1,721,120 research outputs found
For Cataloguing and Studying the Abacus of the Historical Building Materials used in civil building Industry
The railway track Potenza – Laurenzana. The recover project and the preservation reasons
Registrode propiedad Intellectual N. 153.12
PER UN PATRIMONIO CULTURALE CONSAPEVOLE
Il problema del recupero è oggi uno dei nodi
centrali dell’architettura. Recuperare è esplorare
la possibilità di intervento e di trasformazione
del patrimonio edilizio esistente attraverso
l’individuazione e la definizione delle interrelazioni
e della complessità dei rapporti che il costruito
possiede con l’intero sistema ambientale
I sistemi tecnologici dalla tradizione costruttiva al XX secolo
Il disegno è, in realtà, il trabocchetto dell’architettura.
(Le Corbusier, 1941)
La corrispondenza tra disegno, architettura e dettaglio tecnologico è quindi la corrispondenza univoca tra realtà e fantasia, esattamente dove il disegno si fa architettura e dove l’architettura diventa tramite la fantasia e l’estro dell’uomo...realtà.
Ed è proprio dalla sapiente “ars aedificandi” frutto dei secoli e della sperimentazione costruttiva, dal trilite e la capanna agli archi e le volte fino a quello scheletro indipendente che ha liberato le nostre architetture da quell’immagine di massa statica portante, che oggi ritroviamo “innovazione” tecnica e tecnologica in quegli “orizzontamenti” che hanno fatto la storia dell’architettura del XX secolo e quella delle nostre città, società e comunità lavorative, identificandone l’evoluzione strutturale e formale fino ad oggi.
Ma “Conoscenza” è proprio la prima protagonista di questo nostro spettacolo del costruire che sta andando ...in onda.
Nuovi prodotti industriali, in particolare il ferro, il calcestruzzo armato e la terracotta,
fanno presagire un’arte più plastica, nella quale il rivestimento starà alla struttura come la carne alle nostre ossa,
“ ma capace di esprimere più che mai verità e bellezza”
(F.L. Wright, 1908)
Nuovi prodotti e manufatti si affacciano alla esperienza/sperimentazione costruttiva degli anni che vanno dalla fine della prima guerra mondiale fino a quel boom economico che ha portato le nostre comunità ad una crescita culturale ed economica producendo costruzioni che nulla avevano a che fare con le massicce strutture voltate dei secoli precedenti.
Questa pubblicazione continua una ricerca che arriva da lontano nell’ambito degli studi dell’edilizia del primo novecento tra tradizione e innovazione, focalizzata sulla conoscenza appunto dei caratteri tecnologici e funzionali per la conservazione e manutenzione.
Conservare e valorizzare l’identità di una architettura non si pone più come esigenza astratta, ma diventa interesse reale anche per la sua singolarità, per la storia e la cultura che sottende, aggiunge valore alle finalità per le quali è “utilizzata” o “riutilizzata”.
Accanto a questo, un tema altrettanto importante è il recupero e la valorizzazione del Patrimonio Industriale visto in quattro settori di competenza: processi, mezzi, prodotti e contenitori.Individuato il bene culturale industriale è opportuno accertare quali siano le possibilità di preservarlo prendendo in esame le azioni specifiche di intervento.Un piano di fattibilità opera per realizzare gli scopi prefissi, che sono: prospezione, documentazione, schedatura, salvaguardia, recupero, restauro e fruizione del bene culturale industriale.
L'interesse per la riscoperta del valore culturale ed architettonico dell' Industrial Heritage nasce contemporaneamente a quella del riuso di questi complessi architettonici che sono andati perdendo il loro ruolo originario, come in questo caso il Mulino Alvino.
Nella concezione comune di monumento ancora oggi non sono completamente presenti i luoghi del lavoro che hanno segnato il nostro passato produttivo, i luoghi dell’industria, il patrimonio architettonico che oggi giace nelle strette vie delle città affollate o nella sua periferia, dimenticato e abbandonato. I fatti industriali solamente se visti come monumenti, come eredità del passato e segni di una memoria collettiva da perpetuare possono entrare a far parte legittimamente dei documenti che lo storico porta come esempio, per una storia della civiltà più completa ed esauriente.
L’importanza assegnata a questi particolari monumenti, più che a quelli generalmente assunti in virtù della loro firma o dell’appartenenza a una storia remota, è determinata dallo stretto rapporto esistente tra la fabbrica e la manodopera che vi lavorava, tra il paesaggio in cui questi elementi s’inserivano, i mezzi di comunicazione e il tempo della fabbrica, il ritmo del lavoro.
La classe operaia non ha costruito testimonianza di sé poiché non ne aveva i mezzi, l’unica testimonianza rimasta è, dunque, quella che per essa è stata costruita, la fabbrica.
