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    L'origine della città nella "Politica" di Aristotele

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    Il saggio analizza i capitoli iniziali del libro I della "Politica" di Aristotele, in cui si esamina il tema dell'origine della polis. Si pone l'accento sulla difformità che caratterizza l'approccio aristotelico rispetto a quello degli altri autori che, tra il V e il IV secolo a. C., hanno affrontato lo stesso problema. Diversamente da queste interpretazioni, che individuano nella fondazione della città un rimedio all'aggressività naturale degli individui, Aristotele interpreta la nascita della polis alla luce di un modello teleologico: attraverso le tappe della famiglia e del villaggio, si giunge al costituirsi della città, la quale, tuttavia, in quanto fine di questo percorso, preesiste ontologicamente ad esso e lo orienta. La spinta alla vita associata fornita dalla natura necessita di essere concretizzata tramite scelte razionali, grazie alle quali si costituisce un orizzonte comune di valori e si formulano le leggi

    Vita politica e vita filosofica nei proemi del "De republica" di Cicerone

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    Scritto tra il 54 e il 51 a. C., il De republica si colloca nel periodo in cui Cicerone è estromesso dalla vita politica. In quegli anni difficili, l’opera nasce dalla necessità di riflettere sulla situazione attuale e sull’intera storia di Roma. A partire dal titolo, Cicerone mostra di ispirarsi al modello della Repubblica di Platone, ma le differenze sono numerose. La più importante è certamente l’abbandono della prospettiva progettuale platonica, da Cicerone giudicata lontana dalla realtà, per condurre un’analisi storico-istituzionale sulla res publica, attribuendola, nella finzione del dialogo, agli esponenti del circolo scipionico. Il saggio si concentra sull’analisi dei proemi anteposti da Cicerone alle tre giornate in cui la discussione si immagina tenuta e che sono connessi da uno stesso filo conduttore: l’elogio dell’impegno politico. Si esamina in particolare il proemio del libro I, dove Cicerone critica le dottrine dei filosofi che, predicando l’astensionismo, influenzano negativamente i migliori cittadini romani, indotti ad abbandonare gli incarichi pubblici. Il rapporto tra i due generi di vita, politico e filosofico, ritorna anche negli altri due proemi e si risolve sempre a vantaggio della vita politica: la vita filosofica può e anzi deve affiancarsi ad essa, senza però sostituirla

    «Governi, ma sei governato»: la figura del politico- attore nei "Praecepta gerendae rei publicae" di Plutarco

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    Il saggio analizza i “Praecepta gerendae reipublicae” di Plutarco: questo scritto, indirizzato a Menemaco di Sardis, un giovane aristocratico che era desideroso di impegnarsi nella vita politica, è in realtà diretto a tutta la classe dirigente greca che vive sotto il potere romano alla fine del I secolo Il lavoro di Plutarco mostra anzitutto l'atteggiamento pedagogico dell'autore, che ha condiviso con Platone la convinzione secondo cui la filosofia dovrebbe dare in primo luogo consigli. Plutarco illustra quanto sia difficile nella vita pubblica l'interazione con la massa dei cittadini, soprattutto a causa del loro comportamento irrazionale dei cittadini, in particolare riguardo ai governanti romani. A questo proposito, Plutarch dimostra che chiunque sia impegnato in un’ attività politica dovrebbe comportarsi come un attore sul palco, seguendo da vicino le istruzioni del suggeritore. Per mantenere l'autonomia all'interno della città, Plutarco suggerisce che i membri della classe dirigente greca cooperino ed esercitino il loro potere sui cittadini seguendo i principi della giustizia e della filantropia, ma anche adottando, se necessario, la pratica del paternalismo quando necessario. Questo comportamento permetterebbe di controllare la vita pubblica evitando le azioni repressive dei governanti romani

    Le immagini della virtù. Le strategie metaforiche nelle "Etiche" di Aristotele

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    Il volume comprende, anzitutto, la rassegna dei testi, della "Poetica" e della "Retorica", in cui Aristotele delinea e codifica la metafora, al fine di enucleare le coordinate concettuali sottese alla sua indagine; inquadra poi la problematica relativa alla metafora nell'orizzonte più generale della ricerca aristotelica sul linguaggio, sulle sue forme e componenti. Alla luce di queste acquisizioni, viene condotto uno studio sistematico dei procedimenti metaforici utilizzati da Aristotele nei trattati etici, Da questa analisi emerge che la presenza di metafore, similitudini, analogie è ampia e si colloca nei punti più rilevanti del percorso teorico aristotelico. L'utilizzo di queste procedure risponde a una pluralità di esigenze argomentative che sono via via messe in luce. Si sottolinea inoltre che tali strategie concorrono a produrre una sorta di "visione del mondo", l'immagine cioè, fortemente sostenuta da punti di vista valutativi, in cui l'uomo virtuoso, l'interlocutore del discorso etico, è chiamato a vivere e a conseguire la felicità

