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    'Tagliacarte' di G. Traina, Marco Antonio (Laterza, Bari 2003)

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    Segnalazione bibliografica di G. Traina, Marco Antonio (Laterza, Bari 2003), rilettura della biografia del triumviro, con particolare risalto ai caratteri 'orientalizzanti' della stess

    Lo specchio infranto. Il teatro di Vitaliano Brancati e Giovanni Testori alle prese con la censura (1944-1962)

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    A partire dai documenti inediti conservati nel Fondo Revisione Teatrale dell’Archivio Centrale dello Stato, la tesi affronta un tema poco frequentato dalla critica: la censura in Italia nel secondo dopoguerra. Il primo capitolo è dedicato alle leggi che hanno regolato la censura dall’Unità d’Italia fino agli anni Sessanta del Novecento: oltre alla censura editoriale e teatrale, non è stata trascurata quella che coinvolse il cinema, la radio e la televisione; accanto alla censura civile, è stata presa in considerazione anche quella vaticana. Nel secondo e nel terzo capitolo vengono analizzati due casi di studio per certi versi opposti e complementari: il siciliano Vitaliano Brancati e il lombardo Giovanni Testori, dei quali viene ripercorsa la censura delle opere sottoposte a revisione. Seguono sei appendici, quattro delle quali riguardano il fenomeno censorio nella sua complessità: un prospetto di 208 copioni non approvati, l’elenco di tutte le opere sottoposte a censura da parte di cinque autori scelti (Bassani, Brancati, Pasolini, Moravia e Testori), l’inventario parziale del Fondo Revisione Teatrale e un prospetto della censura di alcune opere cinematografiche interessanti da un punto di vista letterario (approntato sfruttando il database Italia taglia). Infine, è stata allestita l’edizione di tutti i documenti afferenti alla censura di Vitaliano Brancati conservati nel Fondo Revisione Teatrale e l’edizione degli otto copioni de L’Arialda conservati in Archivio, che attestano le tre distinte redazioni della commedia sottoposte agli uffici governativi

    La città che divora. Aspetti paideutici e giuridici nella XII Declamazione dello Pseudo-Quintiliano, in A. Stramaglia, G. Traina, A. Lovato (eds.), Le Declamazioni maggiori pseudo-quintilianee nella Roma imperiale. Contesti, tecnica, ricezione (in stampa)

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    Nella prima parte del contributo si analizza il topos del cannibalismo come declinazione del contrasto fra natura e morale; nella seconda si approfondisce il principio legislativo del testis unus testis nullus come elemento di raccordo fra il testo pseudo-quintilianeo e la pratica storiografica

    L’apport de l’Archéologie à la connaissance de l’Antiquité Tardive

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    Una sitesi sull'archeologia dell'età tardioantica e dei suopi apporti alla conoscenza della fine dell'antichità e del passaggio all'alto medioevo nelle città, nelle campagne, nei commerci, nella società

    G. Traina (a cura di), Studi sull’XI libro dei Geographika di Strabone, Congedo ed., Galatina 2001, in Polifemo 1, 2002, 60-62.

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    The work is a review of the volume edited by G. Traina on the 11th book of Strabo's Geographica focusing on Asia (from the Danube to the Caucasus), Media and Armeni

    Atti diplomatici romani, 338-270 a.C. Cronologia e contesto storico

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    Il soggetto della tesi è l'analisi degli atti diplomatici romani stipulati durante la conquista romana dell'Italia. Questi atti sono principalmente foedera, paces, societates e amicitiae, con i loro equivalenti greci. A partire dall'analisi sistematica degli atti diplomatici, ho dimostrato che l'attività diplomatica roman portò alla conquista dell'Italia tanto quanto l'attività militare. L'azione diplomatica dei Romani nel panorama politico italico fu differente da quella di altre potenze; di conseguenza, gli atti diplomatici Romani erano molto elaborati (per quanto ci è dato vedere). Infine, molte fonti che sembrano a prima vista incoerenti acquistano senso se analizzate a partire da un'analisi della situazione diplomatica. Le conclusioni riguardano la strategia geopolitica e diplomatica dei Romani fra IV e III sec. a.C. I Romani usarono la diplomazia come strumento di conquista. Furono sofisticati nel redigere gli atti diplomatici, scegliendo con cura clausole e termini e usandoli per promuovere la presenza romana fra altre popolazioni italiche, ampliando i propri orizzonti diplomatici. Con la diplomazia, i Romani presero contatti con molte presenze politiche fra i popoli italici e italioti; stipularono paci, passarono di guerra in guerra - provocandone alcune più utili per loro stessi - , conclusero alleanze che risultarono nell'ampliamento dell'esercito romano, colonizzarono territori, tennero d'occhio le potenze che non erano ancora sotto il loro dominio.The main subject is the analysis of Roman diplomatic acts stipulated during the Roman conquest of Italy. These acts are mainly foedera, paces, societates and amicitiae, with their Greek equivalents. Starting from the systematic analysis of diplomatic acts, I have argued that Roman diplomatic action led to the conquest of Italy as much as military action. Moreover, Roman diplomatic action in the Italian political landscape was different from other powers; subsequently, Roman diplomatic acts (as far as we can notice) were much elaborated. Finally, many sources thought to be incoherent acquire sense if they are read within a diplomatic analysis. My conclusions concern Roman geopolitical and diplomatic strategy between the IV and III centuries BC. The Romans used diplomacy as a tool of conquest. They were sophisticated in redacting diplomatic acts, carefully choosing clauses and words, and they used them to promote Roman presence among other Italic peoples, widening their diplomatic horizon. With diplomacy, the Romans took contact with many political presences among Italic and Italiote peoples; they made peace, moving onto other wars; they provoked useful wars for them; they made alliances that provided also military enlargements for the Roman army; they colonized territories; they carefully kept an eye on the powers that were not yet under their dominion

    Linguaggi del potere e violenza mediale nel teatro di Elfriede Jelinek. “Unseres” (E' nostro)

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    La questione del rapporto tra linguaggio e potere e tra linguaggio e violenza è centrale nell’opera di Jelinek, in cui si evidenzia la funzione performativa del linguaggio che diventa motivo di esibizione e riflessione. I suoi drammi rivelano il gioco, le forme del potere, anche linguistico, all’interno degli attuali discorsi politici, sociali, economici, culturali condotti e prodotti dai media. Una delle sue ultime opere teatrali, "Unseres", mostra come il potere diffonda, attraverso i media e mettendoli in bocca ai cittadini, offese razziste, insulti, ingiurie che feriscono le minoranze e gli esclusi, quelli che la filosofa statunitense Judith Butler chiama excitable speech, parole dell’odio che provocano e che richiedono una reazione. Se i media usano il linguaggio per manipolare il linguaggio stesso, offrendolo ai fruitori preformato, prodotto artificialmente, Jelinek critica e ‘riproduce’ proprio questa artificialità esponendola alla lettura e alla riflessione sullo spazio del ‘nostro’
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