Nella pubblicazione sono analizzate le forme del costruire ed i materiali della tradizione correlati e confrontati con le innovazione costruttive della prima metà del XX secolo, per consentire comparazioni e classificazioni alfine della formazione di un catalogo documentario per la valorizzazione e la salvaguardia di quegli elementi tecnologico-costruttivi che hanno tramandato fino ad oggi una memoria costruttiva episodica a volte, industriale in altre, che però partiva sempre da un vissuto territoriale caratterizzante.
La metodologia di indagine si fonda sull'assunzione dei dati della complessità e atipicità degli elementi costruttivi orizzontali e rileva la catalogazione dei rapporti tipomorfologici, i materiali e le tecnologie costruttive, la documentazione, storico-bibliografica.
A seguito della variazione delle condizioni storiche, economiche, sociali e culturali e delle prestazioni funzionali si è verificato spesso l’abbandono dei luoghi, il degrado dei manufatti architettonici e delle parti tecnologiche costituenti, la perdita complessiva della loro funzione sociale e del ruolo culturale. Inoltre oggi la constatazione è che manca la metodologia per una corretta azione tutoria specifica del patrimonio in oggetto per supportare una conoscenza scientifica del patrimonio edilizio e ambientale, con particolare attenzione al rapporto tra tecniche e materiali innovativi degli anni del primo novecento e tecniche e materiali tradizionali.
Attenzione particolare viene posta al rapporto tra le tecniche innovative (utilizzo di nuovi materiali o nuovi sistemi di posa in opera di materiali tradizionali) degli anni del primo ‘900 e le tecniche tradizionali consolidate.
La ricerca effettuata ha determinato che la produzione edilizia del primo novecento ha risentito di un processo innovativo pressoché continuo prima nell’utilizzo di materiali nuovi quali leganti cementizi e l’uso degli acciai da costruzione e successivamente nell’utilizzo di tecniche costruttive più complesse con criteri volti alla celerità della esecuzione. Tale processo documentato dalla produzione normativa e dalle realizzazioni del periodo è stato continuo con la sola interruzione dovuta al secondo conflitto mondiale. L’innovazione ha riguardato in una prima fase l’utilizzo di materiali nuovi per i quali si dovevano predisporre metodi di controllo ed accettazione mentre e nel dopo guerra l’innovazione è stata rivolta maggiormente alle tecniche di produzione edilizia nella direzione dell’aumento della velocità di produzione dei manufatti; come riscontrato dalla attenzione riscontrata, nei documenti, alla organizzazione del cantiere e nell’utilizzo di elementi quali il SAP e il notevole numero di sistemi simili.
Il Vignola non si preoccupa di finestre, bensì di “intrafinestre” (pilasti e colonne).
Io devignolizzo dicendo: l’Architettura significa solai illuminati.
(Le Corbusier, 1929)
L'obiettivo è stato quello di affrontare il tema del recupero e della valorizzazione di ambiti fortemente caratterizzati da sperimentazione di tecniche costruttive del Moderno e tende a realizzare un abaco delle tecnologie edilizie utilizzate individuando gli effetti dell’ “innovazione”, prima tecnologica poi normativa, sulle realizzazioni.
La presenza nel territorio di un patrimonio costituito da complessi insediativi di edilizia minore e di emergenze architettoniche specialistiche legato all’economia e alla produzione (Mulini, centrali Idroelettriche, stazioni ferroviarie e case cantoniere, caserme, attività sociali e servizi), caratterizzato dalla sperimentazione delle tecniche costruttive moderne o da nuove tecniche di posa in opera con materiali tradizionali, poco conosciute e per nulla studiate e valorizzate, è il fattore trainante della pubblicazione.
L'obiettivo dell'attività di ricerca è la valorizzazione e la conoscenza dei manufatti e dei nuclei fondativi in un ambito culturale più generale del recupero di un frammento di un "mosaico" che è costituito dalle complesse vicende storiche della civiltà del Mezzogiorno. La ricerca si riferisce a quella parte del patrimonio storico-culturale, architettonico ed ambientale che sembra aver perduto con il tempo il proprio ruolo riconoscibile. E' evidente che non ci riferiamo alla funzione, ma al ruolo socio culturale che questi manufatti hanno avuto nel passato e soprattutto al ruolo architettonico in senso lato. Qualsiasi siano i motivi di tale degrado o abbandono, si tratta di manufatti che "per essere di nuovo" suppongono una risposta architettonica, un vero e proprio progetto di analisi finalizzato al recupero e alla valorizzazione. Al degrado, all'abbandono, all'incompiutezza e alla relativa estraneità alla vita quotidiana, corrisponde una nuova disponibilità, una virtualità dei manufatti come architetture da "recuperare". Virtualità che si esprime non solo rispetto a come essi erano di fronte ai problemi originali, ma a come potrebbero essere "di nuovo" di fronte a nuovi problemi e a nuove opportunità. In realtà, si dovrebbe mettere in evidenza il rapporto che quasi sempre vi è tra isolamento e degrado: e la possibilità di contemperare la tutela con usi regolamentati.
