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    Interviste realizzate e curate da A. Guiso in "La crisi del sistema politico italiano e il Sessantotto", a cura di Gaetano Quagliariello e Giovanni Orsina, Rubbettino, Soveria Mannelli 2005

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    Interviste realizzate e curate da Andrea Guiso a: Gianfranco Astori, Silvano Bassetti, Luciano Benadusi, Marco Boato, Massimo Camisasca, Luigi Covatta, Nuccio Fava, Mario Napoli, Pier Vincenzo Porcacchia, Ugo TrivellatoInterviews conducted and edited by Andrea Guiso to: Gianfranco Astori, Silvano Bassetti, Benadusi Luciano, Marco Roar, Massimo Camisasca, Luigi Covatta, Nuccio Fava, Mario Naples Pier Vincenzo Porcacchia, Ugo Trivellat

    L'Anti-Europa. Populismo e antieuropeismo dal periodo tra le due guerre alla crisi dell'Unione Europea

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    Il Dipartimento di Comunicazione e Ricerca sociale (CoRiS) dell’Università degli Studi di Roma La Sapienza e il Dipartimento di Scienze sociali, politiche e cognitive (Dispoc) dell’Università degli Studi di Siena promuovono una riflessione interdisciplinare, in una prospettiva temporale di lungo periodo, su antieuropeismo e populismo. L’attuale crisi di consenso e di legittimità dell’Unione europea è causa e al contempo effetto dell’emergere di un antieuropeismo populista (o di un populismo antieuropeista) che ha attualizzato la dicotomia popolo vs. élite nella contrapposizione tra demos e sovranazionalità. L’analisi del populismo e della “critica all’Europa” quali fenomeni correlati, o comunque analizzabili congiuntamente allo scopo di verificarne sintonie e dissonanze, tratti di strada comuni e percorsi separati, pone vari problemi interpretativi e metodologici. A seconda della prospettiva disciplinare adottata, essi possono essere considerati come dotati di autonoma rilevanza (e quindi oggetto di classificazione e di analisi comparata dei materiali ideologici, culturali, organizzativi, sistemico-istituzionali loro sottesi), oppure come il prodotto di realtà fenomeniche e di processi reali più profondi, che dovrebbero imporre allo studioso di spostare l’attenzione sui soggiacenti “problemi storici”. In questo secondo caso occorre a) respingere l’idea, sovente avanzata dai teorici del populismo, che quest’ultimo sia un concetto “senza storia”, ossia che la storia abbia un ruolo minore nell’illustrazione della teoria (F. Finchelstein), e b) prendere coscienza che l’antieuropeismo esprime una posizione politica e culturale formatasi anteriormente alla nascita, negli anni Cinquanta, delle prime Comunità europee (M.-T. Bitsch). Il riconoscimento tanto dell’importanza dell’episteme storica per la comprensione del populismo, quanto dell’esistenza di antecedenti del cosiddetto “euroscetticismo”, permette di collocare l’analisi dei due fenomeni in una dimensione temporale ampia e all’interno di una riflessione di carattere interdisciplinare, che verrà promossa attraverso l’organizzazione di due convegni internazionali distinti ma scientificamente complementari. - Il primo convegno si terrà all’Università degli Studi di Siena nel maggio del 2021 e sarà dedicato a Antieuropeismo e populismo nelle crisi dell’Unione europea (1992-2020). I referendum francese e danese del 1992 e il complicato dibattito nel Parlamento britannico sulla ratifica del Trattato di Maastricht segnano un punto di svolta nell’atteggiamento dell’opinione pubblica nei confronti del processo di integrazione sovranazionale. Il permissive consensus – espressione prudente, ma alla prova dei fatti realistica – è divenuto formula obsoleta, in un duplice senso: perché la contestazione nei confronti dell’UE è fenomeno ormai radicato, e perché – a sua volta – quel radicamento ha imposto ai filo-europeisti di trasformare il loro disattento assenso in impegno esplicito e attivo. Ne è risultata una intensificazione del dibattito “sull’Europa” in tutti i paesi dell’Unione. La sequenza di crisi recentemente vissute dall’UE (economico-finanziaria, dei debiti sovrani, migratoria, sanitaria) ha messo in luce la saldatura tra populismo contemporaneo ed antieuropeismo. Si tratta di un fenomeno di grande interesse, che ha già attirato l’attenzione degli