1,720,969 research outputs found
L’integrazione scolastica dei minori adottati internazionalmente. Il ruolo della pedagogia interculturale
In Italia, la presenza di minori adottati internazionalmente nelle scuole richiede l’attuazione di interventi mirati per garantire un buon inserimento scolastico. I minori adottati affrontano una doppia discontinuità, spaziale e affettiva, spesso segnata da traumi e distacchi che richiedono tempo e supporto per la creazione di nuovi legami. La scuola svolge un ruolo cruciale nell’integrazione di questi minori, promuovendo relazioni positive e rafforzando la
fiducia in sé stessi. Le “Linee di indirizzo per favorire il diritto allo studio degli alunni adottati”, aggiornate nel 2023, sottolineano l’importanza dell’inclusività, della diversità culturale e della formazione degli insegnanti. In particolare, la pedagogia interculturale offre strumenti per valorizzare le multi-appartenenze identitarie dei bambini adottati, garantendo un’educazione rispettosa delle loro diversità. La collaborazione tra scuola e famiglia è essenziale per favorire un ambiente aperto e non giudicante, capace di affrontare in modo inclusivo temi come l’adozione e le nuove costellazioni familiari
Paradigma di ricerca integrativa per l’educazione dei careleavers
Diversi studi sociologici, psicologici, antropologici e pedagogici hanno evidenziato come la famiglia rappresenti il luogo privilegiato per la soddisfazione del bisogno primario del minore di esprimere e ricevere affetto e, inoltre, per la realizzazione di un sano sviluppo della personalità e di un adeguato processo di socializzazione. In tal senso, il best interest of the child è un principio riconosciuto e sancito a livello internazionale dall’art. 3 della Convenzione di New York sulla protezione dei diritti del fanciullo (1989). Tale principio prevede che gli Stati membri debbano sostenere la famiglia nello svolgimento di questi compiti. Pertanto, quando la stessa non sia suffi cientemente protettiva o stia attraversando un periodo di diffi coltà che non le consente di garantire al minore il necessario supporto, gli Stati membri hanno l’obbligo di intervenire, attivando tutti gli strumenti necessari al fi ne di aiutare l’intero nucleo familiare a superare le relative criticità. In tale prospettiva, l’allontanamento del minore dal proprio contesto familiare dovrebbe essere l’ultima soluzione, e laddove tale scelta risulti diffi cile da assumere, a volte, diventa una condizione imprescindibile per il benessere del minore. Il presente contributo ha lo scopo di analizzare le caratteristiche
dei minori che vivono fuori dalla propria famiglia di ori-gine (children in care) e dei giovani che, invece, hanno concluso l’esperienza di accoglienza in una struttura protetta (care leavers), ciò al fi ne di descrivere le attuali misure di protezione e di cura che riguardano l’affi damento familiare e i servizi residenziali. Infi ne, si illustreranno alcune strategie di adattamento dei care leavers focalizzando l’attenzione sul binomio educazione/resilienza
Le identità multiple delle famiglie multilingue: processi sottesi tra linguaggio e identità culturale
Il presente articolo ha l’obiettivo di analizzare il fenomeno del multilinguismo, dal punto di vista antropologico e psicologico, focalizzando l’attenzione sulle famiglie multilingue coinvolte nel progetto Europeo Tales@Home. Specificità del progetto è stata quella di indagare l’apprendimento non formale delle lingue all’interno di un particolare contesto familiare andando a comprendere quali siano state le modalità e le dinamiche di apprendimento e come queste siano andate ad interagire con emozioni, motivazioni e credenze della famiglia stessa. Il progetto, inoltre, si pone come ottimo strumento in grado di analizzare o fare emergere eventuali esigenze circa l’uso della lingua all’interno del contesto domestico e cercare di comprendere le attitudini dei soggetti coinvolti verso l’apprendimento linguistico per favorire l’inclusione sociale (Tales at home, 2016)
MULTICULTURAL PERSPECTIVES OF L2 LEARNING
One of the significant issues in the context of migration is learning the language of the country of arrival as a vehicle for inclusion and integration. This topic has been extensively discussed in several studies, and much data has been collected on adult language erosion due to migration (Wong Fillmore, 1991) or L2 learning difficulties (Liddicoat & Taylor-Leech, 2014). It has been observed that the interaction and
interdependence between L1 and L2 can be paramount in determining migrants' language choices.
