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    Profili generali del sistema di istruzione scolastica

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    Il saggio ricostruisce l’evoluzione della disciplina relativa al sistema di istruzione italiano. Viene innanzitutto analizzata la normativa in materia d’istruzione prevista nelle leggi di riforma degli anni Novanta. In particolare, vengono esaminati i provvedimenti che hanno riconosciuto una maggiore autonomia alle istituzioni scolastiche, previsto un ampio decentramento di funzioni amministrative dallo Stato al sistema delle autonomie e introdotto una riforma dell’organizzazione del servizio scolastico nazionale (riforma del Ministero della pubblica istruzione, del pubblico impiego e degli organi collegiali territoriali). Vengono altresì analizzate le discipline relative al sistema paritario pubblico-privato (l. n. 62 del 2000) e dei vari settori dell’istruzione (Istruzione elementare, istruzione secondaria di primo grado, istruzione secondaria di secondo grado, istruzione artistica). Il saggio, inoltre, mette particolarmente in luce l’impatto della riforma del Titolo V, parte seconda, della Costituzione, sul sistema d’istruzione e formazione. Tale riforma, infatti, ha inciso profondamente sul riparto di competenze legislative tra Stato e Regioni. In questo contesto, una particolare attenzione è prestata, oltre che all’esame delle novità contenute nella riforma costituzionale, alla recente legislazione statale e regionale intervenuta in materia di istruzione a seguito della riforma stessa

    Istruzione e formazione

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    Il saggio ricostruisce la disciplina relativa al settore dell'istruzione e della formazione. In particolare, dopo aver ricostruito il processo di riforma in materia di istruzione e formazione, precedenti alla modifica del Titolo V della Costituzione, ci si sofferma su quest'ultima, per evidenziare come si sia assistito al consolidamento di un sistema integrato di istruzione-formazione professionale. Viene altresì esaminata la legislazione regionale in materia di formazione professionale e vengono compiute alcune riflessioni sulle possibili prospettive di sviluppo del sistema formativo

    Interventi pubblici a sostegno delle famiglie nell'educazione dei minori

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    L’articolo si focalizza sull’opportunità di adottare nuove politiche pubbliche che abbiano ad oggetto la funzione educativa dei genitori. Si parte dalla constatazione che il dovere dell’educazione imposto ai genitori non attenga esclusivamente all’interesse privato ma debba essere considerato di interesse pubblico. Nella prima parte del saggio viene quindi messa in luce la necessità – soprattutto a seguito di un aumento della devianza giovanile e di un processo di rivendicazione, da parte dei cittadini, di una maggiore sicurezza sociale – di una valorizzazione degli interventi pubblici volti a garantire una buona educazione al minore, da un lato, e una pacifica convivenza sociale, dall’altro. In particolare, viene sottolineato che l’idea di un intervento pubblico nei processi educativi dei minori trova fondamento in una corretta interpretazione della Costituzione italiana ed emerge altresì in diverse raccomandazioni delle organizzazioni internazionali ed europee. Nella seconda parte del saggio - dopo aver evidenziato l’inadeguatezza delle tradizionali politiche pubbliche di sostegno ai genitori nell’esercizio della propria funzione educativa - vengono esaminate tipologie di intervento maggiormente innovative ed efficaci che, sulla scia di soluzioni già sperimentate in altri Paesi europei, potrebbero essere introdotte anche in Italia. Ciò al fine di incentivare i genitori ad esercitare in modo più adeguato e responsabile i loro compiti educativi

    La regolamentazione regionale dei servizi sociali attraverso piani, atti di indirizzo e linee guida : effetti sui Lep

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    L'intervento ha ad oggetto la regolamentazione regionale in materia di servizi sociali e compie una valutazione circa gli effetti che possono derivare da un maggiore ricorso, da parte delle Regioni, all’elaborazione di atti amministrativi generali, linee guida e standard sull’effettiva garanzia dei livelli essenziali delle prestazioni sociali

    Le diverse declinazioni del principio di leale collaborazione nella delegazione legislativa elaborate dalla giurisprudenza costituzionale (alla luce della sent. n. 251 del 2016)

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    In questo scritto viene analizzata la giurisprudenza costituzionale sui cd. “limiti ulteriori” della delegazione legislativa e, più in particolare, sull’acquisizione di un parere o di un’intesa, in sede delle Conferenze, Stato-Regioni e Unificata, sugli schemi di decreto legislativo del Governo. Ciò al fine di verificare l'effettiva portata innovativa della sent. n. 251 del 2016 sul principio di leale collaborazione nel procedimento di delegazione legislativa, ossia se essa si inserisce nel solco della precedente giurisprudenza costituzionale oppure costituisce, in materia, un punto di svolta o di rottura. In particolare, si analizza l’impatto della sentenza sull’istituto della delegazione legislativa e sul grado di discrezionalità del legislatore delegante e del legislatore delegato. Vengono quindi valutate le conseguenze che la sentenza è in grado di produrre, non solo in relazione al caso concreto ma, in generale, sul procedimento di delega. Infine, si riflette sulla remota possibilità che l’orientamento della Corte costituzionale trovi conferma in futuro

    Il sistema di governo regionale integrato : alla ricerca di un equilibrio tra esigenze di riordino territoriale, razionalizzazione della spesa pubblica e garanzia dei diritti

