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Introduction [The Italian banking system]
Il contributo introduce e inquadra le principali linee di analisi con cui gli effetti della crisi finanziaria hanno impattato sul sistema bancario italiano e individua alcuni elementi che hanno contribuito ad attenuarne gli effetti nel primo periodo (2008-2009) mentre si sono rivelati punti di vulnerabilità con la crisi del debito sovran
Intermediari e mercati mobiliari: soluzioni organizzative e modelli operativi
Analisi delle possibili scelte delle banche, in termini organizzative e di modelli operativi per l'operatività sui mercati mobiliari, alla luce della legge 1/91 che introduce nell'ordinamento italiano la figura della società di intermediazione mobiliare (SIM)
Crisi finanziaria: quali lezioni per le autorità di vigilanza
La crisi finanziaria in atto da ormai più di un anno pone seri interrogativi circa l’efficacia dell’azione di regolamentazione e di controllo sul comparto finanziario, sempre più globalizzato e caratterizzato da un continuo processo di innovazione finanziaria. L’analisi della genesi della crisi, del suo successivo sviluppo e della diffusione a livello globale, fa emergere sia aspetti di analogia, sia elementi sicuramente nuovi rispetto alle crisi passate, evidenziando in ogni caso una complessità e forse anche una gravità senza precedenti. Grazie a tale analisi è possibile individuare gli snodi critici della regolamentazione e della vigilanza, sia per quanto riguarda singoli contesti nazionali, sia a livello internazionale. Emerge chiaramente l’esigenza di intervenire su due piani: il primo immediato per limitare i danni, ridurre il rischio di contagio sistemico e risolvere i diversi casi di crisi di banche e di altri intermediari finanziari; il secondo con un orizzonte temporale di più lungo periodo e una logica di più ampio respiro, per prevenire in futuro l’insorgere di nuove crisi di tale portata e ristabilire la fiducia dei risparmiatori.Nell’immediato, vi è la necessità di misure drastiche e certamente non indolori, calibrate alla gravità delle specifiche situazioni, per smontare il cosiddetto “sistema bancario ombra” come efficacemente definito dalla Banca dei Regolamenti Internazionali. Alcune misure sono già state prese, altre ne seguiranno ancora: ricapitalizzazione con ricorso al mercato per le banche con perdite rilevanti; intervento pubblico con creazione di bad banks e ricapitalizzazione di banche in difficoltà con fondi pubblici; nazionalizzazione di banche la cui situazione non consente interventi diversi e per le quali si valuti necessario il salvataggio per salvaguardare la stabilità sistemica. Si è giunti a progettare fondi speciali a cui conferire i titoli “tossici” ora nei bilanci delle banche Nel caso statunitense, origine ed epicentro della crisi, già abbiamo assistito ad interventi di sostegno e di salvataggio diretti e indiretti da parte delle autorità monetarie nei confronti di intermediari non vigilati e in precedenza esclusi dal safety net della banca centrale, come nel caso delle investment banks, ma il cui bail out è stato ritenuto necessario ai fini della stabilità sistemica, secondo la logica del “too big to fail”. Si è addirittura giunti, per le medesime ragioni, al salvataggio da parte del Tesoro con l’intervento della Federal Reserve, di una delle principali compagnie di assicurazione statunitensi: l’American International Group, AIG. A tali azioni si è aggiunta la pressante richiesta alle banche di fornire la massima trasparenza sull’attività di securitization, sugli strumenti strutturati in portafoglio e sui veicoli fuori-bilancio creati, per mettere in grado il mercato di conoscere la loro reale situazione. Questa è una condicio sine qua non per evitare ulteriori effetti contagio e ritornare ad una situazione di mercati liquidi e ben funzionanti. Oltre agli interventi di emergenza di cui si è detto, è necessario porre mano senza indugio all’attuale assetto della regolamentazione e dei controlli su intermediari e mercati finanziari, a livello di singoli paesi. Altrettanto importante e urgente è avviare iniziative a livello sovranazionale e potenziare il coordinamento e lo scambio di informazioni tra le autorità di paesi diversi, nonché gli organismi internazionali, per porre le basi di un sistema finanziario solido e in grado di fronteggiare futuri shock economici e finanziari. Obiettivo di questo intervento è di mettere a fuoco le azioni di più lungo periodo rese necessarie ed urgenti dalla crisi dei subprime: ciò richiede di trarre le conseguenze delle principali criticità emerse nell’ambito regolamentare e dei controlli, con cui si devono confrontare policy makers e autorità di vigilanza. A tal fine la scelta è stata quella di concentrare l’attenzione sugli aspetti più