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    Gated communities a latitudini 'meridiane'

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    Il processo di privatizzazione che investe le estese periferie territoriali contemporanee si afferma in forme dell’abitare sempre più segregate e chiuse. E se all’inizio del processo di suburbanizzazione, in Italia, le forme dell’abitare nel disperso trovavano espressione nella villetta isolata con giardino, negli ultimi decenni la tendenza emergente è legata alla diffusione crescente delle cosiddette gated communities. A fronte di tale problematicità, con riferimento al contesto italiano, si riscontra un vuoto cognitivo sia qualitativo che quantitativo sul fenomeno in quanto ritenuto marginale in nome di una presunta efficacia normativa dei sistemi di pianificazione nel garantire spazi e servizi in maniera egualitaria (Glasze, 2003). In realtà, se si accetta la specificità del contesto italiano, dove queste forme residenziali occupano superfici relativamente modeste, adottano sistemi di sicurezza soft e assumono modalità di autogoverno specificatamente tarate sul nostro ordinamento giuridico, il fenomeno è tutt’altro che marginale. Il contributo, a partire da un’analisi critica della letteratura e da un’indagine condotta sui territori al di là della città densa dell’area metropolitana di Palermo, sottolinea come alcune delle interpretazioni ricorrenti sulla presenza di gated communities in Italia non appaiano del tutto convincenti e vadano maggiormente problematizzate rispetto ai nostri contesti

    Consumo di suolo

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    Secondo il Rapporto 2017 sul consumo di suolo dell’ISPRA, l’Italia ha “consumato” circa 23.039 Km2 di superficie territoriale con patterns di crescita variabili tra Nord e Sud d’Italia, tra aree interne e fascia costiera. Si stima che ogni giorno in Italia vengano trasformati irreversibilmente 30 ettari di suolo e i dati confermano un trend di crescita ininterrotto dagli anni ‘50 ad oggi, nonostante l’evidente rallentamento collegato alla congiuntura economica recessiva.All’interno di questa cornice di riferimento, la Sicilia si colloca fra le 15 regioni italiane che superano il 5% di consumo di territorio regionale, con valori percentuali di suolo consumato al 2016 che si attestano al 7,18%. Al contempo, si tratta del contesto territoriale nel quale si è registrato il maggiore incremento di superfici artificiali su base regionale dal 2015 al 2016, nonostante tassi di crescita demografica significativamente inferiori a quelli di alcune regione fortemente antropizzate del nord d’Italia. Il contributo presenta i risultati dell'indagine condotta sul fenomeno del consumo di suolo in Sicilia e sugli effetti che esso ha prodotto sia in termini territoriali che ambientali

    Abi(li)tare i territori costruendo ‘conoscenza di luogo’

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    In recent years, ‘place knowledge’ has assumed centrality both in practice and in the theoretical debate of urban and territorial sciences. Moving beyond a strictly competitive view of positioning, indifferent to places and aimed at the production of standardised spaces, there has been a return to recognising the specificity of contexts in the conviction that the knowledge that sustains innovation (as well as development), as argued by CARROSIO ET AL. (2022, p. 3), ‘resides in places, it is dispersed among the people who live there’. However, this change cannot be assumed uncritically without questioning the nature of the knowledge brought into action in plans and policies; how this knowledge is constructed; and what role the different actors involved play in the process of constructing it. If knowledge ‘in’ and ‘for’ planning presents various epistemological challenges, no less relevant are the implications where this category is associated with the term ‘place’ reinterpreted in its alterity with respect to the concept of ‘space’. Starting from this conceptual framework, the present article questions the following knowledge issues: what forms of ‘place knowledge’ are expressed and considered in the most recent place-based practices? How, and in which ways, does the use of place-based knowledge influence action? And again, in what ways can this knowledge for action contribute to the activation of forms of empowerment and community development

    Post-pandemic cities: le sfide dell'urbanistica dopo l'emergenza

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    Il prodotto editoriale contiene gli Atti integrali del “Convegno Post-pandemic Cities: le sfide dell’urbani- stica dopo l’emergenza”, svoltosi online nei giorni 8 e 9 ottobre 2020. La struttura degli atti segue quella del Convegno con le seguenti sessioni: Frattura del rapporto tra spazio e funzioni; Giustizia spaziale e nuove diseguaglianze; Verso altri modelli urbani?; Sfide per la formazione e la professione nell'era post-covi

