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Recensioni- Sergio Angori (a cura di) Formazione continua. Strumento di cittadinanza.
Il contributo passa in rassegna i saggi contenuti nel volume curato da Sergio Angori, “Formazione continua. Strumento di cittadinanza”, che sostengono secondo una prospettiva personalistica l’assoluta centralità di un’idea di formazione continua capace di “umanizzare” l’uomo che lavora e quindi di farne, oltre che un esperto lavoratore, un soggetto in grado di esercitare appieno i suoi diritti di cittadino
Educatori e rapporti intergenerazionali
Il saggio prende le mosse da un’idea di età anziana intesa in termini di invecchiamento attivo e di solidarietà tra le generazioni.
Tale concezione, sostenuta in ambito internazionale da organismi come ONU, OMS e Unione Europea e definitivamente consacrata nell’Anno europeo 2012, non gode della dovuta considerazione all’interno delle politiche nazionali per un problema prettamente di ordine culturale, relativo alla permanenza a livello sociale di un’immagine di anziano stereotipata. Ciò emerge anche dall’analisi dei progetti intergenerazionali realizzati nel contesto italiano, i quali, da un lato, faticano a raggiungere la fascia di popolazione giovanile e, dall’altro, a intercettare tra le persone in età avanzata quelle che presentano una situazione di fragilità relazionale.
In risposta a tali suggestioni si prospetta l’opportunità per l’educatore di divenire promotore della cultura dell’invecchiamento attivo, sviluppando a livello territoriale delle dinamiche educative che mirino a promuovere le risorse sociali della comunità locale facendo leva sulla reciproca conoscenza e collaborazione tra giovani e anziani “fragili”
Educazione permanente e anziani. Viaggio tra i significati dell'educazione e delle esperienze educative in età avanzata, all'interno dell'università per la terza età
In the last decades, the attention for the elderly has been increased in various disciplines, as a result of the changed demographic scenario which has been characterized by the progressive aging of the population and the growing number of elderly people in the social structures of industrialized countries. Educational research has developed a renewed attention to the older people, considering in a different way even the concept of elderly itself. Multidisciplinary suggestions of psychological, sociological, anthropological and historical order, have emphasized the multiplicity and the variety of evolutionary and existential dimensions of the elderly, thus the elderly requires Pedagogy, and specifically the Pedagogy of the life course, to consider the experience of aging for its development. For these reasons there is the idea of promoting the resources of the elderly people on the basis of the permanent education: on the one hand, by beginning a cultural change for the overcoming of old stereotypes and undue social homologations; on the other hand, by providing educational experiences that can stimulate all dimensions (such as cognitive, affective, relational, spiritual ones) of the whole aging person and realize welfare and social integration. One of the principal institutions that promote experiences of permanent education for the elderly people, is the Università per la Terza Età. This institution represents an opportunity for them to exercise the mind and the body, to cultivate interests, to build relationships, to experiment themselves about new roles, various activities, and renewed self-aspects. Knowing the elderly who choose to attend these educational opportunities, would provide a clearer and deeper view of the today’s elderly, with his peculiarities and personal path of self education. Moreover, this aspect would allow to obtain some starting points for an educational projectuality of elderly age, a season of life that is still poorly understood. The present research has performed a survey at an Università per la Terza Età, in order to understand the meanings and educational experiences related to the aging, as these are constructed and lived by older people. The research has been conducted according to a hermeneutic-phenomenological approach, to bring out the subjective perspective of people. Informations are obtained by thirty semi-structured one hour interviews submitted to elderly people who attend the Università per il Tempo Libero of Mestre (Venice), and the text of these interviews has been analysed by Atlas.ti software. The results are not certainly generalizable, however they seem to provide an interesting view on the world of the elderly, the existential conditions and the request of education. This study could represent the beginning of a reflection which represent for Pedagogy the possibility of designing educational experiences specifically for elderly people, starting from their subjectivity and needs of