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Narrare il sapere disciplinare del docente per decifrare la conoscenza
Come si decide che cosa insegnare e come insegnare? Come si può facilitare l’allievo ai diversi livelli di accesso alla conoscenza? Quali sono gli aspetti pedagogici e didattici che si mettono in atto durante l’insegnamento? Quando si insegna il sapere disciplinare è un impedimento o un valore per l’insegnante in formazione?
Queste sono alcune delle domande sottese alla base di un ragionamento introduttivo, prima ancora di accostarci alla ricerca e che guidano parte del percorso di seguito indicato. La modalità con cui l’insegnante intende la sua disciplina, il modo con cui la propone, dipende da saperi, attitudini e capacità di decifrare e rendere accessibile la sua cono- scenza. Si tratta di competenze in costruzione, presenti nei percorsi di formazione degli
insegnanti
L’insegnamento della storia. Evidenze pedagogiche e scientifiche
Le relazioni tra il sapere, gli studenti e i docenti assumono accenti differenti, pur in luoghi conservativi e normati come quelli scolastici. Le attenzioni alle diverse modalità di accesso alla conoscenza, l’importanza delle relazioni nei contesti, l’idea di insegnanti esperti della disciplina, ma anche capaci di guidare sul piano didattico e metodologico l’avvicinamento alle esperienze di conoscenza, sono solo alcune delle sottolineature rintracciabili
Per uno sguardo lento sull'educazione
The concept of slowness has undergone some changes over time. In the
context of school and education, slowness is mainly associated with those
who cannot keep up with the pace of learning, who need to be accompa-
nied. There are numerous thinkers and critics who, from different per-
spectives, invite us to reconsider the paradigm of slowness.
The paper deals focuses on a slow approach in education, which,
hopefully, will lay the foundations for a thorough pedagogical analysis
as a way of thinking and designing teaching activities in other forms and
with other highlights such as care and meanin
Trasformare l'educazione
“Perché l’educazione? Quale formazione per esistere con e nel mondo?” Le domande sono note; le risposte sono molteplici, difformi, complesse, mai definitive. Il filo che connette tutti gli interventi raccolti nel volume, potremmo dire il loro comune denominatore, è il riconoscimento e la fiducia nel potere trasformativo dell’educazione e il progetto di spingersi oltre – di superare un paradigma che rischia di essere regressivo – assegnando alla formazione il compito di un continuo ri-dislocarsi nella società complessa. Una formazione ri-generativa si caratterizza per un approccio sistemico, che guarda all’universo come a un sistema vivente che si autoregola, adotta nell’apprendimento-insegnamento uno “sguardo” plurale e interdisciplinare, sceglie la strada impegnativa della cooperazione, della riflessività e della ricerca partecipativa.
Nel volume, rivolto ai professionisti che operano nella scuola e nei contesti socio-educativi e di cura, si avanzano proposte concrete per cambiare i contesti educativi e la formazione “dal di dentro” a partire da tutti gli attori: nelle concezioni, nei setting/contesti educativi, negli approcci teorico-metodologici, negli stili comunicativi e, più in generale, nella forma che assumono i comportamenti umani.
Nella prima parte, i contributi si intrecciano secondo una visione progettuale e intenzionale del vivere gli atti educativi, con particolare riferimento all’ambito scolastico, dal nido all’università; nella seconda parte, l’accento è maggiormente curvato sulle esperienze e i linguaggi che travalicano l’essere e l’agire in educazione; nella terza parte, l’attenzione è posta in particolare sui contesti socio-educativi all’interno e all’intorno dei quali si possono attivare e anche decifrare le trasformazioni
Ricercare un sapere sull'insegnamento
Questo studio propone un modello di sviluppo professionale dell’insegnante e di apprendimento sull’insegnamento
attraverso l’esplorazione delle visioni professionali, mettendo in evidenza i processi cognitivi
e meta-cognitivi dei docenti. Lo studio è stato condotto con un gruppo di dieci insegnanti con esperienza.
Attraverso l’analisi individuale e condivisa di azioni didattiche e di documenti empirici (di approccio
qualitativo) gli insegnanti hanno potuto esplicitare alcune rifl essioni e ragionamenti sull’insegnamento,
analizzare le azioni compiute e riconcettualizzare alcune conoscenze e convinzioni sulla professione. I
risultati consentono di rifl ettere sui modi di elaborare nuove cognizioni sull’insegnamento per il miglioramento
professionale e per costruire una nuova immagine di insegnante
Insegnare adagio. Un contributo alla didattica
A cosa serve sostare lentamente in educazione? È forse scorgere i giusti equilibri tra una via rapida e una saggezza pigra alla conoscenza? Una scuola lenta non significa aspettative rilassate. Insegnare adagio sostiene l’attenzione paziente del discente al sapere; essa può produrre opportunità cognitive attive per la creazione di significati e di pensiero critico, che non possono essere sempre possibili con modalità di trasmissione delle informazioni e delle conoscenze accelerate. Attraverso una breve sintesi di esperienze riconducibili al tema dello Slow Teaching, il testo illustra progettualità didattiche che possono trovare nelle classi l’habitat ideale per essere percorse e sperimentate. Gli approcci diventano strumenti per una riconfigurazione dei processi di insegnamento-apprendimento. Insegnare adagio è provare ad allestire percorsi didattici dallo stile meridiano una pedagogia dell’accuratezza, che procede con un’andatura tranquilla, ma non immobile. Il testo è rivolto primariamente a futuri docenti, a insegnanti delle scuole primarie e secondarie, ma anche a quanti sono impegnati in contesti di ricerca educativa, offrendo stimoli e riferimenti teorici anche per avviare ricerche nei contesti scolastici
Neuroscienze e pratiche didattiche. Approcci e modelli di Teaching Brain e NeuroTeaching
Possono le neuroscienze influenzare le conoscenze sull’educazione, sull’apprendimento, sull’insegnamento? L’idea, che le neuroscienze possano informare e potenzialmente influenzare l’educazione suscita controversie e dibattiti aperti. Le preoccupazioni avanzate ormai qualche decennio fa sulla possibilità che gli apporti della ricerca neurodidattica possano offrire indicazioni e strategie per le pratiche educative e didattiche, richiede una continua riflessione anche sul piano pedagogico e alcune cautele. Il contributo analizza alcune recenti studi neuroscientifici tratti da modelli definiti Teaching and Learning Brain. Le evidenze possono essere interpretate come architetture neurali che inferiscono o informano i comportamenti e le azioni dell’insegnante e degli studenti anche in contesti reali come la classe
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