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When you have already made up your mind, but you don't know it yet.
In five studies, we are going to investigate the differential impact of automatic mental associations and consciously held beliefs on future choices by individuals who claim to be decided versus undecided.
In the first study, we are going to demonstrate that it is possible to detect the implicit preference of individuals who define themselves as undecided prior to a political vote, by means of the Implicit Association Test (Greenwald, McGhee, Schwartz, 1998). This technique, even if considered a reliable measure of the automatic mental associations, so far has not been applied to undecided individuals.
In the second study, we are going to investigate in a deeper way the explicit judgements of individuals who claim to be undecided, providing evidence that they show at level of consciously held beliefs a pattern of propositions that don’t allow participants to reach a definite choice. At the same time, they manifest at level of implicit preference a set of defined and well structured mental associations that are perfectly related to future decisions.
The results of the third study are going to demonstrate that automatic associations of individuals who self-reported being undecided about a controversial political issue predict future choices and changes in consciously reported beliefs over a period of one week. Conversely, in the case of resolute decision makers, consciously reported beliefs predict future choices and changes in automatic associations over the same period.
In the fourth and the fifth study we are going to try to have a first look at a possible strategy by which conscious beliefs of decided individuals consolidate themselves and influence automatic associations in the course of time. The achieved results suggest that conscious beliefs have a strong influence on selective choice of information, and we are going to demonstrate that selective exposure plays a partial mediation role in consolidating of conscious beliefs of decided people. Moreover, we are going to obtain indirect evidence that also the relationship between conscious beliefs and automatic associations should be in part mediated by selective choice of information. On the other hand, this strategy does not occur in the case of undecided people.
The overall findings will be discussed in the general conclusions, stressing their important implications for social sciences which aim at predicting future choice decisions of public interest.In cinque studi indagheremo il differente ruolo che le associazioni mentali automatiche e le credenze consapevoli giocano nel determinare le future scelte di coloro che riguardo ad una controversa questione di carattere politico sociale o prima di una tornata elettorale si definiscono certi della scelta che realizzeranno, oppure dichiarano di non aver ancora maturato una decisione definitiva.
Da un punto di vista concettuale, le associazioni mentali automatiche sono non intenzionali, non sono controllabili e possono essere attivate al di fuori della consapevolezza dell’individuo (Bargh, 1994; Gawronski, Bodenhausen, 2006). Tali associazioni automatiche vengono generalmente contrapposte alle credenze consapevoli, che possono essere descritte come quei contenuti mentali che un individuo esprime intenzionalmente e in in seguito ad una attenta e accurata valutazione (Strack, Deutsch, 2004; Gawronski, Bodenhausen, 2006). La misurazione delle associazioni automatiche si è resa possibile grazie allo sviluppo delle così dette misure implicite che consentono di inferire opinioni, credenze, atteggiamenti e intenzioni delle persone a partire dalla rilevazione dei tempi di risposta dei partecipanti in compiti di categorizzazione o di decisione lessicale che vengono svolti grazie all’ausilio del computer. Le credenze consapevoli vengono invece misurate utilizzando strumenti espliciti di self-report come i questionari di atteggiamento o i sondaggi d’opinione.
Nel primo capitolo saranno presentati i risultati dello Studio 1 in cui abbiamo indagato la validità predittiva dell’Implicit Association Test (Greenwald, McGhee, Swartz, 1998), dimostrando che, nel caso di partecipanti che prima di una tornata elettorale dichiarano di non aver ancora maturato una scelta definitiva, consente di anticipare il comportamento che realizzeranno il giorno delle elezioni.
Nel secondo capitolo discuteremo i risultati dello Studio 2 e dello Studio 3. Con lo Studio 2, analizzando in maniera più approfondita i giudizi espliciti delle persone che si dichiarano indecise, saremo in grado di mettere in luce che le credenze consapevoli sono effettivamente costituite da un insieme di proposizioni contrastanti. Tali strutture d’atteggiamento esplicito, da un lato sono la ragione per cui il partecipante non è in grado di esprimere una scelta chiara e dall’altro non consentono di predire la decisione che successivamente verrà realizzata. Allo stesso tempo, i partecipanti indecisi hanno fatto emergere a livello implicito un insieme di associazioni automatiche già strutturate, che si sono rivelate stabili nel tempo e coerenti con la decisione realizzata a distanza di una settimana.
