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    Ingegneri al servizio di ingegneri: i nuovi attrezzisti digitali per i progettisti delle costruzioni

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    Il termine “ingenius”, dal latino tardo medievale, qualifica etimologicamente l’ingegnere come colui che intuisce concetti mentali e li gestisce mediante macchine. Non è pertanto una novità che i professionisti del congegno si dedichino alla fabbricazione di strumenti per agevolare il lavoro di colleghi appartenenti al proprio settore di interesse, reinventando la professione dell’ingegnere come quella di un moderno “attrezzista”. Nel campo dell’edilizia questa attitudine si manifesta spesso, attraverso professionisti che mettono a disposizione i loro strumenti quasi artigianali soprattutto informatici (come dimostrano i numerosi fogli di calcolo reperibili in rete), o più compiutamente con ingegneri che diventano imprenditori di software house più o meno verticalizzate su campi specifici di indagine, distribuendo i propri prodotti su licenza commerciale od open source. Tuttavia questa tendenza è solamente figlia della crisi, oppure la figura dell’ingegnere “attrezzista digitale” è indispensabile per garantire il reperimento di strumenti affidabili e di qualità

    L’innovazione multiscalare: dal singolo edificio alla città intelligente

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    Il 2016, più volte prefigurato come l’anno della svolta per la digitalizzazione nel mondo delle costruzioni, è arrivato con il suo retaggio di promesse, obiettivi raggiunti ed occasioni mancate. Se nel settentrione d’Europa, in particolare nel Regno Unito e nei paesi nordici, quest’orizzonte temporale ha segnato una prima importante deadline nell’affrontare la transizione verso processi costruttivi integrati sempre più necessari, in Italia l’innovazione nella progettazione e nei suoi strumenti percorre ancora due binari distinti, a diverse velocità. Da un lato i software, che stanno sempre più rapidamente specializzandosi e moltiplicandosi, nell’attesa di una rispondenza a piani normativi che stentano ancora a decollare; dall’altro l’ecosistema dei progettisti, ricchi di potenziale tecnico e culturale, tuttavia disorientati da un cambiamento inevitabile, dettato dallo spettro della crisi economica, verso un futuro dai tratti non ancora ben definiti. E’ forse questo sottobosco di studi tecnici, imprenditori e piccole aziende però che potrebbe costituire il terreno più fertile per la nuova crescita. Questi, infatti, sono gli attori protagonisti di un nuovo modo di intendere la collaborazione coordinata nella “centralità del progetto”, per usare un’espressione abusata dai media che il più delle volte ne ignorano il significato intrinseco. Se l’innovazione è declinata alla consapevolezza di una tradizione costruttiva che vede nel progetto la pianificazione strategica degli interventi, al pari di una concertazione di figure collaboranti pur mantenendo l’autorialità e la responsabilità dei singoli, essa può intervenire con vantaggio a tutti i livelli, non solo nelle grandi opere o nelle commesse estere dei mercati più favorevoli. L’adozione di processi di digitalizzazione integrata, l’interoperabilità degli strumenti e la multidisciplinarietà dei saperi sono attitudini che si rivelano strategiche anche per le attività del piccolo studio, che magari cerca un’ottimizzazione di tempi e risorse o che si vuole candidare a collaborazioni con strutture più globalizzate

