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Una nuova visione della città
Il volume dedicato a Monza, curato da Francesca
Albani e Matteo Gambaro, è la terza pubblicazione
della serie “Architettura littoria”
che raccoglie studi e ricerche sulla vita e la
trasformazione delle città italiane durante il
fascismo, tra gli anni venti e quaranta del Novecento.
Gli scritti affrontano alcuni dei maggiori
contenuti della vicenda politica, sociale e culturale
sviluppata in quegli anni a livello locale,
con l’intento di restituire la realtà di una città
che, divenuta storico punto di riferimento per
l’intero territorio della Brianza, ambiva ad assumere
una visibilità nazionale e internazionale,
condizione che in precedenza aveva lungamente
assaporato per la presenza della Villa
Reale durante le dominazioni francese e austriaca,
interrotta però dai Savoia dopo l’uccisione
di Umberto I nel 1900 proprio a Monza.
Gli argomenti dei saggi sono dedicati a delineare
la nuova visione avviata e condotta a
Monza in quegli anni da differenti punti di vista:
la trasformazione urbanistica della città, in
particolare delle sue aree centrali; l’avvio delle
mostre internazionali presso la Villa Reale con
l’individuazione di un suo nuovo ruolo; le iniziative
pubbliche per la residenza popolare in
risposta all’incremento di abitanti indotto dallo
sviluppo dei settori produttivi; il passaggio
dall’assistenza caritatevole alla formazione di
una rete per l’assistenza pubblica in sintonia
con le decisioni del governo centrale; la realizzazione
dell’autodromo nel parco e il riflesso
della notorietà internazionale
Una nuova visione di città
Il volume dedicato a Monza è la terza pubblicazione della serie “Architettura littoria” (il primo dedicato a Novara, il secondo a Vercelli) che raccoglie studi e ricerche sulla vita e la trasformazione delle città italiane tra gli anni venti e quaranta del Novecento. Gli scritti affrontano alcuni dei maggiori contenuti della vicenda politica, sociale e culturale
sviluppata in quegli anni a livello locale, con l’intento di restituire la realtà di una città
che, divenuta storico punto di riferimento per l’intero territorio della Brianza, ambiva ad assumere una visibilità nazionale e internazionale, condizione che in precedenza aveva lungamente assaporato per la presenza della Villa Reale durante le dominazioni francese e austriaca, interrotta però dai Savoia dopo l’uccisione di Umberto I nel 1900 proprio a Monza.
La scelta di Monza è mutuata dalla mancanza di studi specifici sul periodo ed è stata oggetto della ricerca tra il Dipartimento di Architettura e Studi Urbani (responsabile scientifico Francesca Albani) e il Dipartimento di Architettura, Ingegneria delle Costruzioni e Ambiente Costruito (responsabile scientifico Matteo Gambaro) del Politecnico di Milano e il Comune di Monza, Settore Governo del Territorio Servizio che vuole creare una sensibilità sul tema. Gli argomenti dei saggi sono dedicati a delineare la nuova visione avviata e condotta a
Monza in quegli anni da differenti punti di vista: la trasformazione urbanistica della città, in
particolare delle sue aree centrali; l’avvio delle mostre internazionali presso la Villa Reale con
l’individuazione di un suo nuovo ruolo; le iniziative pubbliche per la residenza popolare in
risposta all’incremento di abitanti indotto dallo sviluppo dei settori produttivi; il passaggio
dall’assistenza caritatevole alla formazione di una rete per l’assistenza pubblica in sintonia
con le decisioni del governo centrale; la realizzazione dell’autodromo nel parco e il riflesso
della notorietà internazionale. I punti nodali dei testi si basano su ricerche d’archivio condotte prevalentemente presso l’archivio Storico Comunale di Monza. Numerose immagini d’epoca illustrano momenti di vita sociale, eventi cittadini, frammenti di città, vedute di edifici, disegni, manifesti. Si tratta di fotografie inedite, conservate presso l’Archivio Storico Comunale, che il Comune di Monza aveva commissionato ai principali studi fotografici del tempo per documentare l’attività e le iniziative svolte tra la fine degli anni venti e la metà degli anni trenta.
Trasformazioni urbane, interventi pubblici, imprenditoria, eventi culturali su scala nazionale e internazionale segnarono per Monza un cambio di passo rispetto al passato e determinarono un nuovo modo di reinterpretare la città dove ogni frammento urbano rappresenta una scintilla di memoria da salvaguardare come testimonianza della società che l’ha prodotta. Parlare di questo periodo risulta quanto mai fondamentale per superare letture nutrite ancora (purtroppo!) da preconcetti e avviare processi che guardino in maniera laica alla conservazione di questo patrimonio costruito come tassello della nostra cultura e importante risorsa all’interno della città contemporanea.