Grazie ai risultati dello Studio 3 dimostreremo che le associazioni automatiche di coloro che si dichiarano indecisi rispetto ad una controversa questione di carattere politico sociale predicono in maniera univoca le scelte future e i cambiamenti nell’atteggiamento esplicito dopo un periodo di una settimana. Al contrario, nel caso di coloro che si dichiarano decisi, sono le credenze consapevoli che predicono in maniera univoca le scelte future e i cambiamenti nelle associazioni automatiche dopo uno stesso periodo di tempo.
Con il terzo capitolo, proveremo a dare un primo sguardo ad una possibile strategia attraverso cui le credenze consapevoli delle persone decise si consolidano e influenzano le associazioni automatiche nel tempo. I risultati dello Studio 4 e dello Studio 5 consentiranno di dimostrare che il processo di esposizione selettiva è una strategia primariamente proposizionale e gioca un ruolo di mediazione parziale nel consolidamento delle credenze consapevoli delle persone decise. All’opposto, questa strategia sembra non realizzarsi nel caso delle persone indecise.
Tutti questi risultati saranno discussi nelle conclusioni generali, dove si cercherà di sottolinearne le importanti implicazioni per le scienze sociali che mirano a predire le future decisioni delle presone riguardo a questioni di pubblico interesse
Dall’oggettivazione delle donne in televisione alle molestie sessuali, il passo è breve?
Secondo studi recenti, i programmi televisivi basati su rappresentazioni oggettivanti delle donne possono veicolare un contesto normativo che induce alla molestia sessuale. La presente ricerca ha indagato se l’accessibilità delle norme della mascolinità che giustificano la molestia e la tendenza alla molestia possono essere favorite anche da altre rappresentazioni televisive delle donne. Partecipanti maschi (N = 88) sono stati esposti ad uno di tre video, veicolanti un’immagine delle donne (i) oggettivata, (ii) coerente con lo stereotipo di genere, oppure (iii) controstereotipica. Dai risultati è emerso che i partecipanti esposti al video oggettivante hanno manifestato maggiore tendenza alla molestia ed espresso maggiore adesione alle norme della mascolinità relative al sesso non-relazionale rispetto ai partecipanti delle altre due condizioni sperimentali. A sua volta, l’adesione alle norme relative al sesso non-relazionale media la relazione tra condizione sperimentale e tendenza alla molestia
Why do Women Self-Stereotype more than Men? The Mediational Role of Implicit Gender Self-Categorization.
Previous research by Latrofa et al. (2010) found that women were more strongly identified with their gender then men, thus leading to stronger self-stereotyping. However, other research has found that women are not identified with their gender more strongly than men. Therefore, ingroup identification cannot be the primary cause of self-stereotyping. Consistent with this premise, in Experiment 1 (N = 67) we showed that women were equally identified with their gender ingroup as men, but nevertheless they self-stereotyped more strongly than men. Given the findings of Experiment 1, we tested the hypothesis that ingroup membership is chronically more accessible for women, thus leading to stronger self-stereotyping. In Experiment 2 (N = 39) and Experiment 3 (N = 56), participants performed a) a Gender Self-Categorization IAT to assess the associations between the Self and the Ingroup Gender, that is the accessibility of ingroup membership, and b) a Self-Stereotyping IAT to assess the strength of automatic associations between Self and ingroup stereotypical traits. As expected, women showed stronger implicit Self-Categorization as well as stronger implicit Self-Stereotyping than men. Moreover, as predicted, the relation between participants’ Gender and Self-Stereotyping was mediated by the level of Self-Categorization. Therefore, for women, the chronic salience of ingroup membership causes Self-Stereotyping. Results are discussed with reference to women as a minority status group
Economic and political distance: economic inequality reduces turnout of lower, but not higher, income groups.
Relazione tra BMI, adozione di un regime dietetico ed insoddisfazione corporea in un campione di preadolescenti ed adolescenti.
Alla ricerca dei "percorsi carsici" delle scelte elettorali
Partendo da una analisi dei modelli classici e più recenti a proposito dei processi di decisione, l’articolo si propone di sottolineare l’importanza dei contributi che sottolineano il ruolo della componente affettiva e il carattere cruciale dei percorsi di tipo implicito nella interpretazione dei meccanismi decisionali. Impiegando tale prospettiva per rendere conto, nel contesto delle psicologia della politica, dei giudizi che gli elettori esprimono in occasione della scelta di voto, abbiamo ipotizzato che per coloro che non hanno maturato idee precise a proposito della scelta elettorale, la presa di decisione sia un processo che procede in progressione, muovendo da una situazione in cui gli esiti dell’iniziale valutazione delle alternative in gioco si pongono per larga parte al di fuori della consapevolezza. Per mettere alla prova questa ipotesi abbiamo fatto ricorso ad una tecnica di ricerca messa recentemente a punto per registrare le componenti implicite del giudizio sociale (IAT: Implicit Association Test) e abbiamo monitorato gli atteggiamenti impliciti dei partecipanti nei confronti di candidati politici, prima delle elezioni. I risultati ottenuti in due indagini dal carattere ancora preliminare sembrano confermare che lo strumento impiegato è in grado di anticipare con soddisfacente affidabilità la scelta di voto di coloro che al momento della somministrazione della prova si dichiarano incerti a proposito del candidato da votare
Stereotipi dei genitori e percezioni di competenza in matematica dei figli in prima elementare: Un modello di socializzazione di genere.
