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    Terapia chirurgica

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    La diagnostica delle fistole rino-liquorali : considerazioni sull’utilizzo della fluorescina sodica intratecale

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    Risale al 1970 ed a Messerklinger l’introduzione della somministrazione di fluorescina intratecale con controllo endoscopico nasale per individuare sede ed estensione delle fistole rinoliquorali. Da allora i perfezionamenti della tecnica sono stati sostanzialmente modesti, anche se sono state standardizzate le caratteristiche (fluorescina sodica purificata 5%), la diluizione ed il dosaggio della soluzione (0,05-0,1ml/10Kg // max 1 ml totale) e la via di somministrazione, oggi esclusivamente lombare, al fine di ridurre o azzerare gli effetti collaterali. In questi ultimi anni l’utilizzo del test alla fluorescina si è molto diffuso anche nel nostro paese e le casistiche nazionali ed internazionali includono svariate centinaia di casi. Se vengono adottate basse concentrazioni di fluorescina, con modalità di applicazione standardizzate, il test è ben tollerato e dimostra ottima efficacia sia in fase propriamente diagnostica sia in sede intraoperatoria per facilitare l’identificazione della sede e dell’estensione della fistola e per valutare l’efficacia della plastica di chiusura. A conclusione di tutte queste considerazioni positive dovremmo quindi rimarcare che l’argomento in discussione è ormai ben definito e che il test debba costituire una tappa fondamentale nell’approccio diagnostico e chirurgico alle rinoliquorree. Nella realtà le cose stanno in modo molto differente. L’applicazione della fluorescina per via intratecale non ha ad oggi avuto alcun riconoscimento ufficiale ed il foglietto informativo del farmaco non ne prospetta l’utilizzo per questa via. Al contrario, rilevanti effetti collaterali verificatisi con soluzioni non purificate o eccessivamente concentrate fanno porre ad alcuni grosse riserve sull’applicazione della metodica. Ad oggi l’applicazione della tecnica, pur presentando evidenti vantaggi clinici per il paziente e per il medico, espone quest’ultimo alla necessità di richiedere un consenso informato per l’utilizzo di una molecola attraverso una via di somministrazione non ufficialmente contemplata, con tutti i rischi medico-legali cui questa pratica espone. Per tutte queste ragioni gli AA. Si sono fatti promotori del primo studio multicentrico osservazionale sull’utilizzo di fluorescina sodica intratecale che è attualmente in fase di approvazione

    Image-guided endoscopic transnasal removal of recurrent pituitary adenomas

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    OBJECTIVE: To assess the role that neuronavigation plays in assisting endoscopic transsphenoidal reoperations for recurrent pituitary adenomas. METHODS: During a 45-month period, 19 endoscopic endonasal transsphenoidal reoperations were performed for recurrent pituitary adenomas. In 11 of 19 patients, the procedure was performed with the aid of an optically guided system. Clinical records were reviewed retrospectively, with attention to the following: comparison of baseline clinical data, the duration of surgery, and the postoperative course and complications of both image-guided and non-image-guided endoscopic reoperations. In addition, to test the reliability of the neuronavigation system, we made measurements of intraoperative accuracy in five additional transnasal endoscopic procedures in "virgin" noses and sphenoidal sinuses. RESULTS: In both groups studied, we found no difference with regard to either morbidity or mortality, which were null. The mean setup time was 13 minutes shorter in non-image-guided procedures (P = 0.021), and the operative time was 36 minutes shorter in image-guided procedures (P = 0.038). No other statistically significant differences were found between the two groups. In all cases, we found that the system performed without malfunction. Continuous information regarding instrument location and trajectory was provided to the surgeon. Measurements of the, intraoperative accuracy in the axial, coronal, and sagittal planes indicated a mean intraoperatively verified system error of 1.6 +/- 0.6 mm. CONCLUSION: Neuronavigation can be applied during endonasal transsphenoidal endoscopic surgery and requires a minimal amount of time. It makes reoperation easier, faster, and probable safer

    Chirurgia endoscopica estesa della base cranica : una esperienza multisciplinare

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    PREMESSA: I tumori della base cranica vengono tradizionalmente rimossi mediante differenti approcci craniotomici. Negli ultimi anni, a partire dalle esperienze del gruppo di Pittsburgh, sono state proposte estensioni dell’approccio endoscopico, inizialmente adottato solo per le lesioni intrasellari. L’estensione ha richiesto un approfondimento delle conoscenze anatomiche e, in modo ancora maggiore rispetto alla chirurgia sellare, la creazione di equipe multidisciplinari, generalmente composte da neurochirurghi ed otorinolaringoiatri. Con tali approcci, che possono prevedere la fresatura di tutto il tetto osseo etmoidale e sfenoidale, con esposizione di entrambe le carotidi interne, è possibile affrontare numerose lesioni intradurali situate sulla linea mediana della base cranica. Questo approccio consente l’accesso alla base cranica senza craniotomia, ma soprattutto senza retrazione dell’encefalo, limitando quindi il traumatismo sulle strutture neurovascolari. Nel caso di lesioni prechiasmatiche, inoltre, l’accesso anteriore consente la dissezione delle neoformazioni dalle strutture neurosensoriali ottiche sotto controllo visivo. Il problema principale di questi approcci consiste nella elevata frequenza di rino-liquorree post-operatorie ricollegabili ai problemi ricostruttivi delle ampie aperture durali richieste. PAZIENTI E METODI: Abbiamo trattato 23 pazienti utilizzando l’approccio endoscopico esteso alla base cranica. Abbiamo utilizzato la tecnica a tre mani con accesso da entrambe le cavità nasali con ottiche 0° e 30°. Abbiamo trattato 8 donne e 15 uomini di età compresa tra i 29 e i 59 anni. Le patologie affrontate sono state: 3 meningiomi sellari con estensione al planum, 5 cordomi del clivus di dimensioni comprese tra 1 e 4,5 cm, 4 craniofaringiomi (3 soprasellari, 1 retropeduncolare), 10 macroadenomi sellari (di dimensioni comunque superiori ai 3 cm e in 5 casi superiori ai 5 cm) di cui l’80% invadeva un seno cavernoso e il 20% li invadeva bilateralmente. In un caso l’esame istologico preliminare depone per una lesione granulomatosa sellare in attesa di precisa diagnosi definitiva. Tutti i pazienti hanno eseguito controlli periodici con RMN encefalo. CONCLUSIONI: La tecnica endoscopica, nel campione esaminato, si conferma come valida alternativa agli approcci craniotomici per l’exeresi di numerose lesioni posizionate sulla linea mediana del basicranio. La resecabilità neoplastica consentita da questi approcci sembra essere ottimale, mentre un serio problema è rappresentato dalla liquorrea che, nelle nostre mani, è risultata ancor maggiore di quella della letteratura. Dato il limitato numero dei casi personali e, più in generale di quelli riportati in letteratura, è comunque prevedibile che l’acquisizione di maggior esperienza porti ad un miglioramento delle percentuali di successo della plastica ricostruttiva
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