self-realization.Negli ultimi decenni, in conseguenza del mutato scenario demografico, connotato dal graduale invecchiamento della popolazione e quindi dalla rilevanza numerica della fascia d’età degli anziani per gli assetti sociali dei Paesi industrializzati, è maturato in diversi ambiti disciplinari l’interesse per la vecchiaia. La ricerca educativa, da parte sua, ha sviluppato una rinnovata attenzione nei confronti della persona in età avanzata, considerando in termini differenti anche il concetto stesso di vecchiaia. La vecchiaia, infatti, grazie anche alle suggestioni multidisciplinari di ordine psicologico, sociologico, antropologico e storico, che hanno sottolineato la molteplicità e la varietà delle sue dimensioni evolutive ed esistenziali, richiede alla pedagogia, intesa quale Pedagogia del corso di vita, di re-interpretare l’esperienza senile in prospettiva di una sua valorizzazione e riqualificazione. Si profila pertanto l’intenzione di promuovere le risorse dell’anziano nell’ottica dell’educazione permanente: da una parte, avviando un cambiamento culturale all’insegna del superamento di vecchi stereotipi e indebite omologazioni ancora presenti a livello sociale, dall’altra, predisponendo delle esperienze educative in grado di stimolare tutte le dimensioni (cognitiva, affettiva, relazionale, spirituale ecc.) della persona anziana, globalmente intesa, e di favorirne il benessere e l’integrazione sociale. L’istituzione che, nello specifico, più di altre promuove esperienze di educazione permanente rivolte agli anziani, è l’Università per la Terza Età. Essa si propone come opportunità per l’anziano di esercitare la mente e il corpo, di coltivare interessi, di stringere relazioni, di sperimentarsi in relazione a ruoli inediti, a differenti attività, a rinnovati aspetti di sé. Conoscere gli anziani che scelgono di frequentare tali occasioni educative, permetterebbe di avere una visione più chiara e approfondita dell’anziano di oggi, con le sue peculiarità e il suo personale percorso di auto-educazione. Ciò consentirebbe di fornire degli spunti di riflessione e di progettualità educativa in relazione all’educazione in età anziana, un’età della vita che ha ancora molto da raccontare di sé e che, per certi versi, resta ancora poco conosciuta. L’intenzione della presente ricerca è stata pertanto quello di effettuare un’indagine esplorativa presso un’Università per la Terza Età, per conoscere i significati dell’invecchiare e delle esperienze educative in età avanzata così come vengono costruiti e vissuti dagli anziani stessi. Volendo far emergere la prospettiva soggettiva delle persone, la ricerca è stata condotta secondo un approccio fenomenologico-ermeneutico, attraverso trenta interviste semi-strutturate, di circa un’ora l’una, che hanno coinvolto gli anziani dell’Università per il Tempo Libero di Mestre (Ve), successivamente, sottoposte a codifica e analisi testuale tramite il software Atlas.ti. I risultati non sono certamente generalizzabili, tuttavia sembrano fornire un interessante scorcio sul mondo dell’anziano, sulla sua condizione esistenziale e sulla sue istanze educative, divenendo uno spunto di riflessione pedagogica sulla possibilità di progettare esperienze educative dedicate agli anziani a partire dalla loro soggettività e dalle loro esigenze di autorealizzazione
L’anziano nell’Università della Terza Età: un esempio di invecchiamento attivo
Il saggio riassume i risultati di una ricerca interessata ad approfondire come le persone anziane partecipanti alle attività di educazione permanente dell’Università della Terza Età, vivano il loro personale invecchiamento e a rilevare in che misura i loro bisogni educativi trovino espressione e corrispondenza all’interno dell’offerta formativa di tale istituzione.
L’indagine privilegiando l’ottica qualitativa si è avvalsa dello strumento dell’intervista semi-strutturata per cogliere le opinioni, i vissuti e i significati emergenti dai racconti dei soggetti coinvolti. I risultati mostrano come quella anziana sia un’età ricca di significati esistenziali e di implicazioni pedagogiche. Gli aspetti analizzati (l’invecchiamento fisico, la vita di relazione, il passaggio al pensionamento, l’immagine di sé, l’esperienza di apprendimento, la visione della propria esistenza) mettono in evidenza la compresenza nell’anziano di differenti dimensioni in rapporto dialettico tra loro: la paura della malattia, la consapevolezza della morte, il dolore per la perdita delle persone care, il piacere per la scoperta e l’avvio di nuove amicizie, il disorientamento con l’avvento del pensionamento e il bisogno di ri-orientamento verso nuovi spazi di operatività, l’insofferenza verso un’immagine sociale stereotipata di anziano, il desiderio di crescita culturale come strumento di conoscenza di sé stessi e del mondo e di espressione di sé, la ricerca del senso della propria vita.