problematici in tre aree specifiche. La prima riguarda la regolamentazione e l’esigenza che emerge di intervenire in ambiti specifici con nuove regole e/o di adeguare quelle esistenti al nuovo scenario finanziario. La seconda area concerne l’architettura dei controlli che presenta modelli diversi nei vari contesti nazionali: tali modelli hanno dato prova di efficacia differente nel prevenire e/o nell’affrontare la crisi. Il terzo ambito di approfondimento riguarda le modalità con cui i controlli di vigilanza sono svolti, anche in questo caso con approcci e prassi diversi nei vari contesti. Al riguardo, sarà interessante seguire nei prossimi anni lo sviluppo della cosiddetta “Lamfalussy road map” che si pone l’obiettivo della convergenza delle prassi di vigilanza nei paesi dell’Unione Europea. A chiusura dell’intervento, verranno delineate quelle che appaiono le più pressanti azioni per il futuro, con particolare riferimento al problema della cooperazione internazionale, quanto mai necessaria a fronte di regimi regolamentari e assetti di vigilanza ancora fortemente frammentati a livello nazionale. L’attuale situazione non è infatti in grado di fronteggiare uno scenario di mercati finanziari globali e di crescente rilevanza di conglomerati finanziari con operatività cross-border e cross-sector
Il rischio di tasso di interesse: autorità di vigilanza e banche,
analisi del rischio di tasso di interesse e del suo impatto sulle banche nella prospettiva della regolamentazione e della vigilanz
Moneta Unica e Gestione Finanziaria
La nascita della moneta unica pefigura importanti cambiamenti per la gestione fianziaria delle imprese, nei suoi diversi aspetti: impiego e utilizzo dei fondi, gestione della liquidità, della tesoreria, dei pagamenti e dei rischi finanziari
Basilea 2: il rapporto tra autorità di vigilanza e banche
Il Nuovo Accordo di Basilea costituisce uno sviluppo nell’approccio alla regolamentazione e al controllo dei rischi da parte delle banche per diversi aspetti, che riguardano in particolare: l’introduzione del rischio operativo; la valorizzazione dei modelli interni per la misurazione del rischio creditizio e dei sistemi interni di controllo; il conseguente ruolo di validazione assegnato alle autorità di vigilanza; l’introduzione della disciplina di mercato finalizzata al mantenimento di condizioni di sana ed efficiente gestione delle banche. Ciò implica una crescente attenzione alla gestione dei rischi per le banche e un nuovo approccio ai controlli da parte delle autorità. In particolare, nella gestione dei rischi, le banche con sistemi di gestione più sofisticati potranno utilizzare i rating interni attribuiti ai propri clienti anche per calcolare i requisiti patrimoniali. Le banche più attive a livello internazionale, seguite ormai da gran parte del sistema bancario, stanno quindi implementando modelli di gestione del rischio di credito sempre più sofisticati in grado di permettere sia la misurazione del rischio che la valutazione del correlato livello di patrimonializzazione da detenere a fronte del rischio stesso
La crisi dei mutui USA condiziona la ripresa
Elisabetta GualandriCEFIN - Centro Studi Banca Finanza Università di Modena e Reggio EmiliaLa tempesta finanziaria estiva pone interrogativi sulle cause della crisi, le dinamiche di diffusione e le possibili conseguenze. Come può un mutuo concesso a un agricoltore dell’Oklahoma causare problemi ad un artigiano emiliano-romagnolo? L’origine della crisi è negli USA, nei cosiddetti mutui sub-prime, cioè prestiti ipotecari per l’acquisto di abitazioni concessi a famiglie con potenziali difficoltà nel rimborso delle rate. Tali mutui sono stati spesso concessi in modo disinvolto ed incauto, con sottovalutazione del rischio, per cifre anche oltre il 100% del valore dell’immobile, e pure a fronte di informazioni false fornite dai mutuatari. La corsa ai mutui è stata alimentata dai bassi tassi di interesse degli scorsi anni i prima anni duemila e dal valore crescente degli immobili, che ha reso possibili operazioni speculative di compravendita. I problemi sono cominciati con l’aumento dei tassi da parte della Federal Reservei: sono lievitate le rate dei mutui a tasso variabile nonché i casi di insolvenza tra i debitori finanziariamente più deboli, i sub-prime. Il mercato ha iniziato a risentire della situazione, la domanda di immobili è rallentata, il valore delle case ha cominciato a calare e sempre più debitori sub-prime, già in difficoltà a pagare le rate, si sono ritrovati immobili deprezzati, difficili da rivendere. Le banche più spregiudicate hanno iniziato a manifestare problemi finanziari. La macchina si è inceppata del tutto per le modalità con cui sono le banche hanno finanziato i mutui sub-prime: la cartolarizzazione. I mutui sono stati “impacchettati” in