    Educazione e consenso nelle "Leggi" di Platone

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    L'articolo esamina le modalità educative che Platone propone per i cittadini della città di cui prospetta la fondazione nelle "Leggi". Sono passate in rassegna le istituzioni educative in cui ricevono la "paideia" corretta le varie fasce di età e le componenti maschile e femminile. Si mostra come lo scopo di questa educazione, che assume un andamento totalizzante, sia quello di estendere a tutti i cittadini il rispetto delle leggi e dei magistrati, praticando in particolare la virtù dell'aucontrollo (sophrosyne)

    Aristotele e la politica delle passioni

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    Il libro analizza tutti i testi aristotelici dedicati alle passioni, testi di ambito retorico, psicologico e biologico, etico-politico, sottolineando come queste differenti analisi settoriali non costituiscano altrettanti segmenti di una teoria unitaria. Il "pathos" appare infatti un'entità complessa, che Aristotele scinde, connettendone le singole componenti a diversi ambiti disciplinari, secondo un criterio di pertinenza. Si mette al contempo in luce come la molteplicità delle articolazioni possa essere ridotta a una polarità, quella che intercorre tra la prospettiva bio-fisiologia e l'approccio etico-politico

    Storia del pensiero politico antico

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    Il volume delinea una storia complessiva del pensiero politico antico da Omero all'età imperiale romana. Dopo un capitolo iniziale dedicato all’analisi delle prime riflessioni sul tema del potere e della giustizia, che emergono dai poemi omerici e da Esiodo, la trattazione si concentra sui problemi relativi all’organizzazione politica, e soprattutto alle dinamiche tra i gruppi di potere, che emergono nello spazio della città. Una analisi approfondita è dedicata ai grandi temi della riflessione politica del V secolo e nel seguito l’indagine si concentra sui testi più rilevanti sotto il profilo teorico, quali la Repubblica, il Politico, le Leggi di Platone e la Politica di Aristotele, di cui viene condotta una lettura completa. Non meno importante, nell'economia dell'opera, è la ricostruzione del pensiero politico dell’età ellenistica e poi del periodo romano, in cui una particolare rilevanza è assegnata alle opere politiche di Cicerone. Ripercorrendo questo vasto arco diacronico, la trattazione fa costante riferimento allo sfondo storico, alle dinamiche sociali, agli aspetti istituzionali. Viene poi tenuta sempre presente l'eredità lasciata dai grandi temi della riflessione politica antica, analizzando il dibattito teorico e storiografico contemporaneo

    Lo statuto concettuale della "Retorica" aristotelica

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    Il saggio intende esaminare lo statuto concettuale che Aristotele assegna alla retorica nel trattato che viene ad essa dedicato. Si mette in luce come il metodo retorico che il filosofo intende fondare si basa sull'adozione di una serie di componenti concettuali mutuate dai suoi trattati logico-linguistici, a partire dall'entimema, che rappresenta l'applicazione del sillogismo all'ambito retorico

    Il teatro delle passioni. "Pathos" nella retorica antica

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    Il saggio esamina il ruolo che il coinvolgimento emotivo dell'ascoltatore occupa nella pratica retorica antica. Si prendono le mosse dai Sofisti, in particolare Gorgia, per analizzare poi la critica cui Platone sottopone lo strapotere condizionante dei retori. Una particolare attenzione è posta all'analisi delle passioni del cittadino che Aristotele conduce nei capitoli iniziali del libro II della sua "Retorica" e si esaminano infine le teorie latine - di Cicerone e di Quintiliano - circa la rilevanza dell'appello alle passioni nel discorso pubblico

    Introduzione alla storia del pensiero politico antico

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    Il volume traccia un quadro d'insieme del pensiero politico greco e romano, dalle origini della "polis" all'età imperiale romana. La trattazione riporta costantemente le riflessioni degli autori antichi sui temi politici al loro sfondo storico, istituzionale, sociale; in più, ricorre in misura cospicua alla citazione dei testi, nella convinzione che l'approccio diretto alle opere in discusssione - dalla "Repubblica" alle "Leggi" di Platone, alla "Politica" di Aristotele, per giungere alle opere politiche di Cicerone e di Seneca - sia di fondamentale supporto all'approccio critico. Questo libro costituisce la rielaborazione di una precedente opera, pubblicata da Laterza nel 1998, con il titolo "Storia del pensiero politico antico". La nuova versione, pur mantenendo lo stesso impianto complessivo, ha comportato alcuni mutamenti sostanziali e un completo aggiornamento della bibliografia
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