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Il progetto dello spazio turistico. Strategie dell'effimero e del radicamento
Il volume restituisce i risultati di una ricerca sul progetto di nuovi spazi del turismo lungo i litorali del medio-Adriatico condotta all’interno del Laboratorio di Progettazione Urbana C che si è tenuto nell’anno accademico 2013-2014 presso la Scuola di Architettura e Design “Eduardo Vittoria” di Ascoli Piceno (UNICAM Università di Camerino). La questione posta al centro del laboratorio è stata l’invenzione di nuovi spazi, servizi e attrezzature ricettive in un contesto, quello del medio-Adriatico, ormai da tempo considerato destinazione turistica in declino. Qui, paradossalmente, il fenomeno turistico, gli stili abitativi, i modi di fruizione del territorio ad esso associati, vengono considerati sempre più importanti nei processi di rigenerazione urbana e delle economie di questi litorali
BEYOND THE QUAKE sperimentazioni architettoniche sulla rovina
“C’è un quadro di Klee che s’intitola Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra
in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca
aperta, le ali distese. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al
passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula
senza tregue rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi,
destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è
impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo
spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine
sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta” 1
.
L’attenzione è rivolta alla rovina, effetto di un evento catastrofico, e alle strategie della
ricostruzione. L’ambito di applicazione è il Centro Italia, nello specifico le regioni di
Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria coinvolte nel 2016 da un disastroso evento sismico.
L’evento ha colpito un’area fragile dal punto di vista geo-morfologico e architettonico e
ha determinato l’abbandono degli spazi pubblici e privati.2
Alla luce degli eventi sismici e dei problemi legati allo spopolamento, già in atto prima
del sisma, le possibilità di ricostruzione sono risultate sempre più complesse così come è
stato difficile immaginare una visione programmatica in grado di invertire la tendenza in
atto rendendo attrattive tali aree.
Il terremoto ha investito un territorio fragile, con problemi di sviluppo a causa della
posizione marginale e soggetto a rischio idrogeologico, a cui si è sommata la riduzione
dell’occupazione e di conseguenza lo spopolamento e il degrado del patrimonio culturale
e paesaggistico. Esiste la necessità di dare nuova vita a queste aree, restituendo alla cittadinanza
un’identità personale e collettiva altrimenti a rischio, salvaguardarne la memoria, dando
slancio, creatività e capacità produttiva, quali risposte alle dinamiche di spopolamento.
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I centri storici dell’Italia Centrale sono un’immensa testimonianza dei comuni medievali
e custodiscono valori unici di un patrimonio culturale, materiale e immateriale di
grandissima importanza. L’edificato nasce seguendo i caratteri dei tessuti urbani
originali; da un lato troviamo la tipologia di insediamento degli edifici case-corte,
dall’altro, tessuti di case a schiera con i muri a spina degli edifici disposti
perpendicolarmente alla strada.4
I centri storici si differenziano per il fatto che si sviluppano su un tessuto storico compatto,
che si adatta alla orografia del terreno e che si espande attraverso l’uso di tecniche
costruttive tradizionali, tra cui l’utilizzo di murature in laterizio o pietra e solai in legno.
I danni provocati dal sisma hanno compromesso l’edificato storico di questi territori nella
loro interezza, creando ingenti danni, lesioni diffuse e crolli anche integrali dell’edificato
storico. Per questo motivo, la ricerca ha rivolto l’attenzione sugli effetti fisici della
catastrofe, ponendo il “focus” sulla rovina intesa come testimonianza storica. Essa è stata
assunta come risorsa per la sua capacità di essere il risultato materiale di ciò che resta di
un evento catastrofico e rappresenta la chiave per la riconfigurazione architettonica dei
borghi distrutti dal sisma.
La rovina da un lato suscita un sentimento di malinconia nel vedere l’opera architettonica
incompiuta e può essere l’attivatore, allo stesso tempo, del ricordo di ciò che è scomparso.
