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    Vivet in posterum nominis tui gloria: la lettera di Sidonio a Fortunale (VIII 5)

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    Sidonius Apollinaris’ epist. viii 5 – on which very little has been written – looks like a short note of praise for his friend Fortunalis, a vir illustris from Spain, and promises him immortality in the future, thanks to his literary interests and many virtues, but also thanks to his capability of facing the adversity of fate. In view of this future fame, the letter can only find its meaning in a publication. Therefore, it is particularly relevant in the context of book 8 – which, according to the traditional theory, would result from the resumption of the collection and publication, by Sidonius, of some letters excluded from a first selection or newly available in his archive after his exile. Moreover, the letter is inscribed in an encomiastic context, as shown by the wordplays on the concept of litterae and on Fortunalis’ fortuna, and by a large number of stylistic resources. Among these, a series of cola (for which I suggested to replace the current puntuaction based on Loyen’s edition with the previous one adopted by Luetjohann and then resumed by Mohr and Anderson). But in parallel with Fortunalis’ praise, Sidonius’ focus is on his own activity, meanwhile it remains uncertain if a subtle political intention (in the sense indicated by Overwien and discussed in this paper) overlaps with the praise of the recipient of the letter

    Pronus prope o prope patruum? Nota sul Propempticon ad libellum di Sidonio Apollinare (carm. 24, 84-89)

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    Come penultima tappa del Propempticon ad libellum Sidonio Apollinare prevede che le sue nugae giungano presso i due Thaumastus, padre e figlio, che vivono a Tres Villae (carm. 24,84-89). La tesi tradizionale, che Thaumastus senior sia uno zio paterno di Sidonio, insieme ad Apollinaris e Simplicius, è stata recentemente messa in discussione da Ralph W. Mathisen, il quale sostiene che i tre siano in realtà cugini e coetanei di Sidonio. Questa nuova proposta, per quanto degna di attenta considerazione, poggia tuttavia su dei punti dubbi, che questo articolo esamina singolarmente, analizzando vari passi delle lettere sidoniane (epist. 3,12,5 vv. 1-2; 3,11; 5,4,2; 5,6,1; 5,3,1) e in particolare il verso hunc pronus prope patruum saluta (carm. 24,89), per il quale avanza una nuova ipotesi esegetica, ovvero che prope non vada riferito a patruum, ma, in posizione posposta come altrove in Sidonio, a pronus. Da un punto di vista semantico, alla strana interpretazione “quasi zio paterno”, su cui Mathisen basa l’ipotesi che Thaumastus senior non sia direttamente patruus di Sidonio, bensì marito di una sua zia paterna, si sostituirebbe così l’interpretazione “quasi prono in un inchino”, che appare più adatta alla giocosa personificazione del libellus e che confermerebbe la tesi tradizionale circa i rapporti di parentela fra Sidonio e Thaumastus.As the penultimate stage of his Propempticon ad libellum Sidonius Apollinaris imagines that his nugae arrive at Tres Villae, where the two Thaumastus, father and son, live (carm. 24,84-89). Together with Apollinaris and Simplicius, Thaumastus senior has traditionally been identified as Sidonius’ paternal uncle, but Ralph W. Mathisen has recently suggested that they were the paternal cousins and coevals of Sidonius. Even though really deserving, this suggestion is based on some doubtful points, which are analyzed here individually, with reference to some passages of Sidonius’ letters (epist. 3,12,5 lines 1-2; 3,11; 5,4,2; 5,6,1; 5,3,1) and in particular to the verse hunc pronus prope patruum saluta (carm. 24,89). As regards this verse, the new exegetic hypothesis of this paper is that prope is not related to patruum, but to pronus, through an anastrophe, like in some other cases in Sidonius. From a semantic point of view, the awkward interpretation “almost a paternal uncle”, on which Mathisen bases his thesis that Thaumastus was not Sidonius’ patruus but the husband of Sidonius’ aunt, would be replaced by the interpretation “almost prone in a bow”. This would seem to be more in line with the playful personification of the libellus and confirm the traditional theory about the relationship between Sidonius and Thaumastus

    Un moderno intellettuale tardoantico: il “ribelle” Severiano di Carlo Cassola

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    Analisi del romanzo di Carlo Cassola "Il Ribelle", pubblicato da Rizzoli nel 1980

