10 research outputs found

    Nell'Abbazia di Pomposa l'arte incontra la scienza. Le indagini diagnostiche dei dipinti murali del nartece

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    L'articolo illustra le indagini scientifiche di cui sono stati oggetto i dipinti murali che ornano le pareti dell’originario nartece dell’Abbazia di Pomposa. Questo progetto diagnostico, incentrato sulla caratterizzazione della tecnica esecutiva e dello stato di conservazione degli intonaci dipinti, nonché sullo studio macroscopico del paramento murario di supporto, ha costituito una premessa indispensabile per la messa a punto di un intervento “pilota” di restauro, di primaria importanza per un’eventuale futura rivalorizzazione dell’intero ciclo pittorico. Le indagini microchimiche e microscopiche sono state condotte dal Laboratorio Diagnostico di Microchimica e Miscroscopia M2ADL (Università degli Studi di Bologna – Sede di Ravenna), mentre la caratterizzazione mineralogicopetrografica degli intonaci è stata eseguita in collaborazione con il professor Gian Carlo Grillini (Geologo Specialista in Geomateriali e Diagnostica per i Beni Culturali). Il “progetto pilota” di restauro è stato svolto dalla ditta Laboratorio del Restauro srl (Ravenna) sotto la direzione lavori della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le Province di Ravenna, Ferrara, Forlì-Cesena, Rimini

    Il restauro della pavimentazione storica del Pavaglione di Lugo di Romagna

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    Il Pavaglione, caratteristico monumento della città di Lugo di Ravenna, rappresenta uno dei primi centri commerciali della storia, ed infatti la sua costruzione risale alla fine del XVI secolo. Completato poi nel 1879, presenta una forma a corte rettangolare chiusa, delle dimensioni di (100 x 60) m, con un quadriportico formato su due lati paralleli da arcate singole e sugli altri da arcate doppie. Gli interventi di restauro che hanno interessato la pavimentazione del pavaglione sono stati preceduti dalle indagini preliminari che hanno interessato la struttura architettonica nel suo complesso, i materiali costituenti e le diverse patologie di degrado presenti sulla pavimentazione. Inizialmente, dopo la ricerca storica orientata verso la conoscenza delle fasi fondamentali che hanno permesso la costruzione del complesso monumentale e le successive trasformazioni, ci si è orientati verso il reperimento di iconografie e fotografie storiche per comprendere in dettaglio gli elementi e gli aspetti che hanno caratterizzato il monumento dalla fine del secolo scorso ad oggi. Con lo studio preliminare è stato possibile tracciare un quadro interpretativo complessivo di tutti gli aspetti fondamentali per delineare gli studi di approfondimento. La pavimentazione è stata inizialmente interessata da una campagna di rilievi per la definizione morfologica del piano di calpestio (classificando materiali e impianti), ottenuta con i metodi topografico, diretto e fotografico. Le analisi hanno così permesso la precisa caratterizzazione minero-petrografica del materiale, la determinazione del periodo geologico di formazione dei calcari, del livello stratigrafico di appartenenza, nonché l’area geologica di probabile provenienza per possibili approvvigionamenti. Il rilievo a vista dello stato conservativo ha permesso l’individuazione delle morfologie macroscopiche del degrado per ogni singola lastra della pavimentazione del quadriportico. Il progetto di restauro ha interessato la totalità della pavimentazione del quadriportico, gli interventi sono stati poi organizzati per quattro stralci consecutivi corrispondenti alle singole logge. La metodologia di restauro adottata, partendo dai risultati delle indagini preliminari, prevede la definizione dello stato conservativo di ogni lastra, sulla cui base poi sono state individuate le tipologie d’intervento. Con il primo stralcio consistente nel restauro della pavimentazione del loggiato Sud del quadriportico sono state poi verificate sul campo le metodiche e i materiali definiti con il progetto di restauro

    Il Mausoleo di Galla Placidia. Indagini conoscitive e trattamenti manutentivi del paramento murario esterno.

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    Nell'articolo vengono riguardanti il Mausoleo di Galla Placidia di Ravenna, vengono illustrate le indagini coscitive e il progetto di restauro che ha interessato il paramento murario esterno

    La Fontana della Pigna di Rimini.

