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A new institutional landscape for data protection law after the GDPR
Il saggio è pubblicato nel Volume dedicato ad approfondire, con taglio interdisciplinare, il tema della "data protection" nella sua dimensione di diritto fondamentale della persona, alla luce delle novità introdotte in materia dalla nuova normativa dell’Unione europea e nazionale entrata in vigore nel 2018 (Regolamento Ue n. 2016/679 – GDPR; Direttiva dati personali n. 2016/680; normativa nazionale di recepimento), nonché della giurisprudenza dei giudici europei e nazionali, con particolare riferimento ai profili di diritto costituzionale, diritto processuale civile e diritto penale sottesi alla protezione dei dati personali, indagati durante gli anni di corso del Modulo Jean Monnet di cui il Volume rappresenta la pubblicazione conclusiva (Modulo Jean Monnet “Personal data protection as a fundamental right in the EU in the digital age - A dialogue among Constitutional Law, Criminal Law, Civil Procedure Law and Judicial Protection of IP Rights”, co-finanziato dalla Commissione europea nell'ambito del Programma Erasmus+- Azione Jean Monnet, nell’ambito del Corso di studi in Giurisprudenza dell’Università degli Studi dell’Insubria sede di Varese negli anni 2015-2019; Academic Coordinator: Giulia Tiberi; Key Module Leaders: Giulia Tiberi (per il Curriculum costituzionalistico), Francesca Ferrari (per il Curriculum processual-civilistico), Gilda Ripamonti (per il Curriculum penalistico).
Il saggio della Academic Coordinator e module leader del Curriculum costituzionalistico Giulia Tiberi, dal titolo “A new institutional landscape for data protection law after the GDPR”, indaga le implicazioni per il complessivo sistema istituzionale euro-nazionale scaturenti dal nuovo Regolamento generale protezione dati che ha segnato il passaggio da un sistema decentralizzato di controllo e enforcement della regole a tutela dei dati personali – affidato ad autorità indipendenti garanti nazionali istituite nei vari Stati membri – ad un sistema maggiormente centralizzato di “governance” rappresentato dalla istituzione a livello europeo dello “European Data Protection Board”.
E' stata mantenuta la lingua inglese poichè così richiesto quale prodotto di ricerca del progetto di ricerca Jean Monnet finanziato
Data protection tra Unione europea, Italia e Svizzera
Volume conclusivo del Modulo Jean Monnet “Personal data protection as a fundamental right in the EU in the digital age - A dialogue among Constitutional Law, Criminal Law, Civil Procedure Law and Judicial Protection of IP Rights” (co-finanziato dalla Commissione europea nell'ambito del Programma Erasmus+- Azione Jean Monnet), svoltosi nel Corso di studi in Giurisprudenza dell’Università degli Studi dell’Insubria negli anni 2015-2019 - Academic Coordinator: Giulia Tiberi; Key Module Leaders: Giulia Tiberi (per il Curriculum costituzionalistico), Francesca Ferrari (per il Curriculum processual-civilistico), Gilda Ripamonti (per il Curriculum penalistico).
Il Volume raccoglie saggi dedicati ad approfondire, con taglio interdisciplinare, il tema della "data protection" nella sua dimensione di diritto fondamentale della persona, alla luce delle novità introdotte dalla nuova normativa dell’Unione europea e nazionale sulla "data protection" entrata in vigore nel 2018 (Regolamento Ue n. 2018 - GDPR e Direttiva Ue n. 2016/680; D.lgs. n. 101/2018) ) e alla luce della giurisprudenza dei giudici europei e nazionali, con particolare riferimento ai profili di diritto costituzionale, diritto processuale civile e diritto penale indagati durante gli anni di corso del Modulo Jean Monnet.
