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Dalla Germania dell’Est all’Italia: Paul Gompitz/Klaus Müller sulle tracce di J. G. Seume in “La passeggiata da Rostock a Siracusa” di F. C. Delius
Attraverso il personaggio di Paul Gompitz, il racconto La passeggiata da Rostock a Siracusa (1995) di F. C. Delius narra la reale esperienza di Klaus Müller che, dopo una lunga e accurata pianificazione, nel 1988 fugge temporaneamente dalla Repubblica Democratica Tedesca per ripercorrere il viaggio in Italia effettuato a piedi, nel 1802, dal conterraneo scrittore J. G. Seume. Il testo di Delius consente non solo di mettere a fuoco la funzione del viaggio di formazione setto-ottocentesco nel contesto geo-politico della Germania dell’Est, ma anche di indagare interessanti questioni sul piano spaziale, temporale e narrativo. L’Italia, meta agognata da Gompitz/Müller sin dall’infanzia, si configura nel testo soprattutto come parte integrante dell’Occidente libero e capitalista, la cui raffigurazione letteraria mostra in che misura rappresentare l’Altro implichi rappresentare se stessi
Akustische und physische Bilder des Fremden in Elias Canettis „Die Stimmen von Marrakesch“
In Begleitung eines Filmteams verbrachte Elias Canetti 1954 drei Wochen in Marrakesch, aber erst 1968 veröffentlichte er Die Stimmen von Marrakesch. Aufzeichnungen nach einer Reise. In den vierzehn Prosastücken dieses Bandes zeigt sich die marokkanische Stadt als mehrsprachiger Erinnerungsraum, in dem sich das Fremde als vielseitige Kategorie erweist, deren Beschreibung sowohl in auditiven als auch in körperlichen Wahrnehmungen wurzelt.
Die Klanglandschaft von Marrakesch wird durch die Intensität der akustischen Erfahrungen des Reisenden wiedergegeben und enthüllt die Stadt als sozialen, kulturellen, religiösen und wirtschaftlichen Raum. Da die »Stimme im konkreten Sinne eine Spur des Körpers« (Kolesch) ist, gewinnt die leibliche Dimension eine grundlegende Rolle in Canettis Wahrnehmung und Darstellung des Fremden, obwohl die räumliche Gebundenheit akustischer Eindrücke in diesem Text von der Kritik bisher wenig beachtet wurde.
Der Titel des Werkes verweist auf unterschiedliche Stimmen, die zwischen Körperlosigkeit und Körperlichkeit changieren: einerseits auf die der Einwohner sowie der Tiere Marrakeschs, die der Ich-Erzähler auch in ihrer Leibhaftigkeit oder Leiblosigkeit beschreibt; andererseits auf die Stimme der Stadt selber, die sich als urbaner und architektonischer Raum wie auch als stimmmächtiger und mehrsprachiger ›Stadtkörper‹ zeigt (zum anthropomorphisierenden Stadtdiskurs siehe u. a. Sennett und Ackroyd).