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    La Fontana della Pigna è considerata da sempre il simbolo di Rimini ed è stata, per centinaia d’anni, l’unica fonte idrica disponibile nel centro città. La Fontana ha una pianta poligonale e si sviluppa secondo una simmetria radiale. In altezza è divisa in quattro livelli: una vasca di raccolta, un vaso di distribuzione, un tamburo che racchiude la “botte” di contenimento dell’acqua ed una “cimasa” che termina con un elemento a forma di pigna. Il tamburo più esterno che raccoglie l’acqua delle quindici bocchette situate nel vano di distribuzione è costituito da trenta specchiature, ai lati di ognuna di queste si trova una colonnina liscia sormontata da un piccolo capitello. La sua immagine compare nella prima “veduta” di Rimini nel bassorilievo marmoreo di Agostino di Duccio (1449-1455), conservato nella Cappella dei Pianeti nel Tempio Malatestiano e raffigurante Rimini sotto il segno del Cancro (segno zodiacale di Sigismondo Pandolfo Malatesta). Nel bassorilievo si può osservare la fontana nella sua forma quattrocentesca. La Fontana della Pigna, ad una prima osservazione, sembra costituita da una sola tipologia lapidea, mentre un’attenta osservazione evidenzia la presenza di vari litotipi : Pietra d’Istria e Pietra di Aurisina (entrambe di due tipologie diverse), Pietra di Verona, Pietra di San Marino e Marmo di Condoglia

    Mineralogical-petrographic characterisation and provenance of "Porta Nuova" stones: a XVI century gate in Ravenna (Italy)

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    Abstract Porta Nuova in Ravenna (Northern Italy) is one of the most beautiful gates of ancient Ravenna walls, built in the XVI century (1580-1585). Through the centuries, the door underwent several restoration events, the most important in 1653. A recent architectural survey has revealed that the Door is currently undergoing both structural deterioration and bad conservation of stone materials. Therefore, the Door has been subjected to laboratory investigation for the purpose of collecting data useful for restoration. This work presents a detailed mineralogical-petrographic, diffractometric and electron microscopy investigation of Porta Nuova stones, which brought to a classification of both natural and artificial materials and to a preliminary evaluation of their deterioration. The results indicate the presence of different ornamental stones. The widespread material is Pietra d’Istria in the four varieties Orsera, “vacuolar”, “nodular” and “facies liburnica”. The use of red “marble” Rosso Ammonitico Veronese was saved for some elements (e.g. entablature frieze, columns pedestals) as to create a beautiful chromatic effect. The frame band of the entablature and the Composite capitals were built with Marmor Proconnesium, whereas Marmor Troadense was employed in the columns drums. Moreover, Pietra di Prun was identified in the capitals’ astragals and Trachite dei Colli Euganei in the small pillars supporting the upper hinges of the main door. All these ornamental stones belong to the historical materials imported since the Roman age in Ravenna from the Veneto-Istrian and Greek-Turkey areas. Taking into account the demolition of the Porta Aurea Arch (occurred in 1582) and of other buildings of Roman age, it is likely that most of the ornamental stones used to build Porta Nuova were re-employed from former buildings. The hanging wall façade is built with recovery bricks of different chromatic shades depending on the concentration of iron oxides. Characteristic secondary phases (e.g. gehlenite, analcime, cristobalite) detected by diffractometric analysis confirm that bricks derive from high temperature firing of the mixture in furnaces. Bricks surface grinding (“sagramatura”) was a common feature. Original lime bedding mortars and finishing plaster mortars with fine sand framework have been distinguished in the hanging wall. A late micro-conglomeratic finishing plaster mortar has also been detected, likely ascribed to one of the several restoration interventions

    La veste di piume (hagoromo)

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    ZEAMI MOTOKIYO - HIDETOSHI NAGASAWA La veste di piume, 2013 50x35/ 36 pag/ 75 cod B17 Esemplare testo del teatro Nō del XV secolo, nella versione originale e nella traduzione inedita di Luca Milasi. Composizione testi in italiano di Rodolfo Campi in Dante c 14, stampati su Amatruda puro cotone da 200 g da Tipoteca Italiana Fondazione. I primi 35 esemplari corredati da un multiplo su rame di Hidetoshi Nagasawa numerato e firmato dall'artista, realizzato con la collaborazione tecnica di Roberto Giudici e Tommaso Grillini. Legatura artigianale di Sandro Francescon.Hagoromo, a Noh play allegedly composed by the greatest Noh author and critic Zeami (fifteenth century) in both the original version and Italian translation. Limited edition (75 copies). The first 35 copies are accompanied by a multiple of copper by Hidetoshi Nagasawa numbered and signed by the artist, realized with the technical collaboration of Roberto Giudici and Thomas Grillini. Handmade binding executed by Sandro Francescon

    SEM-XRD investigation of deterioration morphologies and consolidation prior to restoration: the case of Porta Nuova in Ravenna (Italy).

