica: in primo luogo in quanto mostra la varietà delle “interpretazioni” della residenza fornite dagli attori formalmente incaricati di gestire le procedure per il suo riconoscimento, evidenziando al contempo il profondo scollamento tra tali interpretazioni e il dettato normativo; in secondo luogo perché rivela, seppur indirettamente, come i dati comunali relativi al numero di iscrizioni, alla quota di “rifiuti” e alle ragioni riportate per giustificarli possano essere affetti da profonde distorsioni.
Come emerso dalla ricerca che fa da sfondo a questa proposta di intervento, le forme illegittime di negazione della residenza possono tradursi, alternativamente, in dinieghi formali palesemente contra legem, in dinieghi informali o in rifiuti formali apparentemente legittimi ma in realtà pretestuosi. Nel primo caso, l’avvenuto diniego è registrato adducendo come motivazione il mancato soddisfacimento di requisiti assolutamente non previsti dalla legge, spesso (sebbene non necessariamente) introdotti da ordinanze o circolari. Nel secondo caso, il diniego avviene a voce, in modo da non lasciare tracce amministrative: gli operatori degli uffici anagrafici invitano coloro che richiedono l’iscrizione a non consegnare la propria dichiarazione di residenza perché “incompleta” o perché (sulla base di ragioni quasi sempre poco chiare) non sussisterebbe il diritto all’iscrizione. Nel terzo caso, infine, il rifiuto della residenza è motivato con la mancanza del requisito dell’abitualità della dimora – e perciò appare legittimo –, ma è formalizzato a seguito di accertamenti il cui esito è quantomeno discutibile, dato che risultano negativi nonostante la persona viva effettivamente nel luogo dichiarato, facendo perno, in maniera arbitraria, sulle condizioni dell’alloggio.
Ora, soltanto nel primo caso l’illegittimità dell’azione dell’amministrazione comunale è evidente, mentre negli altri casi è del tutto invisibile o, quantomeno, è celata. L’assenza di tracce amministrative, infatti, rende impossibile capire, stando alla semplice analisi dei dati comunali, se si sono verificati, episodicamente o sistematicamente, casi di rifiuto illegittimo; al contempo, la presenza, all’interno di tali dati, di un numero elevato di dinieghi motivati con la ragione – di per sé legittima – dell’insussistenza del requisito dell’abitualità della dimora può essere un indizio, ma certamente non costituisce una conferma, dell’azione illegittima da parte di un comune.
Di conseguenza, i ricercatori che si trovano oggi – e quelli che si troveranno domani – a decifrare le informazioni provenienti dalle amministrazioni comunali necessitano di un quadro di conoscenze di sfondo estremamente articolato in relazione alle dinamiche e ai meccanismi di esclusione che prendono forma in numerosi contesti locali: queste dinamiche e questi meccanismi, infatti, incidono, direttamente o indirettamente, sulle procedure di iscrizione anagrafica e, di conseguenza, sulle modalità con cui tali procedure possono essere studiate. Da questa prospettiva, i conflitti sull’iscrizione anagrafica costituiscono un punto di osservazione estremamente utile, in grado di fornire un aiuto prezioso nella ricostruzione dei meccanismi di esclusione dalla residenza e, dunque, nello studio delle fonti anagrafiche, così da tracciare un quadro più articolato e realistico delle migrazioni interne nel territorio italiano
The limits of local citizenship: administrative borders within the Italian municipalities.
This article explores residency, a form of municipal membership that plays a strategic role in Italy. Residency is a formal status and a means to have access to rights. Therefore, it is a sort of local citizenship that, at least in part, equalises citizens and non-citizens. Due to its strategic role, many local authorities have paid serious attention to it recently. Municipalities have illegally tightened the requirements provided for by national laws for obtaining the status of resident or introduced new requirements. Stressing the different mechanisms of exclusion from residency, this article explains that they often work as administrative borders. These are bureaucratic barriers that, by denying residency, aspire to regulate, symbolically and sometimes materially, the composition of the people living within municipal territories and to redistribute rights between ‘deserving’ and ‘undeserving’ individuals. As such, administrative borders fragment individual statuses and provoke an increase in civic stratification
Discorsi che dividono: differenzialismo e attacchi al legame sociale nell’Accordo di integrazione
Political discourses on immigration, despite their differences, have in common the interest for immigrants' integration process. The concept of «integration» has recently acquired a particular connotation: differentialism has become the main key of interpretation of the relations between natives and immigrants. That is to say, that differences between cultures are deemed to be irreconcilable.
