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La popolazione come campo di conflitto: le poste in gioco dell'anagrafe
L’anagrafe identifica tanto gli individui quanto i luoghi. Nel farlo, produce effetti performativi: attribuendo un’identità a cose e persone, non prende semplicemente atto della loro collocazione ma dà una certa forma alla popolazione e al territorio. Quando funziona correttamente – ossia in modo coerente con gli scopi per cui è stata introdotta – la sua performatività è poco visibile e, spesso, non riconosciuta come tale. Nei casi in cui viene usata in modo improprio – vale a dire per raggiungere obiettivi diversi dal monitoraggio – la sua capacità di dare forma alla popolazione si fa più esplicita e visibile. Per via delle sue differenti performatività, l’anagrafe costituisce un elemento strategico, dal punto di vista tecnico ma, soprattutto, da una prospettiva politica. Essendo impiegata per raggiungere obiettivi diversi, è storicamente al centro di conflitti che interessano il suo significato e le sue funzioni e che investono un insieme variegato di attori
La politica della residenza: l’anagrafe tra ambizioni istituzionali, limiti conoscitivi e conflitti strategici
Il concetto di popolazione riveste un ruolo centrale nell’organizzazione
delle società contemporanee. L’epidemia da Covid-19
lo ha reso ancora più evidente: conoscere le caratteristiche delle
persone che vivono in un territorio è un passaggio necessario
per programmare interventi pubblici in ambiti come l’economia,
la salute, l’istruzione e la politica sociale, mentre la presenza di
soggetti non visibili alle istituzioni costituisce un rischio sanitario
e, al contempo, il pretesto su cui si fondano campagne politiche
di stampo securitario [Pelizza, Lausberg e Milan 2020].
Nonostante la sua centralità, la parola «popolazione» non ha
però un significato univoco. Esprime inoltre un concetto tutt’altro
che neutro, che riflette la presenza di interessi divergenti. Sebbene
appaia come un’entità oggettiva, preesistente ai tentativi di rilevarne
la composizione, è in realtà socialmente «costruita». È l’effetto
cioè di un percorso istituzionale e sociale fatto di definizioni,
misurazioni, conflitti e negoziazioni, reso possibile da categorie
giuridiche e strumenti statistico-amministrativi e animato da un
ampio insieme di attori
Governare il rapporto tra individui e territorio: monitoraggio, esclusione spaziale e selezione dei “meritevoli”
The essay analyses the socio-legal nature of those administrative measures that limit the mobility
in specific spaces, primarily urban, of those categories of people who are perceived as a
threat to public order and decorum. Such measures, which can be considered real power devices,
can be divided between those limited to monitoring and census of movements in the
territory and those that prohibit or severely restrict access to well-identified urban area
(Senza) residenza: l'anagrafe tra selezione e controllo
L’anagrafe è spesso impiegata come un dispositivo di selezione della popolazione e delle sue componenti “desiderabili” e “legittime”. In questi anni sta giocando un ruolo di primo piano nello scegliere il tipo di persone che possono o meno risultare residenti in un territorio. Queste iniziative colpiscono persone di cittadinanza italiana come persone provenienti da Stati europei e da paesi terzi. Chi non è residente è più vulnerabile e ricattabile, anche sul piano lavorativo e spesso rischia di non avere accesso ai servizi essenziali di cui ha bisogno. L’esclusione anagrafica si accompagna a uno stato di subordinazione e dipendenza: le lotte su questo tema mostrano quanto il conflitto sulla residenza si intrecci con le mobilitazioni per la libertà di movimento e per la piena partecipazione alla vita della città
I poveri di fronte all’anagrafe: tra diritti, disciplinamento e resistenze al controllo sociale
L’iscrizione anagrafica ha assunto un’importanza strategica nell’Italia contemporanea, soprattutto per le persone che si trovano in condizioni di deprivazione economica e marginalità sociale. Nei loro confronti, la regi-strazione comunale mostra in maniera evidente la sua natura di strumento di controllo ambivalente, funzionale alla realizzazione di obiettivi differenti. Attraverso l’anagrafe, le istituzioni tengono traccia della presenza e dei movimenti individuali e, allo stesso, tempo garantiscono la possibilità di esercitare concretamente i diritti.
L’iscrizione anagrafica, sebbene sia in teoria la semplice formalizzazione amministrativa di una condizione materiale, tende a trasformarsi di fatto in uno strumento di coercizione e ricatto. Vincoli alla mobilità e obblighi comportamentali costituiscono, in molti co-muni, la precondizione per il conseguimento della residenza da parte di persone senza fissa dimora o che vivono in condizioni abitative precarie.
Le reazioni agli ostacoli burocratici sono diversificate: accettare in modo più o meno attivo le regole del gioco imposte dalle istituzioni, contestarle esplicitamente oppure decidere di sottrarvisi evitando di iscriversi in anagrafe sono opzioni praticabili, e nei fatti praticate, da chi si trova a fronteggiare problemi nella registrazione. Riprendendo liberamente le categorie proposte da Hirschman, lealtà, protesta e defezione sono le possibili risposte all’esclusione dalla residenza. Si tratta di percorsi non necessariamente alternativi o, addirittura, mutualmente escludenti: l’accettazione – quantomeno formale – dei vincoli imposti dalle autorità può andare di pari passo con strategie di protesta o con progetti di uscita dal ricatto subìto
Municipal Undocumentedness: Paperwork and the Performativity of Population Registers in Italy
The misuse of registration through paperwork has a political meaning
and follows a political logic which perverts the function of population registers:
instead of monitoring the people who live within municipal territories,
they are used as devices for selecting ‘deserving’ and ‘desirable’ local citizens.
