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A southern mode of the imagination: spazio e mito nella narrativa di Cormac McCarthy
Oggetto di questo studio è l’analisi del ruolo dello spazio nei romanzi appalachiani di Cormac McCarthy. Attraverso una geografia ibrida, tanto realistica quanto espressionistica, l’autore evoca lo spazio mitico per eccellenza del sud statunitense: il giardino prelapsario delle rappresentazioni pastorali. Critici come Jay Ellis e Georg Guillemin hanno individuato la predominanza del setting sui personaggi e le trame dei romanzi di McCarthy, aprendo la via a una lettura di tipo geocritico/ geopoetico, essendo la rappresentazione dello spazio il luogo testuale ove indubbiamente la poetica dell’autore si realizza appieno. In virtù del suo ibridismo, la geografia di McCarthy è una matrice, un terzospazio fluido che, se di frequente risponde ai canoni della pastorale, più spesso mostra quello che Lewis P. Simpson ha definito come il suo opposto estetico e simbolico: il gotico. Il genere pastorale è tipicamente espressione di un ordine divino e, nel caso del Sud, di uno sguardo retrospettivo e malinconico che interpreta il presente sul modello di un passato idealizzato. Lo spazio gotico (nella definizione di Ruth D. Weston), al contrario, è irrazionale, caotico e imprevedibile. Se la critica ha generalmente posizionato l’autore in osservanza o trasgressione delle strutture mitiche tradizionali, è mia opinione che un approccio efficace debba contemplare una compresenza di questi paradigmi. L’opera di McCarthy è dedicata agli uomini nello spazio, ed è caratterizzata da un’erraticità di fondo che è un continuo tentativo di orientamento ideologico. Il vagabondaggio continuo dei personaggi diviene espressione di un’alienazione dal territorio che, storicamente, è stato per il Sud luogo di definizione identitaria e culturale, racchiusa nel concetto ubiquo e sfuggente di sense of place. La pastorale come mito e mappa, e il gotico come anti-mito e labirinto, forniscono dunque gli strumenti ermeneutici fondamentali per comprendere la dialettica tra spazio e personaggi in McCarthy, e, di conseguenza, l’evoluzione del tradizionale sense of place nella narrativa del Sud contemporaneo
Architettura e Realismo. Riflessioni sulla costruzione architettonica della realtà
Il volume rappresenta una prima testimonianza documentale di una serie di iniziative, promosse dai curatori, concretizzatesi in due convegni internazionali di studi: convegni internazionali di studi “Il sempre teorizzare nulla rileva... Nuovo realismo e architettura della città” e mostra collegata “Nuovo realismo e architettura della città”, del dicembre 2012 a Torino e “Uno spazio reale e adeguato. Architettura e realismo” a Napoli; nella giornata di studi, “Per una nozione operativa di realismo: espressione critica e impegno civile”, al Politecnico di Milano, del marzo 2013, e nel convegno “Nuovo Realismo e Razionalismo: un dibattito filosofico e architettonico tra Germania e Italia” Politecnico di Torino del maggio 2013. La ricerca proposta, anticipata da un documento di indirizzo ("Architettura e realismo_documento di indirizzo, Maggioli, Santarcangelo di Romagna 2012) ha avuto come obiettivo, attraverso un necessario e rinnovato confronto con il reale, di tornare a riflettere sulla pratica del 'mestiere' architettonico e sulla 'realtà' (o le realtà) dell'architettura per ragionare criticamente sui valori e sulle istanze positive che essa, in quanto parte costitutiva della realtà fisica, sociale ed economica che ci circonda, contiene per la trasformazione della città e del territorio in cui viviamo. La nozione di realismo è dunque un richiamo alla responsabilità civile dell'architettura, nei confronti dei suoi effetti immediati e concreti sulle trasformazioni fisiche e materiali del nostro vivere quotidiano. Si è inteso proporre - superando il 'relatvismo immobile' di questi anni, la sfiducia ed il rifiuto di ogni possibile fondamento oggettivo (anche solo per 'frammenti di verità' possibili) in una condizione liquida e mobile - un possibile ritorno alle 'cose stesse', alle regole a alla tradizione non transitoria dell'architettura capace, come poche tra le attività umane, di determinare e condizionare in termini di longue durée il nostro stare al mondo. Non si è tratta quindi di un'adesione a scuole o tendenze filosofiche oggi vincenti, ma piuttosto della riappropriazione, da parte della riflessione architettonica, di un antico, innato ed ineludibile rapporto con il reale, che non sia semplicemente riflessivo ma 'formante', non risolto una volta per tutte ma ogni volta da rinnovare nei suoi valori essenziali e nei suoi contenuti civili. Da entrambe le parti, architettura e filosofia, l'attività teoretica raccolta nel volume - che innanzitutto interroga il reale, le sue dinamiche e le sue aporie - è da intendersi come una continua operazione di osservazione e critica del mondo (più si osserva e più si scopre), che vuole comprendere e far comprendere sempre più in profondità le sue strutture di senso, aprendo a nuove possibili riflessioni ed avanzamenti nell'interesse di tutti
