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    Photography as Criticism: Gabriele Basilico and the Project of a “Small Utopia”

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    The camera has been used as a tool of architectural representation since the mid-19th century. But can photography be rightly considered a form of criticism? Affirmative answers are suggested by the works of several architects who have embraced this medium to explore the built environment and reflect upon its material and social conditions. Indeed, the writer and photographer Eric de Maré went as far as pronouncing that the photographer was possibly the best architectural critic. In the late-20th century, a key role was played by Gabriele Basilico, who set out to depict the mutation of urban landscapes under the effects of deindustrialisation. Working for magazines as well as for public institutions, the late Italian photographer developed an analytical method that allowed him to probe the complexity of cities as human habitats. The paper revisits Basilico’s early work and discusses its relevance to architectural criticism. It argues, with reference to a series of photographic journeys that span from the 1970s to the 1990s, that his landscape vision was integral to a wider rethinking of the built environment. Driven by a relentless pursuit of harmony, Basilico sought out an intimate relation with places while eschewing the eulogistic rhetoric that dominated in the architectural press. His contemplative images contain the seeds of what he called a “small utopia”: a personal quest nourished by critical dialogues with writers, journalists and architects

    Gabriele Basilico_Milano, Ginnasio dell sguardo

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    il contributo tratta il rapporto del fotografo di architettura Gabriele Basilico con la città di Milano suo luogo di elezione per la ricerca sul paesaggio urbano attraverso la collaborazione con la società elettrica milanese AEM

    Gabriele Basilico / a.a.m.. architettura arte modernità: trent'anni di progetti - itinerari- tangenze

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    L'articolo ripercorre le numerose e continue intersezioni tematiche e artistiche tra l'attività professionale di Gabriele Basilico e le operazioni curatoriali della A.A.M. Architettura Arte Moderna di Francesco Moschini. La vicenda tessuta dal saggio copre un lasso temporale di circa trenta anni, dalla mostra "Ritratti di Fabbrica" del 1981 all'esposizione "Lo Sguardo di Ulisse. Grandi fotografi rileggono grandi architetture" (2008) nella quale Basilico si confronta con l'opera architettonica di Aldo Rossi.

    Luigi Ghirri e Gabriele Basilico: paesaggi indiziari

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    Secondo Rosalind Krauss, la fotografia ha un particolare carattere che la differenzia dalle altre arti: nonostante le fotografie siano ancora considerate immagini in cui il legame con la realtà è esclusivamente dettato dalla somiglianza, non si può ignorare che ne hanno un altro, di ordine indiziario, non imposto dalla volontà dell’autore ma fisicamente forzato dal soggetto che rappresentano, analogamente all’orma di un piede nella sabbia. Come diceva Roland Barthes, la fotografia è frutto di un concreto processo fotochimico e quindi è sempre traccia, impronta, sintomo, indizio di qualcosa che è esistito in un preciso punto e in preciso momento. Il carattere indiziario della fotografia contiene tuttavia un’essenza ambigua, che da subito iniziò a giocare con il reale, tanto che Dada e Surrealismo la utilizzarono spesso per inventare una surrealtà. Così, dopo due secoli in cui fu considerata lo strumento scientifico per registrare ogni angolo del mondo e ogni aspetto della vita, nel tardo Novecento si arrivò a un’inevitabile crisi, ben descritta da Bernard Latarjet: «La sparizione di ciò era stata la sua ragion d’essere e la nascita di nuovi mezzi tecnologici più efficaci, come la televisione, hanno così liberato la fotografia dalle sue funzioni sociali di rappresentazione. [...] Secondo un movimento che le arti plastiche avevano conosciuto prima di lei, la fotografia è diventata l’oggetto di se stessa, le necessità del fotografo il solo contenuto». Luigi Ghirri e Gabriele Basilico si inseriscono compiutamente in questa crisi e sono tra i maggiori esponenti della fotografia contemporanea, l’«arte delle masse» secondo Walter Benjamin

