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    Infrastructure Financing in Medieval Europe: On and beyond ‘Roman Ways’

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    The foremost heritage the Roman world left the Middle Ages and its heirs no longer seems to be an eternal, unaltered road network. Rather, our great inheritance is – as this chapter shows – first, the principle of distributing building and maintenance costs proportionally among abutting dwellers and, second, the pay-as-you-use method. These two canons substantiate the new myth of Romans ways of infrastructure supporting. After the fall of the Roman Empire, infrastructure once again took on strategic importance during the twelfth and thirteenth centuries, because of centralization government policy and growth of trade. Where economic prospects were good or where a common service had to be managed, private or community-wide initiative proved essential. In the Late Middle Ages earmarked taxes and public debt were set out to catch for road, bridge, and canal building needs, providing financial tools destined to greatly modernize the support of infrastructure

    Dalla sabbia allo sviluppo immobiliare, passando per Piazza Affari. La biografia imprenditoriale di Giuseppe Cabassi (1929-1992)

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    Il saggio ricostruisce, sulla base sia di fonti archivistiche che orali e documentarie, la biografia imprenditoriale di Giuseppe Cabassi (1929-1992); partito da una solida base famigliare, al termine del suo lungo percorso – durante il quale aveva concluso una sbalorditiva serie di affari con tutti, dai brasseurs d’affaires degli anni ’80 agli Agnelli (di cui era stato il principale socio privato), e durante il quale la perenne mancanza di liquidi, dilatata anche dai costosi progetti innovativi di cui si innamorava, lo aveva fatto impigliare in non poche grane giudiziarie e finanziarie (da cui uscì indenne) – l’ex proprietario della chiatta Charleston lasciava una conglomerata che, pur ridimensionata, vantava beni immobili per circa 2.000 miliardi di lire e altre attività per 700 miliardi di fatturato (e che in futuro non tanto lontano avrebbe dato la possibilità ad alcuni suoi eredi di partecipare, seppure in forma indiretta, ad uno dei suoi tanti progetti, quello della nuova fiera di Milano)

    Introduction: The History of the European Infrastructure Finance: An Analytical Framework

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    How have socio-economic resources been mobilized to pay public works – affected by a fundamental intertemporal mismatch between social costs and benefits – from the Roman Age up to twenty century-Europe? This chapter tries to answer this question, first looking at finance in a broad sense, as a set of mechanisms bringing resources to infrastructure, second focusing on some core factors as technological and organizational change, public and private involvement, national and international drivers. A final taxonomy, then, outlines the macrotypes of infrastructure financing that have been analyzed in the book, showing clearly how it is impossible to identify a unique pattern of infrastructure finance that always and everywhere is superior in terms of long term-sustainability, growth and welfare effects. History teaches us that there are no recipes, but only a set of stories that may suggest some analogies to contemporary problems and may represent a way of testing conventional hypothesis

    Sensali e mercato del credito a Milano tra 16. e 17. secolo

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    Le serie documentali dell’Archivio Storico della Camera di Commercio di Milano sono alla base di questo saggio che ricostruisce la posizione e il ruolo di questi intermediari finanziari di professione, finora del tutto ignorati dalla storiografia milanese. Sulla base degli stimoli provenienti dalla prospettiva teorica neoistituzionalista, questa ricerca inserisce l’analisi dei sensali di beni finanziari all’interno delle dinamiche produttive, commerciali e finanziarie della capitale ambrosiana, recuperando così un fattore fondamentale per la comprensione dell’andamento dell’economia ambrosiana d’antico regime. L’intervento dei sensali infatti conferiva valore probatorio agli scambi, metteva in contatto le parti contraenti, grossisti, dettaglianti, consumatori finali, privati con banchieri, avvicinando l’offerta e la domanda e comprimendo i costi di utilizzo del mercato. La crescita del numero dei sensali finanziari nella seconda metà del XVI secolo appare in netta correlazione con l’apogeo dell’economia ambrosiana e con la strutturazione del sistema finanziario, che orientò parte dei suoi circuiti creditizi verso l’espansione dell’economia reale. Due mani erano tese, una per dare e un altra per ricevere, ma non appartenevano quasi alla stessa persona e il collegamento tra offerta e domanda di denaro si realizzava in una serie di relazioni e di intrecci nella cui definizione e funzionamento questi intermediari svolgevano un ruolo fondamentale, in particolare nel mercato del credito privato e del debito pubblico. Insieme ai notai, nei confronti dei quali avevano però costi concorrenziali, i sensali milanesi furono così responsabili della costruzione di un primo livello di informazione sulla reputazione e affidabilità dei contraenti. Nella fase di ripiegamento economico secentesco, però, configurandosi come portatori degli interessi di un determinato gruppo di banchieri, la loro funzione si assesterà più verso meccanismi privilegiati di redistribuzione del reddito che in direzione di un effettivo miglioramento dell’efficienza allocativa

