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    «Kluge Narrn reden besser». Poetische Kor­respondenzen zwischen Heines Nordsee­-Zyklen und Nietzsches Dionysos-Dithyramben

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    Um die Dichterfigur Heines entfaltet sich in Nietzsches Werk und Nachlass ein dichtes Netz an Motiven, Bildern und Bezügen, die neben verschiedenen Brüchen und Perspektivierungen eine grundlegende Kontinuität zwischen der frühen und der späten Vision erkennen lassen. Zentrale Bedeutung haben dabei die Identifizierung mit dem Narren sowie der Bezug auf die Parodie. Der Beitrag prüft, ob wesentliche poetologische Korrespondenzen zwischen Heines Nordsee-Zyklen und Nietzsches Dionysos-Dithyramben bestehen, die nicht zuletzt auf deren eigentümliche Stellung innerhalb der Gattungsgeschichte der Hymne zurückzuführen sind. Die Nordsee-Zyklen markieren – so die hier begründete These – den Anfang einer neuen Poetik der Hymne im Zeichen der Parodie, die bei Nietzsche eine Fortsetzung und eine Radikalisierung finden

    Vite parallele e spazi eterotopici. Cannibalismo e identità in Emmanuel Carrère e Andreï Makine

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    Limonov (2011) di Emmanuel Carrère e Le pays du lieutenant Schreiber (2014) di Andrei Makine sono due biografie romanzate. La prima è scritta da un francese di discendenze russe e dedicata al personaggio Eduard Limonov, il cui nome da solo sfiora i limiti della leggenda; la seconda, scritta dallo «straniero» Makine, raccoglie le memorie di un soldato della seconda guerra mondiale, Jean-Claude Schreiber, di origini ebree e prussiane, decorato e deportato nei campi di concentramento, in fine eroe dimenticato della resistenza francese. Lo sguardo di Carrère nei confronti della Russia e quello di Makine verso la nuova madrepatria francese, che dal 1995 l’ha naturalizzato, rappresentano un confronto importante per la straniante e ibrida concezione dell’Est da parte dell’Ovest e dell’Ovest da parte dell’Est. L’articolo si propone di mettere a confronto queste due vite parallele e le rispettive eterotopie contemporanee, tra disinganno, pregiudizio e cannibalismo identitario

    "Das Recht zur magischen Geschichtsbetrachtung". Karl Wolfskehls geschichtstheoretische Essays

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    Prendendo avvio da una critica al positivismo moderno, Karl Wolfskehl, esponente di spicco del circolo di George, teorizza un programma specifico di conservazione della tradizione e della memoria culturale basato sul concetto di „magische Geschichtsbetrachtung“. Il contributo ricostruisce questo programma sulla base di alcuni saggi teorico-filosofici, scritti da Wolfkskehl tra la fine degli anni 20 e l'inizio degli anni 30, finora quasi completamente trascurati dalla critica. Dall'analisi emerge nel dettaglio una concezione originale di sapere storico, di conservazione della memoria culturale e, in questo, la funzione che Wolfskehl attribuisce al mito. La ricostruzione attribuisce un peso centrale al ruolo della concezione nietzscheana della storia così come viene recepita da Wolfskehl, mettendo in luce specifiche analogie e differenze

    »Veränderte Mischungen«. Kommerells ästhetische Erziehung

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    Il contributo prende in esame alcuni scritti di Max Kommerell dedicati a Schiller e a Nietzsche negli anni 30 per ricostruire lo specifico programma di "educazione estetica" formulato dal critico in contrapposizione sia al circolo di George sia all'ideologia del regime. L'"educazione estetica" di Kommerell è originale nel suo richiamo alla psicologia analitica e nel suo mettere al centro i concetti di gioco, sogno e immaginazione

    Karl Wolfskehl. Ein polyedrischer Dichter

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    Rezeption des Werks Karl Wolfskehls und Forschungslücke

    Sotto la lente del postcolonialismo occidentale. Il ruolo e la ricezione di Svetlana Aleksievic e Serhii Zadan tra Est ed Ovest.

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    L'autore analizza i casi letterari di Svetlana Aleksievič e Serhii Žadan, rileggendo attraverso il prisma dell'esperienza dei due autori l’emergere di nuove scritture transnazionali sulla scena post-sovietica

    Katja Petrowskaja tra Est e Ovest. Note su una lettura mnemografica di Forse Esther

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    L'articolo analizza le diverse forme di ricordo presenti in "Forse Esther" di Katja Petrowskaja

    Babij Jar e la memoria della Shoah in "Forse Esther" di Katja Petrowskaja

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    Il contributo è dedicato al tema della memoria della Shoah in Urss nell’opera "Forse Esther" di Katja Petrowskaja. Attraverso le complesse e frammentarie dinamiche della postmemory, l’autrice delinea un percorso che si snoda attraverso i luoghi simbolo della Shoah tra est e ovest, non solo ricordando il volto meno noto dello sterminio nazista e le dinamiche di occultamento e di rimozione forzata di cui in URSS esso è stato oggetto, ma cercando di restituire un volto unitario alla Shoah in Europa
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