Die Abwesenheit und Anwesenheit der leiblichen Dimension der Stimme spiegelt sich außerdem in dem aufschlussreichen Verhältnis von Mündlichkeit und Schriftlichkeit wider. Akustische Erinnerungen vergegenwärtigen sich in Canettis Aufzeichnungen und verräumlichen sich im ›Textkörper‹, in dem die Stimme des Ich-Erzählers die akustische und leibliche marokkanische Fremderfahrung lebhaft inszeniert
Il patto col diavolo nella letteratura tedesca dell’esilio. Politica, germanicità e faustismo
Durante la dittatura di Hitler, il mito di Faust è recuperato sia dalla propaganda di regime sia dagli oppositori del Führer. Le finalità sono antitetiche ma entrambi i fronti hanno l’intento d’incidere sulla realtà politica della Germania: da un lato i nazionalsocialisti manipolano e ideologizzano la figura di Faust rendendola un simbolo degli ideali hitleriani, dall’altro gli esiliati sfruttano il motivo del patto col diavolo come metafora del “patto” del loro paese con un dittatore infernale. Alla base vi è la duttilità di un mito, profondamente radicato nello spirito tedesco, che sa essere efficace attraverso i secoli. Il presente lavoro si focalizza sull’analisi di quattro testi di esiliati, appartenenti a vari generi letterari, redatti in diversi paesi e fasi dell’emigrazione e con destini editoriali talvolta opposti: Mephisto di K. Mann, IchundIch di E. Lasker-Schüler, Doktor Faustus di T. Mann e Johann Faustus di H. Eisler. Essi riprendono la vicenda faustiana e l’accordo con il Maligno, presentano numerose analogie ma anche considerevoli differenze. La loro analisi consente pertanto di chiarire il significato e la funzione del motivo del patto col diavolo nella Exilliteratur e, in particolare, in quattro autorevoli rappresentanti della cultura tedesca della prima metà del secolo XX
Wilde Wiesen di Ulf Erdmann Ziegler. Romanzo dello spazio e della memoria
Nel romanzo Wilde Wiesen. Autogeographie (2007), Ulf Ziegler articola un percorso autobiografico su base spaziale, delineando una topografia del soggetto focalizzata sull’infanzia e sulla giovinezza. All’autobiografia si sostituisce l’«autogeografia», nella quale l’io tenta di fissare la sua identità ancorandosi allo spazio a scapito del tempo e della cronologia. I luoghi della memoria sono molteplici, così come multiforme è il soggetto in formazione; il carattere periferico degli spazi riflette un io privo di un centro e, sul piano narrativo, corrisponde ai fatti di vita quotidiana rievocati nel romanzo. Il muro contro cui si schianta l’auto del protagonista al termine di Wilde Wiesen sancisce in via definitiva, proprio ricorrendo all’oggettivazione spaziale, l’incapacità del soggetto a orientarsi fra le stazioni di un itinerario esistenziale problematico e irrisolto
Le Metamorfosi: graphic novel a confronto
“Il nostro modo di parlare e di raccontare si sta modificando [...] la lettura è diventata tridimensionale, niente di quello che accade si accontenta di un testo scritto per essere raccontato”, constata Stancanelli su Repubblica (24/12/2020) in merito al crescente successo del graphic novel. Il numero elevato di ‘traduzioni’ in parole e immagini delle opere di Franz Kafka a livello internazionale dimostra come proprio la trasposizione intermediale e multimodale dei testi dell’autore praghese costituisca una nuova chiave di accesso al patrimonio letterario in lingua tedesca. Nel caso di Kafka, “la danza abile e sofisticata fra parole e immagini” (McCloud, 2007) è giustificata anche dall’attività grafica dell’autore stesso, i cui disegni sono tornati al centro dell’interesse dopo il ritrovamento, nel 2019, di cento di schizzi inediti.
Questo contributo intende mettere a confronto due graphic novel non tedeschi di La Metamorfosi per evidenziare sia le peculiarità dei due adattamenti, sia le modalità di ricezione non in area mitteleuropea del racconto kafkiano: il volume italiano di Sergio Vanello (2021) e quello francese di Corbeyran e Horne (2009). L’analisi verterà su alcuni aspetti particolarmente significativi sul piano formale e contenutistico: da un lato la ripresa o la ‘distorsione’ degli elementi grafici tipici del fumetto, la prospettiva della narrazione, lo stile del disegno a confronto la scrittura di Kafka e il rapporto fra parola e immagine; dall’altro lato la resa di nuclei tematici fondamentali quali lo spazio, l’eros e la città di Praga. Sul piano dell’immagine, l’individuazione di citazioni intertestuali (da altre opere di Kafka o dal comic) e intermediali (film) farà emergere una differente stratificazione dei livelli di lettura e un diverso grado di comprensione e di resa non solo di La Metamorfosi, ma anche della produzione letteraria kafkiana nel suo complesso, chiarendo, inoltre, perché il volume di Corbeyran e Horn è stato poi tradotto da Kai Wilkensen e commercializzato nel mercato tedesco.
