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LO STOCCAGGIO TERMICO IN FALDA NEL PROGETTO “CASAENERGIA”: IPOTESI DI OTTIMIZZAZIONE DEI PROCESSI GEOTERMICI A BASSA ENTALPIA
CASAENERGIA nasce per l’ottimizzazione dell’efficienza nei processi che utilizzano la geotermia a bassa entalpia, finalizzati al risparmio energetico e applicati agli edifici in genere, in un’ottica di valorizzazione della risorsa economica e ambientale.
Il progetto prevede un edificio realizzato utilizzando sia materiali “tradizionali” di origine minerale come il Calcestruzzo che materiali “ideali” di origine vegetale come il Legno, che possano fornire risultati comparabili sulla risposta dinamica di un determinato sistema energetico applicato e darne risposte quantitative in merito.
Accoppiando al legno, ad esempio, l’utilizzo di un sistema integrato con pompa di calore geotermica, è possibile ridurre ulteriormente il valore dei fabbisogni energetici.
Il punto di forza del progetto risiede nel minimizzare a cascata i consumi per arrivare a definire concretamente un’unità abitativa ad “impatto zero”.
Complessivamente, per ciò che riguarda i consumi annuali relativi alla climatizzazione, si parte da un fabbisogno termico totale che ammonta a 111.400 kWh/anno e che si traduce, considerando i COP/EER stimati, in riscaldamento e raffrescamento, ad un consumo elettrico di 28.500 kWh.
Per quanto riguarda la produzione di acqua calda sanitaria, il dimensionamento dell’impianto prevede l’integrazione con il solare termico, mentre l’energia elettrica, ridotta notevolmente per le scelte impiantistiche adottate, verrà fornita da un sistema di pannelli fotovoltaici semi-integrati nella struttura del tetto, di potenza installata leggermente inferiore ai 20 kW, per poter usufruire del regime contrattuale di “scambio sul posto” in CONTOENERGIA.
Si stima una Producibilità Reale Netta dell’impianto fotovoltaico leggermente in esubero rispetto ai fabbisogni elettrici relativi alla sola climatizzazione, in modo tale da coprire parte dei restanti consumi relativi alle varie utenze dell’edificio.
Lo scambio “geotermico” di calore avviene con l’acqua di falda secondo il principio dello stoccaggio dell’energia termica nell’acquifero, attraverso pozzi di emungimento ed iniezione di acqua con il generarsi, a regime, di un polo “freddo” ed uno “caldo” che, con inversione stagionale di ciclo, ottimizza ulteriormente il processo rispetto ai tradizionali sistemi geotermici.
Per studiare proprio l’efficienza del particolare processo geotermico, una parte del lavoro è stata incentrata sulla fase “simulazione”.
Lo scopo dell’analisi di simulazione dell’andamento di temperature nell’acquifero è stato quello di analizzare il trend di variazione delle isoterme in modo da riflettere che il campo di temperature dell’acquifero risulta sensibile alle quantità di acqua prodotte ed iniettate e alla temperatura di iniezione.
Lo studio del trasporto di calore nell’acquifero consente di avere maggiori informazioni sull’efficienza dello stoccaggio di energia termica e sulle sue caratteristiche, nonché sulle variazioni indotte nell’acquifero ed il relativo impatto.
Gli interessanti esiti di questo studio sono molteplici. Seppur a scala prototipale, CasaEnergia riflette i canoni di una reale unità abitativa, calata nel nostro contesto ambientale e “amministrativo”.
Oltre a caratterizzare inoltre il comportamento del sistema nella sua globalità edificio-ambiente per ciò che riguarda l’analisi dell’efficienza in termini di resa impiantistica, l’approccio utilizzato inoltre, mette in luce anche l’aspetto che riguarda l’impatto che esso ha sulle matrici ambientali rispetto allo stato iniziale, antecedente all’intervento antropico.
