1,622 research outputs found

    Le virtù dei commons: imprese cooperative e produzione di beni pubblici di filiera

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    The paper discusses the mechanisms involved in the establishment of cooperative institutions and their roles. These institutions are based on a pact of indivisibility, agreements regarding resources and employment —and their use, according to coherent distributive rules— in a long-term perspective. Such a pact allows for the establishment of a common-by-contract, corresponding to the creation of a "process fund" needed for the integration of the production processes, the division of the labour and the specialisation of the labour force. Several common types are defined, as separate forms of co-operative enterprises. Particularly, these different forms display their competitive advantages on high contestable markets (agriculture, building, transports, services, etc.). The cooperative commons are the establishment of “public goods” on the filiere which on the one hand, allow for economies of scale (and scope) and on the other hand, cut down transaction costs. The enterprise classification proposal, connected to the different types of commons, gives visibility to the different functional roles of the cooperatives. The empirical work is based on original data related to the 1948-2000 period

    Evoluzione delle imprese cooperative: un’analisi con i modelli di durata

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    An institutional perspective was used to identify a path from the traditional to the evolutionary-historical point of view and to define the economic efficiency of the cooperative enterprise. The key-concept was the transaction costs, as the costs of altering the division of labour. In such a theoretical perspective, the cooperative enterprise appeared as both an individual firm and as aggregate movement of firms, that is a network of firm relationships, which focused on economising on such costs. Moreover, that perspective made easier to define a newborn or a dead firm and, therefore, to ascertain the life or survival time of a firm. The data were from the files of the Ufficio Provinciale del Lavoro (Provincial Labour Agency), containing detailed information on 2760 cooperative enterprises (birth date, number of members, sector of activity, exit date, etc.). The population dynamics was analysed by the duration data models. The results suggested that all of the mentioned factors affected an evolutionar-ily, efficient path of development, and were the principal reasons for the greater lon-gevity of this enterprise form. The statistical analyses on firm mortality do not reject our basic hypotheses

    Strategie di sostenibilità ambientale per il sistema cooperativo

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    La ricerca nasce dallo stimolo prodotto da una ricerca specifica promossa da molte istituzioni locali, sulla sostenibilità del sentiero di sviluppo dell’economia modenese; dall’altro lato, un’esigenza interna a Legacoop di approfondire il tema della responsabilità sociale dell’impresa cooperativa. In questa prospettiva, debbono essere valutate le azioni e il livello di consapevolezza relative alle problematiche ambientali. Il lavoro investiga, i seguenti quesiti: si può mantenere l’economia di un territorio su una linea d’equilibrio, compatibile con il vincolo di risorse naturali (aria, acqua, energia, territorio e materie prime) fisicamente date e non riproducibili? Possono le imprese conciliare vincoli ambientali e efficienza? Se le risorse materiali debbono essere rispettate, si può mantenere la qualità della vita senza aumentare la produttività, quindi spingere più in profondità la divisione del lavoro e, dunque, provocare una continua crescita della popolazione e ciò che ne consegue? Di fronte a questi problemi, qual è il ruolo dell’impresa: quali sono le opportunità, quali sono le buone pratiche da seguire, quali sono i limiti alla sua azione?Ci si è chiesti quale sia la posizione della cooperazione – che assume tra i suoi principi fondativi la responsabilità sociale – quali siano le azioni spontanee, i codici di comportamento, le indicazioni ai partners, le relazioni industriali, la misurazione dei reali costi ambientali e gli investimenti sostenuti per economizzarli; inoltre, quale sia il rispetto della normativa e, quindi, lo sforzo di internalizzare i costi sociali dell’ambiente. Infine, nella prospettiva di selezionare buone pratiche, diventa indispensabile comprendere come i temi ambientali siano declinati nelle specifiche condizioni tecniche e organizzative di settori e comparti, dall’agricoltura ai servizi, nella piccola e nella grande impresa: per questo la cooperazione fornisce uno straordinario laboratorio analitico.Approfondire questi temi significa affrontare importanti questioni di metodo: tali questioni non possono essere risolte solo dalla disponibilità di dati o dalla ricchezza delle informazioni disponibili. Tre sono i problemi su cui si è concentrata la ricerca di campo: A) Gli effetti cumulativi dei processi: le azioni lasciano sempre una traccia e gli effetti cumulativi costruiscono una “memoria” che influenza progressivamente le azioni stesse, condizionandole via, via; si possono così determinare circoli viziosi o virtuosi non prevedibili in precedenza. La ricerca è riuscita ad evidenziare come molte azioni spontanee abbiano determinato circoli fortemente virtuosi nel risparmio delle risorse. B) Gli effetti di scala: è noto che il pensiero corrente è fortemente orientato dall’ipotesi di proporzionalità, sia quando confronta due grandezze, sia quando formula previsioni su fenomeni che hanno una dimensione temporale; ad esempio, due economie a differenti stadi di sviluppo. C) Le relazioni complesse tra il sistema e le parti che lo compongono: proprio a causa dei due punti precedenti non è possibile concepire un sistema come la somma semplice delle parti che lo compongono; si è visto come il ruolo svolto dai diversi agenti tenda a modificarsi attraverso un mutamento “qualitativo” delle relazioni con l’ambiente esterno.Il presente lavoro si è mosso seguendo il filone di pensiero che guarda all’ambiente come “risorsa” definita dello specifico contesto culturale e istituzionale di riferimento; di conseguenza, l’intervento sull’ambiente non ha possibilità di successo senza modificare quel contesto culturale ed istituzionale che ha provocato il danno che si vuole correggere. È importante notare come questa impostazione, la stessa delle indicazioni di Agenda 21, sia coerente con il filone di pensiero “istituzionalista”, e indichi come metodologia il dialogo continuo e serrato tra tutte le parti che costituiscono un organismo economico. A questo proposito, si può sostenere che uno dei motivi d’interesse del lavoro sia proprio la molteplicità di prospettive analitiche offerte dai colloqui. Al tempo stesso la ricerca ha permesso di affrontare sul piano empirico i problemi connessi ai tre punti appena ricordati