    L’innovazione multiscalare: dal singolo edificio alla città intelligente

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    Il 2016, più volte prefigurato come l’anno della svolta per la digitalizzazione nel mondo delle costruzioni, è arrivato con il suo retaggio di promesse, obiettivi raggiunti ed occasioni mancate. Se nel settentrione d’Europa, in particolare nel Regno Unito e nei paesi nordici, quest’orizzonte temporale ha segnato una prima importante deadline nell’affrontare la transizione verso processi costruttivi integrati sempre più necessari, in Italia l’innovazione nella progettazione e nei suoi strumenti percorre ancora due binari distinti, a diverse velocità. Da un lato i software, che stanno sempre più rapidamente specializzandosi e moltiplicandosi, nell’attesa di una rispondenza a piani normativi che stentano ancora a decollare; dall’altro l’ecosistema dei progettisti, ricchi di potenziale tecnico e culturale, tuttavia disorientati da un cambiamento inevitabile, dettato dallo spettro della crisi economica, verso un futuro dai tratti non ancora ben definiti. E’ forse questo sottobosco di studi tecnici, imprenditori e piccole aziende però che potrebbe costituire il terreno più fertile per la nuova crescita. Questi, infatti, sono gli attori protagonisti di un nuovo modo di intendere la collaborazione coordinata nella “centralità del progetto”, per usare un’espressione abusata dai media che il più delle volte ne ignorano il significato intrinseco. Se l’innovazione è declinata alla consapevolezza di una tradizione costruttiva che vede nel progetto la pianificazione strategica degli interventi, al pari di una concertazione di figure collaboranti pur mantenendo l’autorialità e la responsabilità dei singoli, essa può intervenire con vantaggio a tutti i livelli, non solo nelle grandi opere o nelle commesse estere dei mercati più favorevoli. L’adozione di processi di digitalizzazione integrata, l’interoperabilità degli strumenti e la multidisciplinarietà dei saperi sono attitudini che si rivelano strategiche anche per le attività del piccolo studio, che magari cerca un’ottimizzazione di tempi e risorse o che si vuole candidare a collaborazioni con strutture più globalizzate

    Il BIM e l'esistente: prospettive di digitalizzazione nella salvaguardia del patrimonio

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    I recenti, nefasti eventi sismici occorsi nel centro Italia, hanno portato ancora una volta all’attenzione di amministratori pubblici e professionisti la necessità, sempre più urgente, di documentare in maniera oggettiva lo stato di conservazione del patrimonio edilizio con l’introduzione di strumenti legislativi innovativi. Di nuovo si è parlato di cogenza normativa per redigere ad esempio il fascicolo del fabbricato, sorta di “carta di identità” degli edifici atta ad evidenziarne le caratteristiche di performance e sicurezza. L’applicazione di processi rapidi di gestione e acquisizione del dato per la produzione di tali “certificati” ha condotto taluni a riferirsi al BIM come possibile volano d’innovazione. Questo contributo affronta la discussione delle potenzialità e degli eventuali rischi derivanti da questa opzione

    Innovazione e salvaguardia del costruito

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    Molto spesso si tende a confondere l’innovazione con il contenuto tecnologico che la rende tangibile. Tuttavia, riprendendo il significato intrinseco del termine, l’innovazione è prima di ogni altra cosa un avanzamento, in termini di processo, di metodo, finanche di tecniche e tecnologie applicative. Volendo declinarla al variegato cosmo delle costruzioni, occorre affrontarne la dinamica da diverse prospettive: l’innovazione può essere un miglioramento di approcci già in essere oppure può intendersi come adozione di metodi non-convenzionali e completamente nuovi. Se nel primo caso si intende un raffinamento progressivo di flussi di lavoro tradizionali, nel secondo lo scenario si presenta più articolato

    Mondi digitali paralleli. Rappresentare la Bologna che sarebbe stata nella Bologna che è

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    Il progetto ‘Le Bologne possibili’, nato da un’idea di Piero Orlandi e realizzato nelle sue componenti digitali presso il laboratorio Silab del Dipartimento di Architettura dell’Università di Bologna sotto il coordinamento di Simone Garagnani e la pianificazione di Luisa Bravo, ha costituito un tentativo concreto di avvicinare la rappresentazione del tessuto storico bolognese reale alla simulazione di due ipotesi urbane di rilievo e mai realizzate: la Regia Scuola degli Ingegneri all’Annunziata, di Attilio Muggia, e il complesso di via Roma, oggi via Marconi, di Piero Bottoni. Dopo un’attenta e minuziosa ricostruzione delle forme e dei materiali, i modelli digitali sono stati inseriti all’interno di immagini della Bologna reale, per produrre visualizzazioni realistiche dei contesti specifici di riferimento. Le attività di computer grafica sono state sviluppate secondo un percorso formativo facente capo alle proposte di tirocinio curriculare che si svolgono presso il laboratorio Silab ed hanno impegnato due allievi per circa cinque mesi, spaziando dal disegno tradizionale alla modellazione 3D, dalla fotogrammetria digitale alla computer art