    Introduzione

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    A partire dagli ultimi due decenni del secolo scorso, il credito, con tutte le sue ramificate interconnessioni, si è venuto profilando come una categoria centrale – quasi onnipresente – della vita sociale, economica e politica dell’Europa moderna. Da un lato, l’influenza dell’antropologia polaniana, che ha diffuso l’idea di un’economia preindustriale «embedded in social relations» e quindi non analizzabile secondo i termini di quella contemporanea, ha progressivamente contribuito a rompere il cliché economicista nel quale il credito d’antico regime era rimasto a lungo ridotto e confinato. Dall’altro, la teoria neoistituzionalista, correlando l’evoluzione economica del mondo occidentale allo sviluppo – anche secondo meccanismi di path-dependence – di istituzioni efficienti in grado di facilitare la circolazione di merci e di denaro e la spersonalizzazione degli scambi, ha riportato l’attenzione anche sugli strumenti e sulle attività creditizie pre-industriali e sul loro rapporto con la crescita economica. Muovendosi lungo questi due gradienti teorici, i contributi raccolti dipingono un mercato del credito definitivamente sottratto, pur nelle sue differenze e stratificazioni, al riduzionismo economicista, e sempre più inserito in un reticolo di relazioni cariche di valori propri dell’uomo dell’età moderna. Lontano dalle caricature tipologiche che per lungo tempo hanno caratterizzato la sua storiografia, il credito nell'Europa d’antico regime si presenta così come una realtà polimorfica, difficilmente circoscrivibile entro precisi confini tassonomici o in rigidi strumenti e istituzioni formali; anzi, ha finito per diventare esso stesso paradigmatico della complessità e delle peculiarità proprie della società cinque-secentesca; in virtù della sua pervasività costituisce ora uno dei prismi ideali attraverso cui cogliere l’essenza di un modo refrattario ai nostri archetipi economici e in cui le nostre ragioni economiche sono profondamente intessute con quelle relazionali, teologiche, politiche e famigliari. L’attività creditizia appare così in parte dominata da una massa di persone, lontane dal mondo professionale, che alle volte finivano per alimentare le orbite finanziarie locali e internazionali o che spesso si muovevano in una zona grigia; ma sempre all’interno di un “mercato” che allocava le risorse soprattutto sulla base delle informazioni, su chi aveva denaro, su chi ne richiedeva, su chi era un buon pagatore e su chi no, e in cui svolgevano un ruolo cardine, e tra loro concorrenziale, i notai e i sensali. Dal lato della domanda, resta poi confermato il rilievo assoluto rivestito dalla relazione con la politica, nella forma di finanziamento delle necessità degli Stati; ma oggi, almeno per le realtà economicamente più avanzate, la diffusione del debito pubblico a lungo termine e il suo mercato non paiono più risolversi nello sterile drenaggio di ricchezza privata verso scopi bellici e neppure avere eccessivi effetti distorsivi sull’andamento produttivo e distributivo; oltre a costituire un mezzo di redistribuzione del reddito e di consolidamento dei patrimoni, gli investimenti nel debito pubblico costituirono in diversi casi uno strumento di coinvolgimento e di integrazione dei sottoscrittori nelle strategie di governo,confermando, anche in questa direzione, la straordinaria valenza ermeneutica del credito per una comprensione iuxta propria principia demonstrata della società europea di età moderna

    G. De Luca & G.B. Montini, Carteggio 1930-1962. A cura di P. Vian (coll. Quaderni dell'Istituto, 12), 1992

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    Famerée Joseph. G. De Luca & G.B. Montini, Carteggio 1930-1962. A cura di P. Vian (coll. Quaderni dell'Istituto, 12), 1992. In: Revue théologique de Louvain, 27ᵉ année, fasc. 3, 1996. p. 391

    Cultura contabile, formazione mercantile e riflessione sul denaro nella Milano spagnola (1572-1640)

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    This article gives an outline of teaching patterns and mercantile handbooks, which constituded the educational basis for Milanese merchants and financiers during the Spanish Era. After tracing out a map of commercial arithmetic schools in Milan, the paper takes into account the teaching contents, thanks to the perusal of manuals and treatises used in the city at that time. A clear problem-based learning approach emerges. The theorethical degree is reduced while major emphasis is devoted to the practice and the moral construction of young businessmen. Rhymes are used to memorize calculation rules, arithmetic games to learn principles while drawings are adopted to give practical examples. Starting from the first decades of the 17th century, the initial linkage to the Genoese merchant education faded away and the local training system became fully autonomous, getting more strenght from the interplay with the florishing life of Milanese economy. Trade and financial knowlegde and skills, along with the rethinking of the use of money, helped settle a conceptual and operative framework where commerce and finance rooted concrete institutions, instruments and innovations enabling higher yields and enhancing the overall development of such activities

    Le società quotate alla Borsa Valori di Milano dal 1861 al 2000 : profili storici e titoli azionari

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    Sulla base di un’attenta ricostruzione archivistica condotta nel fondo storico dell’Archivio della Camera di Commercio di Milano, il volume ridefinisce i “dati anagrafici” della Borsa di Milano dall’Unità al 2000 (quando oramai da qualche anno le diverse borse erano state unificate nel listino telematico di Borsa Italiana), fornendo le tessere di un mosaico che disegna le tappe più significative del nostro mercato finanziario e i suoi problemi strutturali. Il volume, dopo un saggio iniziale di Giuseppe De Luca che analizza l’evoluzione della Borsa milanese nel contesto nazionale, ricostruendone precisamente le iscrizioni e le cancellazioni, oltre l’età di quotazione delle diverse imprese, fornisce un repertorio completo delle società quotate alla Borsa ambrosiana dal 1861 al 2000; in tutto un universo di 849 schede, 317 ad opera dello stesso curatore, 310 di Geoffrey Pizzorni e il resto per mano di svariati giovani ricercatori, ognuna delle quali riassume i dati essenziali, la data e il luogo di fondazione, il capitale iniziale, la data di ingresso e (eventualmente) di cancallazione dal listino, il profilo storico, le fonti bibliografiche e archivistiche, e per gran parte di loro la foto del certificato azionario
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