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    LA SCOMPOSIZIONE SISTEMICA PER IL CONTROLLO DEL PROGETTO: UN'ESPERIENZA DIDATTICA IMPRONTATA AI PRINCIPI DELLA SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE

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    Il contributo è finalizzato ad illustrare in quale maniera vengano trasmessi agli studenti frequentanti il Laboratorio di Costruzione dell’Architettura B, tenuto dallo scrivente presso la Facoltà di Architettura di Napoli, le conoscenze realtive al governo dell’iter progettuale che, nel passaggio dalla ideazione alla realizzazione, è supportato dai principi che regolano la Sostenibilità ambientale e di quelli che determinano la Scomposizione Sistemica. Quest’ultima applicata alle diverse scale di lettura, da quella urbana a quella della singola unità edilizia, propone un’articolazione a cascata di livelli che consentono un controllo del maufatto architettonico e del contesto in cui esso è inserito

    LA RICICLABILITÀ DELLE STRUTTURE MURARIE TRADIZIONALI: MODIFICAZIONI PROGETTUALI E PRODUTTIVE

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    La sostenibilità, non solo delle innovazioni tecnoclogiche ma anche dell’intero processo edilizio, è il tema fondamentale del dibattito scientifico in atto, laddove per sostenibilità si intenda l’adeguamento delle scelte progettuali alle condizioni esistenti al contorno e proprie del sistema in cui si opera. È dunque necessario subordinare l’uso dei materiali alle prestazioni che essi sono in grado di offrire e soprattutto verificarne l’idoneità all’uso attraverso la valutazione della loro durabilità e reversibilità, con lo scopo di considerarne gli scarti, attraverso il riciclaggio, come nuove risorse da reimmettere all’interno del processo produttivo, evitando così l’estrazione di risorse nuove non rinnovabili

    La valle dei mulini a Gragnano

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    Il progetto propone il restauro di numerosi episodi di archeologia industriale e il recupero funzionale di un mulino ad acqua quale esemplificazione del suo ingegnoso funzionamento

    INTERRELAZIONI TRA IMPIANTI ED ELEMNTI TECNICI NEGLI EDIFICI ANTICHI

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    L’Analisi sistemica a livello ambientale e tecnologico e la sua applicazione negli Edifici in muratura portante, mediante la Scomposizione in Classi di Unità Tecnologiche e l’Individuazione delle relative Unità tecnologiche, è la premessa indispensabile per affrontare il tema delle interrelazioni tra le Unità tecnologiche delle due Classi degli Impianti di fornitura servizi, e degli Impianti di sicurezza con i relativi Elementi tecnici. Particolare attenzione è rivolta alle relazioni che vengono a determinarsi tra questi elementi tecnici e quelli dell’intero “Sistema edilizio”

    IL PARCO ARCHELOGICO COME STRUMENTO DI CONTROLLO TERRITORIALE

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    Buona parte delle aree archeologiche italiane sono purtroppo oggi simbolo eloquente sia del criminale disprezzo manifestato dai residenti dei contesti che le ospitano, sia del colpevole disinteresse dimostrato nel corso del tempo dalle istituzioni preposte alla tutela, sia infine della impotente rassegnazione espressa dai rari utenti interessati ad una loro libera fruizione. Crediamo fermamente che a questo stato di cose si possa porre rimedio solatanto mediante la diffusione di una cultura del territorio, articolata nelle sue moltiplici implicazioni e comprensiva quindi anche della istituzione dei parchi archeologici, intesi non solo come luogo di conservazione delle memorie, ma anche come strumento efficiente capace di esercitare un adeguato controllo sul territorio