Entrambi gli adattamenti, nella loro diversità e autonomia rispetto all’ipotesto kafkiano, hanno comunque il merito di attrarre, sorprendere e fare riflettere il lettore contemporaneo, dimostrando ancora una volta la capacità del graphic novel di “reinventarsi e di inventare” (Fofi, 2012)
L’immagine dell’Islam nella letteratura di viaggio tedesca tardomedievale: prospettive a confronto
Il libro si rivolge, come annuncia il titolo, all’immagine che dell’Islam emerge dai resoconti di viaggio e di prigionia di Jean de Mandeville, Bernhard von Breydenbach, Hans Tucher, Sebald Rieter jr., Felix Fabri, Hans Schiltberger e Georg von Ungarn. L’indagine è articolata in tre parti: la prima rivolta ad evidenziare le linee guida dell’immagine dell’Islam e dei musulmani nei resoconti dei pellegrini; la seconda analizza singolarmente i testi in questione, evidenziandone la prospettiva narrativa e la conseguente rappresentazione dell’«altro», in vista, in certi casi, di una ricaduta ideologica sul lettore; la terza parte si concentra invece su due testi di prigionieri di guerra. Questi ultimi, diversi fra loro per genere – si tratta di un Reisebuch e di un Tractatus – mostrano anche sorprendenti divergenze circa la visione e la rappresentazione del mondo islamico, legate alle differenti finalità dei testi stessi. Il caso del Trattato di Georg von Ungarn risulta particolarmente interessante per la travagliata vicenda fideistica del suo autore che, quasi convertitosi all’Islam, torna alla fede cristiana. Questa complessa oscillazione nasce da una serie di considerazioni circa le due religioni: perché se da un lato von Ungarn rifiuta l’apparato dogmatico dell’Islam, dall’altro apprezza l’aspetto comportamentale dei suoi fedeli, aspetto che contrappone, in funzione fortemente critica, alla mancata cristianità di condotta dei cristiani.
In seguito a un lungo e puntuale lavoro di decifrazione, i testi sono stati considerati in un’ottica di confronto delle loro modalità di percezione e rappresentazione, mettendone in rilievo le strategie narrative, funzionalizzate alla formulazione dell’immagine dello straniero. Il quadro che emerge è stereotipato, nel senso che l’impronta religiosa cristiana schiaccia qualsiasi espressione individuale del mondo islamico. Lo stile di questi resoconti ricalca d’altra parte il cliché narrativo di questo genere di descrizioni: l’esperienza personale si riduce in genere a pochi elementi, mentre i passaggi di rilevanza critica nei confronti del mondo islamico riproducono lo stesso modello ideologico. Nonostante il permanere di stilemi propri della letteratura di viaggio medievale, i testi offrono prospettive diverse nella raffigurazione della realtà islamica − determinate dalle finalità, dal livello culturale, dall’occupazione professionale e dalle inclinazioni dei loro autori – che lasciano già intravvedere i successivi sviluppi della Reiseliteratur modern
Non solo Gregor Gregori e Hendrik Höfgen. "Treffpunkt im Unendlichen" e "Mephisto. Roman einer Karriere" di Klaus Mann
Fra la pubblicazione di Treffpunkt im Unendlichen (1932) e Mephisto. Roman einer Karriere (1936) si collocano l’ascesa del Nazionalsocialismo e il conseguente esilio di Klaus Mann. Sebbene i due romanzi presentino differenze rilevanti, riconducibili in primo luogo all’esperienza di vita e ai suoi riflessi sul rapporto di Mann con l’arte e la politica, i punti di contatto sono numerosi. Nell’evidente parallelismo fra il ballerino Gregor Gregori di Treffpunkt im Unendlichen e l’attore Hendrik Höfgen di Mephisto non si esaurisce quindi il parallelismo fra testi che, in relazione alla costellazione dei personaggi e a nuclei tematici di primo piano, offrono interessanti spunti di riflessione per uno studio comparativo
S. Fischer, Ritual und Ritualität im Drama nach 1945. Brecht, Frisch, Dürrenmatt, Sachs, Weiss, Hochhuth, Handke, Paderborn, Wilhelm Fink, 2019
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