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Verga e l'influenza dell'Inchiesta in Sicilia di Franchetti e Sonnino per una lettura del mondo arcaico-rurale siciliano
Raggiunta l’unità d’Italia attraverso le gloriose gesta risorgimentali, ci si trova ad affrontare il deprimente confronto con i problemi e le debolezze interne di una nazione formatasi velocemente e caratterizzata da frammentazioni e disomogeneità, soprattutto fra un Nord proteso verso processi di industrializzazione e un Sud caratterizzato da un’economia agricola di stampo eminentemente feudale e popolato da folte schiere di diseredati poste ai margini delle società e abbandonate a un destino di miseria. Verga, in un sinergico dialogo con gli autori di "Inchiesta in Sicilia" Franchetti e Sonnino, dà vita alla sua scrittura narrativa, che rivela grande originalità ideologica e letteraria
Personaggi, maschere, marionette tra Letteratura e Teatro
I personaggi, le maschere, le marionette, veri e propri centri nevralgici del mondo letterario e di quello teatrale, in nome del nesso inscindibile che lega teoria e prassi, si fanno espressione e, al tempo stesso, momento di definizione di poetiche, stili, ideologie afferenti al sistema “letterario” e quello “teatrale” (Commedia dell’Arte). Attraverso l’analisi di tali figure e attraverso la riflessione sulle peculiarità di ognuna di esse, si coglie, in maniera specifica e insieme sintetica, lo spirito di un’epoca e i suoi caratteri, di cui gli autori (Deledda, Rosso di San Secondo, Bontempelli, Eduardo, Pirandello) hanno saputo farsi interpreti acuti e chiaroveggenti
Il viaggio di Medea dalla Colchide a Corinto e gli attacchi della Fortuna
La scelta di Medea di abbandonare, per amore, la stabilità che caratterizza la sua vita nella sua terra di origine, la Colchide, per consegnarsi all’incertezza di un’esistenza tutta da definire nella Corinto di Giasone viene considerata, nel rifacimento cinquecentesco dell’originale euripideo elaborato da Lodovico Dolce, un grave errore. Medea, intraprendendo tale viaggio, non fa altro che spalancare sconsideratamente le porte della sua vita agli spietati attacchi della Fortuna, rendendosi, in tal modo, responsabile di tutte le sciagure che si abbatteranno sulla sua persona. La visione aperta che caratterizza il testo euripideo, privo di ogni conclusivo giudizio sulla protagonista, lascia il posto, nel testo di Dolce, a una univoca lettura, mossa unicamente da intenti moralistici e didascalici
La Medea di Pier Paolo Pasolini
Il lavoro intende essere una riflessione complessiva sul mito di Medea, inserito nell’articolato percorso ideologico di Pier Paolo Pasolini. Allegoria della società contemporanea, la Medea pasoliniana, incentrata sull’impossibilità dell’amore tra Medea (Maria Callas) e Giasone (l’atleta Giuseppe Gentile), ossia sull’inconciliabilità di due mondi, quello barbaro, arcaico e religioso, cui appartiene la donna, e quello razionale, moderno e laico, a cui afferisce Giasone, esprime la visione «apocalittica» dell’ultimo Pasolini. L’autore assiste impotente e atterrito all’affermazione di una modernità desacralizzata, che fa dell’edonismo consumistico e della sua inesorabile forza omologante il proprio elemento connotativo e totalizzante. Medea, oltraggiosamente rifiutata, riaffermerà se stessa compiendo, al contempo, il suo annientamento, per cui nel finale, su cui incombe un’assoluta cupezza, non le resterà che gridare: «È inutile. Niente è più possibile, ormai»
Satira e conflitti nel teatro di Dario Fo
Nel teatro di Fo, in cui il punto di vista degli umili assume la massima focalizzazione, viene delineato un popolo che fa del potere dissacrante della satira una forma di opposizione alle prevaricazioni. Nel testo-simbolo la ‘Nascita del giullare’, la prospettiva di colui che viene offeso dall’arroganza del più forte assurge a ottica totalizzante con cui viene guardata la storia umana segnata da conflitti, nei quali i più deboli utilizzano l’arma non violenta della satira, che smaschera la miseria del potere dispotico. In tale prospettiva, il Cristo non è quello storico delle Sacre Scritture, ma quello costruito dall’immaginario collettivo di una comunità che si ribella alle ingiustizie. Quando Fo mette in scena in RAI il suo Mistero Buffo, immancabile, si leva la censura da parte del mondo cattolico. Fo risponderà alle accuse affermando che nei testi medievali ha incontrato troppo spesso, per poterlo ignorare, un Cristo trasformato dal popolo in una sorta di eroe da opporre ai potenti e alle gerarchie ecclesiastiche. Un Dio che, donando al povero l’arma potentissima della satira, lo trasforma da contadino in giullare, permettendogli, in tal modo, di riscattare la sua esistenza e riconquistare una dignità perduta