    Appunti sul quarto libro dell’Epistolario sidoniano

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    L'articolo esamina alcuni specifici passi del IV liibro dell'epistolario sidoniano: IV 4, 3 (viene proposta una spiegazione del complesso gioco d'arguzia che vi figura); IV 19 (illustrazione della particolare natura e della dimensione arguta di quella che è la più breve missiva di tutto il corpus);IV 11 (esame della genesi e della stesura dell'epitaffio per Claudiano Mamerto

    Aspera virgo: Virgil’s Camilla. A literary heroine who disrupts a patriarchal society

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    poster presentato al convegno Online Rolling Conference Women in Ancient Cultures organizzato dall’Institute of Classical Studies London (https://www.wacconference.net/videos)

    L’Enea ritrovato. Un appunto dattiloscritto di Giorgio Caproni

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    L'articolo studia un appunto dattiloscritto trovato fra le carte di Giorgio Caproni prima che esse confluissero nel fondo conservato al Gabinetto Vieusseux, e pubblicato nel 2016 da adele Dei sullaa base di una riproduzione fotostatica, essendo nel frattempo il frammento andato smarrito. Ritrovato l'originale, rintracciato come collocato ACGV GC.II.2.4. 3, se ne presentano qui le vicissitudini, i rapporti con il testo di Virgilio e con le altre occorrenze della figura di Enea nella produzione di Capron

    Il fine giustifica i metri: recenti traduzioni dei classici in metrica barbara

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    L’articolo esamina alcune recenti traduzioni italiane di testi poetici latini condotte con il criterio cosiddetto «barbaro» del tipo «ritmico», che consiste nel riprodurre tramite accenti tonici italiani la serie degli ictus da noi disposti sui singoli versi quando pratichiamo la moderna convenzionale lettura ‘metrica’ o ‘ictata’ dei metri antichi. In particolare vengono esaminate le traduzioni Daniele Ventre (Iliade, 2010; Odissea, 2014; tutte le opere di Virgilio, 2017) e l’Eneide (2012) e il Catullo (2018) tradotti da Alessandro Fo. Si illustrano innanzitutto le diverse impostazioni dei due traduttori citati, a partire dal loro modo di riprodurre l’esametro. L’articolo quindi esamina alcuni problemi sollevati dalla traduzione di Catullo, un caso particolarmente significativo a motivo del numero e della varietà dei metri che presenta il liber. Di alcuni famosi carmi di Catullo si presenta un confronto fra la traduzione ‘barbara’ di Fo e altre precedenti traduzioni. L’articolo mette infine in luce i vantaggi che questo tipo di approccio può offrire a una traduzione intenzionata a riprodurre con fedeltà un’ampia rosa di caratteristiche dell’originale.This article analyzes some recent Italian translations of Latin poetry based on the so-called “barbarian” criteria of rhythmic kind. It consists in imitating, by means of tonic Italian accents, a series of ictus which are usually put on single verses in the modern, conventional metric reading of ancient meters. Special attention is paid to the translations by Daniele Ventre (Iliad, 2010; Odyssey, 2014; all Virgil’s works, 2017) and by Alessandro Fo (Aeneid, 2012 and Catullus’ liber, 2018), and to their different methods, starting with their approach to reproducing the hexameter. Furthermore, the article analyzes some problems raised by Catullus’ translation, a particularly significant case due to the number and variety of meters that this liber presents. A comparison of some of Catullus’ famous carmina is made between Fo’s ‘barbarian’ translation and other previous translations. Finally, the article highlights the advantages that this approach can offer to a translation that aims to recreate a wide range of features of the original Latin text

    Cresce la nostra dose di antichità. I classici nell’opera poetica di Wisława Szymborska

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    This paper analyzes the Classical Reception in the complete works of the Polish poetess Wisława Szymborska, Nobel Prize in 1996. The first part reviews the most considerable amount of classical references which are about mythology. The second part focuses on poems whose characters and episodes are drawn from Ancient History. Another group of the lyrics analyzed presents Greek philosophers and philosophies. Finally the paper reports a list of poems containing sentences and expressions borrowed from Classical Literature