Tra gli Autori del Volume, oltre alle tre “key module leaders” docenti del Modulo Jean Monnet, vi sono funzionari di autorità garanti del settore, professori di altre Università esperti della materia, avvocati italiani e svizzeri, nonchè dottorandi di ricerca: la riflessione ha così potuto estendersi a considerare le novità del nuovo quadro normativo e dei poteri delle autorità garanti dei dati personali (col saggio della Dott. Roberta Pacetti, Funzionario del Garante per la protezione dati personali), le nuove sfide legate al ricorso all'intelligenza artificiale e ai fenomeni dei "Big Data" e del "Machine Learning" (col saggio del Prof. Alessandro Mantelero) , i risvolti penalistici del crescente fenomeno del cd. “furto di identità digitale” (nel saggio del Prof. Roberto Flor), il trattamento dei dati personali per finalità di marketing e profilazione (nel saggio dell’Avv. Andrea Mantovani), i controlli a distanza dei lavoratori (nel saggio del dottorando di ricerca Mattia Polizzi), i rapporti tra “data protection” e accesso agli atti amministrativi (nel saggio dell’Avv. Maurizio Lo Gullo). Una particolare attenzione è stata inoltre dedicata alla analisi degli aspetti internazional-privatistici delle azioni per risarcimento danni conseguenti alle violazioni del Regolamento europeo protezione dati (nel saggio della Prof. Ornella Feraci), corredata dalla valutazione della portata extraterritoriale propria del Regolamento europeo protezione dati, indagata in una prospettiva transnazionale - resa evidente sin dal titolo del Volume - con riferimento al vicino ordinamento elvetico (grazie al saggio dell’avvocato svizzero Giorgia Collina) e già oggetto di indagine da parte del Centro Studi di diritto svizzero dell’Università degli Studi dell’Insubria, diretto dal Prof. Paolo Bertoli
Introduzione
Introduzione dei Curatori del Volume dedicato ad approfondire, con taglio interdisciplinare, il tema della "data protection" nella sua dimensione di diritto fondamentale della persona, alla luce delle novità introdotte in materia dalla nuova normativa dell’Unione europea e nazionale entrata in vigore nel 2018 (Regolamento Ue n. 2016/679 – GDPR; Direttiva dati personali n. 2016/680; normativa nazionale di recepimento), nonché della giurisprudenza dei giudici europei e nazionali, con particolare riferimento ai profili di diritto costituzionale, diritto processuale civile e diritto penale sottesi alla protezione dei dati personali, indagati durante gli anni di corso del Modulo Jean Monnet di cui il Volume rappresenta la pubblicazione conclusiva (Modulo Jean Monnet “Personal data protection as a fundamental right in the EU in the digital age - A dialogue among Constitutional Law, Criminal Law, Civil Procedure Law and Judicial Protection of IP Rights”, co-finanziato dalla Commissione europea nell'ambito del Programma Erasmus+- Azione Jean Monnet, nell’ambito del Corso di studi in Giurisprudenza dell’Università degli Studi dell’Insubria sede di Varese negli anni 2015-2019; Academic Coordinator: Giulia Tiberi; Key Module Leaders: Giulia Tiberi (per il Curriculum costituzionalistico), Francesca Ferrari (per il Curriculum processual-civilistico), Gilda Ripamonti (per il Curriculum penalistico).
Le prospettive per la protezione dei dati in Europa, delineate nell’Introduzione, non sono disgiunte dalle sfide che la riforma della protezione dati personali solleva, oltre che sotto il profilo istituzionale (per il rinnovato ruolo assegnato alle autorità garanti, tanto a livello nazionale quanto europeo), nei più diversi scenari. Basti pensare al processo civile, ove problematica è la sorte delle prove acquisite in violazione della disciplina a tutela dei dati personali; o all’attività di impresa, in relazione ad attività di marketing e di profilazione dei clienti consumatori sempre più raffinate; o, ancora, si pensi al sempre più problematico pervasivo controllo a distanza dei lavoratori che le nuove tecnologie hanno ormai spalancato. Di non minor spessore sono i problemi che emergono sul versante delle tutele, tanto sul piano civilistico e risarcitorio (ove le nuove misure di “private enforcement” per azioni di risarcimento danni conseguenti alle violazioni del Regolamento dati, data la frequente natura transfrontaliera delle stesse, genera rilevanti questioni internazional-privatistiche), quanto sul piano penalistico, a seguito dell’introduzione da parte del legislatore di un complesso mosaico di nuove incriminazioni, depenalizzazioni e “restyling” di fattispecie incriminatrici, indagate nella loro problematica connotazione in relazione al principio di legalità e al rispetto del ne bis in idem sostanziale e processuale, senza tralasciare le opzioni di politica criminale che pone la tutela di un bene che assume connotati vieppiù pubblicistici.
Non mancano nell’indagine incursioni in territori di frontiera: dall’intelligenza artificiale – che sta plasmando la contemporanea “società dell’algoritmo”, con le criticità che la stessa reca con sé in relazione a principi tradizionali della protezione dati personali –, ai fenomeni criminosi riconducibili al c.d. “identity theft” (per indicare il furto e la captazione abusiva di credenziali o di profili di autenticazione).