Le istanze di autorealizzazione rilevate, alle quali i soggetti implicati nell’indagine si relazionano in termini di invecchiamento attivo quindi in modo consapevole e propositivo, appaiono piuttosto complesse. e differenziate trovando accoglimento solo in parte all’interno dell’Università della Terza Età e pertanto richiedono un’attenta riflessione pedagogica e un ulteriore approfondimento da parte del professionista dell’educazione affinché il bisogno di questi anziani di invecchiare attivamente trovi risposte educative articolate, mirate e competenti
In dialogo con le fragilità nascoste degli anziani. Un'esperienza pilota
Nel saggio si riportano alcuni risultati di un progetto di educativa domiciliare rivolta all’anziano che vive in condizioni di povertà relazionale.
Quelli proposti sono i primi esiti di un’esperienza pilota che vede coinvolti dei “giovani qualificati” con cui, in un percorso di ricerca-azione, si sta costruendo un modello d’intervento che ha per obiettivo lo sviluppo di relazioni volte a favorire dinamiche di solidarietà intergenerazionale.
This essay reports some results of a homecare project addressed to the elderly who live under a lack of interpersonal relations.
These results are the initial outcomes of a pilot experience, involving ‘qualified youth’, with whom a model for intervention is being created during an action-research programme. The object of this model is to develop relationships aimed at aiding the dynamics of intergenerational solidarity
L’anziano “attivo” dell’Università della Terza età: una risorsa anche per le giovani generazioni
Il saggio, in attinenza con la tematica promossa dal Convegno SIPED “Progetto Generazioni. Bambini e Anziani: due stagioni della vita a confronto”, rivolge la sua attenzione sulla specifica dimensione del rapporto tra anziani e giovani rilevata, assieme a tante altre, da una ricerca di dottorato che ha preso in esame le opinioni e i vissuti dei senescenti in relazione al loro personale invecchiamento e alle loro esperienze educative. L’indagine è stata effettuata secondo un approccio qualitativo e attraverso la somministrazione di interviste semi-strutturate rivolte a un gruppo di trenta persone ultrasessantacinquenni frequentanti l’Università della Terza età.
Nello specifico il presente contributo affronta il tema dell’età anziana sia dal punto di vista teorico sia da quello empirico mettendo in evidenza come un modo “attivo” di invecchiare da parte delle persone in età avanzata qualifichi positivamente le loro esperienze di relazione con le giovani generazioni. Emerge infatti come i soggetti coinvolti nella ricerca, con il loro personale modo di vivere, rappresentino una vera e propria risorsa sociale, una testimonianza vivente di un invecchiamento di qualità e dei potenziali agenti di educazione “alla” vecchiaia per i giovani
La casa dell'anziano, luogo d'incontro intergenerazionale. Home for the elderly, place for intergenerational encounters
Nel saggio si espone una proposta di educativa domiciliare, che si sta realizzando nell’ambito di un Progetto di Ricerca di Ateneo dell’Università di Padova, orientata alla valorizzazione della casa dell’anziano come luogo di progettualità pedagogica.
La casa si rivela essere uno spazio relazionale in grado, da un lato, di favorire l’apprendimento intergenerazionale tra giovani e anziani residenti in uno stesso territorio e, dall’altro, di abbattere gli stereotipi sulla vecchiaia che ostacolano il dialogo tra le generazioni e l’inclusione sociale delle persone in età avanzata, in particolare di quelle in condizione di solitudine e di povertà relazionale.
Nello specifico, si presentano le tesi da cui ha preso le mosse la proposta e le sue implicazioni operative, che prevedono l’implementazione nel territorio padovano di un progetto pilota di sostegno educativo all’anziano “fragile”, del quale al momento è stata portata a compimento la prima fase, in cui sono stati coinvolti giovani qualificati, vale a dire futuri educatori del Corso di laurea in Scienze dell’educazione e della formazione, mentre la seconda fase, basata sulla partecipazione di giovani appartenenti al volontariato locale, è in via di attivazione.
The essay outlines a home care project that is being carried out within a Research Project at the University of Padua; this project is oriented towards the enhancement of homes for the elderly as places for educational planning skills.
Such homes reveal themselves as being a relational space, able to both support intergenerational learning between young people and elderly residents in the same territory and knock down stereotypes about old age that hinder dialogue between the generations and the social inclusion of persons of an advanced age, particularly those in conditions of solitude and relational poverty.