In addition, a rapid process of learning and acquisition of the target language could facilitate encounters with different cultures, encouraging integration and inclusion. During this process, two variables come into play that can make a difference in L2 learning: motivation to pass the B1 citizenship exam for reference documentation (according to Italian regulations) and anxiety about not being up to the task of
adequately learning the language to foster full autonomy. Based on these premises, the research objectives were: - to measure the level of motivation toward learning Italian and toward Italians; - measure the level of anxiety within Italian L2 classes.
The type of research was purely quantitative, and the data matrix allowed the analysis tool (histogram) to calculate individual and cumulative frequencies for a range of cells and classes of data. The research involved the online administration of a questionnaire through google forms. Participants answered questions within the attitudinal/motivational test battery (Gardner, 1985) with a 7-point response mode on
a Likert scale (strongly disagree to agree strongly).
A total of 30 migrants (15 females, 14 males, 1 non-binary) attending two Italian L2 classes in the city of Palermo (Italy) with an age range of 20-50 years participated in the online survey.
The main results show that most participants expressed a positive attitude toward learning Italian and Italians with a high degree of interest in foreign languages; a moderate level of embarrassment or anxiety within the classes emerged.
In conclusion, as teachers, trainers, and pedagogists, it would be appropriate to mitigate and facilitate this learning process by promoting a serene and non-judgmental environment to foster language learning from a perspective of active listening and intercultural empathy. Thus, try to intervene so that the acquisition of the new vocabulary is seen as a tool for autonomy in the migrants' decision-making processes and not as a building block to obtain the documents required by current regulations, and thus a mutual bond that can ensure mastery of the second language combined with personal skills
La transizione verso l’età adulta dei MSNA. Percorsi di autonomia in un’ottica di lavoro di rete. In E. Di Giovanni & M. Garro (A cura di), Una possibile casa. Percorsi di autonomia e significatività operativa. Milano: Guerini e Associati.
Il presente contributo affronta il tema dell’accompagnamento nei percorsi di autonomia di coloro che arrivano in Italia come Minori Stranieri Non Accompagnati (MSNA) e che, prossimi alla maggiore età, entrano all’interno del sistema di accoglienza affrontando contestualmente la transizione verso l’età adulta. In questi casi, avendo a disposizione poco tempo per sviluppare e rafforzare gli obiettivi di inclusione, integrazione sociale, autonomia e indipendenza personale, possono emergere molte vulnerabilità, specie nel momento in cui lasciano il sistema di accoglienza; un percorso travagliato, che spesso avviene in maniera precoce rispetto ai propri coetanei che invece non hanno dovuto confrontarsi con l’allontanamento, volontario o forzato, dalla propria comunità di origine e quindi dalla loro famiglia dalla quale nasce e proviene il senso di appartenenza e sicurezza. Se per i giovani autoctoni l’ingresso in comunità comporta dei compiti di sviluppo e obiettivi educativi specifi ci, si può immaginare quale sforzo dovranno fare i MSNA, che si ritrovano davanti una realtà sociale diversa dalla propria, dal punto di vista culturale, linguistico e a volte anche religioso; per tali ragioni, gli obiettivi educativi si concentrano sullo sviluppo di un’adeguata autonomia e indipendenza, per permettere loro di integrarsi nella società ospitante, e inevitabilmente il loro percorso sarà corredato anche da obiettivi dal punto di vista linguistico e culturale. Le traiettorie dei giovani MSNA che vivono la transizione verso
l’età adulta sono variegate e si confrontano con le signifi cative trasformazioni legate al contesto socioculturale, che infl uenzano la sfera relazionale, emotiva e sociale. Pertanto, l’esperienzadei MSNA rispetto alla «dimensione della stranierità» è spesso affi ancata a un senso di estraneità che si confi gura come indicatore della propria e dell’altra diversità. Infatti, con il termine «straniero» si traccia inevitabilmente una sorta di confine, di delimitazione tra sé e l’altro, che si caratterizza con connotazioni pressoché negative, poiché genera distanza, esclusione e categorizzazione sociale; in altre parole, è un’accezione che genera rabbia perché è il risultato di una «non-appartenenza » (Cestaro, 2020). Oggi, dal punto di vista legislativo, non è previsto nessun tipo di normativa che tuteli, garantisca e aiuti il delicato passaggio alla loro indipendenza al di fuori delle strutture preposte. Una particolare attenzione in materia di Minori Stranieri Non Accompagnati si deve alla Legge Zampa, che per la prima volta ha racchiuso in un’unica legge tutte le questioni riguardanti la presenza dei minori presenti sul territorio italiano. Nel 2017 è stata emanata la legge n. 47/2017, «Disposizioni in materia di misure di protezione dei minori stranieri non accompagnati
», la quale disciplina e modifi ca tutte le disposizioni inerenti ai MSNA. Nonostante siano emerse delle novità corredate da un maggiore riconoscimento in materia, al contempo, non si è posta la stessa attenzione circa la conclusione del
percorso in accoglienza di questi ragazzi ai quali solitamente viene richiesta un’immediata autonomia e indipendenza.
