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    Gabetti e il tempo del cantiere

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    Il titolo dell’intervento trae spunto da un articolo scritto dallo stes- so Roberto Gabetti e da Aimaro Isola per la rivista «Hinterland» del marzo 19831. Un numero monografico dedicato a quella generazione di architetti del 1925 tra i più rappresentativi del panorama internazionale di allora. Per Gabetti e Isola quel testo costituiva sostanzialmente l’occasione per parlare dell’esperienza della realizzazione del progetto di case e negozi in via Sant’Agostino a Torino e, attraverso questo, dell’idea e del ruolo, nonché del significato, della parola cantiere. Cantiere e rovina, infatti, pur appartenendo alle estremità esistenziali opposte e antitetiche dell’architettura, l’inizio e la ne, la genesi e la consunzione, il prologo e l’epilogo, hanno un paradossa- le punto di contatto e di coincidenza. Si tratta di quella particolare condizione in cui l’immagine di ciò che non è ancora compiuto e l’immagine del già compiuto in disfacimento fanno sentire allo stesso modo il mirabilia della storia e della natura del lavoro. Nell’idea di architettura di Roberto Gabetti e Aimaro Isola, il cantiere e la rovina, nella loro ineludibile ciclicità temporale, alla fine potrebbero anche coincidere, assecondando l’illuminante paradosso di Auguste Perret che vedeva nella finalità ultima del lavoro di ogni architetto il “progettare belle rovine”. Ossia, nel ritrovare in tale contrastante proposizione la misura estrema sia dell’intrinseca qualità della loro architettura sia della distanza rispetto a una massiva produzione architettonica corrente le cui “macerie” non avranno mai il tempo, neanche quello del cantiere, per essere e divenire magnifiche "ruine"

    Roberto Gabetti e Aimaro Isola: i progetti e le opere

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    La mostra espone i modelli ricostruttivi e interpretativi delle opere di Gabetti e Isola a cura degli studenti delle LM del Politecnico di Torino e dell'Università degli Studi di Parma; sono previste anche sezioni tematiche a cura del Dottorato di Ricerca in "Architettura. Storia e Progetto", del Dipartimento di Architettura e Design del Politecnico di Torin

    Architetture per la liturgia. Opere di Gabetti e Isola

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    Architetture per la liturgia non è una biografia - se pur tematizzata sulle opere di carattere religioso - di Gabetti e Isola, quanto piuttosto una pubblicazione volta a far conoscere un particolare modo di pensare, di progettare gli ambienti complessi della liturgia cristiana. Questo significa raccontare e descrivere progetti e costruzioni non tanto per dimostrare una supposta identità "lirica" di Gabetti e Isola nel progettare chiese, quanto invece per rendere evidenti attraverso le soluzioni progettate, le scelte, i valori e le gerarchie proposte in reazione al tema dell'architettura religiosa che ogni volta appare declinato diversamente: "edifici che propongono valori antichi, se non addirittura arcaici, in cui predomina il senso di adeguamento al paesaggio naturale. È questa una delle due linee di ricerca portate avanti dallo studio torinese. Mentre le opere urbane tendono a essere caratterizzate da una forza sintetica del segno e da un rapporto abbastanza dinamico con gli aspetti tecnologici, nell'edilizia minore, nelle opere rurali prevale l'intimismo, il rifugio nella natura". Preceduto dall'introduzione di Sergio Givone e da un atlante fotografico, il volume dedicato al tema del rapporto tra architettura e liturgia presenta le architetture religiose realizzate dai due architetti piemontesi Gabetti e Isola in Italia dal 1957 al 2000: dalla cappella per le suore di san Giuseppe a Torino al convento di Chieti, dalla chiesa parrocchiale Santi Apostoli a Piossasco al monastero delle carmelitane a Quart, dalla chiesa parrocchiale Maria Regina Mundi a Nichelino al centro parrocchiale Santa Maria in Zivido a San Giuliano Milanese, agli adeguamenti liturgici e allestimenti degli anni 1985-2000, tra cui le cattedrali di Firenze, Pisa, Bergamo, Piacenza, l'ostensione della Sacra Sindone a Torino e la chiesa parrocchiale del Sacro Cuore di Gesù a Cune

    Architettura come paesaggio: Gabetti e Isola, Isolarchitetti

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    Il libro presenta una galleria fotografica delle opere più conosciute della prima parte dell’attività dello studio (1950-1990) e i progetti elaborati dal 1990 a oggi, illustrati da un ricco apparato iconografico costituito da disegni, plastici, acquerelli e fotografie. Cinque letture critiche (Bordini, Dal Falco, Olmo, Petrangeli e Portoghesi) consentono di cogliere la ricerca degli autori da una molteplicità di punti di vista

    Regionalismo “naturale” e “aristocratico” nell’architettura sacra di Gabetti e Isola