Introduzione: Secondo il modello aspettativa-valore di Eccles, gli stereotipi di genere dei genitori influenzano la formazione delle percezioni individuali di competenza scolastica dei figli. A partire da questo modello, il presente studio è stato realizzato per indagare gli effetti degli stereotipi di genere sulla matematica dei genitori sulle autovalutazioni e valutazioni percepite espresse da bambini e bambine di 6 anni riguardo la matematica e l’italiano.
Metodo. Hanno partecipato allo studio 237 bambini di prima elementare (52% femmine) e i loro genitori (237 papà e 237 mamme). Attraverso un questionario individuale sono stati misurati gli stereotipi di genere e la percezione di competenza dei propri figli in matematica di ciascun genitore. I questionari per i bambini contenevano misure di autovalutazione (“Quanto sono bravo in matematica”), e di percezione della valutazione dei genitori (“Quanto la mamma/il papà mi considerano bravo/a”).
Risultati. Un modello di mediazione moderata è stato testato attraverso un modello di equazioni strutturali per dati non normalmente distribuiti (WLSMV). I risultati hanno evidenziato un effetto indiretto degli stereotipi di genere delle madri sulle autovalutazioni delle figlie in matematica, mediato dalla valutazione percepita da parte delle figlie. Benché correlati con quelli dei padri, solo gli stereotipi delle madri risultano esercitare un effetto significativo sulle percezioni di competenza delle figlie.
Conclusioni. I risultati suggeriscono un’influenza negativa precoce degli stereotipi di genere veicolati in famiglia dalle madri: più la madre condivide gli stereotipi di genere sulla matematica, meno le figlie ritengono di essere considerate brave, e meno si considerano a loro volta brave in matematica. Interventi precoci di contrasto agli stereotipi di genere dei genitori sarebbero auspicabili fin dall’inizio del percorso scolastico
La trasmissione degli stereotipi di genere sulla matematica all’interno della famiglia: Il ruolo dei padri.
Studi recenti nell’ambito del modello della Minaccia dello Stereotipo hanno dimostrato che a 6 anni i bambini non manifestano né condivisione né consapevolezza dello stereotipo di genere che vuole i maschi più capaci delle femmine in matematica, mentre associazioni automatiche coerenti con tale stereotipo sono presenti nelle bambine ma non nei bambini (Galdi et al., in press.). A partire da tali risultati, il presente Studio è stato realizzato per indagare il ruolo di entrambi i genitori nella trasmissione precoce di tali associazioni stereotipiche automatiche all’interno della famiglia. Allo studio hanno partecipato 69 bambini di prima elementare e i loro genitori (69 padri e 69 madri). Per rilevare la forza delle associazioni automatiche tra le categorie matematica/bambino e italiano/bambina rispetto a matematica/bambina e italiano/bambino, ai bambini è stato chiesto di svolgere un Child-IAT; successivamente alcune semplici domande hanno consentito di rilevare il grado di condivisione esplicita degli stereotipi di genere sulle materie scolastiche da parte dei bambini. Attraverso un questionario e un IAT sono stati rilevati gli stereotipi di genere espliciti e le associazioni stereotipiche automatiche di ciascun genitore. I risultati hanno confermato che a 6 anni i bambini non manifestano condivisione dello stereotipo, mentre associazioni automatiche stereotipiche sono presenti nelle bambine ma non nei bambini. E’ emerso inoltre che le madri possiedono associazioni automatiche stereotipiche più forti rispetto a quelle dei padri, mentre la differenza tra i genitori nel grado di condivisione esplicita dello stereotipo non risulta significativa. Le analisi hanno messo in evidenza che le associazioni stereotipiche dei padri predicono in maniera significativa tanto le associazioni automatiche stereotipiche quanto la condivisione esplicita dello stereotipo dei figli (sia maschi che femmine)
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