    Le sfide dell'urbanistica nell'era post-pandemica

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    Il contributo introduce gli atti del Convegno “Post-pandemic Cities: le sfide dell’urbanistica dopo l’emergenza”, illustrando i contenuti e l'articolazione delle session

    La pademia vista dal Sud. Tra forme di resilienza, retoriche e nuove sfide per l'urbanistica

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    La diffusione del Covid-19 ci ha posto di fronte a sfide inedite che interessano le città e i territori, e ci impongono una riflessione profonda sulle finalità dell’urbanistica e della pianificazione territoriale. In relazione alla condizione delle aree urbane italiane, in particolare, la diffusione della pandemia e i conseguenti effetti territoriali (distanziamento fisico tra gli individui e “de-densification”, crisi socio-economica e perdita di posti di lavoro, nuove forme di povertà e di disuguaglianza sociale etc.) sembrano profilare profonde differenze territoriali che mostrano geografie differenziate (ad esempio tra regioni del Nord e regioni del Sud), e che rendono evidenti forme di “resistenza” su cui riflettere. La prospettiva “dal Sud”, infatti, assieme agli squilibri e alle asimmetrie socioeconomiche storicamente note, mostra per una volta alcune condizioni di “vantaggio” che, per la rilevanza delle sfide strutturali alle quali siamo chiamati, vanno indubbiamente esplorate. Si tratta, inoltre, di comprendere fino a che punto sia possibile cogliere le forme di “resilienza” di alcune regioni periferiche rispetto ai flussi (non solo pandemici) globali, per provare a scardinare il presupposto epistemologico che da sempre lega alti livelli di sviluppo socio-economico a qualità della vita. Se tradizionalmente le crisi globali hanno da sempre rappresentato un’occasione nella fase di ricostruzione per affrontare temi e questioni irrisolte, come anche per il ripensamento della disciplina stessa, la prospettiva “dal Sud” può contribuire a fornire una traccia di riflessione per risposte/proposte valide anche per altre realtà territoriali. A partire da tale prospettiva specifica, la sessione intende avviare una riflessione sulle sfide e le azioni che la politica dovrà affrontare nella fase di ri-costruzione post-Covid-19 e nell’ambito delle quali l’urbanistica e la pianificazione territoriale avranno un ruolo chiave non soltanto per le regioni del Sud. Esiste un modello di urbano/territoriale “resiliente” rispetto ai fenomeni pandemici così come li stiamo sperimentando? Come cambia in concreto il rapporto tra spazio pubblico e spazio privato e quali nuove categorie di spazi ibridi emergono? Quali sono gli effetti di questa crisi sulle città e i territori sotto il profilo della polarizzazione sociale, economica e spaziale? Quali sfide la pianificazione dovrà cogliere al fine di promuovere una visione rigenerativa di luoghi e comunità, città e territori più equa e solidale? La finalità della Sessione è quella di riuscire a cogliere la singolare opportunità che ci viene offerta per un ripensamento complessivo dei modelli di sviluppo finora perseguiti, affinché questa drammatica esperienza non si riduca ad un’occasione mancata non soltanto per le regioni del Sud

    La nuova emergenza abitativa a Palermo tra edifici inutilizzati e persone senza dimora

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    Il contributo evidenzia che, in Italia come in Sicilia, all’incremento dello stock edilizio e del patrimonio abitativo inutilizzato, non corrispondono adeguate politiche pubbliche per risolvere l’emergenza abitativa della popolazione in condizioni di povertà relativa e assoluta. La difficoltà di stimare la popolazione senza dimora propria si accompagna alla costatazione che ci troviamo comunque di fronte a un vuoto di policy nel settore dell’edilizia residenziale pubblica, generato dai programmi nazionali di austerità e da una serie di cambiamenti strutturali della questione che implicano una revisione delle modalità di intervento e delle politiche di welfare urbano. Il caso di Palermo è esemplificativo della situazione emergenziale in cui versano le grandi aree urbane siciliane, sia sotto il profilo dell’acuirsi dei fenomeni di deprivazione materiale e abitativa che si ampliano ad una nuova fascia della popolazione, si sotto il profilo dell’ambiguità delle pratiche di occupazione abusiva di edifici pubblici inutilizzati. Se da un lato infatti alla rivendicazione di un diritto si possono associare forme illegali e illecite, dall’altro lato le pratiche informali di auto-recupero costituiscono spunto di riflessione per nuove politiche fondate su concetti di insurgent city e capability approach che possano contrastare l’esclusione sociale, migliorando l’abitabilità della città pubblica.The paper highlights that, in Italy as well as in Sicily, the increase of unutilized residential building stock does not correspond to suitable public policies to solve residential emergency for people who lives in absolute or relative poverty. The difficulty to apprise the number of persons who lives without proper house is coupled by the absence of policy in the public housing sector, engendered by national austerity programs and by a series of structural socio-economic changings, which imply a revision of the urban welfare policies and the modes to intervene. The case of Palermo exemplary shows the emergency situation of the great Sicilian urban areas, both under the profile of the worsening phenomena of material and residential deprivation, which are now extended to new population brackets, and under the profile of the ambiguity represented by the illegal practices of public and unutilized buildings occupation. If illegal or illicit practices can be correlated with the claim of a right, from the other hand informal practices of self-building can be considered as a reason for reflecting on insurgent city concept and capability approach, useful to contrast exclusion and to improve the habitability of public city

