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DANTE: IL LIBRO DEL MONDO E LA VISIONE D'AMORE
I saggi che compongono questo libro sono accomunati dall’idea che la poesia ha per Dante un ruolo altissimo in quanto visione di verità assoluta e tramite per un rapporto con l’eternità. Il primo di questi lavori studia appunto la relazione tra verità e visione poetica: relazione che si istituisce al di là della conoscenza comune e attraverso la visione d’amore. Lo studio di Veronica Regoli è volto a cogliere la posizione critica che questa acquisizione dantesca comporta nei confronti della poesia di Guinizzelli, pur nel riconoscimento della sua importanza, e della poesia degli autori che hanno preceduto Dante o che gli sono contemporanei
Dante, Guido Cavalcanti e l'"amoroso regno"
il rapporto tra Dante e Guido Cavalcanti è difficile da comprendere in tutti i suoi aspetti, e non soltanto perché non ci sono noti tanti fatti che aiuterebbero a capirlo. La difficoltà nasce soprattutto dal carattere quasi sempre enigmatico dei riferimenti che ognuno di loro ha fatto all'opera dell'altro: reticenza, ironie più o meno sfumate, allusioni quasi cifrate velano la polemica costante e dura che li divide. Tutto ciò ha origine forse dall'affetto e dalla reciproca stima che continua a unirli e che Dante conserverà anche molto dopo la morte di Guido. L'amicizia impedisce la durezza esplicita della guerra aperta, ma certamente non può impedire che la distanza tra di loro sia grande e incolmabile. E la distanza riguarda proprio un tema fondamentale per la poesia e il pensiero di entrambi: la questione del carattere e dell'essenza dell'amore. L'amore deluso e oscuro di Cavalcanti diviene in Dante amore che si dilata, si sublima fino a quelle altezze che sempre, in fondo, erano in esso. La poesia è questo amore che si trascende e si fa musica: è il nostro demone verso l'eterno, è la soglia sempre aperta, e sempre stretta che separa e congiunge il finito con l'infinito, trasformando la musica della lamentatio in musica dell'estasi. Questo è il punto centrale del dissidio tra i due grandi poeti, e questo va indagato in tutti i suoi aspetti perché ne emerga non soltanto una migliore comprensione della loro opera, ma anche una tematica ancora straordinariamente viva ed attuale. Da tale convinzione nasce il presente lavoro, che esamina tutte le espressioni così della polemica come dell'amicizia di Dante e Guido per illuminare due opposte strade del pensiero e della poesia nella nostra civilta
RACCONTARE IL RACCONTO. SULLE INTRODUZONI DI ALCUNI DIALOGHI PLATONICI
Alcuni dialoghi platonici, e sono tutti dialoghi importanti, presentano una particolarità. Platone sembra quasi divertirsi a svalutare il proprio stesso racconto o mostrandolo poco attendibile o presentando vere e proprie incongruenze. Nel Simposio, per esempio, tutto il dialogo tra Socrate e gli altri partecipanti al Simposio è raccontato da uno che non era presente al dialogo stesso ed a cui quest'ultimo è stato raccontato da un testimone che ha omesso diverse cose e non ricorda bene altre cose, anche perchè il racconto viene fatto più di dieci anni dopo che è avvenuto. Nel Parmenide tutto il confronto tra Parmenide e Socrate su problemi difficilissimi è raccontato da qualcuno che a sua volta l'ha sentito raccontare da una persona che era sì presente, ma che era anche giovanissimo, un adolescente, e che ora non si occupa più di filosofia, bensì di cavalli. Altro ancora di questo genere si trova in dialoghi fondamentali come il Teeteto o come il Timeo. Perchè Platone opera questa specie di auto svalutazione? In effetti egli sa benissimo che il suo lettore sa a sua volta che il problema dell'attendibilità storica non ha senso alcuno, dato che il lettore sa che i dialoghi platonici sono inventati dal loro autore. La messa in discussione dell'attendibilità storica rimanderà dunque, forse, ad una messa in discussione di un altro tipo di attendibilità, quella teoretica. Platone avverte in modo esplicito il proprio lettore, in più luoghi, di vedere nelle scritture che egli gli presenta, non già la verità, ma una copia più o meno sbiadita della verità; qui le incongruenze e la scarsa attendibilità potrebbero essere segnali attraverso i quali Platone avverte chi lo sta leggendo di non credere fino in fondo a quello che legge come espressione della verità assoluta e di prendere ciò che è stato scritto come un ombra imperfetta, come un resoconto impreciso di quella verità assoluta
Il Poeta e il libro del mondo. Due saggi danteschi
I saggi che compongono questo libro sono accomunati dallidea che la poesia ha per Dante un ruolo altissimo in quanto visione di verità assoluta e tramite per un rapporto con leternità
Frammenti di poetica preplatonica.2/2 Esiodo. Lirici del VII-VI sec. a.C.
il volume costituisce il proseguimento del libro dedicato alla poetica di Omero e degli Inni Omerici del 2006.Viene qui trattato il pensiero di Esiodo, fondamentale per più motivi.Sono poi esaminati frammenti più o meno consistenti della lirica elegiaca,giambica e melica del VII e VI secolo, cioè di un'epoca che si può dire ancora arcaica ma che presenta una sua individualità e spessore: Archiloco, solone, Alcmane, Saffo, Stesicoro, Ibico e Teognide. Il testo dei lirici è stato nuovamente interpretato dall'autore
MUSE E CARITI NELLA POESIA GRECA ARCAICA
Le tre Cariti che tal volta accompagnano Afrodite e le Muse sono figure molto più complesse di quello che sembra in quanto non rivestono un ruolo ancillare per Afrodite stessa o per le Muse: esse hanno una loro dimensione, che possiamo cogliere già in Omero ma che si esplicita chiaramente in Esiodo. Le Cariti sono divinità legate alla danza e ai grandi spazi, ma non sanno soltanto danzare esse possono dare addirittura ad Afrodite qualcosa che a quest'ultima manca e possono specificare le azioni delle Muse. In vari testi possiamo cogliere il carattere della seduzione soprattutto erotica presente in loro, e altrove possiamo vedere in esse specificati attributi dell'eros: la pace con il mondo e con il divino, la sensualità, la finezza del sentimento e della sensibilità (per cui sono importanti per esempio in Saffo). Non si può dunque prescindere, trattando delle Muse e del canto poetico, da queste figure, che donano al canto stesso il potere della seduzione erotica
FRAMMENTI DI POETICA PREPLATONICA
Questo volume intende essere il primo di una raccolta dei frammenti che possono rivestire interesse per una visione generale e articolata della poetica preplatonica. Qui sono studiati i luoghi dei poemi e degli inni omerici che offrono una nozione abbastanza vasta e precisa di ciò che la Grecia arcaica intendeva per canto e per poesia: nozione che apparirà, ad una lettura attenta dei testi, assai più ricca e profonda di quanto spesso si ritiene. Omero comprende con chiarezza l’incanto, la forza di seduzione, il valore di verità e di musicalità che sono propri della grande poesia, mostrando spesso una visione sfumata e complessa dei criteri con i quali ci si deve accostare al canto per coglierne la portata. Ed emerge, da questi testi, un senso della bellezza poetica e musicale che smentisce radicate opinioni degli studiosi e offre motivi di riflessione notevoli alla stessa estetica odierna. Potremmo dunque dire con Goethe che la scuola dei Greci è ancora aperta, ancora pronta a donare la gioia della poesia e della comprensione del bello che le Muse e le Cariti danno agli uomini
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