studiosi e alla cui analisi il convegno senese intende contribuire. Il Comitato scientifico prenderà in esame proposte di taglio storico, politologico, economico e sociologico volte ad analizzare lo sviluppo del populismo antieuropeista nello specifico contesto politico-istituzionale-normativo creato nell’UE da Maastricht in avanti (ad es.: l’effetto che la crisi economica ha avuto per l’affermarsi di una visione “de-statualizzata” del nesso demos-potere sovranazionale con le conseguenti ricadute in tema di legittimità culturale del potere sovranazionale; l’inefficienza dell’UE (con ricadute sulla sua “popolarità”) dovuta allo squilibrio prodotto dall’integrazione dei mercati, da un lato, e la dimensione nazionale della funzione di governo e il crescente peso del metodo intergovernativo nel sistema decisionale europeo, dall’altro. - Il secondo convegno si svolgerà all’Università degli Studi di Roma La Sapienza nell’ottobre del 2021, con il titolo L’Anti-Europa. Politica, società, cultura (1920-2020). L’emergere nel periodo interbellico della fragilità della democrazia rappresentativa, uno dei presupposti del populismo contemporaneo, e della chiusura nazionalista, degenerata in regimi autoritari e totalitari, e sostenuta da pulsioni che mettevano in contrasto il demos nazionale e il potere politico, economico e finanziario inter (sovra)-nazionale, spiega la scelta del termine a quo. Da qui si dipana la storia del “vario antieuropeismo”, che si manifesta in maniera irregolare, con maggiore o minore intensità a seconda dei tempi che lo registrano, e con mutevoli argomenti a seconda degli ambienti e degli attori che lo promuovono. Il cambio di paradigma dell’europeismo contemporaneo, che sempre più si ipostatizza – a partire dagli anni 2000 – nella costituzionalizzazione di regole di finanza pubblica progressivamente più rigide, ma soprattutto sempre più distanti dalla cultura democratica delle precedenti generazioni di europeisti (che alla funzione dello Stato democratico, e del demos sovrano, non avevano mai smesso di credere), apre la strada, in modo involontario e paradossale, a una attualizzazione dell’antieuropeismo populista del passato. Il Comitato scientifico prenderà in esame proposte volte a esaminare la diffusione della critica all’unificazione continentale nella politica, nella società e nella cultura europee nel periodo indicato. Particolare attenzione verrà data a contributi che intendano analizzare in una chiave di lungo periodo o in riferimento a specifici momenti o punti di svolta i seguenti macro-temi: a) nesso tra antieuropeismo e crisi di legittimazione della politica in un quadro istituzionale caratterizzato dal sempre più rilevante peso culturale e decisionale assunto dalle tecnocrazie giuridiche e finanziarie (rapporto tra tecnica e politica nella legittimazione del potere sovranazionale); b) analisi comparata delle ricadute dei processi di integrazione sovranazionale dell’economia sulla costruzione dei patti di cittadinanza e sulle dinamiche di legittimazione democratica del potere politico (con particolare riferimento all’interazione tra la politica, l’opinione pubblica e ambiti quali l’integrazione dei mercati dei capitali, le politiche monetarie, gli accordi commerciali, la gestione delle crisi dei debiti sovrani, l’armonizzazione delle politiche fiscali, le attività di regolazione e de-regolazione dei mercati, l’istituzionalizzazione di nuove regole di finanza pubblica, il rapporto tra banche centrali, governi nazionali e istituzioni sovranazionali); c) l’antieuropeismo nelle istituzioni, nei partiti, nei media, nel ceto colto intellettuale, nella società civile, nell’opinione pubblica (attraverso una chiave di lettura che tenga possibilmente conto anche di una dimensione comparativa e transnazionale). Le proposte – non più di 1.000 caratteri, con l’indicazione del Convegno (Roma o Siena) a cui si desidera partecipare – dovranno pervenire entro il 28 febbraio del 2021 agli indirizzi [email protected] e [email protected] e saranno selezionate da un comitato scientifico formato da Elena Calandri, Daniele Caviglia, Umberto Gentiloni, Andrea Guiso, Valentine Lomellini, Michele Marchi, Lorenzo Mechi, Gerardo Nicolosi, Daniele Pasquinucci, Daniela Preda e Antonio Varsori