L’impatto principale del volume è stato l’inserimento dei principali edifici dell’epoca all’interno dell’elenco degli edifici storico testimoniali della variante del PGT di Monza in corso
La nuova Vercelli
Il volume Vercelli Littoria curato da Francesca Albani e Matteo Gambaro è la prima approfondita esplorazione delle opere architettoniche realizzate durante il Ventennio nella città di Vercelli. È l’esito di un’attività di ricerca svolta presso l’Archivio Storico del Comunale, l’Archivio di Stato, l’Archivio Edilizio della Città di Vercelli, il Museo Leone, nonché l’archivio privato dell’Impresa Bona 1858 e la collezione di Riccardo Rivellino. Attraverso disegni, progetti, fotografie inedite e cartoline d’epoca è stata ricostruita la genesi dei più significativi edifici realizzati in quegli anni e del ruolo che hanno ricoperto nella Vercelli dell’epoca. Una particolare approfondimento è dedicato al piano “Furia”, importante intervento di riqualificazione urbana con ricadute non solo urbanistiche, ma anche economiche e sociali sulla città
Costruire il paesaggio. L'architettura italiana tra contesto ambientale e globalizzazione
UN PUNTO DI VISTA CRITICO SUL PAESAGGIO ITALIANO
CONTEMPORANEO E SUL RUOLO E LE RESPONSABILITÀ
DELL’ARCHITETTURA NELLA CONFIGURAZIONE
DELLE CITTÀ E NELLA TRASFORMAZIONE DEL
CONTESTO AMBIENTALE. MA ANCHE UNA COMUNE
RIFLESSIONE, CON PECULIARITÀ E APPROFONDIMENTI
CULTURALI DIFFERENTI, SULLE «ARCHITETTURE
CONTEMPORANEE SVUOTATE DI QUALUNQUE RAZIONALITÀ,
ESPRESSIONE DI UNA GLOBALIZZAZIONE
SUPERFICIALE CHE STA SNATURANDO IL PAESAGGIO
DELLE NOSTRE CITTÀ, NEL SILENZIO DELLA COMUNITÀ
SCIENTIFICA, INTELLETTUALE E DELLA CLASSE
POLITICA CHE CI GOVERNA» (MATTEO GAMBARO)
Vercelli littoria
Il volume Vercelli Littoria curato da Francesca Albani e Matteo Gambaro è la prima approfondita esplorazione delle opere architettoniche realizzate durante il Ventennio nella città di Vercelli. È l’esito di un’attività di ricerca svolta presso l’Archivio Storico del Comunale, l’Archivio di Stato, l’Archivio Edilizio della Città di Vercelli, il Museo Leone, nonché l’archivio privato dell’Impresa Bona 1858 e la collezione di Riccardo Rivellino. Attraverso disegni, progetti, fotografie inedite e cartoline d’epoca è stata ricostruita la genesi dei più significativi edifici realizzati in quegli anni e del ruolo che hanno ricoperto nella Vercelli dell’epoca. Una particolare approfondimento è dedicato al piano “Furia”, importante intervento di riqualificazione urbana con ricadute non solo urbanistiche, ma anche economiche e sociali sulla città
26 KM Bergamo-San Pellegrino Terme. Strategie e progetti per la riqualificazione della ferrovia della Valle Brembana. Marta Ferretti, Tamara Taiocchi
La riqualificazione e riconversione delle infrastrutture ferroviarie dimesse rappresenta una tematica ricorrente in molte città italiane, e costituisce l’argomento centrale per l’avvio di processi di ri-costruzione della città e del territorio, che consentono indubbie sperimentazioni sotto i diversi profili procedurale, gestionale e morfologico-funzionale.In ambito europeo le linee ferroviarie dimesse, oramai da diversi anni, hanno rappresentato terreno di sperimentazione per progetti di recupero funzionale, con trasformazione in tramvia, e di riqualificazione natuaralistica e ambientale, con la realizzazione di greenway. Viceversa, nel contesto italiano i progetti di recupero e rifunzionalizzazione sono ancora limitati, nonostante la disponibilità di un patrimonio di circa 6.000 km di linee non più in esercizio (di proprietà F.S. e in concessione). Patrimonio in costante crescita a causa dei processi di dismissione di intere tratte e di ammodernamento e variante dei percorsi.In particolare, in questa pubblicazione, si pone l’attenzione sulla linea della ex Ferrovia della Valle Brembana, che collega Bergamo a San Pellegrino Terme. La linea, inaugurata nel 1906, è rimasta in funzione fino al 1966, portando sviluppo economico e turistico a tutta la Valle. Oggi, a quasi cinquanta anni dalla sua chiusura, anche a seguito del rilancio economico e turistico del polo termale di San Pellegrino, ritorna di grande attualità il recupero di un asse di collegamento privilegiato con il capoluogo. Partendo da questi presupposti il presente lavoro sviluppa ricerche, studi e riflessioni progettuali mirati, da un lato, alla promozione e attuazione di forme di mobilità sostenibili (tramvia e pista ciclabile) e dall’altro, il rilancio turistico della Valle Brembana. Quindi un approccio integrato e multiscalare volto a valorizzare le emergenze ambientali e culturali di un territorio
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