    Privatizzazione del Welfare e concorrenza: quasi-istituzioni o quasi-mercati?

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    Presenza pubblica e competitività, riforma del welfare e mercato , impresa e solidarietà: attorno a questi temi ruota da sempre il dibattito attorno alla crisi dello stato sociale a predominanza pubblica, e alle sue possibili soluzioni. Ovvero, attorno alla privatizzazione del welfare, alle sue modalità, ai sogetti con cui sostituire l'ente pubblico. In questo dibattito, e nel processo di privatizzazione già avviato, si inserisce la riflessione sul ruolo e le potenzialità dell'impresa cooperativa, sul suo rapporto con la più ampia sfera dell'economia sociale, sulla specifica natura e funzione delle cooperative sociali. Il lavoro affronta queste tematiche non dimenticando gli aspetti strutturali che segnano i vincoli organizzativi del settore dei servizi e, quindi, la dinamica dei costi (effetto Baumol

    Processi di vita delle imprese cooperative

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    The cooperative enterprises in the Province of Modena are ‘long life’ economic species. This characteristic is more marked, as their ability in developing a network interactions increases. These results are compatible with other studies — theoretical and empirical — which attribute to the cooperative enterprise the the highest probability of survival compared to other firms. Unfortunately, the longevity of the enterprises is not a unequivocal indicator of economic efficiency. On the contrary, the relationship between the concept (historical) of “longevity” and the standard concept (a-temporal) of efficiency in the economic theory, is not only ambiguous, but also contradictory on the epistemological level.This paper uses an institutional perspective in its attempts to identify a connecting path from the traditional to the evolutionary-historical point of view. It is in this framework that the implications of the definition of economic efficiency of the cooperative enterprise are discussed. The key-concept examined is that of transaction costs as the costs of altering the division of labour. In such a theoretical perspective, the cooperative enterprise appears as both a individual firm and as aggregate movement of firms, that is a network of firm relationships, which— focus on economising on such costs. In fact, during its history, particularly in case of the Modena experience, the cooperative movement has deeply reduced the number and the cost of many transactions in the economic system. It has done this by transferring information between firms and agents; creating a quality standard; reducing search costs in the goods and labour markets. It also generated new contractual relationships/institutions; contributed to developing a culture of the training and public administration. Overall cooperatives like enterprises profited from reduction of such costs, which are often present in other areas and economic contexts. The present paper finds that these all of these factors tend to indicate an evolutionarily, efficient path of development; and are the principal reasons for the greater longevity of this enterprise form.The data, appropriately updated and adjusted, used in the paper are from the files on cooperative enterprises of the Ufficio Provinciale del Lavoro (Provincial Labour Agency). These files contain detailed information on 2760 cooperative enterprises (birth date, number of members, sector of activity, exit date, ecc.). The multivariate and other statistical analysis on firm mortality do not reject our basic hypotheses