    Declino e trasformazione dello Stato banchiere. Mutamenti della costituzione materiale nella crisi della Repubblica

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    The essay reconstructs the interplay between politics and economy at the origin of the First Republic. Through the analysis of the banking system, the autohor focuses on the interaction between two key issues: firstly, the external constraint of reform created by financial globalization and the process of European Monetary Integration, and secondly the moral delegitimization of the public sector. Both factos proved themselves crucial in the reordering strategy of the italian "economic constitution" - an irreversible process yet lacking a clear political and institutional planning

    Tra guerra e fascismo. Albertini, Cadorna e la costituzione divisa dell'Italia liberale (1915-1928)

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    In occasione del centenario della prima guerra mondiale, la Fondazione Corriere della Sera pubblica il carteggio intercorso tra il direttore del Corriere della Sera, Luigi Albertini, e il capo di Stato Maggiore dell'esercito italiano, Luigi Cadorna. Il primo fu sempre convinto sostenitore dell'operato del generale, sia nelle fasi iniziali della guerra, sia dopo il suo allontanamento dal comando delle Forze Armate. Al termine del conflitto si espresse sempre in suo favore e il quotidiano milanese si schierò in sua difesa in occasione dei lavori della commissione parlamentare d'inchiesta su Caporetto. Questa documentazione, in larga parte inedita, getta una nuova luce su fatti ancora per molti aspetti controversi, intrecciando i punti di vista personali, politici, istituzionali che emergono dalle testimonianze senza filtri di due protagonisti dell'epoca

    From Political Enemy to Profane Reality: the Friend-Enemy Relation in the Political Ideology of Italian Communists

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    The ‘friend–enemy’ relation represented an essential ideological mainstay of the thought and action of the Italian Communist Party (PCI) in the years of republican Italy. This relation goes back to the aftermath of World War I when Soviet communism became established as a global revolutionary movement. The PCI’s strategy of delegitimation of political opponents underwent substantial changes over the years of republican Italy. The long period spanning Togliatti and Berlinguer’s leadership of the party saw a change in political culture destined to alter the very nature of the ‘friend–enemy’ relation. Particularly in the 1970s, with the so-called ‘moral question’, a new antiparty public discourse became established and was implemented mainly against the parties in government. This paved the way to a more radical and absolute logic of enmity that, in the long run, overwhelmed the PCI itself in the dramatic transition from First to Second Republic.The ‘friend-enemy’ relation represented an essential ideological mainstay in the thoughts and action of the Italian Communist Party (PCI) in the years of Republican Italy. This relation goes back to the aftermath of World War I when Soviet Communism became established as a global revolutionary movement. The PCI’s strategy of delegitimation of its political opponents underwent substantial changes over the years of republican Italy. The long period spanning Togliatti and Berlinguer’s leadership of the party saw a change in political culture destined to alter the very nature of the ‘friend-enemy’ relation. Particularly in the 1970s with the so-called ‘moral question,’ a new anti-party public discourse became established and was implemented mainly against the parties in government. This paved the way to a more radical and absolute logic of enmity that, in the long run, overwhelmed the PCI itself in the dramatic transition from First to Second Republic

    La guerra di Atena. Il "luogo" della Grande Guerra nell'evoluzione delle forme liberali di governo: Regno Unito, Francia e Italia