    DA "AREA" A "PARCO". IPOTESI DI TUTELA E SDA "AREA" A "PARCO". IPOTESI DI TUTELA E SVILUPPO DEI SITI ARCHEOLOGICI

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    Il concetto di tutela del bene culturale ed ambientale, in quanto collegato a quello di risorsa, é andato via via assumendo un carattere sempre più attivo e dinamico. La stessa affermazione del concetto di “Parco archeologico” ha acquisito, negli ultimi anni, elementi di spinta innovativa nel nuovo approccio alle risorse ambientali e culturali, nonostante le contraddizioni insite in uno strumento di definizione non univoco, le cui modalità di progettazione, attuazione e gestione sono ancora oggetto di ampio dibattito nel settore tecnico-scientifico ed in quello legislativo

    La pietra a faccia vista nell'architettura napoletana: Criteri per un uso sostenibile delle risorse lapidee campane

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    La Campania è una Regione ricca di giacimenti di materiali lapidei di notevole interesse che, adoperati da sempre sia nelle pavimentazioni stradali che negli elementi tecnici di definizione delle compagini formali degli involucri delle singole unità edilizie, hanno contribuito alla determinazione di quella immagine della città di Napoli, unica ed immediatamente riconoscibile, ampiamente documentata nella iconografia storica, anche se inquadrabile all’interno di quegli aspetti peculiari caratterizzanti le città del Bacino del Mediterraneo. Nell’architettura napoletana, sia civile che religiosa, l’impiego della pietra a faccia vista, in maniera sia esclusiva in diversi episodi di eccellenza che soltanto parziale in alcuni elementi tecnici dell’edilizia corrente, costituisce il criterio ordinatore, il basso continuo di riferimento, per la definizione formale degli involucri. In questi ultimi, peraltro, gli intonaci dipinti prevalgono in maniera determinante ed i mattoni a faccia vista sono presenti soltanto in rarissimi episodi. Inoltre, l’uso della pietra è il filo d’Arianna che evidenzia, mediante una fitta rete di rinvii materici, tecnici e formali, i rapporti esistenti tra produzione architettonica e sviluppo storico della città. In riferimento a tali considerazioni, il saggio propone la Scomposizione Sistemica come chiave di lettura per l’individuazione degli Elementi Tecnici in pietra a faccia vista ricorrenti negli involucri dei sistemi edilizi napoletani, indagati dal punto di vista della materia, del colore, del trattamento delle superfici, delle tecniche costruttive e, infine, delle cave di provenienza. La finalità è quella di costruire Abachi di riferimento, in rapporto alle diverse Classi Esigenziali, che devono essere proposti come strumento di supporto alla corretta proposizione di opportuni ed indispensabili strumenti urbanistici che hanno il compito, secondo modalità eterogenee, di incidere sulla dimensione fisica della città. Intendiamo parlare, in particolar modo, dei Piani di recupero e del colore, dei Piani paesaggistici ed anche dei Piani per le attività estrattive, visti però alla luce dei principi di sostenibilità in rapporto all’estrazione, all’approvvigionamento, all’impiego dei materiali lapidei campani. Abachi e strumenti urbanistici propedeutici alla corretta redazione dei progetti relativi sia al recupero dei sistemi edilizi esistenti, sia alla realizzazione dei sistemi edilizi di nuovo impianto che vengono in questa maniera strettamente correlati ai relativi contesti di appartenenza sia alla scala urbana che a quella territoriale

    Alla ricerca del ...paesaggio perduto. Strategie di intervento per la riqualificazione di contesti paesaggistici compromessi

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    L’argomento del presente contributo è quello dell’individuazione di linee guida per la redazione di piani di salvaguardia e riqualificazione di contesti paesaggistici compromessi, considerando come esemplificazione il caso della collina di Posillipo. Linee guida che sono state già verificate, in una precedente proposta metodologica, in funzione sia della lettura sistemica del territorio, sia della rigorosa impaginazione prospettico-percettiva dei contesti paesaggistici, che tiene conto della connessa classe esigenziale dell’aspetto. Metodologia che consente quindi la verifica dei risultati progettuali in funzione sia delle diverse scale d’intervento, da quella territoriale a quella edilizia, sia del punto di vista del fruitore, in funzione di tre diverse ipotesi di lettura del paesaggio basate su tre diversi quadri prospettici: prospettico complessivo, settoriale e particolare
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