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Oggetti ornamentali del Gravettiano di Ponte di Pietra (AN) e dell’Epigravettiano di Grotta del Prete (AN) e Cava Romita (AN)
Il sito preistorico di Ponte dei Pietra è situato a 225 m di quota, lungo la strada che porta da Arcevia (AN) a Serra S. Quirico (AN). Le datazioni radiometriche (CRG-1018: 19.940±471 B.P. e CRG-1019: 18.515± 618 B.P.) e i risultati ottenuti dall’analisi tipologica degli strumenti ed armature suggeriscono un’attribuzione tra Gravettiano finale ed Epigravettiano antico (Broglio 1997).
Dal deposito provengono nove conchiglie marine, tutte appartenenti alla specie Homalopoma sanguineum, indice di un’azione selettiva attuata dall’uomo durante la raccolta.La Grotta del Prete è un riparo sotto roccia, situato presso Genga (AN) nella Valle del Sentino a 230 m di altezza. L’unità stratigrafica superiore venne scavata nel 1930 da U. Rellini; l’unità inferiore è stata oggetto di scavi più recenti. L’industria contenuta nell’unità inferiore è attribuita all’Epigravettiano finale. Una datazione col radiocarbonio effettuata su carboni provenienti dallo strato 6 ha fornito un’età di 9.990±190 B.P. (R-645), collocando l’occupazione antropica tra la fine del Tardiglaciale würmiano e l’inizio del Preboreale (Bisi et alii 1983).
Dallo strato 6 proviene un gasteropode marino, Columbella rustica.Il sito preistorico di Cava Romita è situato sulla destra orografica del fiume Esino nella Gola della Rossa, comune di Fabriano (AN), a 185 m s.l.m. Alcuni lembi intatti dell’originario deposito suggeriscono la presenza di più insediamenti di notevole estensione (Lollini e Guerreschi 1979). Le industrie apparterrebbero all’Epigravettiano finale, in accordo con la datazione radiometrica effettuata su carboni (UtC-11552: 10.350±60 B.P.).
Dal livello più antico proviene un esemplare di Columbella rustic
Oggetti ornamentali dell’Epigravettiano di Grotta della Ferrovia (AN)
La Grotta della Ferrovia è posta nel versante destro della “Gola della Rossa”, lungo il fiume Esino, a monte del paese di Serra S. Quirico (AN). Esposta a nord-est, si apre alla quota di circa 215 m, 50 m sopra il fiume. I carboni provenienti dagli strati 4-2 della parte più interna della grotta sono stati datati 11.700±200 B.P.(R-1005), confermando la precedente ipotesi di attribuzione dell’industria litica all’Epigravettiano recente (Broglio e Lollini 1981). Dagli scavi clandestini provengono alcuni oggetti ornamentali: 2 canini atrofici di cervo, 4 conchiglie marine e un ciottolo di selce, tutti forati per la sospensione.
Le conchiglie marine, appartenenti a specie tuttora diffuse in tutto il Mediterraneo, sono rappresentate da un bivalve e tre gasteropodi. Il bivalve appartiene alla specie Glycymeris insubrica: privo della pigmentazione rossa originaria, presenta sull’umbone un foro di forma allungata, privo di spigoli; la parete inferiore del foro risulta molto liscia e levigata, contrariamente a quella superiore. Tracce ben visibili di ocra sono presenti lungo il perimetro, sulla faccia interna della conchiglia e lungo i margini laterali e superiore del foro; sono invece assenti nella parte inferiore del foro, dove la parete risulta molto levigata. Per questo si suppone che la conchiglia sia stata cosparsa di ocra prima del suo utilizzo (probabilmente come pendaglio), e che lo scorrimento sul laccio abbia asportato l’ocra, levigando il margine del foro
I manufatti in osso provenienti dai livelli dell’Epigravettiano recente delle Grotte Verdi di Pradis (Prealpi friulane, PN)
I livelli attribuiti all’Allerød delle Grotte Verdi di Pradis, con industria riferibile all’Epigravettiano recente, hanno restituito quattro oggetti in osso intenzionalmente lavorati dall’uomo. Si tratta di due clavicole destre di marmotta, ciascuna con quattro tacche incise, e di due punteruoli. I supporti utilizzati non trovano confronti nei siti alpini frequentati dall’uomo durante il Tardiglaciale würmian
Le rituel de la mort il y a 12.000 ans: la sépulture de Villabruna en Italie