    Degrado e fragilità: un tema interdisciplinare

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    Il punto focale di questo lavoro sono, non solo le conseguenze degli eventi estremi, ma soprattutto le cause che rendono “estremi” gli eventi naturali: tra queste, Il degrado dei luoghi, non considerato mai come possibile esito della “normale” evoluzione delle relazioni economiche tra agenti. In stretta correlazione alla dinamiche che conducono al degrado, emerge il tema della natura del bene “sicurezza collettiva”. Si discuteranno le implicazioni del considerare la sicurezza un bene common, della stessa natura della “salute pubblica” e saranno infine presentati i risultati di un esercizio di valutazione

    1) “COME (Competences for Manufacturing in Emilia-Romagna) Statistiche per il mercato del lavoro”

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    Bisogni formativi e competenze per la manifattura in Emilia-Romagna (Progetto COME) Soggetto proponente e partenariato Il progetto è rivolto ad un selezionato numero di studenti laureati e studenti post-doc che saranno impegnati in un percorso formativo dedicato all’analisi della domanda e dell’offerta di competenze per il tessuto produttivo manifatturiero della Regione Emilia-Romagna. Il proponente del progetto è EmilaLab – Economic Research Laboratory, un centro di ricerca congiunto dei quattro Dipartimenti di Economia delle Università di Ferrara, Modena e Reggio Emilia, Parma, costituitosi nel luglio 2014, che coordinerà il percorso di formazione e l'interazione con regione Emilia-Romagna, imprese, università, scuole e tecnopoli. Il partenariato è arricchito da una associazione di produttori (UCIMA, Unione dei Costruttori Italiani Macchine Automatiche per il Confezionamento e l’Imballaggio) e da nove imprese che forniranno il loro contributo attivo alla ricerca: i) CNH Italia Spa; ii) Ducati Motor Holding Spa; iii) Fresenius HemoCare Italia Srl; iv) GEA – Procomac Spa; v) Italgraniti Group SPA; vi) Lean Srl; vii) Sygest Srl; viii) Tellure Rota Spa; ix) Marposs Spa. Obiettivi del progetto Il progetto di ricerca muove dalla consapevolezza che le principali economie occidentali siano in una fase di radicale cambiamento strutturale circa la loro dimensione economica e sociale e ambientale. In particolare, le profonde interconnessioni tra apertura dei mercati e mutamenti tecnologici (intesi questi ultimi tanto nell’accezione di "seconda età delle macchine" quanto in quella di affermazione di "Industria 4.0") hanno cambiato radicalmente il modo di produrre e di organizzare il lavoro, modificando di conseguenza le capacità e le competenze necessarie alle imprese e le conseguenti domande al sistema formativo. Questo progetto, riferendosi al contesto manifatturiero della Regione Emilia-Romagna analizza proprio questi due aspetti principali: 1. l'analisi dei fabbisogni formativi da parte delle imprese manifatturiere della regione Emilia-Romagna: rispetto alle spesso imprecise metodologie di rilevazione dei fabbisogni tradizionali (le interviste in profondità alle imprese, con il rischio di ottenere informazioni sistematicamente distorte, sia sul livello sia, soprattutto, sulla composizione della domanda), il progetto intende adottare metodologie più innovative, come ad esempio lo studio degli archivi di tipo LEED (linked employer employee data base) oppure la ricostruzione, attraverso dati aziendali, della serie storica dell’occupazione e del turnover per tipologia di mansione e qualifica, insieme all’analisi delle caratteristiche sociodemografiche dei lavoratori occupati e in mobilità; 2. l'analisi dell’offerta formativa secondaria e terziaria, in relazione ai fabbisogni espressi dalle imprese, con l’obiettivo di comprendere – date le esigenze formative di carattere generale e le esigenze di domanda “addizionale” formulate dalle imprese – di comprendere se e in che misura la formazione secondaria e terziaria interpreti