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    Attraverso la chiave comparativa e della lunga durata, il libro ricostruisce l’impatto del primo conflitto mondiale sulle forme liberali di governo. Nucleo della ricerca è il rapporto tra principio di autorità e libero gioco delle istituzioni in un contesto dominato dalla forza extragiuridica dello stato d’eccezione. Ad emergere sono le forme di resilienza e adattamento della Città liberale alla dinamica coercitiva del regime dei pieni poteri. Gettando luce anche sulle ambiguità, i limiti e le contraddizioni di questi processi, il libro individua nella dialettica tra governi e parlamenti, tra potere civile e potere militare, tra leader politici e culture istituzionali la chiave di lettura che consente di comprendere in concreto le dinamiche di legittimazione e le logiche di funzionamento dei sistemi di governo nel contesto della mobilitazione totale. È dentro questa cornice che si delinea una delle questioni cruciali e più complesse del nostro tempo: il rapporto tra politica e tecnica, tra la passione del bene comune e il governo ‘razionale’ della società; istanze ora alleate, ora in diretta competizione per l’organizzazione di una società di massa la cui realtà effettiva avrebbe avuto modo di consacrarsi definitivamente proprio negli anni del conflitto, prefigurando l’avvento di una democrazia aperta ad ogni possibile esito storico. Osservare l’Italia all’interno di questa storia significa rivalutare molti elementi di modernità delle sue istituzioni politiche e sociali, che né il turbolento dopoguerra, né l’esperienza del totalitarismo imperfetto fascista – tutto fuorché l’esito preannunciato di tare originarie del sistema liberale – sarebbero riusciti a cancellare del tutto

    Politica della memoria senza memoria della politica. Note in margine a un Centenario

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    Il saggio ripercorre i processi di rielaborazione della memoria della prima guerra mondiale, attraverso una analisi dell'evoluzione storica del rapporto tra guerra e politica tesa a evidenziare la sempre più marcata tendenza della società europea a concepire il potere come forma intermediata e amministrata di governo delle relazioni politiche e sociali

    Contesting Europe. The Origins of Populist anti-Europeanism

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    Hostility towards “Brussels”, a term often used as an inaccurate shorthand for the European Union institutions, has become deeply ingrained throughout Europe. This sentiment encapsulates two distinct and yet increasingly converging attitudes: anti-Europeanism and populism. Such a convergence has long-term causes. Indeed, contrary to a widespread interpretation, the former is as ancient as the European integration process itself. Current populism, too, needs a thorough historical perspective. Deeming it a concept “without a past” would be a misjudgement. Delving into the evolution of populist motives provides a profound understanding of why, under specific circumstances, the European Union has emerged as an optimal environment for their propagation and intersection with anti-Europeanism. Thus, historicising both populism and anti-Europeanism is fundamental to grasp a process currently underway in contemporary Europe

    The international politics of a christian realist. Beniamino Andreatta and Europe

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    Through the prism of one of the most original personalities of economic culture and Italian politics of the 1970s-1990s, the contribution aims to investigate the theme of international politics as a mirror of the country’s conflictual identity and, consequently, as a field of interest and speculative relevance for intellectuals. Beniamino Andreatta can in fact be considered an exemplary testimony of the value that Europeanism has played in the redefinition of the country’s international politics in an open context of multilateral relations. At the same time his personality sheds light on the role that intellectuals/technicians have given to Europe as an orthopedic corrector and regenerative pedagogy of a political system that had become increasingly inefficient, patronizing, uneconomic: in a word, ungovernable. The essay will first try to highlight which specific elements of Andreatta’s intellectual and cultural formation were the foundation of his vision of international politics. To then rebuild how this vision materialized at the operational level, paying particular attention to the most significant circumstances of commitment of Andreatta within the political institutions

    European integration and democratic legitimacy: a historical assessment of the institutional and economic roots of populist Euroscepticism

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    This paper looks at the question of how Euroscepticism and populism became entangled. Historically distinct phenomena, their convergence nonetheless has roots that go a long way back. The heuristic hypothesis is that the prerequisites of this dynamic should be seen as part of the peculiar historical course of political democracy in Europe following the second World War – and, specifically, as the consequence of the attempt to isolate democracy from its national foundations and to adapt it to an unprecedented model of post-state and post representational constitutionalism. The pooling of negotiated shares of state sovereignty among EC members meant that from its very beginning the European Community presented itself as a political unicum. The devolution to European institutions of economic and political prerogatives that were once subject to the will of the people have helped set in motion an early dynamic of multiplication of the sources and profiles of democratic legitimacy. The growing feeling of distrust towards the public decision-maker is the other side of that process of decentralisation of democracy, which has now found its most audacious field of experimentation in the multilevel horizontal accountability model of European policy making
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