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Argomenti di Matematica
Insiemi e numeri. Equazioni e disequazioni. Funzioni elementari. Strumenti per le applicazioni. Applicazioni del calcolo differenziale. Calcolo integrale. Elementi di calcolo delle probabilità. Elementi di statistica
Inabissarsi nel divino. Mistica, religioni, filosofie
Il volume include contributi di: Angela Ales Bello, Alessandro Barban, Gianluca Bosi, Carla Canullo, Emmanuel Cattin, Francesco Paolo Ciglia, René Dausner, Giuliana Di Biase, Francesco Ferrari, Andrea Fiamma, Jijimon Alakkalam Joseph, Irene Kajon, Livia Kohn, Jean-Luc Marion, Enrico Peroli, Paola Pizzo, Giovanni Salmeri, Stefano Santasilia, Natalino Valentini, Marco Vannini, Francesco Giosuè Voltaggio
Bibliografia degli scritti di Bernardo Razzotti
Il breve saggio si presenta come un'introduzione al volume dedicato al Professor Bernardo Razzotti e ne ripercorre l'itinerario di ricerca, dagli esordi ("La sociologia dialettica di Gurvitch" 1966) al momento presente
Il De veritate religionis christianae amica collatio di Philippus van Limborch. La via media dei Rimostranti
Il De veritate religionis christianae amica collatio cum erudito iudaeo
apparve a Gouda nel 1687, quasi a coronamento di una serie di
tentativi, favoriti dalla chiesa riformata, d’instaurare un confronto serrato
con gli ebrei per favorirne la conversione al cristianesimo. Il De veritate
contiene il testo della disputa tra il teologo rimostrante Philuppus van
Limborch e Isaac Orobio de Castro; ad esso va riconosciuta una notevole
originalità. Originale è senz’ altro l’argomentazione
introdotta da van Limborch rispetto ad altre disputationes seicentesche
tra ebrei e cristiani, che per lo più s’incentravano sull’interpretazione
di passi dell’Antico Testamento.Van Limborch si sposta
sul terreno della ragione naturale per dimostrare la superiore attendibilità
storica del Nuovo Testamento. Per raggiungere questo scopo, il
teologo non esita a mettere in dubbio quello che era un presupposto
implicito in tutte le precedenti dispute tra ebrei e cristiani, l’infallibilità
biblica; d’altra parte, il peso di tale argomentazione all’interno del De
veritate non appare preponderante. Il testo contiene infatti altri
elementi che evidenziano il tentativo di mettere in luce
le maggiori capacità persuasive delle argomentazioni degli arminiani
rispetto a quelle del calvinismo ortodosso e della chiesa romana nelle
dispute con gli ebrei
Il fanatismo nel pensiero di R. M. Hare
Il fanatismo rappresenta un problema fondamentale nel quadro dell'approccio alla morale del filosofo analitico Rychard Mervyn Hare, che si è più volte interrogato sulla maniera di affrontarlo efficacemente mediante le armi della ragione; il filosofo ha espresso piena fiducia nelle capacità di un'argomentare prescrittivo e universalizzante, che a suo avviso sarebbe in grado di ricondurre il fanatico ad un ripensamento dei suoi principi. Tale fiducia presuppone, da parte del fanatico, l'accettazione delle "regole del gioco morale linguistico", l'universalizzabilità e la prescrittività. D'altra parte, Hare è costretto ad ammettere che, pur accettando di giocare secondo tali regole, il fanatico coerente o puro potrà sostenere l'argomentazione senza cadere in fallacie. Di fatto, il fanatismo puro rappresenta nel pensiero di Hare un problema irrisolto, una soglia sulla quale si infrange il tentativo del prescrittivismo di risolvere linguisticamente i problemi morali
La sovranità del bene: una lettura del pensiero di Iris Murdoch
Il contributo propone una lettura del pensiero di Iris Murdoch, insistendo su alcuni elementi cardini della sua teoria morale (il platonismo, la metafisica, la polemica contro l'approccio linguistico tipico della prima analitica), insistendo inoltre sulla sua particolare concezione dell'estetica
L'annus mirabilis di John Locke
Ogni grande filosofo ha avuto probabilmente il suo annus mirabilis, un tempo benedetto da una intuizione così illuminante da rischiarare tutto il percorso successivo della sua ricerca; non sempre ci è dato di conoscere quando questo è avvenuto, soprattutto per quel che riguarda i secoli passati. A volte la percezione del mutamento prodotto dall’intuizione è rimasta inespressa, quasi oscura allo stesso che l’ha sperimentata; è dai frutti che possiamo riconoscerla. Altre volte essa è stata colta e celebrata, come nel caso di Descartes. La sua corrispondenza, così come i suoi scritti, ci mostrano una certa inclinazione a parlare di sé; non stupisce dunque che abbia consegnato un dettagliato resoconto di quella esperienza al suo amico Mersenne nella corrispondenza. Il caso di John Locke