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    Porta Nuova in Ravenna (Northern Italy), built in the XVi century, has been the object of an interdisciplinary study, comprising an architectural survey of the Gate, mapping ashlars stones and drawing thematic maps. The following ornamental stones have been identified: Pietra d’Istria, Rosso Ammonitico Veronese, Marmor Proconnesium, Marmor Troadense, Pietra di Prun and Trachite dei Colli Euganei. Among these, Marmor Proconnesium and Marmor Troadense could be ancient materials recovered from monuments of Roman age. In order to carry out conservative restoration, it is of primary importance to know not only the nature and provenance of ornamental stones and building materials for possible replacement and/or integration, but also to define accurately their deterioration morphologies. The in situ analysis, implemented by mineralogical-petrographic analysis, SEM-EDS and XRD investigations, allowed drawing a map of the main types of deterioration morphologies, i.e. differential deterioration, black crusts, oxalate films, rust spots, fracture systems, biological patina and presence of vegetation (Norma UNI 11182 - 2006). Moreover, the enhanced deterioration of the architectonic structure of the Gate has required specific investigation by microseismicity, endoscopic tests and georadar analyses. These results allowed to make a preliminary intervention with consolidation of fractured and detached stone elements, and to secure the building elements prior to the restoration intervention

    Ferrara Architettura 2. Arte di costruire

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    Il testo raccoglie la sintesi di tesi di laurea e ricerche universitarie dedicate all’arte di costruire a Ferrara, seguendo il filo conduttore del legno, materiale scarsamente disponibile in città, da sfruttare con abilità e senza sprechi (soffitto a lacunari nel Palazzo dei Diamanti, travi composte, marche incise negli elementi strutturali) e del cotto, materiale ampiamente diffuso nella tradizione costruttiva locale e impiegato sia per esigenze strutturali che per delicate soluzioni decorative (decorazioni in cotto e terrecotte architettoniche). Tesi pubblicate: -V. Casali, M. Finelli, "Analisi e proposte per il sistema soffitto-copertura del salone del Palazzo dei Diamanti"; relatori: arch. C. Di Francesco, ing. G. Mezzadri; correlatore: arch. R. Fabbri; A.A. 1999/2000 -V. Virgili, "Le decorazioni in cotto a Ferrara. Problemi ed esperienze di intervento"; relatori: arch. C. Di Francesco, prof. F. Bevilacqua; correlatori: arch. R. Fabbri, dott. G.C. Grillini; A.A. 2000/2001 -E. Giunchi, R. Malvezzi, M. Russo, "Travi composte in legno nella Ferrara rinascimentale: indagini conoscitive e proposte d'intervento"; relatori: prof. C. Alessandri, arch. R. Fabbri; A.A. 2001/2002 -S. Ciliani, M. Bagatin, "Progetto di valorizzazione delle terrecotte architettoniche a Ferrara: studi e proposte per percorsi turistici"; relatori: arch. C. Di Francesco, arch. R. Fabbri; correlatore: prof. F. Bevilacqua; A.A. 2002/200

    Ricerca umanistica e diagnostica per il restauro. Bologna:il caso Curti in città e in villa

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    Il coinvolgimento, nelle fasi di studio, di ricerca, di comunicazione, di alcuni dei più importanti responsabili della tutela e della conservazione in ambito territoriale ha garantito al progetto sperimentazione, attuazione e documentazione degli esiti. L’idea di permeabilità visiva, di flusso costante di suggestione d’immagini, tra città e museo, museo e territorio, è ribadita dalla presenza di opere che, anche quando non interne alle varie realtà museali, costituiscono un nodo culturale imprescindibile alla comprensione dei percorsi artistici dei materiali custoditi ed esposti, precisano la geografia culturale, la specificità di Curti e della quadratura bolognese
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