When this happens, a process of deliberately asymmetric construction of
social reality takes places. Population registers thus unveil their performative
nature – that of devices which do not represent but do perform the
population. If this is true of population registers in general, it is even truer
when they are used in a selective way. The difference is that when registers
are used to monitor individuals, their performativity is unintentional:
those who use them seek to merely “see” the population and not to alter it.
On the contrary, when registers are employed to select, their performativity
is intentional: those who (mis)use them explicitly desire to shape the
local community
L’‘emergenza’ dell’esclusione: populismo e controllo locale dell’immigrazione nel contesto italiano
Negli ultimi anni, molti sindaci hanno rivendicato il diritto all’autogoverno in materia di residenza anagrafica. Attraverso questa espressione della propria autonomia, gli amministratori locali intendevano raggiungere un obiettivo ben specifico: restringere l’accesso degli immigrati ai diritti sociali. Allo scopo di regolare la residenza, gli amministratori si sono avvalsi di un particolare strumento giuridico: le ordinanze comunali, la cui emanazione è stata giustificata sulla base della presunta emergenza del fenomeno immigrazione all’interno del proprio territorio. La scelta effettuata dai primi cittadini, come si cercherà di mostrare, costituisce la premessa per forme di populismo atte ad accrescere il loro consenso presso la popolazione autoctona locale, le cui specificità e i cui tratti caratterizzanti saranno approfonditi in questo contributo
Tra inclusione ed esclusione. La vicenda della cittadinanza in una prospettiva mondiale
Inclusion and Exclusion. The Development of Citizenship in a Global Perspective Literature regarding citizenship is often dedicated to the internal dimension of this institution, meaning the relationship between citizens and the political agencies by whom they are created. However, little attention is given to its external dimension, that is the criteria through which citizen status is attributed to some but not others. This article focuses instead on the external development of citizenship, and on its exclusive dimension. In the attempt to explain exclusion dynamics, we will center our attention on a specific element of this institution, the social one. We will go through the main stages of «social citizenship », from its origin to its consolidation
Residenza e diritti dei migranti: tra autonomia e controllo (Introduzione alla sezione monografica)
La residenza costituisce il presupposto per l’esercizio effettivo di numerosi diritti: la presa in carico da parte dei servizi sociali e la piena fruizione
dell’assistenza sanitaria non emergenziale, ad esempio, sono subordinate
all’iscrizione anagrafica. Inoltre, l’accesso a importanti prestazioni e benefici – tra cui diversi programmi di edilizia residenziale pubblica e alcune
misure di carattere economico come il reddito di cittadinanza – è spesso
subordinato a un certo numero di anni di registrazione. Si tratta, dunque, di
un «diritto a esercitare altri diritti».
La residenza svolge anche un’altra funzione: i registri anagrafici, se ben
tenuti, consentono di monitorare in maniera accurata il territorio e chi vi
è legato, tenendo traccia sia delle persone che dimorano in appartamenti
veri e propri sia di quelle che vivono in alloggi precari – «baracche», roulotte, ecc. –, o che sono senza fissa dimora o homeless. Una conoscenza
precisa e dettagliata della popolazione è fondamentale per organizzare e
gestire in maniera efficiente servizi pubblici essenziali – sociali, sanitari, fiscali, ambientali, ecc.
Nonostante la sua rilevanza strategica, il percorso di iscrizione anagrafica si fa spesso tortuoso e incerto. Molti comuni introducono requisiti non
previsti dalla normativa statale o inaspriscono quelli vigenti, soprattutto nei
confronti di persone homeless, che si trovano in condizioni abitative considerate illegali, inadeguate o «indecorose» oppure che, semplicemente,
sono prive della cittadinanza italiana. Negli ultimi anni, inoltre, governi di
diversi orientamenti politici sono intervenuti a loro volta in senso restrittivo. L’anagrafe, da strumento di monitoraggio del territorio, tende così a
trasformarsi in un dispositivo di selezione della popolazione ritenuta «legittima»: anziché seguire una logica inclusiva perché conoscitiva, ne segue una
di tipo opposto, escludente in quanto selettiva e ricattatoria
Mettere in discussione le istituzioni: un approccio posizionato all’analisi dei documenti
Dalla prospettiva delle scienze sociali, i documenti sono oggetti complessi ma, tuttavia, spesso sottovalutati. Si tende a darli per scontati, pensando che contengano mere descrizioni di fatti o prescrizioni di carattere tecnico-operativo. Oppure li si prende per buoni nella loro forma ufficiale senza chiedersi – e chiedere alle istituzioni che li hanno emanati – se vi sia altro da ciò che mostrano in modo esplicito. O, ancora, se ne ignora, consapevolmente o meno, la dimensione coercitiva e vessatoria. Un approccio alle scienze sociali posizionato può e deve guardare ai documenti analizzando in modo critico le loro funzioni, manifeste e latenti, identificando le rappresentazioni che veicolano e andando oltre il loro contenuto tecnico-operativo. È chiamato dunque a individuare le poste in gioco sottostanti alla loro emanazione e al loro uso, a mettere in luce il potere che consentono di esercitare e a evidenziarne il carattere performativo
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