Output tracking and internal behavior of a flexible slewing link
For a flexible slewing link whose tip angular position is required to track a desired trajectory it is possible to put in evidence some particular state trajectories which are naturally associated to the desired output time evolution. These can therefore be seen as a desired steady state internal behavior whose knowledge may help in physical interpretations both for the output tracking and stable inversion problem
Parametrization of a flexible link's internal behavior in an output tracking problem
For a sinusoidal time reference trajectory, a parametrization of the feedforward control together with the internal associated trajectories is found through the use of a single parameter
Offerta di trasporto, domanda di mobilità e territorio: un benchmarking internazionale per Genova e la conurbazione della costa azzurra
Napoli: il Sistema a rete del trasporto metropolitano.Naples: the Network system of metropolitan transport
DAL NAPOLICENTRISMO ALLA COSTELLAZIONE DELLE CITTA’ CAMPANE.
Territorio ed infrastrutture. Come il modello di sviluppo territoriale della Regione Campania orienta le scelte di trasformazione urbana e destina le risorse economiche collettive alle aree a forte concentrazione abitativa accentuando lo squilibrio tra la congestione della fascia costiera e le zone interne piuttosto che risolverlo.
Lo scenario che attualmente in Campania è stato definito attraverso il Piano Territoriale Regionale è fondato sull’assunto che l’area metropolitana di Napoli agganciandosi all’area metropolitana di Roma, mediante il primo corridoio trans-europeo Berlino – Parigi – Milano – Roma – Napoli, costituirebbe la terza area metropolitana più grande d’Europa. Inoltre, Napoli, con il nuovo Grande Scambiatore Intermodale di Traffico dell’alta velocità e della grande capacità di Afragola, assumerebbe il ruolo di cerniera tra il primo e l’ottavo corridoio trans-europeo, quest’ultimo diretto a Bari e nei Balcani, nonché per l’intero bacino mediterraneo con la Base Logistica del Mediterraneo in cui si sta trasformando l’intera antica Campania Felix.
In questi decenni, dunque, stiamo assistendo alla mutazione genetica della natura originaria dei luoghi della terra Campana di produzione dei migliori alimenti del mondo per la loro infrastrutturazione e per divenire piattaforma di smistamento delle merci dell’intero pianeta in nome di una globalizzazione e decervellamento senza precedenti nella storia.
Capannoni, depositi, megaparcheggi, maxicinema, multisale, mega parchi divertimento acquatici e non, centri commerciali, finte Regge settecentesche o Vulcani di cemento armato pittati di verde accolgono il kitch universale e il gigante ludico commerciale in nome della follia collettiva.
Il falso al quadrato sublimato a modello inesorabile di organizzazione della vita umana della nostra società. L’architettura, l’urbanistica, le reti, le connessioni sono tutte piegate ad assecondare il motore della produzione delle merci ed il loro consumo, oltre i governi, la politica, il bisogno di democrazia e di distribuzione delle ricchezze e delle risorse della Terra per tutti gli esseri umani.
Lo scenario alternativo che si deve formulare, proporre e perseguire è esattamente il contrario: rafforzare l’armatura delle città campane che esistono da secoli accorpando i Comuni più piccoli per impedirne la disgregazione prima e la dissoluzione definitiva poi.
In questo scenario lo schema infrastrutturale non deve essere solo come quello consolidato negli ultimi decenni ovvero l’asta Roma – Napoli e le linee di Metropolitana napoletana con le famose cento stazioni per Napoli ma deve anche e soprattutto ristrutturare tutte le linee ferroviarie locali provinciali per trasformarle da “rami secchi” in anelli metropolitani per ciascuna provincia campana per il collegamento delle costellazioni di città medie casertano, cimentane, irpine e sannite.