    Praevertere ventos: velocità, volo e leggerezza della Camilla virgiliana

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    L’articolo prende in esame i due celebri passi del VII e dell’XI libro dell’Eneide dedicati al personaggio di Camilla, concentrando la propria attenzione sulla sua principale qualità atletica, ovvero la velocità, e su immagini e idee che vi ruotano intorno, come il cavallo, quale emblema di rapidità, e come il volo e il vento. Vengono così passati in rassegna i numerosi giochi di riprese intertestuali e di rispecchiamenti auto-allusivi che Virgilio mette in atto a proposito di Camilla, non solo nell’XI libro, ma anche fra la sua presentazione nel VII e la sua successiva caratterizzazione nell’XI stesso. Sebbene i due passi siano stati studiati a lungo e in modo approfondito, questo lavoro cerca di individuare qualche ulteriore preziosismo – finora non rilevato o non adeguatamente valorizzato negli studi virgiliani – con cui il poeta tesse le varie trame, utili a delineare il personaggio. Per esempio, i sottili incroci, fra VII 802-811 e da un lato VII 718-721, dall’altro XI 562-566 e 719. Oppure, allargando lo sguardo all’intero poema, a partire da un confronto fra VII 807 e I 317, prima, e XII 345, poi, l’autore considera i vari parallelismi fra Camilla, Arpalice e i fratelli Glauco e Lade. E ancora, le finezze insite nella scelta del verbo avolat (XI 712) e del sostantivo fraus (XI 708, all’interno della vexata quaestio se sia preferibile la lezione laudem anziché fraudem). In particolare evidenza è, poi, un ipotesto omerico (Il. XX 225-229) nella caratterizzazione del lato ‘selvaggio’ dell’eroina, e quindi nell’episodio della sua vittoria sul figlio di Auno, con le raffinate trame allitterative che sembrano intenzionalmente caratterizzare quest’ultimo episodio. Il tutto nel quadro della grande innovazione, rispetto a Omero, costituita da una battaglia equestre che presenta una donna (con conseguente superamento di ogni confine di genere), valorosa nelle armi e insuperabile nella corsa alla guida di un contingente di cavalieri

    Je suis le miroir à la fin de la décadence: mirror-games between Sidonius Apollinaris and Jean Marcel

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    Questo paper intende confrontare l’Epist. 4, 8 di Sidonio (insieme al Carm. 29) e la riscrittura dello scrittore canadese Jean Marcel (1941-2019) nel romanzo Sidoine ou la dernière fête (1993), uno degli esempi più significativi della fortuna di Sidonio negli ultimi decenni. Nel 467 d.C. circa l’aristocratico gallo-romano Sidonio Apollinare compose dei versi da incidere su un bacile d’argento a forma di conchiglia per la regina Ragnahilda, moglie del re dei Visigoti Eurico. I versi (Carm. 29), inclusi nell’Epist. 4, 8, hanno ispirato il capitolo di Marcel intitolato Ce que dit le miroir de Ragnahilde le 10 décembre 467, in cui si immagina siano destinati a essere incisi sulla cornice di uno specchio per «la più bella del reame»: la splendida Ragnahilda. La regina è ritenuta un po’ strega, ed ecco che la superficie d’argento comincia ad animarsi in «onde del tempo». L’artificio è introdotto affinché Ragnahilda veda scorrere davanti alcuni episodi cruciali della vita di Sidonio, ma soprattutto i principali eventi della “decadenza” di Roma, fino alla fatidica data della «caduta senza rumore» dell’Impero d’Occidente, il 476, lo stesso anno in cui il poeta è prigioniero per la sua resistenza contro i Visigoti.This paper aims to make a comparison between Sidonius’ Epist. 4, 8 (together with Carm. 29) and Jean Marcel’s rewriting, which is one of the most relevant examples of Sidonius’ reception in the last decades. In 467 A.D. ca the Gallic-Roman aristocrat Sidonius Apollinaris composed a poem to be engraved on a shell-shaped silver basin for Queen Ragnahilda, the wife of Euricus, King of the Visigoths. The poem (Carm. 29), included in Sidonius’ Epist. 4, 8, has recently inspired the Canadian writer Jean Marcel in his novel Sidoine ou la dernière fête (1993). In the chapter entitled Ce que dit le miroir de Ragnahilde le 10 décembre 467 Sidonius’ verses are destined to be engraved on the frame of a mirror for «the fairest of them all»: the splendid Ragnahilda. She is reputed to be a bit of a witch, so the silver surface suddenly begins to come alive. Looking through those «waves of time», the queen glimpses several crucial episodes of Sidonius’ life against the background of Roman “decadence”, until the fateful date of the «noiseless fall» of that Western Empire, 476 A.D., the same year in which the poet is prisoner for his resistance
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