Un riferimento circa il momento di transizione all’età adulta
è riscontrabile nell’art. 13 della suddetta legge, il quale sancisce
la possibilità di un prosieguo amministrativo per tutti coloro
che manifestano diffi coltà nel raggiungimento della propria
autonomia. Pertanto, risulta una condizione imprescindibile
attivarsi, in un’ottica di lavoro di rete fi nalizzato all’inclusione
sociale a sostegno dei care leavers MSNA.
La letteratura scientifi ca a livello internazionale defi nisce
con il termine «care leavers» tutti coloro che al compimento
della maggiore età sono costretti a lasciare il luogo protetto di
cura e tutela a causa della perdita, fi sica o amministrativa, dei
legami familiari (Stein, 2012), andando incontro a nuove sfi de
educative solitamente frammentate da esperienze migratorie
traumatiche (Clyton, Gupta, Willis, 2019). In tal senso, di seguito si approfondirà il profi lo dei MSNA
che arrivano nella comunità di approdo indagando, inoltre, le
possibili modalità di intervento per favorire l’indipendenza e
l’autonomia dei giovani care leavers
Vulnerable Narcissism and Sense of Community Among Adolescents: The Role of Self-Esteem and Use of Social Media
This study investigated the relationships among vulnerable narcissism, the use of social network sites (SNSs), self-esteem, and sense of community among adolescents. Based on a sample of 381 high school students, we explored whether vulnerable narcissism,
exacerbated by the use of SNSs and low self-esteem, contributes to difficulties in establishing community relationships. Hypotheses were tested to examine the associations among narcissism, sense of community, and self-esteem, with the use of SNSs as a moderating factor. The results indicated a negative relationship between narcissism and sense of community, with self-esteem mediating this relationship. Furthermore, the low or high use of SNSs moderates the negative relationship between narcissism and sense of community and self-esteem such that with high use of social media, the relationship becomes positive. These findings suggest that vulnerable-narcissist adolescents use social sites as facilitators of community relationships and support of their self-esteem.
Conversely, adolescents with low usage are less inclined to support real-life comparisons, perceiving the community as a dangerous testing ground to avoid. This study highlights the importance of addressing vulnerable narcissism and the use of SNSs in interventions aimed at promoting community involvement and well-being among adolescents
L’identità sessuale LGBTQI+. Processi sottesi tra vissuti e percezioni degli adolescenti
Adolescence is one of the phases of the family life cycle which
is characterized by a fluctuating mix of emotions through
changes, evolutions and discoveries; a continuous search for
their spaces, their places, their borders and the characteristics
of their identity.
If this continuous research is combined with a sexual identity
that differs from the strongly cisnormal and heteronormed
models of contemporary society, the “coming out” of
adolescents who belong to the LGBTQI+ community is difficult
to manage. [...
Adolescents as the Vulnerable Users of Digital Technologies- Relationship Between Vulnerable Narcissism and Community Sense
Vulnerable narcissism is an aspect of narcissistic personality disorder characterized by low self-esteem, an inadequate
sense of community, and heavy use of social media that leads to immediate gratification in adolescents (Appel,
2018). The use of social networks provides users with a privileged platform to express themselves through indirect
communication methods to satisfy their needs (Ozimek et al. 2017).