L’Abri Villabruna se trouve le long du flanc gauche de la Vallée du Cismon dans les Dolomites Vénitiennes, à 500 mètres d’altitude. Immédiatement en amont de la confluence des torrents Cismon et Rosna, la démolition d’un grand conoide détritique adossé à une paroi rocheuse a mis au jour des abris sous roche, en grande partie remplis d’apports détritiques. Les travaux de déblaiement ont détruit une parte importante des dépôts, n’épargnant que quelques restes contre la paroi rocheuse, fouillés en 1988-89. Le remplissage de l’abri le plus grand est formé par des apports détritiques dans lesquels s’intercalent des niveaux de fréquentations humaines de la dernière phase du Paléolithique supérieur (Epigravettien récent). Cinq datations au radiocarbone assignent au niveau d’occupation inférieur un age radiocarbone de 12.000 ans, qui correspond à un age réel autour de 14.000 ans. L’existence d’une sépulture fut suggérée au début des recherches par le nettoyage d’une coupe artificielle, qui mit au jour deux fémurs humains encore en position anatomique, mais brisés par les moyens mécaniques qui permirent la découverte du site. Les fouilles montrèrent une fosse de forme à peu près rectangulaire, creusée dans les sédiments détritiques, d’une profondeur de 30 - 40 centimètres. Le corps d’un homme de près de 170 centimètres de hauteur, décédé aux environs de 25 ans, avait été déposé en position étendue, couché sur le dos, la tête appuyée contre la paroi rocheuse de l’abri et penchée vers la gauche, les bras étendues le long des flancs. La datation des charbons dans le terreau qui remplissait la fosse est la même que celle de la couche archéologique
The Rio Secco Cave, a new final Middle Palaeolithic site in North-eastern Italy.
This article describes Rio Secco Cave, a newly discovered Middle Paleolithic site in the eastern Italian Pre-Alps. Sedimentary succession, faunal remains, lithic assemblages and one 14C date define a chronological range from OIS 3 to the Holocene with evidence of human presence at the end of the Middle Paleolithic. This site shows for the first time the presence of the last Mousterians in the central northern Adriatic region between the Venetian Alps and Dalmatia
The symbolic behaviour of the first modern humans the Fumane cave evidence (venetian Prealps)
Despite the modest number of finds, the production of Aurignacian figurative art shows notable variety. All the sculptures from the caves of the Swabian Jura (Conard and Bolus, 2003; Hahn, 1970, 1982) all the engravings of the Dordogna shelters (Leroi-Gourhan, 1965), the paintings at the entrance of the Fumane Cave and the paintings of the Chauvet Cave (Clottes, 1997, 1999, 2001) suggest some centers, every one of which develops themes, in part common to each other, using one’s own expressive language. This admission is not opposed with the attribution of all the Aurignacian sites, that is seen as a great systematic entity characterized by common technological bases - the blade and bladelet production in the lithic industry, the making of points taken from animal bones - to which groups used to different environments who had developed ways of life, economic systems, social structures and most probably different cultures, joined
Cronologia, biogeografia e dinamiche culturali attorno alla più antica diffusione di Homo sapiens nel sud dell’Europa
È largamente accettato che la fascia costiera nord-mediterranea comprende alcune tra le regioni chiave per ricostruire le vicende incentrate attorno al limite Paleolitico medio – Paleolitico superiore e alla diffusione degli uomini anatomicamente moderni in Europa. L’attraversamento di questa cruciale soglia bio-culturale comportò un insieme di processi connessi con la biogeografia degli ultimi neandertaliani e la rapida diffusione del Proto-Aurignaziano e dell’Aurignaziano, dando origine a un variegato scenario dove alcuni complessi culturali documentano l’ultima, marcata evoluzione dei nostri estinti “cugini” nell’intervallo 50-30 ky B.P. Questo periodo conobbe una “fioritura” di quelli che vengono oramai considerati dei comportamenti “moderni”, emergersi in vari luoghi da realtà locali. Tra le evidenze più intriganti si ricordano la distribuzione finitima di alcuni di questi complessi culturali come l’Uluzziano, o la discussa ritardata occupazione del sud-est iberico da parte di Homo sapiens. Il ruolo delle penisole, definito dalla loro geografia “vincolante” e dalla distribuzione critica delle risorse alimentari con tracciati bene definiti e relativamente isolati estremi, emerge con forza a supportare l’esame di presupposte migrazioni, rifugi e possibili interazioni tra popolazioni.