Essa è il tempo presente, aggredito dagli eventi catastrofici del recente passato, ma è
anche la dimensione intermedia tra passato, presente e futuro, tra ciò che è stato e ciò che
deve ancora compiersi in un insieme di modificazioni, alterazioni e adattamenti. Il tema della rovina apre a significati e suggestioni diverse ed è per questo che affascina
l’interesse di molteplici ambiti disciplinari, tra cui la letteratura, la pittura, la filosofia,
l’archeologia. Marc Augé sostiene che “la vista delle rovine ci fa fugacemente intuire
l’esistenza di un tempo che non è quello di cui parlano i manuali di storia o che i restauri
cercano di richiamare in vita. È un tempo puro, non databile, assente da questo nostro
mondo di immagini, di simulacri e di ricostruzioni, da questo nostro mondo violento le
cui macerie non hanno più il tempo di diventare rovine”.
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La ricerca ha ricondotto le scelte progettuali a quattro distinte parole-azioni, a cui sono
stati associati quattro casi studio selezionati. In particolare
• l’azione del “Sovrapporre”, analizzata attraverso il caso studio di Peter Zumthor
per il Kolumba Museum nella città di Colonia in Germania;
• l’azione dell’“Esplorare”, indagata attraverso il caso studio di João Luís Carrilho
da Graça per il Recupero delle rovine di São Paulo a Macao in Cina;
• l’azione dell’“Esplicitare” a cui sono associati gli interventi di Álvaro Siza Vieira
e Roberto Collovà nel centro storico di Salemi nella Valle del Belice dopo il
terremoto in Sicilia del 1968;
• l’azione del “Rivestire” collegato al progetto del Teatro Thália ad opera di
Gonçalo Byrne, Patrícia Barbas e Diogo Seixas Lopes.
Sulla base di queste riflessioni, è stato assunto il borgo di Arquata del Tronto come caso
studio, su cui sperimentare le quattro azioni progettuali trattate. A partire dalla presa
d’atto dello stato di fatto e da un’attenta analisi topografica e di indagine del sistema dello
spazio pubblico originario, è stato approfondito il tema dell’identità e della memoria nel
borgo di Arquata del Tronto.
I ruderi, le tracce e le memorie rinvenute sul sito sono stati la base da cui sono partite
tutte le riflessioni progettuali che concorrono a tracciare lo scenario di possibili azioni
post-evento catastrofico. Le indagini condotte sul borgo di Arquata del Tronto hanno consentito di cogliere le
peculiarità di un territorio e scegliere, di conseguenza, l’approccio progettuale da
adottare, in quanto “ogni luogo ha una sua storia; costruirne l’identità significa
ricostruirne la biografia, ripercorrendo le tappe dalle relazioni che in quel sito si sono
generate e lavorando sulle contraddizioni che si sono prodotte nel tempo. Un’azione
puntuale sul territorio, gestita in maniera coerente, consente di innescare reazioni, di
provocare nuove attrazioni e di nevralgizzare le aree compromesse.
Spazi residuali. La vegetazione nei processi di rigenerazione urbana
Gli spazi residuali generati dai processi di modificazione della città sono una potenziale risorsa e la loro rigenerazione può innescare significativi processi di trasformazione urbana.L'autore propone la riconfigurazione di questi spazi attraverso l'uso della vegetazione. L'ipotesi nasce per soddisfare la crescente necessità dei cittadini di avere dei luoghi distanti dalla frenesia della metropoli e per rispondere a una rinnovata attenzione per l’ecologia. Al tempo stesso, l'idea incontra l'esigenza di incrementare parchi, giardini e spazi per la natura in contrappunto alla densità del costruito. La lettura di alcuni casi studio individua possibili strategie di trasformazione che mettono in evidenza il valore e le potenzialità di questi spazi, così come la loro importanza nel riattivare relazioni spaziali e sociali. Infine, uno sguardo sui territori del litorale medio adriatico segna l’inizio di un nuovo studio sugli spazi residuali nella città adriatica
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