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La didattica oltre la didattica
Per lungo tempo la didattica è stata da alcuni considerata come una sorta di raccoglitore di ricadute pratiche delle riflessioni teoriche elaborate per lo più all’interno della pedagogia quasi che per insegnare, soprattutto con allievi adolescenti o giovani adulti, fosse necessario possedere solo i contenuti disciplinari, cioè quanto dovrebbe invece rappresentare il requisito minimo, ma non sufficiente. Questo modo di pensare, difficile da estirpare completamente, nonostante le tante riflessioni di segno opposto e ormai condivise tra gli studiosi, si è accompagnato al perpetrarsi di una tacita, invisibile, ma pesante gerarchia tra discipline, in base alla quale si collocano in primo piano le lettere e la matematica, mentre molte delle altre rivestono un ruolo ancillare e alcuni possibili percorsi sono quasi del tutto assenti dalla scuola o presenti in misura modestissima e considerati marginali. Proprio la didattica potrebbe occuparsi della mediazione tra i diversi linguaggi non solo disciplinari, cioè propri delle discipline che vengono insegnate, ma anche di approfondimento teorico rispetto a quelle che hanno come oggetto di riflessione l’essere umano e il dispiegamento delle facoltà che gli sono proprie. Si tratta di discipline diverse le une dalle altre per statuto epistemologico, per modelli e per codici, quali la pedagogia, la biologia, la psicologia, la filosofia, la psicoanalisi, l’antropologia, la sociologia e la storia
Le competenze psico-relazionali per l’integrazione dei soggetti disabili, in DidatticaMente, 2, ETS, 2004
Sofferenza psichica e pedagogia. Educare all'ansia, alla fragilità e alla solitudine
Il volume si occupa della trasformazione epocale di cui negli ultimi decenni sono state oggetto la sofferenza e la patologia psichica, che hanno finito per essere considerate non come esperienze complesse, ma solo in una dimensione di ineluttabilità e di radicale distanza nei confronti delle aspettative dell’ambiente. Il libro affronta, congiuntamente, la possibilità di una prevenzione di carattere pedagogico rispetto alle patologie in incremento come la depressione, i disturbi di personalità, i disturbi d’ansia, l’anoressia nervosa e la bulimia. Non sembra possibile, infatti, sottrarsi alla deriva patologica evitando le situazioni di ansia o di paura, ma, al contrario, attraversando, anche precocemente, queste regioni dell’esistenza.
Questo è il senso di un’educazione alla fragilità, all’ansia, al dolore e alla solitudine. Nel luogo segreto dell’angoscia, rappresentato dalla paura di una perdita dell’identità, la pedagogia può assumere un ruolo di prevenzione, poiché è possibile educare i soggetti, in ogni età del ciclo di vita, a convivere con l’ansia quotidiana, ad attraversare le paure e i conflitti, a trasformare la sofferenza stessa da elemento distruttivo in risorsa creativa
La relazione educativa come dialogo complesso
Il saggio si occupa della reazione educativa sia dal punto di vista del soggetto in apprendimento, considerando le sue competenze emozionali e metacognitive, sia dal punto di vista del soggetto con compiti di formazione, considerando la difficile dialettica tra coinvolgimento affettivo e distanza riflessiva
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