The present study investigates whether adolescents with high emotional sensitivity and strong demand for approval from
others are subject to passive social media use, relying on social feedback to self-regulate. It is also hypothesized that
this way of enjoying it correlates inversely with the sense of community and willingness to invest in social relationships
in real-life contexts. The research involved 381 students of the 3rd and 4th grade of secondary school in Palermo and
the province, with an average age between 15 and 22 years (M=16.81), who were asked to complete an anonymous
questionnaire. divided into 5 sections: Socio-personal data sheet; Hypersensitive Narcissism Scale (Fossati et al., 2009);
Rosenberg Self-Esteem Scale (Prezza, et al., 1997); Short Scale of Sense of Community in Adolescents (Chiessi et al.,
2010); Survival Utilization Scale (Liu et al., 2017; Tandoc et al., 2015). In the preliminary results, vulnerable narcissism
was above the normative average, self-esteem fell in the medium-low level, and the passive way of using social media
to obtain self-confirmation was highly above average. The research findings confirm a relationship between vulnerable
narcissism, social media use, and withdrawal from community relationships
Dall'esperienza di Photovoice alla riflessività a doppio filo studenti-docente
La fotografia come mezzo di comunicazione esercita un impatto significativo sulla società. La sua versatilità permette di documentare eventi storici, esprimere emozioni e generare consapevolezza sociale (Gaboardi et al., 2022); peraltro, le scienze sociali mediante metodologie visive si sono evolute grazie al progresso tecnologico (Glesne, 2006). Le tecniche basate sulle immagini risultano particolarmente pertinenti nello studio di eventi quotidiani e la psicologia ha una lunga tradizione nell’utilizzo della fotografia (Subasi et al., 2023), consentendo ai soggetti di rappresentare esperienze e riflessioni altrimenti difficili da comunicare (Migliorini & Rania, 2016). Il metodo del Photovoice, ispirato dalla ricerca-azione, dalla pedagogia degli oppressi di Paulo Freire e dal movimento femminista, introdotto negli ’90 da Caroline Wang e Mary Ann Burris, si è affermato come intervento partecipativo che mira a promuovere collaborazione, partecipazione (Wang & Burris, 1997) e consapevolezza su tematiche spesso trascurate o stigmatizzate (Lorenz & Bush, 2022). Favorisce inoltre l'empowerment individuale e collettivo, consentendo ai partecipanti di esprimere esperienze anche intime ma di affrontarle facendo leva su una consapevolezza collettiva che si intreccia con problematiche radicate nella propria comunità (Mastrilli et al., 2013). Inizialmente rivolto a gruppi marginali, come senza dimora, migranti e pazienti psichiatrici che non riuscivano a portare la loro voce fuori dai contesti più prossimi, il Photovoice si è poi esteso a diverse fasce della società, trovando applicazione in contesti di sviluppo organizzativo, salute pubblica e istruzione.
In ambito educativo, il Photovoice va oltre la mera trasmissione di conoscenze, permettendo agli studenti di esplorare, riflettere e comunicare attraverso immagini i loro punti di vista mediante un apprendimento situato che coinvolge sia i diretti partecipanti sia gli stakeholders di un contesto più ampio (Musanti & dos Santos, 2020)
Progetto Tales at Home. APP-rendere attraverso il linguaggio delle emozioni nelle famiglie multilingue
‘Tales at Home’ (Talking About Language and Emotions at Home) è un
progetto Europeo finanziato nell’ambito della KA2 “Cooperation for innovation and the
exchange of good praticies” del programma Erasmus+ 2015-2016 e nasce con l’idea
di fornire strumenti e tecniche di supporto alle famiglie multilingue, al fine di favorire
l’apprendimento delle lingue e la promozione del benessere in un’ottica di inclusione
sociale."Tales at Home" is a
European project funded under KA2 “Cooperation for innovation and the
exchange of good praticies "of the Erasmus + program 2015-2016 and is born with the idea
to provide tools and support techniques to multilingual families, in order to foster
language learning and promotion of well-being from a perspective of inclusion
social
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