Aspetti e risultati che andranno verificati e tarati con la messa in opera dell’edificio stesso
Caratterizzazione “Geotermica” di un sito al fine della riqualificazione eneregetica di un laboratorio universitario
Il presente lavoro descrive uno studio di fattibilità dell’applicazione di un sistema geotermico con pompa di calore accoppiata ad acquifero (GWHP) che utilizza la geotermia a bassa entalpia per la climatizzazione e il riscaldamento di un edificio di proprietà dell’Università “Sapienza” di Roma sito in provincia di Latina. Facendo seguito agli sviluppi del progetto “Casaenergia”, l’obiettivo è quello di completare e tarare un modello di “progettazione d'insieme” che consenta di riprodurre su larga scala la soluzione più performante dal punto di vista energetico per il sistema considerato in funzione sia delle specifiche tipologie di utenza che dei distinti vincoli ambientali al contorno. È stata effettuata una simulazione numerica con il modello HST3D (USGS) per indagare le variazioni termiche indotte dai flussi prodotti e iniettati dai pozzi. I risultati della modellizzazione confermano la capacità idrogeologica del sito di fornire i volumi necessari di acque sotterranee e che l’impatto ambientale è particolarmente ridotto. Le dimensioni dei pennacchi di caldo-freddo data la geometria del sistema e le proprietà delle formazioni del sottosuolo sono contenuti e limitati all’intorno dei pozzi. Lo studio suggerisce che entrambe le configurazioni applicabili ad un sistema GWHP non inducono un importante impatti alla falda acquifera
Dietary long-chain unsaturated fatty acids acutely and differently reduce the activities of lipogenic enzymes and of citrate carrier in rat liver
The activities of lipogenic enzymes appear to fluctuate with changes in the level and type of dietary fats. Polyunsaturated fatty acids (PUFAs) are known to induce on hepatic de novo lipogenesis (DNL) the highest inhibitory effect, which occurs through a long-term adaptation. Data on the acute effects of dietary fatty acids on DNL are lacking. In this study with rats, the acute 1-day effect of high-fat (15 % w/w) diets (HFDs) enriched in saturated fatty acids (SFAs) or unsaturated fatty acids (UFAs), i.e., monounsaturated (MUFA) and PUFA, of the ω-6 and ω-3 series on DNL and plasma lipid level was investigated; a comparison with a longer time feeding (21 days) was routinely carried out. After 1-day HFD administration UFA, when compared to SFA, reduced plasma triacylglycerol (TAG) level and the activities of the lipogenic enzymes acetyl-CoA carboxylase (ACC) and fatty acid synthase (FAS), a decreased activity of the citrate carrier (CIC), a mitochondrial protein linked to lipogenesis, was also detected. In this respect, ω-3 PUFA was the most effective. On the other hand, PUFA maintained the effects at longer times, and the acute inhibition induced by MUFA feeding on DNL enzyme and CIC activities was almost nullified at 21 days. Mitochondrial fatty acid composition was slightly but significantly changed both at short- and long-term treatment, whereas the early changes in mitochondrial phospholipid composition vanished in long-term experiments. Our results suggest that in the early phase of administration, UFA coordinately reduced both the activities of de novo lipogenic enzymes and of CIC. ω-3 PUFA showed the greatest effect
Proteomic expression profile of exponentially growing retinoic acid treated keratinocytes
Effect of the ATPase inhibitor protein IF1 on H+ translocation in the mitochondrial ATP synthase complex
The H+ FoF1-ATP synthase complex of coupling membranes converts the proton-motive force into rotatory mechanical energy to drive ATP synthesis. The F1 moiety of the complex protrudes at the inner side of the membrane, the Fo sector spans the membrane reaching the outer side. The IF1 component of the mitochondrial complex is a basic 10 kDa protein, which inhibits the FoF1-ATP hydrolase activity. The mitochondrial matrix pH is the critical factor for the inhibitory binding of the central segment of IF1 (residue 42-58) to the F1-α/β subunits. We have analyzed the effect of native purified IF1 the IF1-(42-58) synthetic peptide and its mutants on proton conduction, driven by ATP hydrolysis or by [K+] gradients, in bovine heart inside-out submitochondrial particles and in liposome-reconstituted FoF1 complex. The results show that IF1, and in particular its central 42-58 segment, displays different inhibitory affinity for proton conduction from the F1 to the Fo side and in the opposite direction. Cross-linking of IF1 to F1-α/β subunits inhibits the ATP-driven H+ translocation but enhances H+ conduction in the reverse direction. These observation are discussed in terms of the rotary mechanism of the FoF1 complex. © 2009 Elsevier Ltd. All rights reserved
Surgical resection of locally advanced epidermal growth factor receptor (EGFR) mutated lung adenocarcinoma after gefitinib and review of the literature
Gefitinib is the current first-line treatment for advanced lung adenocarcinoma with epidermal growth factor receptor (EGFR) gene mutations. The possibility of using gefitinib as neoadjuvant therapy is interesting because of the low toxicity profile of tyrosine kinase inhibitors. Here we report the case of a 67-year-old nonsmoking woman affected by locally advanced lung adenocarcinoma, in whom one-year treatment with gefitinib rendered the tumor amenable to surgical removal. The results of ongoing clinical trials exploring the ability of preoperative gefitinib to achieve better results than can be obtained with chemotherapy in patients selected on the basis of EGFR mutations are urgently awaited
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