A completamento del quadro di indagine, il volume colloca la riforma della normativa a protezione dei dati personali in una dimensione globale, riflettendo sulla applicazione extraterritoriale della nuova disciplina europea, illuminata altresì dall’approfondimento del tema delle condizioni richieste per il trasferimento dei dati verso Stati Terzi e segnatamente verso l’ordinamento elvetico, la cui disciplina riformata è indagata alla luce della normativa europea grazie al contributo scientifico di esperti elvetici della materia e del Centro studi di diritto svizzero dell’Università dell’Insubria, diretto dal prof. Paolo Bertoli
J. R. Rietra, S. J. G. Suetoni Tranquilli Vita Tiberi, c. 24-40
J. R. Rietra, S. J. G. Suetoni Tranquilli Vita Tiberi, c. 24-40. In: Supplément critique au Bulletin de l'Association Guillaume Budé, n°1,1929. pp. 161-167
Il parere 1/15 della Corte di Giustizia: la prima volta di uno scrutinio di compatibilità di un accordo internazionale con la Carta dei diritti fondamentali
Dal consiglio d'Europa: Il caso Big Brother Watch quale cambio di paradigma nel bilanciamento tra sicurezza e tutela dei diritti fondamentali?
La lingua perduta di Tampere: frontiere e migranti tra sovranità degli Stati e diritti fondamentali
Il saggio affronta, in un quadro di multilevel constitutionalism, le dinamiche istituzionali e giurisdizionali riguardanti le politiche comuni in tema di immigrazione e asilo che hanno trasfigurato, nell’arco di poco più di un ventennio, lo “spirito di Tampere” che aveva marcato il sorgere di uno “Spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia”. Se infatti il Programma approvato nel 1999 dal Consiglio europeo di Tampere era stato il punto di approdo di un impegno degli Stati membri a realizzare, anche nel settore dell’immigrazione e dell’asilo, una integrazione europea fondata sulla “libertà”, connotata dai diritti fondamentali quali valori comuni e dotata di istituzioni democratiche operanti nel rispetto dello stato di diritto, le successive vicende hanno tracciato un percorso ben diverso, ben riflesse dalla torsione securitaria impressa allo Spazio LSG, da politiche europee “liquide” al di fuori dei Trattati europei segnate dal perverso connubio tra azione intergovernativa e informalità procedurale nel controllo delle frontiere, cui la stessa giurisprudenza del giudice europeo in materia di immigrazione ed asilo non ha saputo porre argine in ciò distinguendosi dal “cosmopolitismo” che connota la giurisprudenza di diverse corti costituzionali nazionali in tema di protezione del non cittadino, e tra queste segnatamente della Corte costituzionale italiana. Nel conflitto tra prerogative statali e diritti fondamentali in materia di immigrazione ed asilo, pur a fronte di pronunce garantiste, la Corte di Giustizia ha invece sposato un orientamento che, più che indice di judicial modesty tipicamente legata alla preoccupazione di preservare gli spazi del legislatore democratico, pare potersi più realisticamente inquadrare come espressione di denialism e passivism. Se dunque le vicende che hanno connotato sin qui le politiche migratorie dell’Unione, e segnatamente quelle che intersecano il diritto di asilo, destano da tempo allarme per lo stato della effettiva protezione dei diritti fondamentali dei migranti e richiedenti asilo, per invertire le tendenze in atto a livello sovranazionale – condizionanti gli ordinamenti nazionali non soltanto attraverso provvedimenti normativi, ma soprattutto attraverso prassi informali di soft law che comunque obbligano gli Stati sul piano della effettività – occorrerebbe coniugare esigenze di irrobustimento del political constitutionalism con nuove declinazioni del judicial constitutionalism nel segno di un intervento cooperativo delle corti costituzionali nazionali per orientare le politiche migratorie dell’Unione verso il pieno rispetto dei diritti fondamentali
Il caso Schrems II: sovranità digitale europea o colonialismo giudiziario?
L’articolo affronta il tema, particolarmente delicato per il mondo sempre più globalizzato e digitalizzato in cui viviamo, delle garanzie legate al trasferimento di dati personali verso Stati terzi ed, in particolare, verso gli USA, alla luce della attesissima decisione resa dalla Corte di Giustizia nel caso Schrems II, ponendo in evidenza le dense questioni giuridiche ad essa sottese
La direttiva UE sull'uso dei dati del codice di prenotazione (PNR) nella lotta al terrorismo e ai reati gravi
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