Presented, specifically, are subjects that gave rise to the project and its operational implications that provide for putting into practice a pilot project for educational support to the “fragile” elderly in the territory of Padua. The first phase of the project has been completed and involved qualified students, that is, future educators in the degree course in Scienze dell’educazione e della formazione. The second phase, with the participation of young people belonging to the local voluntary service, is currently being started up
I risultati di un intervento di educativa domiciliare con l'anziano fragile
Nell’ambito di un Progetto di Ricerca di Ateneo dell’Università di Padova, è stato implementato un modello di educativa domiciliare orientato alla valorizzazione della casa dell’anziano fragile quale luogo di progettualità pedagogica. Nel saggio si propone l’analisi di un complesso di informazioni qualitative e quantitative, raccolte attraverso una serie di schede di osservazione nel corso della ricerca-intervento, che sono state ricondotte alle quattro dimensioni critiche individuate inizialmente negli anziani coinvolti, su cui si sono poi incentrate le azioni educative: dei rapporti interpersonali, delle routine quotidiane, della consapevolezza della propria identità, dell’immagine di sé e dell’autostima
Gli anziani nelle storie di vita dei futuri educatori
Nel saggio vengono presentati i primi risultati di un’indagine condotta con le matricole del corso di laurea in “Scienze dell’educazione e della formazione” dell’Università degli Studi di Padova, attivato presso la sua sede di Rovigo.
La ricerca è stata effettuata con l’obiettivo di stabilire quale sia, nella fase iniziale del percorso universitario dei futuri educatori, il loro punto di vista sull’anziano. Ciò al fine di prospettare interventi formativi correttivi qualora esso presentasse degli aspetti confusi o delle generalizzazioni indebite. L’indagine è stata effettuata durante lo svolgimento di un’attività laboratoriale all’interno dell’insegnamento di metodologia della ricerca pedagogica; il metodo impiegato è stato quello autobiografico e gli strumenti usati sono stati l’autobiografia e l’intervista narrativa focalizzata.
L’analisi dei materiali raccolti (23 autobiografie e 49 interviste narrative focalizzate) ha innanzitutto smentito certi cliché sulla totale mancanza di coesione sociale tra giovani e anziani; infatti, le matricole coinvolte nell’indagine hanno testimoniato di entrare in relazione, di averlo fatto nel passato e di prospettarlo per il futuro, con una grande varietà di persone attempate e in una molteplicità di luoghi. Nelle immagini di anziano delineate, però, accanto a una serie di elementi che contraddistinguono una visione realistica della vecchiaia, si rilevano anche degli aspetti derivanti da concettualizzazioni distorte e da modelli culturali stereotipati, come l’identificazione del nonno con l’anziano, l’equiparazione di questo al bambino, una valutazione totalmente negativa della casa di riposo, una scarsa consapevolezza del ruolo che l’educatore svolge in tale struttura o l’inadeguata conoscenza delle malattie correlate all’età anziana. Di qui l’indicazione di una serie di spunti per una proposta formativa
L'orientamento delle matricole tra informazione e riflessione
Il passaggio dalla scuola superiore all’università, oltre che occasione di apertura a nuove possibilità, può essere fonte di preoccupazione, soprattutto oggi che, in conseguenza di un quindicennio di riforme, il contesto universitario si presenta quanto mai incerto e mutevole.
Per questo motivo nell’anno accademico 2007-2008, nell’ambito dell’orientamento delle matricole del Corso di laurea in formatore nelle organizzazioni, si è intrecciata l’abituale proposta informativa con dei lavori di gruppo in cui gli studenti sono stati chiamati a confrontarsi sui fattori che li hanno condotti alla scelta universitaria, sulle loro aspettative nei confronti della struttura e sulle loro aspirazioni, con l’intento di promuovere in loro una progressiva consapevolezza critica di sé nel contesto. Ne è sortito un percorso di cui il presente saggio costituisce un tentativo di sistematizzazione, al cui interno viene proposta, senza alcuna pretesa di esaustività interpretativa, una riflessione che cerca di integrare varie prospettive – diagnostico-attitudinale, caratterologico-affettiva, clinico-dinamica e maturativo-personale – e di evidenziare come per rivelarsi efficace sia necessario che l’orientamento si configuri come autenticamente esistenziale, investendo la persona nella globalità del suo porsi in rapporto con se stessa e con la comunità di cui è parte
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