    Da “luoghi” di scarto a “spazi” di innovazione. Piani e politiche per i territori agricoli periurbani

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    Concerning the new post-metropolitan area, the peri-urban territories, also due to the vagueness of their structural components, have become po-lisemical and plural places. From border areas between urban and rural functions, they have turned into integration places dealing with those two functions, getting out indeed their own plural identities. They are unsteady places, not even urban and no longer rural; border areas not only in spatial and administrative terms but also as regard a conceptual profile, which – such as a mosaic where settlement, agricultural and environmental systems interact and coexist- ask for clarification and mutuality reformulation between populated areas environment and open territory. The progressive intensification of populated areas in peri-urban context has generated on the one hand heterogeneous forms of settlement characte-rized by a quite clear low density and spatial fragmentation; on the other hand, in the setting up interstices we are able to find such a resisting areas that have been built by portions of territories characterized by the presence of natural emergencies, wide free areas and agricultural soil traditionally worth in terms of production, social and not least ecological-environmental value. It is from these resisting areas where to start running again in order to set up a brand new project for the peri-urban territories as to overcome the traditional carelessness on open territories planning. The future of post-metropolitan territories will be a great challenge both for planning and for the protection of peri-urban environmental and landscaspe values, particularly on those marginal and intersticial agricultu-ral areas that represent a very large share of territory. This paper aims to suggest a general remark on some key issues that urban planning will be facing up to renew its own tools and paradigm of action so as to recognize the common but sometimes latent values of peri-urban agricultural areas able to get back the alliance between agriculture and city over the new postmetropolitan context

    Nutrire la città: Palermo come possibile laboratorio di innovazione

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    Alla luce dell’attuale situazione mondiale, aggravata ancora di più dall’attuale situazione politica europea che indubbiamente avrà ripercussioni sul resto del mondo, il tema del cibo, sino a pochi anni fa visto come problema localizzato nei paesi del cosiddetto terzo mondo, sta assumendo una posizione rilevante sia nelle politiche globali sia nell’agenda della pianificazione urbana. Costruire nuove “strategie urbane per il cibo” significa rivedere le politiche del piano lavorando sulla conoscenza e sulla partecipazione riconoscendo come necessario, ancora una volta, il coinvolgimento degli attori locali al fine di arrivare a processi decisionali condivisi ed efficaci. In relazione al suddetto quadro di riferimento, le esperienze maturate a Palermo, che più o meno esplicitamente declinano in tema del cibo, si offrono come significativo caso di studio per comprendere quali sono i fattori abilitanti e le barriere in gioco nella dialettica pianificazione del cibo e pianificazione urbana.In the present world context, made worse by the current political situation in Europe that will undoubtedly have repercussions on the rest of the world, the issue of food, until a few years ago seen as a problem localized in so-called third world countries, is now taking a relevant position both in global policies as well as in the urban planning agenda. Constituting new "urban strategies for food" means revising plan policies by working on knowledge and participation recognizing as necessary, once again, the involvement of local actors in order to arrive at shared and effective decision-making processes. In relation to the mentioned framework, the experiences gained in Palermo, which more or less clearly decline in the theme of food, offer themselves as a significant case study for understanding what are the enabling factors and barriers at play in the dialectic food planning and urban planning

    La pandemia vista dal Sud tra forme di resilienza, retoriche e nuove sfide per l’urbanistica

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    La curatela si riferisce ai contributi presentati alla sessione speciale dal titolo "La pandemia vista dal Sud tra forme di resilienza, retoriche e nuove sfide per l’urbanistica" della XII Giornata di studi INU, che hanno affrontato le sfide poste all'urbanistica secondo la prospettiva dal Sud
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