From this assumption follows a specific way of thinking and planning integration, which is conceived no more as a path subsequent to the obtainment of the permit of stay, but rather as a prerequisite for its granting. While applying for the permit, foreign citizens must sign an Integration Act, undertaking to gain specific knowledge and to carry out some activities, under penalty of the termination of the Act and of the deportation from the Italian territory.
In this article – through a critical analysis of some political discourses – we intend to show the way in which, as a consequence of the introduction of the Integration Act, the social tie between natives and migrants has been put under attack. In the document that illustrate the Act's contents, in fact, immigrants' deviant potentialities and inability to assimilate into a pre-existing social fabric are assumed; at the same time, in the same text, this social fabric is described as cohesive, culturally homogenous and intrinsically non-conflictual
Produzione di sicurezza a mezzo di insicurezza. Il controllo locale della residenza tra retoriche securitarie e opacità decisionali
During the last years, several Mayors have showed an increasing attention to the procedures through which the status of residency is recognized. More specifically, these Mayors have narrowed the requirements to obtain the enrollment into the registry office of the Municipality. They have accounted their decisions referring to the need of protecting the safety of their citizens and the public decorum. Narrowing the access to the status of residency, these Mayors have drawn the line between legitimate local citizens - people who are formally recognized as residents - and illegitimate local citizens - people who are denied of the status of residents. As a consequence, the latter have been seriously damaged, as the denying of residency prevents the access to welfare provisions. Actually, these Mayors have tried to guarantee to a part of the local population what Robert Castel called "civil security" - which concerns the protection from crime and deviance - excluding the other part of the same population from "social security" - which concerns the concrete enjoyment of social rights. Despite the intentions of these Mayors, however, the link between civil security and social security - as we will try to show in this article - is more complex than it may appear: limiting the access to social rights to people who are already poor and marginal could stoke social conflicts, so that increase, more than reducing, collective insecurity
Dalla popolazione residente al popolo dei residenti le ordinanze e la costruzione dell’alterità
During the last years, some mayors have issued orders aimed at narrowing the access to legal domicile. These orders introduce further obligations than those provided by national laws in order to achieve the registration into the Municipal Registry Office: an income upper than a certain threshold; an accommodation in keeping with specific standard of healthiness; the possibility to demonstrate not to be «socially dangerous». The status of legally domiciled is highly important inasmuch it is connected to the access to some rights. For this reason, denying the possibility of register a legal domicile is the same as putting a barrier to these rights. Although the orders are illegitimate - legal domicile, indeed, is a matter of national competence, despite the fact that registration practices are attributed to the local authorities - the strategy of exclusion based on the denial of the registration may however be effective. More specifically, the mayor's orders work as mechanisms of migration control, since they try to «filter» the people who live within the territory of a town separating the «good» local citizens - the formal legally domiciled - from the «bad» local citizens - those to whom the legal domicile is denied - and try to exclude these latter from the access to social rights. Therefore, as we will show in the article, the local strategies of exclusion based on the denial of legal domicile contribute to strengthen a system of civic stratification
Ordine pubblico, regole private. Rappresentazioni della folla, indicazioni operative e prescrizioni comportamentali nei manuali per i Reparti mobili
This article aims at contributing to the debate on policing protest, focusing on police knowledge and its role in the management of public order. By means of the conceptual tools provided by critical discourse studies, this article examines some Italian police handbooks. Although these textbooks allow readers to observe only a part of police knowledge and do not give a completely realistic description of actual practices of the operators, they do reveal an interesting perspective on public order and its management. The police handbooks on which the article focuses express an articulate philosophy of security as well as quite a clear idea of the role played by police forces in keeping public order. Moreover, they examine fieldwork procedures in depth, give detailed descriptions of crowds and their behaviour, and describe the attitudes operators must exhibit while performing these services. More in general, police handbooks give precious information on the discretionary power that characterizes police activities in policing protests
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