strumenti finanziari dotati di rating, con cedole interessanti, legate al pagamento delle rate dei mutui sottostanti, poi ceduti ad investitori sulle due sponde dell’Atlantico: fondi e banche. I titolo così creati si sono rivelati per nulla trasparenti circa il contenuto e il reale grado di rischio associato. Gli acquirenti, a causa dell’insolvenza dei mutuatari sottostanti, si sono ritrovati in portafoglio titoli ben più rischiosi di quanto evidenziato dai rating, dal valore incerto e privi di liquidità. In sostanza, vi è stato un trasferimento del rischio di credito dalle banche statunitensi, che avevano erogato i mutui, al mercato degli investitori internazionali, grazie a strumenti finanziari complicati, di difficile valutazione e con rating che non riflettevano correttamente il rischio.I rumors di operatori finanziari sull’orlo della crisi non hanno fatto altro che peggiorare la situazione: a causa di una crescente sfiducia reciproca tra banche, restie a concedersi prestiti data la non chiara situazione finanziaria, intermediari anche sani hanno incontrato difficoltà crescenti a finanziarsi sul mercato interbancario, da cui l’aumento dei tassi interbancari, Euribor. Negli USA alcuni operatori in mutui hanno portato i libri in tribunale, mentre altri, come pure alcune banche in Germania, sono stati salvati da banche solide. La crisi di fiducia è culminata nella coda dei risparmiatori inglesi per ritirare i depositi dalla Northern Rock, spettacolo a cui non si assisteva più in quel paese da un secolo. Nel contempo, le borse hanno accusato il colpo e la corsa al ribasso di titoli bancari/finanziari ha pesato su tutti i listini, determinando gravi perdite tra luglio e agosto.Gli interventi delle banche centrali, Fed e BCE in primis, hanno consentito di alleggerire la situazione e di scongiurare il peggio, fornendo alle banche la liquidità di cui esse necessitano quotidianamente. La diminuzione dei tassi ufficiali negli USA e il mancato aumento nell’area Euro sono stati i passi successivi per ricondurre i mercati a condizioni più distese. Attualmente, la ripresa dei mercati azionari e la maggiore tranquillità dei mercati monetari parrebbero indicare che il peggio è passato e che la bufera estiva ha consentito di eliminare gli eccessi del mercato. Occorre però attendere le verifiche delle autorità di vigilanza e i conti trimestrali delle grandi banche per capire se la crisi dei mutui sub-prime è stata riassorbita in toto.Occorre poi valutare i possibili effetti negativi, anche sull’economia europea, di una stretta del credito a famiglie ed imprese, credit crunch, e di un rallentamento dell’economia americana. Per ora un segnale da non sottovalutare è la diminuzione degli ordinativi di piastrelle che il nostro distretto ceramico sta già rilevando, per la crisi dell’edilizia negli USAQuali gli insegnamenti trarre? Nonostante l’evoluzione dei mercati finanziari, la causa prima della crisi è una delle più antiche: la cattiva gestione del credito e la sottovalutazione del rischio da parte di intermediari che non hanno saputo fare bene il loro mestiere, in una situazione di euforia da bassi tassi d’interesse e di bolla immobiliare. La cartolarizzazione, importante innovazione finanziaria, ha creato strumenti poco trasparenti, con rating e pricing inadeguati al rischio. La globalizzazione dei mercati ha poi consentito una diffusione su ampia scala di tali strumenti, con generale sottovalutazione del rischio, da cui per nostra fortuna, le banche italiane sono risultate pressoché immuni. Per una volta la minore apertura internazionale e capacità innovativa delle nostre banche ha pagato! A livello internazionale sono comunque necessarie azioni di maggior controllo sull’operato degli intermediari
Regolamentazione e controllo del sistema finanziario in Gran Bretagna: principi guida
Il contributo analizza criticamente, nella logica di de-regulation vs re-regulation, i principali provvedimenti regolamentari che hanno interessato il sisitema fiannziario britannico alla metà degli anni ottanta: Financial Services Act 1986, Bnaking Act 1987, Building Societies Act 198
Il rapporto banca-impresa: i nuovi strumenti di mercato
L'obiettivo del contributo è di approfondire il rapporto banca-impresa, illustrando al riguardo le novità offerte dal sistema finanziario italiano a metà degli anni novanta, in tema di strumenti, servizi, intermediari e mercati. Particolare attenzione è dedicata alle opportunità per le PMI, con specifico riferimento al METIM, mercato per le Pmi, varato nel 1994
L'esperienza inglese nel controllo dei gruppi polifunzionali
L'esperienza del controllo dei gruppi polifunzionali in Gran Bretagna viene studiata per trane utili spunti per la realtà italiana dei primi anni novanta
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