correttamente i bisogni di competenze e di abilità professionali espresso dal tessuto industriale. Anche in questo caso, risulta centrale l’analisi dei flussi: esiti occupazionali di diplomati, di periti, di tecnici superiori e di laureati di primo e secondo livello. Una seconda prospettiva che scaturisce da questa linea di ricerca è la capacità del settore formativo locale di produrre intelligenza innovativa, Quindi non solo la capacità di soddisfare la domanda corrente delle imprese locali, ma di determinare nuova occupazione e impresa. Rispetto ad entrambi gli ambiti di ricerca, il percorso formativo prevede una forte interazione con le imprese partner, con gli istituti tecnici e professionali, gli ITS, le università (Dipartimenti di Economia, ai Dipartimenti di ingegneria, Dipartimenti di Scienze, ecc.). Impianto del progetto e ambiti di ricerca L’impianto generale del progetto è il seguente: 1. Costituzione del gruppo di partenariato guidato da EmiliaLab; 2. Selezione dei candidati per il periodo di formazione e per il successivo inserimento lavorativo in impresa; 3. Interazione con le imprese coinvolte nella partnership: creazione di un tavolo permanente di lavoro congiunto dedicato alla realtà produttiva regionale e all'analisi di domanda e offerta di formazione e competenze; 4. Implementazione della prima parte del percorso formativo: a. analisi della letteratura internazionale sui sistemi formativi (stima dei fabbisogni e nuovi lavori); b. analisi preliminare del sistema formativo regionale: istituti di formazione secondaria, ITS, dei Tecnopoli e dei Dipartimenti universitari in relazione alle necessità del sistema manifatturiero locale; c. analisi preliminare della domanda di competenze del sistema produttivo regionale; d. analisi degli sbocchi occupazionali complessivi, per settore e area di prima occupazione. (ad esempio, verificando i risultati di alcuni studi, risulterebbe non banale dimostrare che il settore sanitario assorbe più ingegneri che medici) 5. Confronto con i policymaker (livello locale e/o regionale). 6. Approfondimento dell'analisi e completamento del percorso formativo: a. interviste a testimoni privilegiati (imprese e istituzioni formative); b. analisi dei dati sulle imprese derivanti da archivi amministrativi (INPS, INAIL, Uffici del lavoro, ecc.); c. analisi delle istituzioni formative secondarie e degli ITS (esiti occupazionali di diplomati, periti e tecnici superiori); d. analisi delle istituzioni formative terziarie (esiti occupazionali di laureati dei corsi di studio e dei Tecnopoli). 7. Presentazione dei risultati del percorso di formazione. 8. Presentazione della proposta di follow-up: sviluppo della partnership attivata in questo progetto in una rete di competenze politecniche regionali che coinvolga in modo continuativo i dipartimenti universitari, le imprese, le istituzioni. Rispetto a questo impianto generale, sono poi previsti otto ambiti di ricerca. Le tematiche di ciascuno degli ambiti considerati sarà approfondito da una risorsa dedicata di livello post-doc. Tutte le attività svolte saranno coordinate da EmiliaLab, che garantirà la stretta collaborazione tra tutti gli ambiti di ricerca del progetto: 1. La formazione per la nuova industria nelle scuole tecniche e professionali e negli ITS in Emilia Romagna; 2. La formazione terziaria per la nuova industria negli atenei dell’Emilia-Romagna: le aree tecnologica e scientifica; 3. La formazione terziaria per la nuova industria negli Atenei Emiliani: le aree umanistiche e sociali; 4. I bisogni di competenze e abilità professionali delle imprese manifatturiere nella nuova industria – Analisi su un campione di imprese in Emilia-Romagna; 5. I bisogni di competenze e abilità professionali delle imprese manifatturiere nella nuova industria in Emilia Romagna – Analisi delle fonti amministrative; 6. Il ruolo dei Tecnopoli e della rete dell’alta tecnologia e dei tecnolopoli nel soddisfare