Il Mediterraneo e i Fliaci
Il Mediterraneo, “ponte” tra la Grecia propria e il mondo italiota e siciliota, attraverso continue rielaborazioni, consente a molteplici contenuti di civiltà di diffondersi su ampi territori. È il caso dei vasi in ceramica a figure rosse, detti “fliacici”, prodotti nel IV secolo a.C. in Italia meridionale, con particolare rilievo a Taranto, sui quali sono raffigurate scene di rappresentazioni parodiche di commedie attiche realizzate dai “fliaci”, attori saltimbanchi magno-greci. Tali vasi ci permettono di fare luce su un’antica forma locale di commedia, progenitrice della Commedia dell’Arte. Le farse fliaciche, difatti, influenzano le Atellanae romane che, a loro volta, confluiscono nel teatro moderno della Commedia dell’Arte. Un filo conduttore, dunque, lega un antico teatro magno-greco al teatro moderno della Commedia dell’Arte. Il Mediterraneo, avvicinando terre che, soltanto in apparenza divide, innesca veri e propri cammini di civiltà
Mediterraneo e linguaggi letterario-teatrali, dall'antichità alla contemporaneità, per nuove forme di identità culturale
Il Mediterraneo, sin dalle origini della storia del teatro, si è rivelato spazio di incontro tra culture, che ha fatto dell’interazione tra i popoli processi sinergici, generatori di nuove dimensioni identitarie. Le forme teatrali delle farse fliaciche si affermano nel IV secolo a.C. nelle terre della Magna-Grecia, quali rielaborazione parodica del teatro tragico greco. Le farse fliaciche nascono, quindi, da un rapporto sinergico tra culture appartenenti a terre poste su sponde diverse del Mediterraneo. Il patrimonio delle farse fliaciche confluisce prima nelle Atellanae romane e poi nella Commedia dell’Arte, che costituisce il cuore della storia del teatro in quanto segna l’atto di nascita del teatro moderno. Gran parte del teatro comico contemporaneo si rifà alla Commedia dell’Arte come a un patrimonio ineludibile da cui trarre temi, chiavi, personaggi e tecniche recitativo-gestuali, ogni volta adattabili a nuove dimensioni teatrali. Le farse fliaciche, nate dalla congiunzione di linguaggi letterario-teatrali e giunte sino alla contemporaneità attraverso continue trasformazioni, rivelano come il Mediterraneo abbia in sé una vocazione a unire terre che, in apparenza, divide e a innescare cammini di civiltà. Una vocazione che oggi, in tempi di intensi flussi migratori, appare di assoluta rilevanza per scongiurare pericolose e autarchiche derive
Soggetto e società nella commedia "L'abito nuovo" di Pirandello ed Eduardo
“Individuo” e “società” costituiscono termini essenziali delle poetiche di Pirandello e di Eduardo, le quali rivelano notevoli punti di contatto. Tali elementi oppositivi costituiscono l’argomento della commedia "L’abito nuovo" che i due autori scrissero a quattro mani, partendo dall’omonima novella pirandelliana. Nel ritratto di una sofferente umanità, lo stringente rigore logico-analitico di Pirandello e la vibrante vitalità tutta eduardiana generano un riso amaro e mai disgiunto dalla riflessione e dalla commozione
Lo Zanni di Dario Fo: dalla realtà alla finzione scenica
Lo Zanni è una figura centrale nella scrittura letteraria e nel teatro di Dario Fo. È il prototipo di tutte le maschere della Commedia dell’Arte (è il padre di Arlecchino, di Brighella) ma non è un personaggio inventato, quanto piuttosto reale. Lo zanni è legato a una precisa categoria sociale, quella dei contadini delle valli di tutto il Po che, nel Cinquecento, per motivi economici, dovettero abbandonare le loro terre. In Fo lo Zanni, se pur figura sopraffatta dalla miseria, non si consegna mai a forme di rassegnata disperazione, quanto piuttosto a forme di bizzarra e vitalistica ribellione che, pervase da un candore primigenio, ne fanno un eroe inconsapevole
La poesia di Isabella Morra nel panorama letterario rinascimentale
La poesia di Isabella Morra, allineata, per quanto non in maniera strettamente fedele, al filone letterario rinascimentale che istituzionalizza la poesia petrarchesca nella sua dimensione interiore, appare un unicum nel contesto letterario del tempo. Il fulcro della scrittura della Morra è da rintracciare nell’irrimediabile antitesi tra la tensione all’evasione e la mortificazione di tale bisogno. Così, intorno al dialettico binomio speranza/sconforto e in una forma di rovesciamento delle posizioni petrarchesche, si va definendo uno stile poetico “aspro e dolente”, “ruvido e frale”, che rivela le contraddizioni di un’intera epoca