    Il BIM e l'esistente: prospettive di digitalizzazione nella salvaguardia del patrimonio

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    I recenti, nefasti eventi sismici occorsi nel centro Italia, hanno portato ancora una volta all’attenzione di amministratori pubblici e professionisti la necessità, sempre più urgente, di documentare in maniera oggettiva lo stato di conservazione del patrimonio edilizio con l’introduzione di strumenti legislativi innovativi. Di nuovo si è parlato di cogenza normativa per redigere ad esempio il fascicolo del fabbricato, sorta di “carta di identità” degli edifici atta ad evidenziarne le caratteristiche di performance e sicurezza. L’applicazione di processi rapidi di gestione e acquisizione del dato per la produzione di tali “certificati” ha condotto taluni a riferirsi al BIM come possibile volano d’innovazione. Questo contributo affronta la discussione delle potenzialità e degli eventuali rischi derivanti da questa opzione. Presa da: https://www.ingenio-web.it/articoli/il-bim-e-l-esistente-prospettive-di-digitalizzazione-nella-salvaguardia-del-patrimonio

    Interoperabilità dei software d’ingegneria: un problema ancora aperto

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    Nella costruzione di un edificio, la collaborazione tra le figure professionali coinvolte è fondamentale, pertanto lo scambio reciproco di informazioni e decisioni deve essere il più possibile rapido e disambiguo, indipendentemente dagli strumenti adottati dai diversi attori. La problematica dell’interscambio conoscitivo tra figure provenienti da differenti formazioni professionali e culturali si può affrontare evitando per quanto possibile l’informazione implicita e sfruttando le tecnologie informatiche che permettono la condivisione di elementi progettuali, preparati con software differenti per finalità o per scelta commerciale. Sistemi e protocolli sono stati predisposti a questo scopo, pur manifestando ancora limiti di non facile superabilità

    HBIM nell’esistente storico. Potenzialità e limiti degli strumenti integrati nel recupero edilizio

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    La conservazione degli edifici esistenti, soprattutto quelli d’importanza storica e monumentale, è una pratica sempre più congiunta alla loro regolare manutenzione. Ciò non implica solo l’adempimento corretto alle richieste normative in materia di salubrità, sicurezza e decoro, ma anche l’attuazione di tutti quei procedimenti e di quelle attenzioni che permettono di mettere ordine ai documenti che consentono di conoscere adeguatamente lo stato di salute dei fabbricati durante tutto il loro ciclo di vita. Ristrutturazioni, restauri conservativi e interventi di miglioramento sono attività che i progettisti intraprendono il più delle volte investendo molto tempo nel recupero di atti e documenti sparsi, nel rilievo più o meno preciso delle situazioni in essere e nel coordinamento sempre delicato delle figure che intervengono lungo il processo. Quando poi i fabbricati hanno rilevanza storica, le richieste di Sovrintendenze ed organi di salvaguardia del patrimonio rendono le cose ancora più impegnative. Se la tradizione costruttiva in Italia è comunque pronta ad affrontare il tema (la preparazione nei professionisti c’è, nonostante vi sia chi sostiene il contrario), il variegato quadro normativo a volte stenta a seguire le reali esigenze dei progettisti mentre gli strumenti della digitalizzazione, che molto promettono, scontano ancora diverse criticità dovute in massima parte alla loro origine in contesti edilizi e culturali molto diversi da quelli nazionali

    Geometrie in movimento. Modelli numerici e simulazione dinamica dell’effetto sismico sugli edifici

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    I recenti fatti accaduti presso L’Aquila nell’aprile scorso hanno prepotentemente riportato di attualità i criteri e i metodi con i quali, oggi, si progettano edifici in grado di contrastare le azioni sismiche. Gli strumenti analitici a disposizione di tecnici chiamati a progettare nuovi fabbricati od a recuperare complessi di interesse storico danneggiati, permettono di eseguire elaborazioni sofisticate per simulare gli effetti distruttivi di un terremoto
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