è molto diverso. Malgrado di lui, della sua vita privata, letture ed esperienze ci è dato di sapere molto di più di quanto sappiamo di Descartes, grazie alla mole di note manoscritte contenute nei suoi journals, notebooks, e poket memorandum books, una certa ritrosia a parlare di sé, persino nelle lettere agli amici più cari, ci rende difficile determinare quando alcune fondamentali intuizioni balenarono nella sua mente, e a seguito di quali esperienze. D’altra parte, tali intuizioni hanno lasciato alcune tracce nelle note manoscritte del filosofo: sono proprio queste che ci aiutano a formulare qualche ipotesi. Quella che propongo in questo articolo ruota attorno ad un anno della vita di Locke, il 1677, che sembra essere stato davvero fondamentale per lo sviluppo delle sue idee
Gli "Essays on Bioethics" di R.M. Hare: una proposta di lettura
Negli "Essays on Bioethics" (O. U. P. 1993), il filosofo analitico Richard Mervyn Hare tenta di applicare all'ambito della bioetica la sua particolare proposta normativa, un approccio sostanziato da una combinazione di elementi kantiani e utilitaristici. Tale approccio rivendica la bontà del consequenzialismo come prcedura decisionale e la sua compatibilità con i fondamenti deontologici di una morale basata su principi intuitivi, concepiti come universalmente vincolanti. I saggi affrontano argomenti diversi (la regolamentazione della prassi medica, la definizione della nozione di salute, la legittimità dei mezzi di controllo comportamentale, l'etica della sperimentazione, la questione degli interessi delle "persone possibili", la tutela delle risorse, i doveri nei confronti degli animali non umani, etc.); in ciascuno di tali contributi l'argomentazione di Hare si muove su due livelli di pensiero morale, insistendo sulla necessità di superare mediante un approccio critico utilitaristicamente orientato le intuizioni morali. D'altra parte, le conclusioni alle quali Hare perviene appaiono tutt'altro che capaci di salvare il moral code tradizionale dal rischio di erosione, almeno in ambito bioetico: il passaggio al livello critico di pensiero morale indebolisce senz'altro la credibilità dei principi comuni, proponendosi come un drastico correttivo per la loro generalità
Un fenomeno concomitante al deismo inglese. Il movimento per la Riforma morale dei costumi
Uno dei tratti più caratteristici del deismo inglese fu senz’altro la sua profonda ispirazione morale. Herbert di Cherbury e, dopo di lui, William Wollaston, John Toland e Matthew Tindal furono tutti concordi nell’identificare nella virtù il vero significato dell’insegnamento religioso; il messaggio evangelico fu da essi interpretato come il più perfetto insieme di precetti morali, un contenuto del tutto accessibile alla ragione umana. Anthony Collins, uno dei desti più radicali, insisteva sulla responsabilità delle istituzioni ecclesiastiche nell’offuscare questo contenuto: la diffusa immoralità del clero era definita da Collins come una forma di ateismo pratico, assai peggiore dell’ ateismo speculativo. Toland criticava i cerimoniali religiosi, che riteneva del tutto estranei alla fede cristiana; l’insegnamento morale racchiuso nei Vangeli e il culto esteriore non erano affatto compatibili, per Toland.
Alla profonda tensione morale propria del deismo fa eco, a partire dal 1690, un fenomeno di ben più vaste dimensioni, la Riforma morale dei costumi. Si tratta stavolta di un movimento di ispirazione religiosa supportato dal clero - non solo quello anglicano, ma anche il non conformista. Diversamente dal deismo, che si caratterizza essenzialmente come fenomeno intellettuale, la Reformation of Manners riscuote ampi consensi, soprattutto nei ceti medio e basso ma anche tra i governanti: grazie al loro supporto, l’azione concreta del movimento di riforma si diffonde rapidamente sul suolo inglese. Il beneplacito dei nuovi regnanti, Guglielmo III d’Orange e Maria, supporta gli sforzi delle società impegnate nella crociata morale; l’anima del movimento è, d’altra parte, molto antica, quel puritanesimo che aveva trionfato negli anni del commonwealth e che la monarchia Stuart era riuscita a cancellare solo in parte
Prova iniziale di verifica: una terza via?
Roars Review è una rassegna degli articoli che vengono pubblicati nel sito www.roars.it, in cui si svolge una discussione, aperta e documentata, sulla politica dell’università e della ricerca, sui temi della didattica e della valutazione, della scientometria e della bibliometria. Nel mio articolo di sei pagine mi sono occupato delle prove di verifica iniziale, previste dall'art. 6 del D.M. 270/2004
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