Importanti sono i rapporti concettuali fisici fra materiali antichi e materiali contemporanei, per controllarne meglio l'introduzione e la compatibilità. La catalogazione per la definizione di un abaco dei materiali e degli elementi costruttivi storici, non tralascia la considerazione dei significati profondi e simbolici dei materiali, delle tecniche e delle forme architettoniche provenienti dalla struttura storicamente stratificata.
L'interruzione della produzione artigianale locale di molti materiali costruttivi storici (pietra, legno. ferro. ecc.), l'indisponibilità in loco, gli alti costi di approvvigionamento da fonti alternative, impongono una revisione strategica della problematica dei progetti a livello locale. Questo obiettivo della ricerca propone risposte certe circa l'impiego nel processo di recupero di materiali locali disponibili, con caratteristiche tecniche analoghe a quelli storicizzati per una integrazione e la sostituzione degli stessi. Conseguentemente l'aspetto manualistico della ricerca non può prescindere dall'elaborazione ed integrazione della normativa prescrittiva dell'impiego e della lavorazione dei materiali locali, sulla gamma delle variazioni previste dai temi imposti nella casistica dei restauro conservativo. L'aumentata e diffusa sensibilità per il riconoscimento, il recupero e la tutela degli ambienti storici, accentuano l'urgenza strategica di disporre di una metodologia e di una strumentazione d'intervento specifica e locale, come risposta alta e qualificata ai temi attuali del recupero ambientale e architettonico
Il Concorso "GIARDINO URBANO-INFRASTRUTTURE IPOGEE"
Alla base di un qualsivoglia processo progettuale di intervento in un’area costruita ed urbanizzata, ed ancor di più per un contesto come quello individuato da questo “inserimento” progettuale, cerniera e frattura fra contesti dalla forte valenza storico, culturale architettonica, deve esserci la coscienza del luogo, la volontà dell’Ente proponente (Committente) di assistere, con un ruolo attivo, alla proposizione di letture critiche ed interpretative di nuove ed indispensabili funzioni da insediare, la necessità di affermare che le “infrastrutture possono anche essere architetture”.
L’impatto della modernità con un ecosistema così delicato come quello dell’area da progettare, può assumere anche aspetti distruttivi. Numerosi sono gli studi e le ricerche condotti in tempi più o meno recenti, da cui emerge la necessità di affrontare il recupero, la rifunzionalizzazione e l’integrazione infrastrutturale, attraverso la comprensione dell’ambiente urbano e l’opportunità di definire un indirizzo culturale, una sorta di codice di comportamento che permetta di ri-abitare questo patrimonio architettonico.
Ridare vita alle strutture nel rispetto delle esigenze connesse con il vivere moderno, senza alterarne il carattere consolidato nel tempo, con interventi correlati agli originari caratteri costruttivi, tipologici, funzionali e tecnologici, è indispensabile, ma occorre nello stesso tempo mostrare particolare attenzione alla integrazione ed alla sostenibilità dei nuovi interventi
Antonella Guida Projects
Shaped by encrusted layers of development spanning millennia, the southern Italian city of Matera is the ultimate palimpsest. Known as the Sassi, the majority of the ancient city is composed of thousands of structures carved into a limestone cliff and clinging to its walls. The resultant menagerie of forms possesses a surprising visual uniformity and an ineffable allure. Conversely, in the 1950s Matera also served as a crucible for Italian postwar urban and architectural theory, witnessed by the Neorealist, modernist expansion of the city that developed in aversion to the Sassi. In another about-face, the previously disparaged cave city has now been recast as a major tourist destination, UNESCO World Heritage Monument, and test subject for ideas and methods of preservation.
Set within a sociopolitical and architectural history of Matera from 1950 to the present, this book analyses the contemporary effects of preservation on the city and surrounding province. More broadly, it examines the relationship between and interdependence of preservation and modernism within architectural thought. To understand inconsistencies inherent to preservation, in particular its effect of catalyzing change, the study lays bare planners' and developers' use of preservation, especially for economic goals and political will. The work asserts that preservation is not a passive, curatorial pursuit: it is a cloaked manifestation of modernism and a powerful tool often used to control economies. The study demonstrates that preservation also serves to influence societies through the shaping of memory and circulation of narratives.
A way proposed here to diffuse or at least expose this power and to eliminate preservation's objectification of a site is to re-conceptualize the discipline through the study of systems, based on the environmental movement
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