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    Il volume prende le mosse da una riflessione sulle questioni problematiche che derivano dall’attuazione del modello autonomistico delineato dalla riforma del Titolo V, parte seconda, della Costituzione. Tale modifica, introducendo un assetto costituzionale policentrico, basato su una tendenziale pariordinazione dei diversi enti che costituiscono la Repubblica, ha determinato, di fatto, un sistema che oscilla tra “regionalismo” e “municipalismo” ove le Regioni hanno spesso incontrato difficoltà a governare sul proprio territorio, non riuscendo talora a far applicare agli enti locali le proprie leggi e, di conseguenza, a realizzare concretamente le proprie politiche. La tesi di fondo del lavoro è che il modello autonomistico costituzionale può essere concretamente realizzato solo attraverso un’implementazione di un sistema sinergico di relazioni tra Regioni ed enti locali, anche al fine di garantire un equilibrio tra esigenze unitarie regionali, che perseguono lo scopo di rimuovere gli squilibri economici e sociali sul territorio, ed esigenze di differenziazione, legate al processo di valorizzazione delle autonomie. Partendo da questa constatazione, si è ritenuto opportuno procedere ad una individuazione delle tipologie di decisioni regionali che richiedono una maggior collaborazione, se non un certo grado di concertazione, tra gli enti regionali e locali, e ad una analisi dei diversi strumenti di collaborazione tra gli enti, sia formali che informali, introdotti negli ultimi anni a livello regionale. Si è quindi compiuta una valutazione circa l’effettiva portata innovativa che tali strumenti sono stati in grado di produrre e si sono sviluppate alcune proposte tali da garantire un sistema di governo regionale maggiormente integrato. Il lavoro dedica inoltre una particolare attenzione alle conseguenze che l’auspicato processo di potenziamento di modelli organizzativi maggiormente integrati può produrre sulla razionalizzazione delle spese e sull’efficienza, efficacia ed economicità della gestione dei servizi e, al contempo, sulla garanzia dell’effettività nella tutela dei diritti. In particolare, l’esame di quei settori – come quello dei servizi sociali, oggetto del quarto capitolo del volume – in cui sono stati introdotti modelli innovativi di organizzazione e gestione dei servizi, basati su una maggiore integrazione tra gli enti, dimostra come tali modelli abbiano avuto ricadute positive sull’efficacia e sull’efficienza dell’azione amministrativa e, pertanto, sulla effettiva garanzia dei diritti. Per altro verso, evidenziate le difficoltà che possono incontrare le Regioni nel realizzare un coordinamento con un sistema eterogeneo di numerosi enti comunali, viene sottolineata la necessità di procedere ad una razionalizzazione del territorio e ad un riordino degli enti, ai fini di creare le condizioni per una valorizzazione del processo di integrazione tra Regioni ed enti locali e di affrontare le nuove sfide che derivano dalla difficile congiuntura economico-finanziaria in cui ci troviamo

    Political Disinformation on the Net and the Risk to Democracy

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    The essay aims at analizing the relationship between the changes of political information, disseminated through the net, and the dangers to democracy. In particular, three topics will be addressed: the change of ways of making political information on the net; the new characteristics of political information disseminated on the net and the risk for democracy; the need to combat political disinformation on the net through an adequate regulation. In this regard, the paper analyzes the misures adopted in some European countries, such as France, Germany and Spain, aimed at countering disinformation online and fake news, especially in the field of political information, and the action started by the European Union for this purpose. The measures adopted by some European countries are aimed at: repressing the disinformation and fake news; providing transparency obligations for providers; promoting media literacy programs. Instead, the European Union preferred to resort to self-regulation by providers. In fact, although the European Union can adopt a regulation containing specific obligations for providers, for the moment it has provided for the adoption of a Code of good practices to combat disinformation which is not binding for them. In this regard, the paper analyzes the possible measures that States and European Union could introduce in order to combat the phenomenon of political disinformation able to influence the voters and condition the electoral competitions. Finally, the paper focuses on the effectiveness of these measures and their limits

    A favore delle zone montane: dalla legislazione organica statale a legislazioni organiche regionali (e oltre)

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    The essay analyzes, first of all, the changes in State legislation on mountain areas. Until the nineties of the last century, art. 44, second paragraph, of the Italian Constitution was implemented through organic legislation aimed at enhancing and protecting the mountains. Subsequent legislation no longer considered mountain territories in a specific and autonomous way (if compared to other territories) but rather provided for sectoral interventions that can «also» (but not only) affect mountain areas. Starting from these premises, the study mainly focuses on regional legislation in favor of mountain areas. In this context, it should be noted that said legislation generally has not been able to meet the needs of an effective development of mountain areas, neglecting their «specificity». However, there are some Regions that have foreseen important interventions in favor of the mountains, also through specific and organic laws. Therefore, the essay examines the legislations of the Emilia-Romagna, Lombardy, Piedmont and Veneto Regions aimed at enhancing and protecting mountain areas

    La collaborazione tre Regione ed enti locali per la realizzazione di nuovi modelli di governo sul territorio

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    L’intervento parte dal presupposto che un sistema policentrico per funzionare ha bisogno di Regioni forti, dotate di ampi poteri, in un contesto caratterizzato da un sistema di enti locali altrettanto forti, i quali collaborano per farsi portatori degli interessi dei propri territori nei confronti dello Stato. Viene quindi messa in luce la necessità di una nuova configurazione dell’assetto dei rapporti tra Regioni ed enti locali, improntati alla collaborazione. Viene sottolineato come, in mancanza di una concreta cooperazione tra Regione ed enti locali, si possa intravedere una serie di pericoli: pericolo di una contrapposizione tra questi enti, rendendo impossibile il funzionamento del sistema policentrico tracciato dalla Carta costituzionale; pericolo che le Regioni dettino una disciplina che penalizzi l’autonomia degli enti locali; pericolo che lo Stato – mantenendo ancora forti legami con gli enti locali e un potere ordinamentale nei loro confronti - cada nella tentazione di leggere il dettato costituzionale in un’ottica “centralizzatrice”
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