    La misura dello spazio in Gabriele Basilico. Dalla città interrotta al limite attraversato, al margine sfumato

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    LAUREA MAGISTRALEQuesta tesi si propone come osservatorio di un’indagine fotografica dello spazio, delle relazioni tra i luoghi e dei margini urbani nelle trasformazioni contemporanee. Dall’occhio di Gabriele Basilico si documenta un rapporto intrinseco tra architettura e indagine fotografica, tra la conoscenza, la memoria, il cambiamento e la progettazione. Per conoscere il passato, per riappropriarsi della memoria dei luoghi e per progettare il futuro, l’osservatore Marco Polo - l’indagatore Gabriele Basilico guidano l’occhio in una ricerca costante dell’equilibrio tra innovazione e tradizione che si muove oggi tra la Milano che sale e le case di ringhiera del quartiere all’ombra dei grattanuvole milanesi: Isola, il quartiere in-visibile per eccellenza, isolato perché i cambiamenti urbanistici l’hanno separato dal resto della città.This thesis aims as an observatory of a photographic investigation of space, relations between places and borders in the urban contemporary transformations. Gabriele Basilico's images show his search for balance between innovation and tradition that moves today between new skyscrapers in Milan (Porta Nuova masterplans) and tenements of Isola, the isolated neighborhood because of urban changes

    Milano 2015. Verso l’Expo e oltre

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    Cinque fotografi sono stati chiamati a documentare cosa è successo delle aree dedicate all'Expo dopo l'evento, Gabriele Basilico / Saragozza, Caludio Gobbi / Hannover, Marco Introini /Lisbona, Maurizio Montaga / ExpoSuisse, Claudio Sabatino / Siviglia A cura di Manolo De Giorgi Andrea Kerbaker Franco Raggi Daniela Volpi Sede Della Mostra:Triennale di Milano dal 5 novembre al 20 novembre 200

    Toward a New Landscape: The Architectural Photography of Gabriele Basilico, 1978-1984

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    Trained as an architect shortly before becoming a photographer of urban spaces, Italian photographer Gabriele Basilico (1944-2013) is celebrated for his work on the city in transition. Beginning in 1978, Basilico refrained from photographing people and turned his attention to the architectural structures that make up a city, an approach that would define the remainder of his career. His focus on architecture and urban landscapes places Basilico in the realm of the "new landscape photography" in Italy, which is recognized for depicting previously overlooked areas of the city, such as defunct industrial sites, with renewed interest. This thesis investigates three seminal works in Basilico's early career that secure his position in the new landscape photography. I argue that he maintains an intentional subjectivity, an intimate connection with his subject, which manifests itself through a humanistic or anthropomorphic presence in his photographs, articulating the true essence of his urban subjects

    Le Officine del Volo di Milano e la “calma visione collettiva” di Gabriele Basilico

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    Il saggio ripercorre le tappe fondamentali di costruzione delle Officine areoplani Caproni di Milano, connesse all’epopea del volo italiano, allo sviluppo dell’aviazione europea e all’evoluzione delle teorie del volo a elica promosse anche dal Politecnico di Milano. il testo ripropone l’evoluzione edilizia di questo complesso industriale sorto nei pressi di Malpensa intorno al 191 e fortemente trasformato al termine della Seconda Guerra Mondiale a causa della riconversione forzata delle industrie che avevano servito l’esercito italiano. L’autore presenta anche il racconto visuale compiuto da Gabriele Basilico delle Officine del Volo, esempio di un’architettura industriale recuperata per nuove finalità e narrata dagli scatti del grande fotografo milanese quando ancora costituiva significativa testimonianza di archeologia industriale lombarda

    Portraits of Places: Gabriele Basilico and the Slowness of the Gaze

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    Gabriele Basilico’s slow-paced photography is a form of visual urbanism. His way of representing cities was deeply influenced by his architectural studies. He developed his own artistic research, which he called fotografia di ricerca (research photography)
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