In questo contributo, gli autori valutano i vari fattori e le relative dinamiche che possono essere intervenuti nel fenomeno in esame, considerandone le implicazioni genetiche, biogeografiche cronologiche, non supportate da evidenze che attestano contatti, scambi o relazioni tra musteriani, aurignaziani e uluzziani, nè interstratificazioni tra diversi livelli culturali
Pitture aurignaziane nella Grotta di Fumane
L’arte figurativa aurignaziana è nota soltanto attraverso un piccolo numero di ritrovamenti, anche se la si considera in rapporto alla produzione artistica paleolitica di età più recente. Tali ritrovamenti sono concentrati soprattutto in due aree: nel Giura svevo e in Dordogna. Le sculture animali e antropomorfe trovate nei depositi aurignaziani di sette grotte dell’Alta Valle del Danubio, nel Giura svevo, costituiscono un insieme omogeneo. Esso si caratterizza per natura dei supporti (avorio) varietà degli animali rappresentati (tra i quali hanno un ruolo preminente felini e mammut), realismo nelle raffigurazioni di particolari anatomici, ampio uso di motivi costituiti da bande di punti, di tratti o di croci sulle figure animali o umane, senza rapporto con la loro anatomia (forse con intenzione unicamente decorativa), colorazione delle statuette. Un particolare interesse, in relazione all’antropomorfo di Fumane, rivestono i quattro antropomorfi, diversi l’uno dall’altro per il modo di rappresentare la figura umana (raffigurazione sommaria a Vogelherd, schematica a Geissenklösterle, molto complessa a Hohlenstein-Stadel) e i per contenuti (raffigurazione di esseri ibridi o di uomini mascherati) (Hahn, 1971, 1982). Va ricordato un altro ritrovamento isolato nordalpino, proveniente dalla media Valle del Danubio: la figura femminile ritagliata in una lastra di scisto del sito aurignaziano all’aperto di Galgenberg (Neugebauer Maresch, 1989). Un secondo centro, anch’esso omogeneo, è rappresentato dalla produzione venuta in luce nei depositi aurignaziani di alcuni ripari della Dordogna: grandi blocchi dipinti o più frequentemente incisi con tratti grossolani ottenuti mediante picchettature seguite da raschiatura. Le incisioni rappresentano figure di vulve o di animali disegnati molto sommariamente (Peyrony, 1934). In questo quadro, la produzione pittorica di Fumane può rappresentare un terzo centro, caratterizzato dall’utilizzo dell’ocra rossa per rappresentare le figure animali e umane con un linguaggio pittorico molto “primitivo”
La fauna del Wurmiano medio e superiore della Grotta di paina (Colli Berici, Vicenza).
Si descrive la revisione della fauna a grandi mammiferi della Grotta di Paina (Colli Berici, Vicenza) che contiene industrie litiche appartenenti al Paleolitico medio (str, 12-10), all'Aurignaziano (str. 9), al Gravettiano (str. 7), all'Epigravettiano antico (str. 6) e all'Epigravettiano recente (str. 5). Il riesame tassonomico dei resti faunistici già pubblicati e l'analisi biostratinomica suggeriscono l'utilizzo della grotta principalmente da parte dell'orso speleo durante lo svernamento. Rari sono le tracce antropiche, più abbondanti quelle lasciate da grandi carnivori e rari i resti di digestione
Quando l’uomo preistorico cacciava la marmotta...
Per ricostruire ambienti e comportamenti nella Preistoria è prezioso il supporto dell’Archeozoologia
Il caso singolare della grotta del Clusantin nelle Prealpi Carniche abitata da cacciatori di marmotte 14.000 anni fa
È l’unico sito paleolitico delle Alpi italiane dove si sono trovate tracce di caccia specializzata alla marmotta: la grotta del Clusantin, in provincia di Pordenone, frequentata dall’uomo dell’Epigravettiano in una delle prime fasi del popolamento delle Alpi Orientali nel periodo tardoglaciale del Pleistocene. Si tratta di una cavità di modeste dimensioni, a 520 metri di quota sull’altopiano di Pradis (Prealpi Carniche), incastonato quest’ultimo tra monti di 1200-1400 metri.
Nel 2001 la piccola cavità attirò l’interesse degli archeologi dell’Università di Ferrara: venne realizzato un primo sondaggio stratigrafico che portò alla scoperta di selci scheggiate e che indusse ad aprire una trincea trasversale all’entrata della grotta, finché nell’estate 2005 si intraprese l’esplorazione di tutta la zona dell’atrio e furono scoperti i resti di un accampamento epigravettiano.
Grazie alla concessione della Soprintendenza per i Beni archeologici del Friuli-Venezia Giulia e al supporto del Comune di Clauzetto (Pn) e del Comitato culturale di Pradis (Pn), il Laboratorio di Ricerca archeologica dell’Università di Ferrara poté esplorare su un’estensione di 15 metri quadrati un livello di origine antropica (cioè con resti e materiali legati alla presenza dell’uomo) datato a 14.000 anni dal presente, bene conservato nella zona coperta dalla volta rocciosa. [...
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