i bisogni di competenze e abilità professionali delle imprese manifatturiere nella nuova industria in Emilia Romagna; 7. Internazionalizzazione dei processi produttivi e l'impatto sulla domanda di competenze e abilità professionali delle imprese manifatturiere nella nuova industria in Emilia Romagna; 8. La concorrenza estera e l'impatto sulla domanda di competenze e abilità professionali delle imprese manifatturiere nella nuova industria in Emilia Romagna. Ricadute e impatti attesi Tale progetto ha dunque effetti potenzialmente molto rilevanti per la comprensione del sistema produttivo regionale e, dunque, nella gestione delle politiche sulla formazione . L’ipotesi di fondo, infatti, è che, pur in quadro in profonda evoluzione, esistano ampi margini per offrire al tessuto sociale e produttivo percorsi formativi meglio capaci di innescare potenziali di sviluppo e crescita rispetto a quelli attualmente disponibili. In particolare, i risultati attesi sono: 1. formazione dei candidati selezionati, i quali acquisiranno una capacità di lettura della realtà industriale della regione e del sistema di offerta e domanda di competenze, da spendere successivamente presso imprese ed istituzioni. Attraverso questo canale formativo sarà dunque l'intero sistema produttivo territoriale a beneficiarne in termini di competitività, crescita e innovazione. 2. Una più precisa conoscenza dei fabbisogni formativi nuovi indotti dalla estensione e dalla diffusione del progresso tecnico, basata su strumenti di analisi potenzialmente standardizzabili e in grado di distinguere tra processi di mera sostituzione e richiesta di nuove qualificazioni. Questa maggiore conoscenza fornirebbe alle amministrazioni locali uno strumento potente per orientare i sistemi formativi, con effetti sulla qualità del capitale umano e le potenzialità di crescita dei sistemi locali. 3. Lo sviluppo di una rete permanente, di competenze condivise e memoria di metodi e risultati, tra i quattro dipartimenti di economia delle università interessate, la regione Emilia-Romagna, un numero selezionato di imprese, istituzioni e centri di ricerca. Tali obiettivi risultano funzionali all'implementazione della strategia di specializzazione intelligente, cuore delle politiche regionali. Infatti il progetto opera nella direzione di sostenere la dinamica delle specializzazioni del territorio attraverso il progressivo e completo superamento delle barriere tra ricerca e suo utilizzo. Quindi, il progetto si orienta al rafforzamento e al consolidamento della capacità innovativa dei sistemi produttivi rappresentativi dell’Emilia-Romagna. Si indirizza infine a rafforzare i sistemi industriali ad alto potenziale di crescita e portatori di innovazione sociale. Anche per le imprese del partenariato, gli impatti attesi sono importanti. Queste ultime potranno acquisire strumenti rigorosi per individuare e misurare i propri fabbisogni formativi, e, più in generale, per utilizzare in modo più efficace i dati aziendali ai fini della gestione delle risorse umane

    Piccole imprese, grandi imprese e "più piccole imprese": mercati monopsonistici delle risorse e crisi del modello distrettuale

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    La progressiva e ampia diffusione dei contratti atipici sul mercato del lavoro italiano, in assenza di protezioni e assicurazioni contro la disoccupazione, hanno aumentato segmentato il mercato del lavoro aumentando il potere di monopsonio da parte delle imprese. Le previsioni della teoria sulle "minori dimensioni" attese sono confermate con effetti di indebolimento e polverizzazione della struttura delle filiere e dei sistemi di produzione locali (distretti industriali). I dati utilizzati sono le serie storiche decennali dell'occupazione per classe di dimensione delle imprese, nel comparto agroalimentare in provincia di Modena, estratti dagli archivi INAI
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