In particolare il tema dell’accorpamento dei piccoli comuni in città medie è stato più volte discusso nelle sedi istituzionali di vari livelli da quelle nazionali a quelle locali senza trovare soluzioni condivise come negli altri paesi europei.
Al contrario è un tema di rilevante importanza per il futuro governo dei territori dei Comuni Italiani che comporta anche la riduzione degli amministratori pubblici, assessori e consiglieri comunali, in relazione alla popolazione residente in ciascun comune.
Anche in questo caso il taglio della spesa pubblica si abbatte come una scure per aggravare ulteriormente il disagio di tante Amministrazioni che non riescono più a fare fronte alle esigenze ed ai fabbisogni della popolazione di attrezzature e servizi collettivi e a garantire livelli di qualità della vita, sicurezza e pari opportunità di tipo europeo. Tuttavia in Italia il problema dello squilibrio tra piccoli comuni e grandi aree metropolitane è sempre stato rinviato piuttosto che aiutare i piccoli comuni in un processo di unione prima e fusione in municipalità o città medie poi. La Regione Campania dal 1974 è dotata della legge n. 54 che costituiva lo strumento legislativo necessario per avviare tale processo di crescita omogenea dei piccoli comuni in città medie. All’attuale classe politica e dirigente si richiede una concreta azione di straordinaria responsabilità e generosità per promuovere dai territori il processo di riorganizzazione amministrativa dei comuni in municipalità di città medie.
Per il riassetto e il riequilibrio della Regione metropolitana campana è stato condotto e pubblicato lo studio che propone l’accorpamento dei comuni con la riduzione di questi ultimi di circa l’80%, da 551 a 118 municipalità – città medie. Sono stati definiti i comprensori all’interno dei quali sono stati individuati poli di I, II e III livello, a seconda del patrimonio delle risorse naturali, dell’armatura urbana e della sostenibilità ambientale all’impatto antropico di ciascuno. Per la Provincia di Napoli i 92 comuni devono accorparsi per dare vita a sole 19 municipalità di cui una e non dieci per Napoli città, le restanti 18 possono essere individuate all’interno di 6 comprensori. Questi ultimi sono stati definiti sulla base di due fattori: 1) la struttura geo-morfologica ed idrogeologica dei macrosistemi territoriali: la natura dei luoghi; 2) l’armatura urbana storica e la stratificazione dell’attività antropica del territorio: la storia e i beni culturali. Per la Provincia di Avellino il nuovo modello di assetto prevede l’accorpamento dei 119 comuni in 23 municipalità consorziate in “comprensori-città”. I comprensori sono stati definiti sulla base di tre fattori: i primi due coincidenti con i fattori della provincia di Napoli, e il terzo si ispira agli indirizzi strategici dei Sistemi Territoriali di Sviluppo indicati dal PTR. Per la Provincia di Benevento lo studio elaborato prevede l’accorpamento di 78 comuni in 16 municipalità anch’esse consorziate in “comprensori-città”. Per la Provincia di Caserta, in base agli stessi criteri, sono stati individuati 6 comprensori suddivisi, a loro volta, in 24 municipalità che accorpano gli originari 104 comuni. Per la Provincia di Salerno la proposta per una pianificazione alternativa consiste nel tentativo, anche qui, di snellire e rendere più efficiente l’armatura urbana, riorganizzando gli attuali 158 comuni nelle nuove entità amministrative, ossia 15 comprensori e 36 municipalità. Per la definizione dei comprensori si è ritenuto opportuno prendere come riferimento le già esistenti organizzazioni territoriali delle comunità montane al fine di valorizzare la stratificazione delle attività socio-economiche già in atto da tempo. L’individuazione delle municipalità implica un riassetto organizzativo delle funzioni amministrative, politiche ed economiche. In particolare per la Provincia di Napoli i sindaci da 92 si ridurranno a 19, gli assessori da 380 a 85 e i consiglieri da 1.530 a 368. Per Caserta i sindaci da 104 si ridurranno a 24, gli assessori da 434 a 146 e i consiglieri da 1.704 a 680. Per Avellino i sindaci da 119 si ridurranno a 23, gli assessori da 492 a 144 e i consiglieri da 1.642 a 690. Per Benevento i sindaci da 78 si ridurranno a 16, gli assessori da 268 a 98 e i consiglieri da 1.080 a 490. Infine per Salerno i sindaci da 158 si ridurranno a 36, gli assessori da 588 a 216 e i consiglieri da 2.348 a 970
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