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    Passando in rassegna la produzione architettonica di Roberto Gabetti e di Aimaro Isola risulta rapidamente evidente che la progettazione e le realizzazioni di architettura sacra segnano e scandiscono l’intera arcata temporale della loro attività professionale, a partire dai primi anni Cinquanta. Approfondendo la lettura della prima decade di opere – circa quaranta –, risulta evidente che molto presto i giovani architetti torinesi si distinguono per almeno tre opere. Il palazzo della Borsa Valori (1952-1956: vincono un concorso lo stesso anno della laurea1), la Bottega d’Erasmo (1953-1956: opera che suscita un acceso dibattito che coinvolge alcuni protagonisti della cultura architettonica dell’epoca2) e il progetto non realizzato del Convento a Chieti del 1957

    Tracce di Architetture

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    Il saggio indaga sull’insieme di elementi morfologici e tecnici che costituiscono i fondamenti della ricerca progettuale di Gabetti e Isola secondo un percorso invertito: dal frammento al quadro complessivo. L’analisi si incentra quindi sugli aspetti materici di alcune opere, mettendo in luce temi architettonici ricorrenti, nella convinzione che il progetto dei particolari costruttivi e la loro comparazione, siano un importante chiave di lettura. Le varianti e i differenti gradi di evoluzione delle tematiche sviluppate dai due autori, sono sempre riconducibili ad un archivio di segni caratterizzato da un profondo senso di continuità con la storia dell’architettura. Ciò si manifesta tanto nell’impianto generale e nella concezione delle piante, quanto nel progetto degli alzati esterni cui il saggio fa riferimento. Gli elementi costruttivi della tradizione, dal pilastro alle finiture, partecipano alla definizione dell’organismo architettonico in cui “tutto si tiene” perché il particolare è specchio dell’insieme. Lo scritto evidenzia come l’opera di Gabetti e Isola sia pervasa dall’interesse per le substances, in particolare per le pietre. I materiali lapidei sono trattati valorizzandone i caratteri fisici attraverso lavorazioni, sistemi di posa e accostamenti cromatici. Un altro tema riguarda il progetto delle tessiture dei muri di tompagno e dei rivestimenti cui gli autori si sono dedicati fin dai primi anni sessanta. Nella Villa Pero a Pino Torinese (1965-68) le tamponature sono concepite come una sorta di dispositivo che cattura e manipola la luce naturale; mentre nel recente Centro direzionale IBM a Segrate di Isola, la ricerca sulla smaterializzazione si esprime nella mise en oeuvre di un paramento in pietra artificiale dai forti valori visivi. Si rivelano così i “luoghi materici” di Gabetti e Isola fatti di pietre dense e silenziose, trame metalliche, rivestimenti dai toni sfumati, ma anche prodotti e tecnologie innovative atte a rispondere alle contemporanee esigenze energetiche

    Collaborazione al progetto di Roberto Gabetti e Aimaro Oreglia d'Isola per la torre di Vertine, Gaiole in Chianti (Siena) (con Guido Drocco)

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    "Restauro e riuso di un manufatto tardomedievale come residenza privata. Il progetto si sovrappone a una precedente realizzazione, che aveva trasformato il rudere in residenza con l’intervento di carpenteria metallica. Il presente progetto sostituisce integralmente la struttura con una tipologia strutturarle realizzata in carpenteria lignea, sul modello di quelle contemporaneamente adottate per l’edificio della Tuminera." (da A.GUERRA, M.MORRESI, "Gabetti e Isola - opere di architettura", Milano, Electa, 1996, p.203) Committente: Proprietà Società S.S. Vatulele, Torino; Impresa costruzioni: Giovanni Maciotta spa, Torin

    Giuseppe Gabetti e gli intellettuali del Terzo Reich

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    Il saggio si propone di approfondire i rapporti di Giuseppe Gabetti col mondo politico e intellettuale tedesco dal 1933 al 1945. Partendo dai risultati degli studi già condotti finora sui rapporti fra Gabetti e il fascismo, si prendono in esame ora i documenti d’archivio che testimoniano la rete di contatti del direttore dell’Istituto Italiano di Studi Germanici con politici, studiosi e letterati vicini al Terzo Reich. Pur confermando il diretto coinvolgimento di Gabetti nella politica culturale dei due regimi, l’analisi evidenzia alcune tracce di disobbedienza che mettono in luce, malgrado la necessità di tenere in vita una continua e inevitabile interlocuzione col potere politico, la sua capacità di mantenere al contempo un proprio spazio di manovra nella direzione dell’Istituto, rivelando una condotta non sempre perfettamente allineata.The article offers an analysis of Giuseppe Gabetti’s relations with the German political and intellectual world of the Nazi Era. Starting from the results of previously conducted studies on his role in Italy during the Fascism, in this essay will be examined some archival documents that testify its network of contacts with politician, scholars and writers close to the Third Reich. While confirming Gabetti’s direct involvement in the cultural policies of the two regimes, the analysis highlights how, despite his necessity to keep alive a continuous dialogue with political power, at the same time he managed to direct the Istituto Italiano di Studi Germanici maintaining his room for manoeuvre and revealing a not always perfectly aligned behaviour

    “Dalla Forma alla materia" in Gabetti e Isola - Invenzione e Progetto. Spazio d'autore 10/99. Ciclo di iniziative a cura di R. Panella con A. Capuano e O. Carpenzano

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    Riflessioni sull'architettura di Gabetti e Isola raccolte in occasione della Mostra e Tavola Rotonda che si è tenuta presso la Facoltà di Architettura di Rom
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